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Decreto Legge 08/07/1994

Decreto Legge 08/07/1994 n. 438 - Disposizioni in materia di riutilizzo dei residui derivanti da cicli di produzione o di consumo in un processo produttivo o in un processo di combustione, nonchè in materia di smaltimento dei rifiuti.

Decreto Legge 08/07/1994 n. 438
Disposizioni in materia di riutilizzo
dei residui derivanti da cicli di produzione o di consumo in un
processo produttivo o in un processo di combustione, nonchè in materia
di smaltimento dei rifiuti.

Il presente DECRETO LEGGE è decaduto
per decorrenza dei termini.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti
gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

Ritenuta la straordinaria
necessità ed urgenza di emanare disposizioni in materia di riutilizzo
in un ciclo di produzione o in un ciclo di combustione dei residui
derivanti dai cicli di produzione e di consumo;

Vista la
deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del
7 luglio 1994;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei
Ministri e del Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri
dell’industria, del commercio e dell’artigianato, della sanità, di
grazia e giustizia e per la funzione pubblica e gli affari
regionali;

Emana il seguente decreto-legge:

Art. 1. – Campo di
applicazione.

1. Il presente decreto disciplina le attività
finalizzate al riutilizzo come materia prima o come fonte d energia
dei residui derivanti da cicli di produzione o di consumo.

2. Restano
sottoposti al decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre
1982, n. 915, e successive modifiche ed integrazioni, i residui non
destinati al riutilizzo.

3. Ai fini dell’applicazione delle
disposizioni del presente decreto sono classificati “tossici e nocivi”
i residui che:

a) contengano le sostanze di cui all’allegato al
decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, in
concentrazioni superiori a quelle limite previste dal punto 1.2 del
testo allegato alla delibera in data 27 luglio 1984, pubblicata nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 253 del 13 settembre
1984, del Comitato interministeriale di cui all’articolo 5 del
medesimo decreto;

b) originino dai cicli di cui al punto 1.3 del
testo allegato alla delibera in data 27 luglio 1984 del Comitato
interministeriale di cui all’articolo 5 del decreto del Presidente
della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915;

c) provengano da
contenitori contrassegnati con i simboli “T” e/o “F” e/o “T+” e/o “C”
e/o “Xn” e/o “Xi” di cui al decreto del Ministro della sanità in data
3 dicembre 1985, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 305 del 30 dicembre 1985, o comunque utilizzati per
sostanze pericolose.

4. Le disposizioni del presente decreto si
applicano in attesa dell’attuazione delle direttive 91/156/CEE e
91/689/CEE , con particolare riferimento alla definizione ed alla
classificazione dei rifiuti effettuate dalle direttive stesse.

Art.
2. – Esclusioni.

1. Le attività finalizzate al riutilizzo di un
residuo in un processo produttivo sono considerate parte integrante
della produzione solo se effettuate nello stesso stabilimento dove il
residuo è prodotto, salvo quanto disposto per lo stoccaggio dei
residui tossici e nocivi dagli articoli 6, comma 4, e 9, comma 1.

2.
Le disposizioni del presente decreto non si applicano ai residui di
origine vegetale e animale destinati al riutilizzo oggetto di
specifiche norme di carattere igienico-sanitario, alimentare e
mangimistico, né ai residui di origine varia destinati al riutilizzo,
disciplinati da specifiche norme in materia di fertilizzanti.

3. Sono
altresì esclusi dal campo di applicazione del presente decreto i
materiali quotati con precise specifiche merceologiche in borse merci
o in listini e mercuriali ufficiali istituiti presso le camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura dei capoluoghi di
regione, sotto la vigilanza del Ministero dell’industria, del
commercio e dell’artigianato, e comunicati al Ministero dell’ambiente
entro l’11 novembre 1993, nonché i semilavorati non costituenti
residui di produzione e di consumo.

4. Entro il termine di
quarantacinque giorni il Ministro dell’ambiente, di concerto con i
Ministri della sanità, dell’industria, del commercio e
dell’artigianato e delle risorse agricole, alimentari e forestali,
provvede, con proprio decreto, a seguito di ricognizione positiva,
alla formazione di un elenco nazionale dei materiali quotati che, in
relazione alle loro precise specifiche merceologiche, proprietà e
caratteristiche, continuano ad essere esclusi dal campo di
applicazione del presente decreto e di quelli ai quali non si applica
l’esclusione stessa; decorso tale termine provvede il Presidente del
Consiglio dei Ministri.

5. Ai fini dell’aggiornamento periodico
dell’elenco nazionale di cui al comma 4, le camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura dei capoluoghi di regione
comunicano entro il 30 giugno e il 31 dicembre di ogni anno i nuovi
materiali quotati in listini e mercuriali, con l’indicazione precisa
delle relative specifiche merceologiche. Entro i successivi sessanta
giorni il Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri
dell’industria, del commercio e dell’artigianato e delle risorse
agricole, alimentari e forestali, ad integrazione dell’elenco
nazionale di cui al comma 4, individua, con proprio decreto, i
materiali esclusi dal campo di applicazione del presente decreto e
quelli ai quali non si applica lesclusione stessa.

Art. 3. –
Definizioni.

1. Ai fini del presente decreto si intende per:

a)
riutilizzo: processo produttivo o processo di combustione per la
produzione di energia nei quali vengono utilizzati, anche o
esclusivamente, residui derivanti da cicli di produzione o di
consumo;

b) stoccaggio: deposito temporaneo esterno allo stabilimento
di produzione dei residui destinati al riutilizzo, e precedente il
trasporto, il trattamento o il riutilizzo;

c) trasporto: operazione
di movimentazione dei residui destinati al riutilizzo dal luogo di
produzione al luogo di stoccaggio, trattamento o riutilizzo;

d)
trattamento: operazione destinata a consentire il riutilizzo di un
residuo;

e) materia prima corrispondente: la materia prima o la fonte
di energia la cui utilizzazione viene sostituita in tutto o in parte
da un residuo di un ciclo di produzione o di consumo;

f) raccolta:
operazione di raggruppamento dei residui;

g) residuo: sostanza
residuale suscettibile di essere utilizzata come materia prima o come
fonte di energia.

Art. 4. – Raccolta e trasporto.

1. Chiunque
intenda effettuare operazioni di raccolta o trasporto di residui
destinati al riutilizzo deve, su carta libera e senza alcun onere
finanziario, darne comunicazione al Comitato nazionale dell’Albo
nazionale delle imprese esercenti servizi di smaltimento dei rifiuti,
di cui all’articolo 10 del decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361,
convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441,
almeno trenta giorni prima dell’inizio dell’attività, indicando la
quantità, la natura, l’origine, la destinazione, la frequenza media
della raccolta, la tipologia del mezzo di trasporto dei residui; il
Comitato redige l’elenco degli operatori che hanno effettuato le
predette comunicazioni.

2. Durante il trasporto i residui di cui al
presente articolo sono identificati dal documento di accompagnamento
dei beni viaggianti di cui all’articolo 1 del decreto del Presidente
della Repubblica 6 ottobre 1978, n. 627, dal quale, opportunamente
integrato, devono risultare in particolare i seguenti dati:

a) nome
ed indirizzo del produttore o detentore;

b) origine, composizione e
quantità del residuo;

c) destinazione con l’indicazione delle
operazioni di trattamento, di stoccaggio e di riutilizzo cui è
soggetto il residuo;

d) data del trasporto;

e) nome ed indirizzo del
destinatario.

3. I soggetti di cui al comma 1 non devono prestare le
garanzie finanziarie di cui all’articolo 10, comma 2, del
decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito, con modificazioni,
dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441.

4. Sono esclusi dall’obbligo di
cui al comma 1 la raccolta e il trasporto:

a) delle frazioni
merceologiche dei residui provenienti da raccolte finalizzate,
effettuate dai servizi di nettezza urbana, dalle associazioni che
operano ai fini ambientali, caritatevoli o comunque senza fini di
lucro, ovvero da soggetti non dotati di sede fissa di cui alla
circolare del Ministro delle finanze n. 26 del 19 marzo 1985,
pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 69 del
21 marzo 1985;

b) dei residui inerti purché privi di amianto,
destinati ad essere riutilizzati in conformità al presente
decreto;

c) delle terre da coltivo risultanti da operazioni di
pulizia dei prodotti vegetali eduli;

d) delle frazioni merceologiche
derivanti da raccolte finalizzate previste da norme statali o
regionali in attuazione dei piani di gestione;

e) degli scarti delle
lavorazioni agromeccaniche, compresi quelli del verde pubblico e
privato, nonché degli scarti delle lavorazioni agroindustriali
provenienti dalle piccole e medie imprese.

Art. 5. –
Comunicazione.

1. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, il Ministro dell’ambiente, di concerto
con i Ministri della sanità e dell’industria, del commercio e
dell’artigianato, definisce, con proprio decreto, le norme tecniche
generali che individuano i tipi, le caratteristiche dei residui e le
condizioni riferite ai valori limite di sostanze pericolose contenute
nei residui, ai valori limite di emissione, alle caratteristiche
minime merceologiche dei prodotti ottenuti ed al tipo di attività,
alle quali il riutilizzo dei residui stessi in un processo produttivo
o in un ciclo di combustione per la produzione di energia è sottoposto
alla disciplina prevista dal presente articolo. Con le stesse modalità
si provvede all’aggiornamento periodico delle suddette norme tecniche
e dell’elenco dei residui individuati.

2. Chiunque effettua o intende
effettuare sul territorio nazionale il trattamento, lo stoccaggio o il
riutilizzo dei residui di cui al co…

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