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D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547: artt. 7, 354, 390

D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547: artt. 7, 354, 390 - Imprese di panificazione. Avvisatore automatico di concentrazioni pericolose di monossido di carbonio
Lettera Circolare

Da parte di alcuni Ispettorati del lavoro è stato chiesto
l’avviso di questo Ministero in ordine al comportamento da adottare a
seguito della constatazione riguardante, in sede di sopralluogo presso
imprese di panificazione, la mancata installazione, in violazione
delle norme in oggetto, di avvisatori di concentrazioni pericolose da
monossido di carbonio. Chiarimenti sulla medesima questione sono stati
richiesti dalla Federazione italiana panificatori.
La possibilità di imporre alle suddette imprese l’adozione di
apparecchi a funzionamento continuo per le segnalazioni di cui
trattasi é stata attentamente esaminata dai competenti organi di
questo Ministero che hanno concordato sulle conclusioni alle quali è
pervenuto l’Ispettorato medico centrale del lavoro, il cui parere si
ritiene utile portare a conoscenza di codesti Ispettorati.
“Il provvedimento in questione dovrebbe dare applicazione all’art. 354
del D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547, 2° comma che, come é noto,
dispone il ricorso ad “apparecchi indicatori e segnalatori automatici”
nei luoghi di lavoro ove la presenza di gas, vapori o polveri possa
costituire un rischio per i lavoratori. Nella fattispecie il
provvedimento avrebbe finalità di difesa dall’ossido di carbonio che
potrebbe diffondersi dai forni a combustione e, quindi, esso
interesserebbe tutte le imprese di panificazione, fatta ovviamente
eccezione di quelle che utilizzano forni elettrici. Dalla lettera
della Federazione panificatori, trasmessa a questo Ufficio in
allegato, emerge inoltre che la misura preventiva in questione
potrebbe essere, qualora se ne vedesse l’opportunità, estesa a tutte
le imprese operanti nell’intero territorio nazionale.
Premesso quanto sopra, si osserva innanzitutto che, nel caso specifico
dell’attività in esame, i fattori causali d’inquinamento ambientale
non differiscono da quelli che possono determinare rischi da ossido di
carbonio negli ambienti ove sono impiegati, per qualsiasi altra
utilizzazione, impianti termici che brucino combustibili solidi,
liquidi o gassosi. Altresì non appare che l’entità del rischio stesso
sia, a parità di condizioni di impianti e di ambienti, più rilevante
per quanto riguarda le imprese di panificazione. Sembra quindi che
anche nel caso di cui si tratta l’opera di prevenzione debba essere
esplicata secondo i medesimi criteri che si seguono per garantire la
sicurezza negli altri impieghi di forni a combustione.
Ciò non esclude un eventuale ricorso a dispositivi di allarme, ma
presuppone innanzitutto una valutazione delle condizioni e delle
caratteristiche degli impianti e delle idoneità, agli effetti
igienico-ambientali, dei luoghi di lavoro onde appurare l’effettivo
sussistere del rischio e, caso per caso, definire i provvedimenti da
adottare.
L’azione preventiva dovrebbe essere comunque sempre indirizzata in
primo luogo verso la eliminazione delle cause che sono all’origine del
rischio, le quali, in concreto si individuano nella difettosa
combustione, nel non efficiente “smaltimento“ dai focolari dei gas di
combustione, nelle dimensioni non idonee degli ambienti di lavoro, nel
carente ricambio dell’aria dei locali.
Risulta quindi di primaria importanza intervenire sui sistemi di
combustione degli impianti, sui loro dispositivi di aspirazione, sui
sistemi di ventilazione degli ambienti, mentre, viceversa, si ritiene
che gli apparecchi misuratori debbono essere considerati solo come una
misura di sicurezza complementare da adottare limitatamente ai casi in
cui, malgrado gli interventi tecnici sopra definiti, non si possa
escludere il verificarsi di eventi infortunistici.
Si precisa, inoltre, che contro una imposizione indiscriminata a tutte
le imprese degli apparecchi misuratori, si pone anche la circostanza
che detti apparecchi sono di costo piuttosto elevato (lire 800.000 –
1.500.000 secondo i modelli) e, quel che più preoccupa, necessitano di
periodiche operazioni di manutenzione e di taratura per controllarne
la perfetta efficienza. Non si ritiene che tali operazioni possano
essere effettuate con garanzia di affidabilità da persone che non
abbiano una qualche preparazione in materia.
Si renderebbe quindi necessario il ricorso all’assistenza delle ditte
fornitrici (una produttrice, altre due importatrici dall’estero) le
quali, almeno attualmente, posseggono una struttura – filiali in poche
città dell’Italia settentrionale, personale tecnico limitato – tale da
far dubitare che possano garantire ovunque il servizio stesso di
manutenzione. Sembra quasi ovvio, per concludere, sottolineare che
apparecchi di allarme non in perfette condizioni di efficienza non
solo non garantiscono la protezione, ma determinano altresì nei
lavoratori un falso senso di sicurezza”.

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