CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO | Edilone.it

CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO

CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO - ACCORDO 23 marzo 2005: Intesa, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, in attuazione dell'articolo 1, comma 173, della legge 30 dicembre 2004, n. 311. (GU n. 105 del 7-5-2005- Suppl. Ordinario n.83)

CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO LE REGIONI E LE PROVINCE
AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO

ACCORDO 23 marzo 2005

Intesa, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003,
n. 131, in attuazione dell’articolo 1, comma 173, della legge
30 dicembre 2004, n. 311.

LA CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO, LE REGIONI E LE
PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO
Nell’odierna seduta del 23 marzo 2005:
Visto l’art. 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, il
quale prevede che il Governo puo’ promuovere la stipula di intese in
sede di Conferenza Stato-Regioni, dirette a favorire l’armonizzazione
delle rispettive legislazioni o il raggiungimento di posizioni
unitarie o il conseguimento di obiettivi comuni;
Visto l’art. 1, comma 173, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, il
quale dispone, che l’accesso al finanziamento integrativo a carico
dello Stato di cui al comma 164 del medesimo art. 1, rispetto al
livello di cui all’Accordo Stato-Regioni dell’8 agosto 2001, per
l’anno 2004, rivalutato del 2 per cento su base annua a decorrere
dall’anno 2005, e’ subordinato alla stipula di una specifica intesa,
ai sensi dell’art. 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, che
contempli, per il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, ai
fini del contenimento della dinamica dei costi, specifici
adempimenti;
Ritenuto di adottare, con riferimento alla regola del 2 per cento
dell’incremento dei costi di produzione di cui all’art. 1, comma 173,
lettera e), della legge 30 dicembre 2004, n. 311, in luogo dei dati
di previsione 2004, i piu’ aggiornati dati di preconsuntivo relativo
al quarto trimestre 2004, trasmessi dalle Regioni al Sistema
Informativo Sanitario;
Visto l’art. 1, comma 176, della legge 30 dicembre 2004, n. 311,
che dispone che, in caso di mancato adempimento da parte delle
Regioni agli obblighi di cui al richiamato comma 173 del medesimo
articolo, e’ precluso 1’accesso al maggior finanziamento previsto per
gli anni 2005, 2006 e 2007, con conseguente immediato recupero delle
somme eventualmente erogate;
Visto l’art. 1, comma 181, della legge 30 dicembre 2004, n. 311,
che dispone che, per le somme ivi riportate, il relativo
riconoscimento alle Regioni resta condizionato, oltre che dagli
adempimenti di cui al comma 173 del medesimo articolo, anche al
rispetto da parte delle Regioni medesime dell’obiettivo per la quota
a loro carico sulla spesa farmaceutica, previsto dall’art. 48 del
decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito con modificazioni
dalla legge 24 novembre 2003, n. 326;
Visto l’art. 1, comma 184, della legge 30 dicembre 2004, n. 311,
che, al fine di consentire in via anticipata l’erogazione
dell’incremento del finanziamento a carico dello Stato dispone:
alla lettera a), che il Ministero dell’economia e delle finanze,
per gli anni 2005, 2006 e 2007, e’ autorizzato a concedere alle
Regioni a statuto ordinario anticipazioni con riferimento alle somme
indicate al comma 164 del medesimo articolo, al netto di quelle
indicate al comma 181, nella misura pari al 95 per cento delle somme
dovute alle Regioni a statuto ordinario a titolo di finanziamento
della quota indistinta del fabbisogno sanitario;
alla lettera b), che per gli anni 2005, 2006 e 2007, il Ministero
dell’economia e delle finanze e’ autorizzato a concedere alle Regioni
Sicilia e Sardegna, anticipazioni nella misura pari al 95 per cento
delle somme dovute a tali Regioni a titolo di finanziamento della
quota indistinta, quale risulta dalla deliberazione del CIPE per i
corrispondenti anni;
alla lettera c), che all’erogazione dell’ulteriore 5 per cento o
al ripristino del livello di finanziamento previsto dall’accordo
Stato-Regioni dell’8 agosto 2001 per l’anno 2004, rivalutato del 2
per cento su base annua a partire dall’anno 2005, nei confronti delle
singole Regioni si provvede a seguito della verifica degli
adempimenti di cui ai commi 173 e 181;
alla lettera d), che – nelle more della deliberazione del CIPE e
della proposta di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
di cui al comma 4 dell’art. 2 del decreto legislativo 18 febbraio
2000, n. 56, nonche’ della stipula dell’intesa di cui al comma 173 –
le anticipazioni siano commisurate al livello del finanziamento
corrispondente a quello previsto dal riparto per l’anno 2004 in base
alla deliberazione del CIPE, rivalutato del 2 per cento su base annua
a decorrere dall’anno 2005;
alla lettera e), che sono autorizzati, in sede di conguaglio,
eventuali recuperi che dovessero rendersi necessari anche a carico
delle somme a qualsiasi titolo spettanti alle Regioni per gli
esercizi successivi;
Considerato che va garantito il rispetto del principio della
uniforme erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza in
condizioni di appropriatezza ed efficienza, coerentemente con le
risorse programmate per il Servizio Sanitario Nazionale;
Vista la proposta di intesa, formalizzata dal Ministro della salute
nella seduta di questa Conferenza del 10 marzo 2005;
Considerato che nell’odierna seduta di questa Conferenza del
23 marzo 2005, il Ministero della salute, il Ministero dell’economia
e delle finanze e le Regioni e le Province autonome hanno concordato
ulteriori emendamenti sul testo della presente intesa, oltre a quelli
gia’ concordati in sede tecnica;
Acquisito l’assenso del Governo e delle Regioni e delle Province
autonome sul testo della presente intesa;
Sancisce intesa
tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di
Bolzano, per quanto di competenza, nei termini sotto indicati:
Art. 1.
Adempimenti previsti dalla legislazione vigente
1. Per il triennio 2005-2007, con riferimento al livello di
finanziamento stabilito in legge finanziaria, ricomprendente le
entrate proprie, quantificate nella misura corrispondente all’importo
considerato per la determinazione del fabbisogno finanziario
dell’anno 2001, pari a euro 1.982.157.447, le Regioni assolvono agli
adempimenti previsti dalla normativa vigente riportati nell’allegato
1 e agli altri adempimenti previsti dalla presente intesa.

Art. 2.
Modalita’ di affiancamento dei rappresentanti dei Ministeri della
salute e dell’economia
1. Con riferimento a quanto previsto sub b) dall’art. 1, comma 173,
della legge 30 dicembre 2004, n. 311, le modalita’ di affiancamento
sono quelle fissate dal successivo art. 8 della presente intesa.

Art. 3.
Ulteriori adempimenti per migliorare il monitoraggio della spesa
nell’ambito del Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS)
1. Con riferimento a quanto previsto sub c) dall’art. 1, comma 173,
della legge 30 dicembre 2004, n. 311, si conviene che, per le misure
di qualita’, efficienza ed appropriatezza del Servizio Sanitario
Nazionale, ci si avvale del Nuovo Sistema Informativo Sanitario,
istituito presso il Ministero della Salute.
2. Il Nuovo Sistema Informativo Sanitario ricomprende i dati dei
sistemi di monitoraggio delle prescrizioni previsti dall’art. 87
della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, e
dall’art. 50 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito,
con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326.
3. Per le finalita’ dei livelli nazionale e regionale del Nuovo
Sistema informativo Sanitario va previsto il trattamento di dati
individuali, in grado di associare il codice fiscale del cittadino
alle prestazioni sanitarie erogate, ai soggetti prescrittori e alle
strutture erogatrici.
4. Le funzioni di indirizzo, coordinamento e controllo qualitativo
del Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS) sono esercitate dalla
Cabina di Regia – di cui all’Accordo quadro tra il Ministro della
salute e le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano del
22 febbraio 2001 – la cui composizione e la cui modalita’ di
funzionamento vengono riadeguate con nuovo Accordo quadro, da
sancirsi entro il 30 giugno 2005 in Conferenza Stato – Regioni, tra
il Ministro della salute, il Ministro dell’economia e delle finanze e
le Regioni e le Province autonome, che preveda un Comitato strategico
di indirizzo paritetico Regioni-Ministeri, un Comitato tecnico
permanente paritetico e una Segreteria tecnica unica. Fino
all’entrata in vigore della nuova disciplina, la Cabina di regia
continua ad operare secondo le previgenti modalita’ e composizione.
5. La definizione ed il continuo adeguamento nel tempo dei
contenuti informativi e delle modalita’ di alimentazione del NSIS –
in coerenza con le indicazioni del Piano Sanitario Nazionale e le
esigenze di monitoraggio sanitario e le altre esigenze di
monitoraggio attuali e future dei livelli nazionale, regionale e
locale del SSN – sono affidati alla Cabina di Regia e vengono
recepiti dal Ministero della salute con propri decreti attuativi,
compresi i flussi informativi finalizzati alla verifica degli
standard qualitativi e quantitativi dei Livelli Essenziali di
Assistenza.
6. Il conferimento dei dati al Sistema Informativo Sanitario, nei
contenuti e secondo le modalita’ di cui al comma precedente, e’
ricompreso fra gli adempimenti cui sono tenute le Regioni per
l’accesso al maggior finanziamento di cui alla presente intesa, sulla
base dei criteri fissati dalla Cabina di Regia. Restano fermi gli
adempimenti relativi agli obblighi informativi, di cui ai decreti
ministeriali 16 febbraio 2001, 28 maggio 2001, 29 aprile 2003 e
18 giugno 2004.
7. Le Regioni si impegnano ad adottare una contabilita’ analitica
per centri di costo e responsabilita’, che consenta analisi
comparative dei costi, dei rendimenti e dei risultati in ciascuna
azienda unita’ sanitaria locale, azienda ospedaliera, azienda
ospedaliera universitaria, ivi compresi i policlinici universitari e
gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e cio’
costituisce adempimento cui sono tenute le Regioni per l’accesso al
maggior finanziamento di cui alla presente intesa.
8. Le Regioni, entro il 30 ottobre 2005, garantiscono, ed a tale
scopo adottano misure specifiche dirette a prevedere che, ai fini
della confermabilita’ dell’incarico del direttore generale delle
aziende sanitarie locali, delle aziende ospedaliere, delle aziende
ospedaliere universitarie, ivi compresi i policlinici universitari e
gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, il mancato
rispetto dei contenuti e delle tempistiche dei flussi informativi
ricompresi nel Nuovo Sistema Informativo Sanitario costituisce grave
inadempienza.
9. Il Nuovo Sistema Informativo Sanitario ricomprende il flusso
informativo sui dispositivi medici da definirsi con specifico
accordo, da sancire in Conferenza Stato-Regioni, ai sensi dell’art. 4
del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
10. Con riferimento alla esigenza di verificare che l’onere a
carico del Servizio Sanitario Nazionale per l’assistenza farmaceutica
sia contenuto entro i tetti fissati dalla legislazione vigente (13%
per la spesa territoriale e 16% per la spesa complessiva, ai sensi
dell’art. 48 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito,
con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326) e’
istituito, nell’ambito dell’NSIS, il flusso informativo dei dati
relativi alla distribuzione diretta dei farmaci di classe A
(contenente informazioni relative a: primo ciclo di terapia, farmaci
inseriti nel PHT e altri farmaci eventualmente oggetto di
distribuzione diretta, distribuzione di farmaci «per conto»). In via
di prima applicazione, le Regioni si impegnano a trasmettere
telematicamente il predetto flusso al Ministero della salute.

Art. 4.
Razionalizzazione della rete ospedaliera e realizzazione degli
interventi previsti dal Piano nazionale della prevenzione e del Piano
nazionale per l’aggiornamento del personale sanitario
1. Con riferimento a quanto previsto sub d) dall’art. 1, comma 173,
della legge 30 dicembre 2004, n. 311, le Regioni si impegnano a:
a) adottare, entro il 30 settembre 2005, provvedimenti che
prevedano uno standard di posti letto ospedalieri accreditati ed
effettivamente a carico del servizio sanitario regionale, non
superiore a 4,5 posti letto per mille abitanti, comprensivi della
riabilitazione e della lungo degenza post-acuzie, adeguando
coerentemente le dotazioni organiche dei presidi ospedalieri
pubblici. Rispetto a tali standard e’ compatibile una variazione che,
in ogni caso, non puo’ superare il 5% in piu’ in rapporto alle
diverse condizioni demografiche delle Regioni. I provvedimenti da
adottare per il raggiungimento di tale obiettivo devono prevedere il
raggiungimento dello standard entro l’anno 2007, precisando gli
obiettivi intermedi per gli anni 2005 e 2006, oggetto di verifica;
b) adottare, entro il 30 settembre 2005, i provvedimenti per
promuovere il passaggio dal ricovero ordinario al ricovero diurno ed
il potenziamento di forme alternative al ricovero ospedaliero, con il
conseguimento di una riduzione dell’assistenza ospedaliera erogata,
garantendo, entro l’anno 2007, il mantenimento dei tassi di
ospedalizzazione per ricoveri ordinari e per ricoveri in regime
diurno entro il 180 per mille abitanti residenti, di cui quelli in
regime diurno di norma pari al 20%, precisando gli obiettivi
intermedi per gli anni 2005 e 2006, oggetto di verifica;
c) assicurare adeguati programmi di assistenza domiciliare
integrata, di assistenza residenziale e semiresidenziale
extraospedaliera;
d) stabilire, nella definizione delle tariffe delle prestazioni
di assistenza ospedaliera, un valore soglia di durata della degenza
per i ricoveri ordinari nei reparti di lungo degenza, oltre il quale
si applica una significativa riduzione della tariffa giornaliera,
fatta salva la garanzia della continuita’ dell’assistenza. In fase di
prima applicazione fino all’adozione del relativo provvedimento
regionale, il valore soglia e’ fissato in un massimo di sessanta
giorni di degenza, con una riduzione tariffaria pari ad almeno il 30%
della tariffa giornaliera piena;
e) adottare, entro il 30 giugno 2005, il Piano regionale per la
realizzazione degli interventi previsti dal Piano nazionale della
prevenzione di cui all’allegato 2, coerentemente con il vigente Piano
sanitario nazionale. Le Regioni convengono, per la completa
attuazione di quanto previsto dal citato Piano, di destinare 200
milioni di euro, oltre alle risorse previste dagli accordi per la
realizzazione degli obiettivi del Piano sanitario nazionale, come
individuate nella tabella di cui all’allegato n. 2. Le Regioni si
impegnano, altresi’, a trasmettere al Centro nazionale per la
prevenzione e il controllo delle malattie, istituito dall’art. 1
della legge 26 maggio 2004, n. 138, di conversione del decreto-legge
29 marzo 2004, n. 81, idonea documentazione sulle attivita’ svolte,
per consentire al medesimo Centro di certificare 1’avvenuto
adempimento, ai fini di quanto previsto dal successivo art. 12;
f) adottare, entro il 30 luglio 2005, ed avviare entro il
30 settembre 2005, il Piano regionale per la realizzazione degli
interventi previsti dal Piano nazionale dell’aggiornamento del
personale sanitario, da approvarsi con separata intesa entro il
30 maggio 2005 sulla base delle linee contenute nell’allegato 3,
coerentemente con il vigente Piano sanitario nazionale. Le Regioni
convengono, altresi’, di destinare 50 milioni di euro per la
realizzazione, nel proprio ambito territoriale, del medesimo Piano.
Le Regioni si impegnano a trasmettere al Centro nazionale per l’ECM,
da istituirsi con la richiamata intesa, idonea documentazione sulle
attivita’ svolte, per consentire al medesimo Centro di certificare
l’avvenuto adempimento, ai fini di quanto previsto dal successivo
art. 12;
g) promuovere lo sviluppo e l’implementazione di percorsi
diagnostici e terapeutici, sia per il livello di cura ospedaliero,
che per quello territoriale, allo scopo di assicurare l’uso
appropriato delle risorse sanitarie e garantire l’equilibrio della
gestione;
h) inviare al Comitato di cui all’art. 9 della presente intesa i
provvedimenti relativi ai livelli essenziali aggiuntivi regionali e
al relativo finanziamento;
i) si conviene che le Regioni trasmettono al Ministero della
salute ed al Ministero dell’economia e delle finanze i provvedimenti
con i quali sono stati adottati i contenuti degli accordi sanciti in
sede di Conferenza Stato-Regiono successivamente all’entrata in
vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
29 novembre 2001 e successive integrazioni, limitatamente agli
accordi rilevanti, ai fini dell’applicazione dei Livelli Essenziali
di Assistenza;
2. Le Regioni comunicano al Ministero della salute e al Ministero
dell’economia e delle finanze i provvedimenti previsti dal comma 1.

Art. 5.
Vincolo alla crescita complessiva delle voci dei costi di produzione
del 2%, al netto dei costi del personale
1. Con riferimento a quanto previsto sub e) dall’art. 1, comma 173,
della legge 30 dicembre 2004, n. 311, le Regioni si impegnano a
rispettare il vincolo di crescita delle voci dei costi di produzione
delle proprie aziende unita’ sanitarie locali, aziende ospedaliere,
aziende ospedaliere universitarie, compresi i Policlinici
universitari, e degli Istituti di ricovero e cura a carattere
scientifico e del servizio sanitario regionale nel suo complesso, con
esclusione di quelli per il personale cui si applica la specifica
normativa di settore, secondo modalita’ che garantiscano che,
complessivamente, la loro crescita annua non sia superiore al 2 per
cento, rispetto ai dati di preconsuntivo relativi al quarto trimestre
2004, trasmessi dalle Regioni al Sistema Informativo Sanitario, al
netto di eventuali costi di personale di competenza di precedenti
esercizi.

Art. 6.
Obbligo di garantire l’equilibrio economico finanziario
1. Con riferimento a quanto previsto sub f) dall’art. 1, comma 173,
della legge 30 dicembre 2004, n. 311, le Regioni si impegnano a
rispettare l’obbligo in capo alle stesse di garantire in sede di
programmazione regionale, coerentemente con gli obiettivi
sull’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche,
l’equilibrio economico-finanziario del servizio sanitario regionale
nel suo complesso, con riferimento alle proprie aziende sanitarie,
aziende ospedaliere, aziende ospedaliere universitarie, ivi compresi
i Policlinici universitari e gli Istituti di ricovero e cura a
carattere scientifico, sia in sede di preventivo annuale, che di
conto consuntivo, realizzando forme di verifica trimestrale della
coerenza degli andamenti con gli obiettivi dell’indebitamento netto
delle amministrazioni pubbliche e a rispettare l’obbligo
dell’adozione di misure – compresa la disposizione per la decadenza
dei direttori generali delle aziende unita’ sanitarie locali, aziende
ospedaliere, aziende ospedaliere universitarie, ivi compresi i
policlinici universitari e gli Istituti di ricovero e cura a
carattere scientifico – per la riconduzione in equilibrio della
gestione, ove si prospettassero situazioni di squilibrio, fermo
restando quanto disposto dal comma 174 dell’art. 1 della richiamata
legge 30 dicembre 2004, n. 311, e, ove necessario, quanto disposto
dal comma 180 del medesimo articolo. Limitatamente all’anno 2005,
nelle more del perfezionamento del procedimento attuativo dell’art. 7
del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56, i bilanci regionali
fanno riferimento alle risorse indicate nella delibera CIPE di
riparto del fabbisogno 2005, commisurate al 99% dell’importo
attribuito alle singole Regioni, salvo eventuali modifiche derivanti
dall’applicazione dell’art. 7 del citato decreto legislativo n.
56/2000, secondo quanto disposto dall’art. 4 del decreto-legge
30 dicembre 2004, n. 314, convertito, con modificazioni, nella legge
1° marzo 2005, n. 26.
2. A tal fine le Regioni:
provvedono alla verifica trimestrale del rispetto dell’equilibrio
economico-finanziario della gestione, coerentemente con l’obiettivo
sull’indebitamento delle Amministrazioni pubbliche, assegnati in sede
di bilancio preventivo economico per l’anno di riferimento.
Conseguentemente i direttori generali delle aziende sanitarie locali,
delle aziende ospedaliere, delle aziende ospedaliere universitarie,
ivi compresi i policlinici universitari, e degli istituti di ricovero
e cura a carattere scientifico, sono tenuti a presentare per via
informatica alla Regione, al Ministero dell’economia e delle finanze,
al Ministero della salute, ogni tre mesi, una certificazione di
accompagnamento del Conto Economico Trimestrale, in ordine alla
coerenza con gli obiettivi sopra indicati. In caso di certificazione
di non coerenza con i predetti obiettivi, i direttori generali delle
aziende sanitarie, aziende ospedaliere, aziende ospedaliere
universitarie, ivi compresi i Policlinici universitari, e degli
Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, sono tenuti
contestualmente a presentare un piano, con le misure idonee a
ricondurre la gestione nei limiti degli obiettivi assegnati. La
certificazione di non coerenza delle condizioni di equilibrio
comporta automaticamente il blocco delle assunzioni del personale
dell’azienda e dell’affidamento di incarichi esterni per consulenze
non a carattere sanitario per l’esercizio in corso. La riconduzione
della gestione nei limiti degli obiettivi assegnati deve essere
assicurata entro il 30 settembre qualora la situazione di
disequilibrio sia stata certificata nel primo o nel secondo
trimestre, ovvero entro il 31 dicembre qualora la situazione di
disequilibrio si sia verificata nel corso del terzo o quarto
trimestre; in caso contrario la Regione dichiara la decadenza dei
direttori generali. Qualora per esigenze straordinarie si renda
necessario assumere iniziative di gestione comportanti spese non
previste ed incompatibili con gli obiettivi, i direttori generali
devono ottenere preventiva autorizzazione dalla Giunta regionale,
fatti salvi i provvedimenti contingibili ed urgenti e i casi in cui
ricorra il pericolo di interruzione di pubblico servizio per i quali
le aziende danno comunicazione alla Giunta regionale entro i
successivi quindici giorni. La decadenza opera, in particolare, nei
seguenti casi:
a) mancata o incompleta presentazione della certificazione
trimestrale di cui sopra, nei termini stabili dalla Regione;
b) mancata presentazione del piano di rientro nei termini
definiti dalla Regione;
c) mancata riconduzione della gestione nei limiti degli
obiettivi assegnati al 30 settembre ovvero al 31 dicembre, come sopra
stabilito;
adottano i provvedimenti per definire l’obbligo per le aziende
sanitarie, aziende ospedaliere, aziende ospedaliere universitarie,
ivi compresi i policlinici universitari e gli istituti di ricovero e
cura a carattere scientifico ad effettuare spese solo nei limiti
degli obiettivi economico-finanziari assegnati in sede di bilancio
preventivo economico per l’anno di riferimento.
3. Le informazioni contabili riportate nella verifica trimestrale
devono in ogni caso corrispondere alle informazioni contabili
periodicamente inviate al Sistema Informativo Sanitario attraverso i
modelli CE ed SP contenuti nel decreto ministeriale 16 febbraio 2001
e nel decreto ministeriale 28 maggio 2001.

Art. 7.
Meccanismi di raccordo tra aziende sanitarie e medici di medicina
generale e pediatri di libera scelta
1. Con riferimento a quanto disposto dall’art. 1, comma 179, della
legge 30 dicembre 2004, n. 311, le Regioni adottano, entro il
30 settembre 2005, uno specifico provvedimento, con il quale vengono
aggiornate le modalita’ che disciplinano i rapporti tra le aziende
sanitarie locali e le aziende ospedaliere, le aziende ospedaliere
universitarie, ivi compresi i policlinici universitari e gli istituti
di ricovero e cura a carattere scientifico. Tali modalita’
definiscono i rapporti tra l’ospedale e il territorio, prevedendo il
coinvolgimento costante e permanente dei medici di medicina generale
e dei pediatri di libera scelta per una reale integrazione
assistenziale tra cure primarie e le cure ospedaliere, anche
attraverso percorsi diagnostici, terapeutici e riabilitativi e la
condivisione di interventi di prevenzione e percorsi diagnostici,
terapeutici e riabilitativi.

Art. 8.
Accordo per il perseguimento dell’equilibrio economico
1. In relazione a quanto disposto dall’art. 1, comma 180, della
legge 30 dicembre 2004, n. 311, a partire dall’anno 2005, con
riferimento ai risultati di esercizio dell’anno 2004, in base alle
risultanze finali del tavolo degli adempimenti, per le Regioni
interessate che, ai sensi di tale disposizione, stipulano con i
Ministri della salute e dell’economia e delle finanze, sentito il
Ministro per gli affari regionali, l’apposito accordo che individui
gli interventi necessari per il perseguimento dell’equilibrio
economico, nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza e degli
adempimenti di cui alla intesa prevista dal comma 173 del medesimo
articolo, la sottoscrizione dell’accordo e’ condizione necessaria per
la riattribuzione del maggiore finanziamento anche in maniera
parziale e graduale, subordinatamente alla verifica della effettiva
attuazione del programma operativo, di riorganizzazione, di
riqualificazione o di potenziamento del Servizio sanitario regionale.
2. La sottoscrizione dell’accordo consente alla Regione interessata
l’accesso al maggior finanziamento con le seguenti modalita’:
a) spetta l’80 per cento del maggior finanziamento, all’atto
della sottoscrizione dell’accordo; il rimanente 20 per cento
subordinatamente alla verifica della effettiva attuazione del
programma, nel caso in cui la Regione risulti:
adempiente con riferimento all’equilibrio
economico-finanziario, verificato dal tavolo tecnico degli
adempimenti, al mantenimento dei livelli di assistenza previsti dal
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001 e
successive integrazioni e modificazioni, all’attuazione del Piano
nazionale della prevenzione e del Piano nazionale per l’aggiornamento
del personale sanitario;
inadempiente con riferimento agli altri adempimenti di cui
all’allegato 1:
b) spetta il 40 per cento del maggior finanziamento, all’atto
della sottoscrizione dell’accordo; il rimanente 60 per cento
subordinatamente alla verifica della effettiva attuazione del
programma, nel caso in cui la regione risulti non adempiente anche a
uno degli adempimenti di cui alla lettera a) primo trattino.
3. L’accordo:
stabilisce le modalita’ per l’erogazione del saldo del maggior
finanziamento secondo stati di avanzamento concordati, nonche’ le
modalita’ per la sospensione dell’erogazione del maggior
finanziamento, in caso di verifica negativa dello stato di
avanzamento nei tempi e nei modi concordati;
definisce adeguate forme di monitoraggio degli obiettivi
intermedi per ogni stato di avanzamento e le modalita’ della loro
verifica;
definisce, limitatamente ai casi di cui alla lettera b) del
precedente comma, le modalita’ di affiancamento di rappresentanti del
Ministero della salute, di rappresentanti del Ministero dell’economia
e finanze e di rappresentanti regionali designati dalla Conferenza
Stato-Regioni alle attivita’ di gestione e programmazione del
servizio sanitario regionale, nonche’ la individuazione dei
provvedimenti regionali di spesa e programmazione sanitaria da
sottoporre a preventiva approvazione da parte del Ministero della
salute e del Ministero dell’economia e delle finanze, che possono
approvare anche con prescrizioni in ordine alle modalita’ di
recepimento e ai contenuti degli stessi. Sono fatti salvi i
provvedimenti regionali di somma urgenza, da trasmettersi
successivamente alla loro adozione.
prevede eventuali forme di partenariato con le altre Regioni.
4. Con successiva intesa, in sede di Conferenza Stato-Regioni
saranno individuati, entro trenta giorni dalla presente intesa, i
casi in cui l’accordo di cui al presente articolo, pur rientrando
nella fattispecie di cui alla lettera b), non implica forme di
affiancamento; in mancanza della ulteriore intesa opera quanto
previsto dalla presente intesa.
5. Limitatamente alle Regioni nelle quali si sia verificato un
disavanzo pari o superiore al 7 per cento sulla base dei risultati
del Tavolo tecnico degli adempimenti, al netto, per l’anno 2005,
delle risorse impiegate per arretrati di contratti e convenzioni per
il personale, la stipula dell’accordo di cui al comma 3, integrato
con il concerto del Ministro per gli affari regionali, e’ da
considerarsi in ogni caso dovuta da parte della Regione interessata e
quindi rientrante tra gli adempimenti oggetto di verifica previsti
dalla presente intesa, ai sensi del precedente art. 2.

Art. 9.
Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei LEA
1. Ai fini della presente intesa, e’ istituito presso il Ministero
della salute il Comitato paritetico permanente per la verifica
dell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza in condizioni di
appropriatezza e di efficienza nell’utilizzo delle risorse e per la
verifica della congruita’ tra le prestazioni da erogare e le risorse
messe a disposizione.
2. Il Comitato, che si avvale del supporto tecnico dell’Agenzia per
i Servizi Sanitari Regionali, opera sulla base delle informazioni
desumibili dal sistema di monitoraggio e garanzia di cui al decreto
ministeriale 12 dicembre 2001, nonche’ dei flussi informativi
afferenti al Nuovo Sistema Informativo Sanitario.
3. Il Comitato e’ composto da quattro rappresentanti del Ministero
della salute, di cui uno con funzioni di coordinatore, due
rappresentanti del Ministero dell’economia e delle finanze, un
rappresentante del Dipartimento per gli affari regionali della
Presidenza del Consiglio dei Ministri e da sette rappresentanti delle
Regioni designati dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e
delle Province autonome.

Art. 10.
Edilizia sanitaria e ammodernamento tecnologico
1. Ai fini dell’applicazione di quanto previsto dall’art. 1, comma
188, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, si conviene che per le
Regioni che alla data del 1° gennaio 2005 abbiano ancora in corso di
completamento il proprio programma di investimenti in attuazione
dell’art. 20 della legge 11 marzo 1988, n. 67, e successive
modificazioni, sia fissata al 15% la quota minima delle risorse
residue da destinare al potenziamento ed ammodernamento tecnologico,
salvo la dimostrazione da parte delle Regioni di aver gia’ investito
risorse per l’ammodernamento tecnologico.
2. Le risorse residue di cui al comma 1 sono quelle risultanti
dalla differenza tra le risorse complessivamente assegnate e le
risorse gia finalizzate a specifici interventi, compresi in Accordi
di programma gia’ sottoscritti e per i quali, al momento dell’entrata
in vigore della legge 30 dicembre 2004, n. 311, sia gia’ avvenuta
l’emanazione del decreto dirigenziale del Ministero della salute di
ammissione al finanziamento, ovvero sia gia’ stata formalmente
commissionata la progettazione da parte della Regione interessata.

Art. 11.
Dispositivi medici
1. Al fine di promuovere qualita’ ed efficienza nell’utilizzo dei
dispositivi medici, si conviene sulla necessita’ di uno sviluppo
dell’attivita’ della Commissione unica sui dispositivi medici,
istituita dall’art. 57 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, per lo
svolgimento di funzioni consultive sulle problematiche concernenti
tali dispositivi medici.

Art. 12.
Tavolo di verifica degli adempimenti
1. Ai fini della verifica degli adempimenti per le finalita’ di
quanto disposto dall’art. 1, comma 184, lettera c) della legge
30 dicembre 2004, n. 311, e’ istituito presso il Ministero
dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria
generale dello Stato, il Tavolo tecnico per la verifica degli
adempimenti, coordinato da un rappresentante del Ministero
dell’economia e delle finanze e composto da rappresentanti:
del Dipartimento degli affari regionali della Presidenza del
Consiglio dei Ministri;
del Ministero della salute;
delle Regioni capofila delle Areee sanita’ e Affari finanziari,
nell’ambito della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e Province
autonome;
di una ulteriore regione indicata dalla Conferenza dei Presidenti
delle Regioni e delle Province autonome;
dell’Agenzia per i Servizi sanitari regionali;
della Segreteria della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano;
della Segreteria della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e
delle Province autonome.
2. Il Tavolo tecnico di cui al comma 1 richiede alle singole
Regioni la documentazione necessaria alla verifica degli adempimenti.
Il Tavolo procede ad un primo esame della documentazione, informando
le Regioni, prima della convocazione, sui punti di criticita’
riscontrati, affinche’ esse possano presentarsi con le eventuali
integrazioni, atte a superare le criticita’ individuate. Il
coordinatore del Tavolo tecnico dispone che di tutte le sedute sia
redatto verbale. Il verbale, che da’ conto dei lavori e delle
posizioni espresse dai partecipanti, e’ trasmesso ai componenti del
Tavolo e alla Regione interessata.
3. Il Tavolo tecnico:
entro il 30 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento,
fornisce alle Regioni le indicazioni relative alla documentazione
necessaria per la verifica degli adempimenti, che le stesse devono
produrre entro il successivo 30 maggio;
effettua una valutazione del risultato di gestione, a partire
dalle risultanze contabili al quarto trimestre ed esprime il proprio
parere entro il 30 luglio dell’anno successivo a quello di
riferimento;
si avvale delle risultanze del Comitato di cui all’art. 9 della
presente intesa, per gli aspetti relativi agli adempimenti riportati
nell’Allegato 1, al Punto 2, lettere c), e), f), g), h), e agli
adempimenti derivanti dagli articoli 3, 4 e 10 della presente intesa;
riferisce sull’esito delle verifiche al Tavolo politico, che
esprime il suo parere entro il 30 settembre dell’anno successivo a
quello di riferimento. Riferisce, altresi’, al tavolo politico su
eventuali posizioni discordanti. Nel caso che tali posizioni
riguardino la valutazione degli adempimenti di una singola Regione,
la stessa viene convocata dal Tavolo politico.
4. Il Tavolo politico e’ composto:
per il Governo, dal Ministro dell’economia e delle finanze o suo
delegato, dal Ministro della salute o suo delegato e dal Ministro per
gli affari regionali o suo delegato;
per le Regioni, da una delegazione politica della Conferenza dei
Presidenti delle Regioni e delle Province autonome, guidata dal
Presidente o suo delegato.
5. Il Ministero dell’economia e delle finanze, successivamente alla
presa d’atto del predetto Tavolo politico in ordine agli esiti delle
verifiche sugli adempimenti in questione, provvede entro il
15 ottobre dell’anno successivo a quello di riferimento per le
Regioni adempienti ad erogare il saldo, e provvede nei confronti
delle Regioni inadempienti ai sensi dell’art. 1, comma 176, della
legge n. 311 del 2004.

Art. 13.
Regioni a statuto speciale e Province autonome
1. I contenuti della presente intesa si applicano alle Regioni a
statuto speciale e alle Province Autonome compatibilmente con gli
statuti di autonomia e le relative norme di attuazione.

Art. 14.
Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e policlinici
universitari
1. Il Governo e le Regioni si impegnano, per quanto di rispettiva
competenza, ad adottare i provvedimenti necessari a garantire che,
entro il 31 luglio 2005, sia completato il processo di
aziendalizzazione, ai sensi delle norme vigenti, dei policlinici
universitari, nonche’ di insediamento dei nuovi organi degli istituti
di ricovero e cura a carattere scientifico previsti dalla normativa
vigente.
Roma, 23 marzo 2005
Il presidente: La Loggia
Il segretario: Carpino

Allegati 1,2,3
—-> Vedere Allegato da pag. 14 a pag. 28 del S.O.

Allegato 1
1. In riferimento a quanto previsto dall’articolo 1 della presente
Intesa, si riportano di seguito gli adempimenti gia’ previsti dalla
legislazione vigente ai fini dell’accesso all’incremento delle
risorse finanziarie a carico del bilancio dello Stato nei termini
stabiliti dalle disposizioni di cui al decreto – legge 18 settembre
2001, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n.
405, all’art. 4 del decreto – legge 15 aprile 2002, n. 63,
convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112,
come integrato dall’articolo 52, comma 4, della legge 27 dicembre
2002, n. 289 e dagli articoli 48 e 50 del decreto – legge 30
settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24
novembre 2003, n. 326, dalla legge 24 dicembre 2003, n.350, integrati
dagli adempimenti previsti dalla presente Intesa.
2. E’ previsto che le Regioni siano tenute ad ottemperare ai seguenti
adempimenti, e in particolare a:
a) mantenere la stabilita’ e l’equilibrio di gestione del servizio
sanitario regionale, tramite:
misure di contenimento della spesa (strumenti di controllo della
domanda, riduzione della spesa sanitaria o in altri settori,
applicazione di strumenti fiscali);
– la quantificazione dei maggiori oneri a proprio carico, indicandone
la copertura (art. 4, commi 2 e 3, del decreto-legge 18 settembre
2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre
2001, n. 405);
b) adempiere alle disposizioni in materia di acquisto di beni e
servizi, cosi’ come previsto dall’art. 2, comma 1, del decreto-legge
18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge
16 novembre 2001, n. 405, cosi’ come modificato dall’art. 3, comma
168, della legge 24 dicembre 2003, n. 350,-
c) adempiere:
– agli obblighi informativi sul monitoraggio della spesa relativi
all’invio al Sistema Informativo Sanitario dei modelli CE, SP, CI> ed
LA (decreto ministeriale 16 febbraio 2001, decreto ministeriale 28
maggio 2001, decreto ministeriale 29 aprile 2003, decreto
ministeriale 18 giugno 2004);
– agli obblighi informativi sugli indicatori e parametri contenuti
nel decreto ministeriale 12 dicembre 2001;
d) adeguarsi alle prescrizioni del patto di stabilita’ interno
(articolo 1 del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito,
con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405);
e) mantenere l’erogazione delle prestazioni ricomprese nei L.E.A.,
(decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001 e
successive modifiche ed
integrazioni, articolo 54 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 e
articolo 1, comma 169, della legge 30 dicembre 2004, nn. 311);
f) adottare lo standard di dotazione media di 5 posti letto per mille
abitanti, di cui F l per mille riservato alla riabilitazione ed alla
lungodegenza post-acuzie (articolo 3, comma 4, del decreto – legge 18
settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16
novembre 2001, n. 405), cosi’ come integrato da quanto convenuto
all’articolo 4, comma 1, lettera a) della presente intesa;
g) adottare i criteri e le modalita’ per l’erogazione delle
prestazioni che non soddisfano il principio di appropriatezza
organizzativa e di economicita’ nella utilizzazione delle risorse, in
attuazione del punto 4.3 dell’Accordo Stato-Regioni del 22 novembre
2001. La relativa verifica avviene secondo le modalita’ definite
nell’accordo Stato-Regioni del 1 ° luglio 2004, atto rep. n. 2035,
(articolo 52, comma 4, lettera b), della legge 27 dicembre 2002, n.
289);
h) attuare nel proprio territorio, nella prospettiva
dell’eliminazione o del significativo contenimento delle liste di
attesa, le adeguate iniziative, senza maggiori oneri a carico del
bilancio dello Stato, dirette a favorire lo svolgimento, presso gli
ospedali pubblici, di accertamenti diagnostici in maniera
continuativa, con l’obiettivo finale della copertura del servizio nei
sette giorni della settimana, in armonia con quanto previsto
dall’accordo tra il Ministro della salute, le Regioni e le Province
Autonome del 14 febbraio 2002, atto rep. n. 1387, sulle modalita’ di
accesso alle prestazioni diagnostiche e terapeutiche e gli indirizzi
applicativi sulle liste di attesa. A tale fine, la flessibilita’
organizzativa e gli istituti contrattuali della turnazione, del
lavoro straordinario e della pronta disponibilita’, potranno essere
utilizzati, unitamente al recupero di risorse attualmente utilizzate
per finalita’ non prioritarie, per ampliare notevolmente l’offerta
dei servizi, con diminuzione delle giornate complessive di degenza.
Annualmente le Regioni predispongono una relazione da presentare in
sede di Conferenza Stato-Regioni, anche ai fini del successivo
inoltro da inviare al Parlamento, circa l’attuazione dei presenti
adempimenti e dei risultati raggiunti (articolo 52, comma 4, lettera
c), della legge 27 dicembre 2002, n. 289);
i) adottare i provvedimenti diretti a prevedere, ai sensi
dell’articolo 3, comma 2, lettera e), del decreto-legge 18 settembre
2001 n. 347, convertito con modificazioni, dalla legge 16 novembre
2001, n. 405, la decadenza automatica dei direttori generali
nell’ipotesi di mancato raggiungimento dell’equilibrio economico
delle aziende sanitarie ed ospedaliere, nonche’ delle aziende
ospedaliere autonome (articolo 52, comma 4, lettera d) della legge 27
dicembre 2002, n. 289);
j) attivare sul proprio territorio il monitoraggio delle prescrizioni
mediche, farmaceutiche, specialistiche ed ospedaliere di cui ai commi
5-bis, 5-ter e 5-qoater dell’articolo 87 della legge 23 dicembre
2000, n. 388; la relativa verifica avviene secondo modalita’ definite
in sede di Conferenza Stato- Regioni (articolo 52, comma 4, lettera
a), della legge 27 dicembre 2002, n.289). Tale adempimento
regionale si considera rispettato dall’applicazione, in rapporto allo
stato di attuazione delle procedure previste, delle disposizioni
dell’articolo 50 del decreto – legge 30 settembre 2003 n. 269
convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326.
Tale adempimento si intende rispettato anche nel caso in cui le
Regioni dimostrino di avere realizzato, in rapporto allo stato di
attuazione delle procedure previste, direttamente nel proprio
territorio sistemi di monitoraggio delle prescrizioni mediche,
nonche’ di trasmissione telematica al Ministero dell’economia e delle
finanze, di copia dei dati dalle stesse acquisiti, i cui standard
tecnologici e di efficienza ed effettivita’, verificati d’intesa con
il Ministero dell’economia e delle finanze, risultino non inferiori a
quelli realizzati in attuazione dell’articolo 50 del decreto legge 30
settembre 2003 n. 269 convertito, con modificazioni, dalla legge 24
novembre 2003, n. 326;
k) adottare tutti i provvedimenti, in rapporto allo stato di
attuazione delle procedure previste, affinche’ le aziende sanitarie
locali, le aziende ospedaliere e, ove autorizzati dalle Regioni, gli
istituti di ricovero e cura a carattere scientifico ed i policlinici
universitari che consegnano i ricettari ai medici del SSN di cui al
comma 2, dell’ articolo 50 del decreto – legge 30 settembre 2003 n.
269 convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n.
326, in numero definito, secondo le loro necessita’, comunichino
inunediatamente al Ministero dell’economia e delle finanze, in via
telematica, il nome, il cognome, il codice fiscale dei medici ai
quali e’ effettuata la consegna, l’indirizzo dello studio, del
laboratorio ovvero l’identificativo della struttura sanitaria nei
quali gli stessi operano, nonche’ la data della consegna e i numeri
progressivi regionali delle ricette consegnate. Con provvedimento
dirigenziale del Ministero dell’economia e delle finanze sono
stabilite le modalita’ della trasmissione telematica (articolo 50,
comma 4, del decreto – legge 30 settembre 2003 n. 269 convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326);
1) ripianare il 40 per cento del proprio superamento del tetto per la
spesa farmaceutica, attraverso l’adozione di specifiche misure in
materia di farmaceutica, di cui all’articolo 4, comma 3, del decreto
– legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni,
dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, (articolo 48, comma 5, lettera
f del decreto – legge 30 settembre 2003 ti. 269 convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326);
m) gli ulteriori adempimenti connessi a quanto stabilito dalla
presente Intesa.

Allegato 2

IL PIANO NAZIONALE DELLA PREVENZIONE 2005-2007
Premessa
L Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un aumento della vita
media ed ad una modifica delle cause di morte in Italia con l’aumento
considerevole delle malattie cronico degenerative e dei tumori. La
crescente incidenza delle malattie croniche e delle loro complicanze
fa si’ che il peso finanziario di queste patologie, che si scarica
sul Servizio Sanitario Nazionale, nell’arco di un decennio diverra’
insostenibile. Le patologie croniche sono in larga misura prevenibili
e questo giustifica la necessita’ di definire un piano nazionale
della prevenzione. Tutti i paesi avanzati, proprio in considerazione
dei costi legati alle malattie cronico-degenerative si stanno
attivando, per attuare riforme strutturali, sanitarie e di welfare,
tali da consentire che questa prevenzione abbia luogo (1).
La Legge finanziaria 2005 ha previsto tra gli obiettivi che le
Regioni devono conseguire, al fine di ottenere il conguaglio del 5%
del Fondo Sanitario Nazionale, l’attivazione del Piano Nazionale
della Prevenzione e del Piano nazionale della formazione.
L’importanza di attivare un piano per la prevenzione era gia’ stata
condivisa dalle Regioni che avevano sottoscritto l’accordo di
Cernobbio del 6/4/2004 sulle priorita’ in sanita’, tra queste la
prevenzione. Gli interventi di prevenzione, sia primaria che
secondaria, che gli interventi di educazione e promozione della
salute in Italia, sono effettuati da diversi anni, ma le modalita’ di
attivazione di tali interventi, anche di quelli la cui efficacia e’
documentata scientificamente, e’ stata realizzata in modo molto
difforme dalle singole Regioni. Inoltre alcuni mutamenti normativi e
l’evoluzione tecnico-scientifica, con particolare riguardo
all’affermarsi della metodologia di Evidence Based Prevention, hanno
delineato una diversa evoluzione, anche di tipo organizzativo, dei
Servizi di Prevenzione. Cosi’ oggi rileviamo che in Italia solo poco
piu’ della meta’ dei soggetti nelle fasce di eta’ a rischio si
sottopone agli screening per la diagnosi precoce dei tumori del seno
e dell’utero. Quello che serve e’, quindi, un coordinamento che
permetta di conseguire, in tutto il Paese uniformemente, obiettivi di
salute tali, da garantire che tutti i cittadini aventi titolo possano
accedere ai servizi di diagnosi precoce e di prevenzione e, quindi,
ottenere un risparmio di vite umane e una riduzione delle patologie.
Pur nel rispetto delle peculiarita’ regionali, vi e’ comunque
l’esigenza che le diverse esperienze e scelte organizzative abbiano
un momento di confronto e coordinamento ed anche siano condivise,
relativamente ai principali interventi e strategie preventive, fermo
restando la responsabilita’ da parte delle Regioni di procedere,
nell’ambito della propria autonomia organizzativa, a prevedere
specifici progetti sulla base delle conoscenze epidemiologiche
caratterizzanti le diverse realta’ regionali.
Sul piano nazionale della prevenzione si concentrano, inoltre,
risorse mai considerate precedentemente, derivabili dalla quota
vincolata agli obiettivi prioritari del piano sanitario nazionale e
da altre risorse individuate dal Governo per interventi specifici,
quali quelle individuate dalla legge n. 13 8 del 2004.
Perche’ si possano valutare gli effetti di un piano di prevenzione,
e’ necessario che lo stesso abbia un respiro almeno triennale, per
permettere la messa a regime degli interventi. Per questo il piano
nazionale della prevenzione va disegnato, per essere fattibile,
prevedendo accanto agli obiettivi triennali una gradualita’ degli
interventi che porti a regime l’intero piano nel periodo considerato
e che individui le priorita’ rispetto ai diversi campi di azione.
—–
(1) Con la comunicazione COM/99/0347 “Una strategia
concertata per modernizzare la protezione sociale”, la
Comnussione Europea ha individuato nel 1999 alcun obiettivi
fondamentali, tra i quali quello della prevenzione,
(promuovendo misure attive e non passive) e quello di una
rete di sicurezza sociale, suggerendo agli Stati Membri lo
scambio delle esperienze e la valutazione periodica e
sistematica delle politiche attuate. Questi suggerimenti
sono stati recepiti nel 2000 dal Consiglio straordinario
dei Capi di. Stato e di Governo a Lisbona, che hanno
indicato tra gli obiettivi dell’Europa un migliore sistema
di welfare come fattore di sviluppo e di coesione sociale
in un contesto di crescente competitivita’ internazionale.

2. Gli ambiti del Piano nazionale della prevenzione 2005-2007
Gli ambiti del piano nazionale di prevenzione per il triennio
2005-2007 sono quelli gia’ previsti nell’accordo di Cernobbio: la
prevenzione della patologia cardiovascolare, e la prevenzione delle
complicanze del diabete; la diagnosi precoce dei tumori, le
vaccinazioni; a tali ambiti va aggiunta la prevenzione degli
incidenti, ivi compresi gli incidenti domestici, per l’impatto in
termini di anni di vita persi e di invalidita’. Di ognuno di questi
temi si delineano le linee strategiche e gli obiettivi attesi,
rimandando l’elaborazione delle schede attuative al Centro nazionale
per la prevenzione e il controllo delle malattie
2.1) La prevenzione cardiovascolare.
Per iniziare il programma di prevenzione cardiovascolare sono da
considerarsi quattro distinte iniziative:
1) la diffusione della carta del rischio a gruppi di soggetti,
2) la prevenzione dell’obesita’ nelle donne in eta’ fertile e nel
bambino;
3) la prevenzione attiva delle complicanze del diabete di tipo II
nell’adulto e nel bambino, aumentando la cornpliance del paziente,
4) la prevenzione delle recidive nei soggetti che gia’ hanno avuto
accidenti cardiovascolari, cosicche’ questi non si ripetano.
2.1.1 Quale strumento estremamente valido per la definizione del
rischio cardiovascolare, si propone l’utilizzo della cosiddetta carta
del rischio, in quanto consente di offrire al soggetto in esame la
conoscenza delle probabilita’ di andare incontro, nei successivi
dieci anni, a un incidente cardiovascolare in base ai fattori di
rischio che caratterizzano la sua vita. La consapevolezza acquisita
del possibile aumento del rischio in misura considerevole induce il
soggetto in esame a chiedere consiglio al medico su come modificare i
propri stili di vita, cosi’ da abbassare il rischio, e questa e’ una
occasione estremamente favorevole per consigliare al soggetto in
esame su come comportarsi e tutelare meglio la propria salute.
L’Istituto Superiore di Sanita’ ha definito i fattori di rischio e il
peso di ognuno di essi, costruendo la carta del rischio in base
all’esame di una coorte italiana, evitando quindi di dover importare
dall’estero e tipicamente dallo studio Franringharn questi elementi,
che a volte non si adattano bene alla nostra gente. I fattori di
rischio considerati dalla carta sono sei (eta’, fumo di tabacco,
colesterolemia totale e livello di HDL colesterolo, i valori di
pressione arteriosa sistolica, l’iperglicemia) e considerano
separatamente uomini e donne, soggetti diabetici e non diabetici .
Il Centro nazionale per la prevenzione e la sorveglianza delle
malattie individuera’ le linee operative per l’applicazione della
carta, che potra’ prevedere, in fase di avvio, anche l’individuazione
di eventuali gruppi target specifici. Sara’ necessario prevedere
anche una formazione specifica e l’attivazione di un sistema di
registrazione dei dati, per la valutazione di efficacia e per studi
epidemiologici. In fase di elaborazione delle schede attuative
saranno anche individuate le modalita’ per dare avvio al programma
nelle singole realta’ regionali.
2.1.2 La prevenzione dell’obesita’ nelle donne in eta’ fertile
agevola fortemente la prevenzione del diabete di tipo II per la
stessa donna, ma anche la prevenzione dello sviluppo del diabete
nell’eventuale nuovo nato. E’ quindi giustificato un intervento
preventivo, che si basa su semplici elementi di prevenzione: lo
screening sistematico da parte del medico di famiglia, ma anche dalla
donna su se stessa con indicatori di obesita’, ricordando che per un
test di semplice adozione si puo’ fare ricorso a misure fortemente
indicative, quali quelle dell’Indice di Massa Corporea (BMI) e la
circonferenza addominale.
Questo approccio potra’ permettere un’ampia attivita’ di prevenzione,
ma sopratutto consentira’ di mirare l’intervento preventivo alle
persone realmente a rischio.
2.1.3 Per quanto riguarda la prevenzione del diabete di tipo II e
delle sue complicanze si tratta di un’iniziativa che e’ perseguita
gia’ in altri Stati e tipicamente negli Stati Uniti dalla Kaiser
Permanente in California. Si tratta innanzitutto di censire la
popolazione affetta da diabete di tipo II, che in grande misura e’
inconsapevole di avere questa patologia.
Spesso il diabete di tipo II si associa all’obesita’ in una sindrome
chiamata Diabesity e, quindi, e’ soprattutto a questo tipo di
popolazione che si deve rivolgere l’attenzione. Il censimento
periodico della popolazione consente anche di monitorare la crescita
dell’incidenza di questa patologia e di attivare dei programmi di
prevenzione delle complicanze. Sappiamo infatti che questi pazienti
inizialmente collaborano attivamente con il medico, ma poi, con
l’andare del tempo, la compliance alle indagini e alla terapia cala
in maniera pericolosa. Importante e’ la funzione di sostegno del
medico che gli permette di tenere sotto controllo il gruppo di
pazienti e di coinvolgerli attivamente nel programma terapeutico.
Anche in questo caso la comunicazione medico-paziente e
istituzione-paziente e’ fondamentale. Le schede attuative
individueranno le modalita’ per dare avvio al programma nelle singole
realta’ regionali. Va ricordato, infine, che il diabete dei bambini
sta diventando un problema anche in Italia e quindi il programma si
deve estendere anche ai bambini e in particolare ai bambini obesi.
Come si puo’ notare questo programma si integra facilmente con il
primo, perche’ il diabete e’ uno dei fattori di rischio inclusi nella
carta del rischio.
2.1.4 Il quarto oggetto della prevenzione cardiovascolare riguarda le
recidive di coloro che hanno gia’ avuto un primo accidente, sia a
livello cardiaco, sia a livello cerebrale. In questi casi le societa’
scientifiche raccomandano un trattamento adeguato, che consente di
ritardare o prevenire l’occorrenza di un secondo incidente.
2.2) Screening dei tumori.
Gli screening dei tumori validati sono oggetto di raccomandazione
Europea e sono tre:
1)screening del tumore del seno;
2)screening del cancro della cervice uterina;
3)screening del cancro del colon retto.
Per ognuno di questi screening e’ necessario attivare programmi e
coordinare le azioni, in modo da sollecitare in modo attivo la
popolazione alla partecipazione ai programmi di prevenzione.
Anche in questo caso la figura del medico di famiglia e’ molto
importante, in quanto il medico di famiglia puo’ sollecitare
l’attenzione di queste persone e effettuare un adeguato counselling.
Fondamentale elemento, perche’ la campagna di screening risulti
efficace, e’ definire il percorso per i soggetti positivi, in modo da
evitare perdite di tempo e tracciare dei percorsi prioritari per
questi pazienti, affinche’ risolvano il loro problema, arrivando
rapidamente ad una diagnosi certa.
Altro punto importante e’ che gli screening vengano effettuati in
condizioni nelle quali sono garantite la qualita’ delle attrezzature
e delle procedure.
E’ compito della Regione disegnare questa rete dei Centri di
screening e valutare la qualita’ e quantita’ del loro lavoro.
La comunicazione istituzionale unica e centralizzata, infine, evita
di disperdere risorse in inutili campagne e in inutili pubblicazioni,
permette di rendere molto efficace questa comunicazione, onde
raggiungere tutta la popolazione e appoggiare la campagna che la
Regione effettua.
2.3) Prevenzione degli incidenti
Gli incidenti sono la prima causa di morte nei giovani. Nei giovani
la maggiore causa di morte e’ legata agli incidenti stradali.
Per quanto riguarda gli anziani, sappiamo che gli incidenti domestici
sono cause prevenibili di disabilita’ e di mortalita’ molto rilevanti
come pure per i bambini.
La problematica degli incidenti domestici, che colpiscono alcune
fasce di popolazione particolari, come bambini e anziani, assume un
rilievo consistente in termini sia di morbosita’ che di mortalita’.
Benche’ tale fenomeno non sia completamente azzerabile, vi sono ampi
margini per intervenire e prevenirne una buona parte.
Una prima tipologia di interventi riguarda il censimento degli
infortuni: molta parte degli interventi avviati in diverse Regioni
hanno attinto ai dati del Pronto Soccorso, tuttavia ulteriori sforzi
dovranno essere attuati per una maggior completezza ed
approfondimento dei dati
La comunicazione istituzionale, ovviamente, avra’ il suo ruolo e
ancora una volta la comunicazione dovra’ essere centralizzata onde
evitare inutili dispersioni di risorse.
2.4) Piano delle vaccinazioni.
Le coperture vaccinali raggiungono un risultato insoddisfacente in
alcune Regioni, non raggiungendo i valori-soglia, specifici per ogni
malattia, che ne garantirebbero l’eliminazione. Si tratta in
particolare delle vaccinazioni raccomandate per i bambini e in
particolare la vaccinazione anti morbillosa, cosicche’ ancora oggi in
Italia il morbillo e’ una malattia che miete vittime e che comporta
patologia.
Fermo restando i contenuti del Piano Nazionale per l’eliminazione del
morbillo e della rosolia congenita di cui all’accordo Stato – Regioni
del 13 novembre 2003, e l’iter di aggiornamento del Piano nazionale
vaccini, richiamato dal DPCM 29 novembre 2001, occorre richiamare
l’importanza delle anagrafi vaccinali, cosi’ da poter valutare la
necessita’ e gli effetti delle campagne vaccinali, in atto e da
implementare, e condividere criteri per la scelta dei nuovi vaccini
fondati sull’EBP e su scelte che ne graduino la priorita’; definire
l’offerta essenziale del calendario vaccinale e dei vaccini per le
categorie particolari, lasciando alle Regione l’opzione e
l’introduzione di altri preparati, in relazione a particolari
condizioni epidemiologiche.
Per quanto riguarda gli anziani le vaccinazioni piu’ importanti sono
quelle antiinfluenzale e quella anti pneumococcica, benche’ – per
quanto riguarda quest’ultima – le piu’ recenti revisioni sistematiche
ne mettano in discussione l’efficacia: si trattera’, dunque, di
implementare nuove azioni che raccordino i dati epidemiologici con le
strategie. Anche qui vi e’ una forte azione da svolgere d’accordo con
i medici di medicina generale e tramite la comunicazione di massa
centralizzata, onde evitare che in Italia gran parte degli anziani
non si vaccini contro l’influenza e vada incontro a pesanti patologie
e mortalita’ durante l’inverno.
3. D coordinamento del Piano
3.1) Al Centro Nazionale per la prevenzione ed il controllo delle
malattie (CCM), tra i cui compiti istitutivi prioritari, di cui al DM
1 ° luglio 2004, e’ previsto il coordinamento con le Regioni dei
piani di sorveglianza e di prevenzione attiva, sono affidati i
seguenti compiti, da attuarsi con la partecipazione diretta dei
propri comitati scientifico e tecnico per le specifiche competenze:
a) traduzione delle linee generali di intervento sopra richiamate in
linee operative, prevedendo, con la partecipazione dei propri organi,
che per i programmi non ancor validati scientificamente sul
territorio nazionale, sia possibile attuare dei progetti pilota, per
verificarne l’impatto prima della messa a regime;
b) definizione di un cronoprogramma di sviluppo degli interventi
previsti nei programmi specifici, che individui le fasi di attuazione
e le modalita’ di verifica dell’attuazione dei singoli programmi;
c) supporto alle singole Regioni, nella definizione dei programmi
regionali attuativi;
d) diffusione delle iniziative e dei progetti di cui al presente
Piano, in modo univoco e unificato sul territorio nazionale, al fine
di evitare iniziative che si sovrappongano e ulteriori risorse.
4. Finanziamento del Piano
4.1) Sul Piano Nazionale della Prevenzione, che parte nel 2005, si
concentrano risorse mai considerate precedentemente e che prevedono
l’importo di 240 milioni di curo che le Regioni accettano di
vincolare sulla quota del riparto CIPE destinata agli obiettivi
specifici del Piano Sanitario Nazionale, ai sensi dell’articolo 1,
comma 34, della legge 27 dicembre 1992, n.662. Tale quota corrisponde
al 25% della quota delle risorse spettante a ciascuna Regione per il
raggiungimento degli obiettivi di piano.
Oltre a tali risorse le Regioni condividono di mettere a disposizione
risorse ulteriori per un ammontare di 200 milioni di euro, attingendo
la quota indistinta della delibera CIPE per ciascuno degli anni 2005,
2006 e 2007.
Le risorse cosi’ disponibili sono riportate nella seguente tabella:

—-> Vedere Tabella a pag. 24 della G.U.

CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO

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