D.P.R. 13 febbraio 1964, n. 185 - Cap. VIII - Protezione sanitaria dei lavoratori | Edilone.it

D.P.R. 13 febbraio 1964, n. 185 – Cap. VIII – Protezione sanitaria dei lavoratori

D.P.R. 13 febbraio 1964, n. 185 - Cap. VIII - Protezione sanitaria dei lavoratori - Compiti di controllo
Circolare Ministeriale

Come noto questo Ministero ha sempre ritenuto che, sia il
D.P.R. n. 616/77 sia la legge di riforma sanitaria n. 833/78, non
abbiano operato modifiche delle competenze degli Ispettorati del
lavoro in materia di radioprotezione dei lavoratori (Cap. VIII D.P.R.
n. 185/64), in quanto le funzioni trasferite alle Regioni dai
suddetti provvedimenti legislativi, devono intendersi limitate a
quelle già svolte in materia dai medici provinciali, relative cioè
alla protezione sanitaria della popolazione (Cap. IX del già citato D.P.R. n. 185/64).
Tale interpretazione è stata di recente suffragata dal parere emesso
dal Consiglio di Stato, all’uopo interpellato dallo scrivente, per una
definitiva soluzione delle divergenze insorte al riguardo con le
Regioni.
Infatti, l’autorevole consesso ha ritenuto che, in base alla
legislazione vigente, “i compiti di controllo affidati all’Ispettorato
del lavoro dal D.P.R. n.
185/64 sono rimasti invariati”.
Premesso quanto sopra, considerata la sempre maggiore diffusione
dell’impiego di apparecchi generatori di radiazioni ionizzanti in
campo sanitario, per assicurare l’uniformità di criteri
nell’espletamento della vigilanza nello specifico settore, si ritiene
opportuno fornire le seguenti precisazioni: 1) Applicabilità del
Cap. VIII del D.P.R. n. 185/64
Fermo restando il principio che l’applicabilità del Capo VIII del
D.P.R. 185/64 presso gli studi medici in cui si faccia uso di
apparecchi radiologici, resta condizionata dalla presenza dei
lavoratori subordinati o equiparati, così come precisato con
precedente circolare 7/83, si chiarisce, sulla base anche del parere
espresso dall’Ispettorato medico centrale, che tale presenza deve
intendersi riferita alla totalità dei dipendenti, anche di quelli non
direttamente interessati all’esecuzione degli esami radiologici; ciò
in quanto i predetti lavoratori, operando negli stessi ambienti nei
quali sono installati gli apparecchi radiologici, ovvero nelle
immediate vicinanze, risultano in varia misura almeno potenzialmente
esposti al rischio radiologico. 2) Obblighi dei lavoratori e dei
professionisti che svolgono presso più datori di lavoro, anche in
forma autonoma, attività comportanti rischi da radiazioni ionizzanti
Nell’ipotesi di datori di lavoro che si avvalgano dell’opera di
lavoratori, i quali svolgano altra attività, anche autonoma, che li
esponga al rischio da radiazioni ionizzanti, l’assolvimento
dell’obbligo della sorveglianza fisica e medica di cui all’articolo 69
del D.P.R. 185/64, da parte di ciascun datore di lavoro, non è
sufficiente a garantire il rispetto dei limiti di dose e
concentrazione massimi ammissibili stabiliti dal D.M. 6 giugno 1968,
in quanto le attività in questione, contribuendo ciascuna alla dose
accumulata dal lavoratore (ex art. 7, lett. f), del citato D.P.R.
185), potrebbero nel loro insieme determinare il superamento di tali
limiti, anche se nell’ambito di ogni singola posizione di lavoro
dipendente gli stessi siano rispettati.
Per un’adeguata e costante osservanza delle norme di radioprotezione,
pertanto, è necessario che i datori di lavoro, esercenti attività che
espongono al rischio da radiazioni ionizzanti, richiedano ai propri
dipendenti se svolgono altra attività nel settore e, in caso
affermativo, acquisiscano i dati relativi alle corrispondenti dosi
assorbite per le valutazioni del caso e per la trascrizione delle dosi
stesse nel documento sanitario, di cui all’art. 81 del sopra
richiamato D.P.R. 185.
Inoltre si evidenzia che, mentre la sorveglianza fisica della
protezione con la relativa dosimetria individuale non può che essere
assicurata separatamente da ciascun datore di lavoro, sia per motivi
tecnici che di responsabilità penale, sarebbe opportuno invece che la
sorveglianza medica venisse assicurata da un unico medico autorizzato,
previo affidamento del relativo incarico da parte di ciascun datore di
lavoro. Ove ciò non fosse realizzato è, peraltro, indispensabile che i
diversi incaricati della sorveglianza medica si tengano in contatto
tra di loro.
Per le stesse motivazioni, anche il libero professionista – che oltre
che in proprio operi anche presso altri datori di lavoro – deve
assicurare quanto meno la dosimetria individuale per l’attività
indipendente, affidando tale servizio ad un esperto qualificato, e
comunicare ai datori di lavoro la propria attività e la dose
assorbita.
3) Roentgendiagnostica
Per quanto concerne gli studi medici nei quali si faccia uso di
apparecchi generatori di radiazioni ionizzanti a scopi diagnostici, si
ritiene di fornire le seguenti indicazioni di massima.
Com’è noto la detenzione e l’impiego degli apparecchi di
roentgendiagnostica sono esclusi dal “regime autorizzativo”
propriamente detto, previsto dal D.P.R. 185/64.
Il possesso di tali apparecchi comporta peraltro l’obbligo (entro 10
giorni) della “comunicazione” di detenzione, di cui all’art. 92 del
D.P.R. 185/64. Destinatari di detta “comunicazione” sono:
– in ogni caso il Servizio dell’U.S.L. competente per territorio, che
esercita le funzioni prima svolte dai medici provinciali in materia di
protezione sanitaria della popolazione;
– in presenza di lavoratori subordinati” o “equiparati” (nei termini
già indicati in precedenza), anche l’Ispettorato del lavoro, quale
organo preposto alla vigilanza sull’applicazione delle norme di
protezione sanitaria dei lavoratori.
La “comunicazione” di cui trattasi deve, in ogni caso, contenere
indicazioni circa i “mezzi di protezione posti in atto” riferiti,
ovviamente, non alla pura e semplice detenzione degli apparecchi ma
alla loro utilizzazione.
Essa dovrà quindi contenere tutte le notizie e le informazioni
necessarie per consentire agli Organi preposti – nell’ambito delle
rispettive sfere di competenza – l’acquisizione di sufficienti
elementi di valutazione circa l’entità del rischio radiologico e la
validità delle misure radioprotezionistiche a tutela della popolazione
(U.S.L.) e dei lavoratori (Ispettorati del lavoro).
Per quanto riguarda in particolare l’Ispettorato del lavoro, le
notizie che più interessano – oltre, ovviamente, alle generalità del
titolare e al luogo di detenzione e impiego – sono quelle concernenti:
a) la consistenza numerica e la qualificazione professionale del
personale (dipendente o equiparato);
b) il tipo, le caratteristiche e gli estremi di identificazione degli
apparecchi radiologici;
c) l’analisi dei rischi connessi con il loro impiego, basata su una
stima cautelativa del “carico di lavoro“;
d) i dispositivi radioprotezionistici adottati;
e) le norme operative e le norme specifiche di protezione e sicurezza,
predisposte ex art. 61 del D.P.R. 185/64;
f) la classificazione delle aree;
g) la classificazione del personale;
h) la frequenza stabilita (ex art. 73 – D.P.R. 185/64) per le
valutazioni periodiche (art 72 p. 3).
Come si può rilevare, si tratta di notizie, informazioni e valutazioni
tecniche che coincidono con quelle che devono stare alla base e
formare oggetto dell’ “esame preventivo”, comportante rischio di
irradiazione (caratteristico di un impianto radiologico),
espressamente previsto dall’art. 72 del D.P.R. 185/64, tra i
compiti specifici dell’esperto qualificato.
Sulla base dei predetti elementi si potrà desumere un giudizio di
massima della situazione complessiva dell’impianto radiologico e
potranno essere individuati i fondamentali obblighi e adempimenti
radioprotezionistici, riferiti alle varie situazioni e condizioni di
impiego, che discenderanno essenzialmente dalla classificazione delle
aree e dalla classificazione del personale.
Più precisamente, la delimitazione di una “zona controllata”
(evenienza pressoché costante indipendentemente dalla sua estensione)
e la conseguente esistenza di una “zona sorvegliata” comporteranno, in
ogni caso, l’obbligo dell’esercizio della “sorveglianza fisica” della
protezione.
Tale obbligo, infatti, è previsto non soltanto ai fini della
protezione dei lavoratori, ma anche ai fini della protezione della
popolazione (ex art. 111 del D.P.R. 185/64) e pertanto, come prima
accennato, sussiste anche nel caso in cui nello studio opera soltanto
il titolare, senza dipendenti.
E’ ovvio che, in quest’ultima eventualità, l’esercizio della vigilanza
competerà all’U.S.L..
In ogni caso, detta “sorveglianza fisica” comprenderà, nella
fattispecie:
– la dosimetria ambientale (di cui all’art. 72, punto 3 lettera a) con
la periodicità stabilita, come previsto dall’art. 73;
– la verifica periodica dell’affidabilità e buon funzionamento degli
apparecchi radiologici e dei dispositivi di protezione e sicurezza (ex
art. 72, punto 2, lett. b-c-d).
Inoltre, in funzione della classificazione del personale potrà
sussistere o meno anche l’obbligo della dosimetria personale.
Tale obbligo, come è noto, si configura soltanto nei confronti dei
lavoratori classificati “professionalmente esposti” o “occasionalmente
esposti” mentre ne sono esclusi i lavoratori classificati come “gruppi
particolari” 2 e 3 della popolazione (secondo le relative definizioni
di cui all’art.9 – lettere g ed h – del D.P.R. 185/64; resta
fermo, peraltro, quanto precisato al precedente punto 2).
Per quanto concerne la sorveglianza medica, il relativo obbligo
sussisterà, invece, soltanto in presenza di lavoratori classificati
“professionalmente esposti”.
Infine, a seconda degli obblighi di volta in volta sussistenti, in
materia di sorveglianza fisica e di sorveglianza medica, sussisterà
l’obbligo della tenuta della relativa documentazione secondo quanto
previsto dagli artt. 74 e 81 del D.P.R. 185/64.

D.P.R. 13 febbraio 1964, n. 185 – Cap. VIII – Protezione sanitaria dei lavoratori

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