COMITATO INTERMINISTERIALE PER LA PROGRAMMAZIONE ECONOMICA - DELIBERAZIONE 2 dicembre 2005 | Edilone.it

COMITATO INTERMINISTERIALE PER LA PROGRAMMAZIONE ECONOMICA – DELIBERAZIONE 2 dicembre 2005

COMITATO INTERMINISTERIALE PER LA PROGRAMMAZIONE ECONOMICA - DELIBERAZIONE 2 dicembre 2005 - Primo programma delle opere strategiche (legge n. 443/2001). Accessibilita' Valtellina - SS. n. 38 - Lotto 1 - Variante di Morbegno dallo svincolo di Fuentes (compreso) allo svincolo del Tartano (compreso). (Deliberazione n. 151/05). (GU n. 196 del 24-8-2006)

COMITATO INTERMINISTERIALE PER LA PROGRAMMAZIONE ECONOMICA

DELIBERAZIONE 2 dicembre 2005

Primo programma delle opere strategiche (legge n. 443/2001).
Accessibilita’ Valtellina – SS. n. 38 – Lotto 1 – Variante di
Morbegno dallo svincolo di Fuentes (compreso) allo svincolo del
Tartano (compreso). (Deliberazione n. 151/05).

IL COMITATO INTERMINISTERIALE PER LA PROGRAMMAZIONE ECONOMICA
Vista la legge 21 dicembre 2001, n. 443, che, all’art. 1, ha
stabilito che le infrastrutture pubbliche e private e gli
insediamenti strategici e di preminente interesse nazionale, da
realizzare per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese, vengano
individuati dal Governo attraverso un programma formulato secondo i
criteri e le indicazioni procedurali contenuti nello stesso articolo,
demandando a questo Comitato di approvare, in sede di prima
applicazione della legge, il suddetto programma entro il 31 dicembre
2001;
Vista la legge 1° agosto 2002, n. 166, che, all’art. 13, oltre a
recare modifiche al menzionato art. 1 della legge n. 443/2001,
autorizza limiti di impegno quindicennali per la progettazione e la
realizzazione delle opere incluse nel programma approvato da questo
Comitato e per interventi nel settore idrico di competenza del
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
Visto il decreto legislativo 20 agosto 2002, n. 190, attuativo
dell’art. 1 della menzionata legge n. 443/2001;
Visti, in particolare, l’art. 1 della citata legge n. 443/2001,
come modificato dall’art. 13 della legge n. 166/2002, e l’art. 2 del
decreto legislativo n. 190/2002, che attribuiscono la responsabilita’
dell’istruttoria e la funzione di supporto alle attivita’ di questo
Comitato al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che puo’
in proposito avvalersi di apposita «struttura tecnica di missione»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n.
327, recante il testo unico delle disposizioni legislative e
regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilita’,
come modificato – da ultimo – dal decreto legislativo 27 dicembre
2004, n. 330;
Visto l’art. 11 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, recante
«Disposizioni ordinamentali in materia di pubblica amministrazione»,
secondo il quale, a decorrere dal 1° gennaio 2003, ogni progetto di
investimento pubblico deve essere dotato di un codice unico di
progetto (CUP);
Visto il decreto legislativo 17 agosto 2005, n. 189, recante
modifiche ed integrazioni al decreto legislativo n. 190/2002, in
materia di redazione ed approvazione dei progetti e delle varianti,
nonche’ di risoluzione delle interferenze per le opere strategiche e
di preminente interesse nazionale;
Vista la delibera 21 dicembre 2001, n. 121 (Gazzetta Ufficiale n.
51/2002, supplemento ordinario), con la quale questo Comitato, ai
sensi del piu’ volte richiamato art. 1 della legge n. 443/2001, ha
approvato il 1° Programma delle opere strategiche, che include,
nell’ambito del «Corridoio Plurimodale Padano», tra i «Sistemi
stradali ed autostradali», l’intervento «Accessibilita’ Valtellina»,
con un costo complessivo di 480,821 Meuro;
Vista la delibera 27 dicembre 2002, n. 143 (Gazzetta Ufficiale n.
87/2003, errata corrige in Gazzetta Ufficiale n. 140/2003), con la
quale questo Comitato ha definito il sistema per l’attribuzione del
Cup, che deve essere richiesto dai soggetti responsabili di cui al
punto 1.4 della delibera stessa;
Vista la delibera 25 luglio 2003, n. 63 (Gazzetta Ufficiale n.
248/2003), con la quale questo Comitato ha formulato, tra l’altro,
indicazioni di ordine procedurale riguardo alle attivita’ di supporto
che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e’ chiamato a
svolgere ai fini della vigilanza sull’esecuzione degli interventi
inclusi nel 1° Programma delle infrastrutture strategiche;
Vista la delibera 27 maggio 2004, n. 11 (Gazzetta Ufficiale n.
230/2004), con la quale questo Comitato ha approvato lo schema tipo
di piano economico-finanziario ai sensi dell’art. 4, comma 140, della
legge n. 350/2003;
Vista la delibera 29 settembre 2004, n. 24 (Gazzetta Ufficiale n.
276/2004), con la quale questo Comitato ha stabilito che il CUP deve
essere riportato su tutti i documenti amministrativi e contabili,
cartacei ed informatici, relativi a progetti d’investimento pubblico,
e deve essere utilizzato nelle banche dati dei vari sistemi
informativi, comunque interessati ai suddetti progetti;
Vista la sentenza n. 303 del 25 settembre 2003 con la quale la
Corte costituzionale, nell’esaminare le censure mosse alla legge n.
443/2001 ed ai decreti legislativi attuativi, si richiama
all’imprescindibilita’ dell’intesa tra Stato e singola regione ai
fini dell’attuabilita’ del programma delle infrastrutture strategiche
interessanti il territorio di competenza, sottolineando come l’intesa
possa anche essere successiva ad un’individuazione effettuata
unilateralmente dal Governo e precisando che i finanziamenti concessi
all’opera sono da considerare inefficaci finche’ l’intesa non si
perfezioni;
Visto il decreto emanato dal Ministro dell’interno il 14 marzo 2003
di concerto con il Ministro della giustizia e il Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti, come integrato dal decreto
dell’8 giugno 2004, con il quale – in relazione al disposto dell’art.
15, comma 5, del decreto legislativo n. 190/2002 – e’ stato
costituito il Comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza delle
grandi opere;
Vista la nota 5 novembre 2004, n. COM/3001/1, con la quale il
coordinatore del predetto Comitato di coordinamento per l’alta
sorveglianza delle grandi opere espone le linee guida varate dal
Comitato nella seduta del 27 ottobre 2004;
Vista la nota 18 novembre 2005, n. 540 – integrata con la nota
2 dicembre 2005, n. 583 – con la quale il Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti ha trasmesso la relazione istruttoria
«Accessibilita’ Valtellina – SS. n. 38 – lotto 1 – variante di
Morbegno, dallo svincolo di Fuentes (compreso) allo svincolo del
Tartano (compreso)», relazione della quale copia aggiornata viene
consegnata in seduta, proponendo l’approvazione, con prescrizioni e
raccomandazioni, del progetto definitivo ai sensi dell’art. 16 del
decreto legislativo n. 190/2002, e richiedendo il finanziamento, per
un importo di 140 Meuro, del primo stralcio Variante di Morbegno,
«dallo svincolo di Fuentes allo svincolo di Cosio con collegamento a
sx Bitto»;
Considerato che questo Comitato ha conferito carattere
programmatico al quadro finanziario riportato nell’allegato 1 della
suddetta delibera n. 121/2001, riservandosi di procedere
successivamente alla ricongnizione delle diverse fonti di
finanziamento disponibili per ciascun intervento;
Considerato che l’opera e’ compresa nell’Intesa generale quadro tra
Governo e Regione Lombardia, sottoscritta l’11 aprile 2003,
nell’ambito dei «Corridoi autostradali e stradali»;
Considerato che al progetto in argomento e’ stato assegnato il CUP:
32C0500028001;
Udita la relazione del Ministro delle infrastrutture e dei
trasporti;
Acquisita in seduta l’intesa del Ministro dell’economia e delle
finanze;

PRENDE ATTO

1. Delle risultanze dell’istruttoria svolta dal Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti ed in particolare:
1.1 sotto l’aspetto tecnico procedurale:
che il progetto definitivo di cui si propone l’approvazione fa
parte di un articolato programma di opere finalizzate al
miglioramento dell’accessibilita’ alla Valtellina mediante interventi
sulla SS 38 c.d. dello «Stelvio»;
che in particolare l’intervento in questione mira alla
riqualificazione del tratto viario lombardo di detta strada statale e
consiste nella realizzazione di una variante a nord dell’attuale
tracciato della predetta strada statale tra Colico e Talamona, oltre
che in una variante, con un nuovo ponte sull’Adda, alla S.P. n. 58
tra Corsio Saltellino e Traina;
che il nuovo sistema stradale – destinato a servire un’area
urbanizzata, interessata da molteplici attivita’ produttive e
soggetta a intenso traffico viario – consente di aggiornare il
livello del collegamento stradale con le province limitrofe, di
adeguare i possibili spostamenti stradali per una valida risposta di
alleggerimento ai problemi del traffico interno e di aumentare il
livello di sicurezza stradale;
che complessivamente l’intero tratto di strada considerato,
classificato tipologicamente come «strada extraurbana a 4 o piu’
corsie», si sviluppa per 19,3 Km circa, di cui 8,9 Km in rilevato,
4,7 Km in viadotto e 5,7 Km in galleria naturale a doppia canna, e
che e’ prevista la realizzazione di tre svincoli nonche’ di opere
minori complementari costituite essenzialmente dalla sistemazione e/o
deviazione per il mantenimento della viabilita’ minore;
che, in attuazione della convenzione con l’A.N.A.S. sottoscritta
il 14 ottobre 1997 per la progettazione di interventi generali in
Valtellina, la Regione Lombardia ha sviluppato il progetto
preliminare dell’intervento e relativo studio VIA;
che il progetto preliminare e’ stato posto a base di gara, con
procedura aperta, per l’affidamento dell’incarico della progettazione
definitiva ed esecutiva e che, in data 28 giugno 2001, l’incarico in
questione e’ stato affidato all’ATI costituita dalla Societa’
Bonifica S.p.a. (mandataria), Metropolitana Milanese S.p.a. e
Technical S.p.a.;
che rispetto al progetto preliminare sono state apportate delle
varianti planoaltimetriche relative alle parti di tracciato allo
scoperto, motivate principalmente dall’adeguamento:
– alla normativa di cui al piano stralcio per l’assetto
idrogeologico del bacino del Po, approvato con decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri 24 maggio 2001;
– alle «norme funzionali e geometriche per la costruzione delle
strade», approvato con decreto del Ministero delle infrastrutture e
dei trasporti 5 novembre 2001;
– ai pareri espressi dagli enti locali in merito allo
spostamento dell’asse dell’infrastruttura in maggiore aderenza al
corso dell’Adda e alla ristrutturazione degli svincoli di Fuentes e
di Cosio Vatellino;
che il progetto definitivo, presentato dalla regione agli enti
interessati il 23 gennaio 2003, recepisce le ulteriori osservazioni
formulate dagli enti suddetti, nonche’ le modifiche ed integrazioni
richieste dall’ANAS e le risultanze di una campagna integrativa di
indagini geognostiche eseguita per tener conto delle variazioni del
tracciato e/o della tipologia di opere introdotte dal progetto
definitivo rispetto al preliminare;
che il responsabile unico del procedimento ha attestato la
rispondenza del progetto definitivo a quello preliminare integrato e
modificato a seguito delle ricordate attivita’ di concertazione
sviluppate con gli enti interessati all’intervento;
che con nota 3 febbraio 2004, n. 00464, il soggetto aggiudicatore
ha trasmesso al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti
nonche’ alle Amministrazioni interessate ed ai gestori di opere
interferenti il progetto definitivo, corredato dallo studio di
impatto ambientale e dal programma di risoluzione delle interferenze,
e ha contestualmente proceduto alla pubblicazione, sui principali
quotidiani dell’avviso di avvio del procedimento;
che con nota 25 marzo 2004, n. STM/TF/GC cc 191, il predetto
Ministero ha convocato la Conferenza di servizi, che si e’ tenuta in
data 7 aprile 2004 e si e’ conclusa in data 12 maggio 2004;
che con nota 19 aprile 2004, n. 6524, la Regione Lombardia, ha
trasmesso copia della delibera lo stesso mese, n. 17167, con la quale
ha espresso parere favorevole con prescrizioni;
che il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, con
nota 12 agosto 2004, n. 7839/B05, sulla base della valutazione della
speciale Commissione VIA, ha espresso parere favorevole, con
prescrizioni e raccomandazioni, sul progetto definitivo relativo
all’intervento in questione;
che, con nota 28 giugno 2005, n. 0708407/8197/2005, anche il
Ministero per i beni e le attivita’ culturali si e’ pronunziato
favorevolmente con prescrizioni;
che gli enti gestori di interferenze e le Amministrazioni
competenti al rilascio di permessi ed autorizzazioni in sede di
Conferenza di servizi o con atti successivi, si sono pronunciati sul
progetto definitivo in argomento, con talune prescrizioni e
raccomandazioni cui il soggetto aggiudicatore si e’ impegnato ad
ottemperare in fase di redazione del progetto esecutivo;
che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti propone le
prescrizioni e le raccomandazioni da formulare in sede di
approvazione del progetto definitivo, evidenziando quali osservazioni
avanzate in sede istruttoria vengono accolte in linea di principio e
debbono quindi essere approfondite successivamente ed esponendo le
motivazioni in caso di mancato recepimento di richieste avanzate
nella medesima fase.
1.2 sotto l’aspetto attuativo:
che il soggetto aggiudicatore e’ l’ANAS S.p.a.;
che il tempo contrattuale per l’esecuzione dei lavori e’
stabilito in mesi 48 dall’inizio delle attivita’;
che la modalita’ di affidamento dei lavori prevista e’ l’appalto
integrato.
1.3 sotto l’aspetto finanziario:
che il costo complessivo dell’opera e’ pari a 671.850.190,47
euro, di cui 486.502.959 euro per lavori a base di appalto, e
185.347.231,47 euro per somme a disposizione;
che detto costo e’ stato computato dal soggetto aggiudicatore
sulla base del prezzario ANAS – Compartimento viabilita’ per la
Lombardia e, per le voci in detto elenco non contemplate, sulla base
di analisi e/o elenchi prezzi integrativi;
che la Regione Lombardia, rilevata l’indisponibilita’ di risorse
adeguate per la realizzazione dell’intera opera, con nota 12 gennaio
2005, n. S1.2005.0000528, ha evidenziato che il raggiungimento e la
garanzia di una copertura finanziaria di 280 Meuro e’ sufficiente a
finanziare un primo stralcio del progetto «dallo svincolo di Fuentes
allo svincolo di Cosio con collegamento a sx Bitto»;
che il costo di detto stralcio e’ pari a 279.951.421,59 euro, di
cui 183.876.000,00 euro per opere civili da porre a base di appalto
(inclusive di lavori vari a misura e a corpo e di ulteriori voci
specificatamente individuate), 13.790.700,00 euro per sicurezza e
direzione lavori e 82.284.721,59 euro per somme a disposizione;
che la copertura finanziaria dello stesso, come precisato dal
soggetto aggiudicatore con nota 16 novembre 2005, n. CDG-0003074-P,
e’ cosi’ ripartita:
Regione Lombardia (delibera 23 dicembre 2004, n. 7/20542),
65,00 Meuro;
Regione Lombardia (delibera 7 novembre 2005, n. 988), 25,50
Meuro;
Provincia di Sondrio, 24,00 Meuro;
ANAS (art. 1, comma 453, legge n. 311/2004), 25,50 Meuro
Totale, 140,00 Meuro;
che il contributo di cui il Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti propone l’assegnazione a carico delle risorse della legge
n. 166/2002, quantificabile nell’importo di 140.000.000 euro, vale a
completare il finanziamento dello stralcio dell’intervento in
questione;
2. Degli esiti del dibattito svoltosi in ordine all’argomento in
oggetto ed in particolare:
che si concorda sull’opportunita’, gia’ emersa nella riunione
preparatoria, di non procedere ad assegnazioni programmatiche a
valere sui rifinanziamenti destinati all’attuazione del 1° Programma
delle infrastrutture strategiche prima che le relative risorse siano
rese disponibili dalla legge finanziaria 2006 in corso di
approvazione e quindi di esaminare la richiesta di finanziamento
successivamente, anche alla luce degli esiti della valutazione del
piano economico-finanziario;
che il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti propone quindi
di procedere solo all’approvazione in linea tecnica del 1° lotto del
progetto definitivo della Variante di Morbegno, dallo svincolo di
Fuentes allo svincolo del Tartano;
Delibera:
1. Approvazione progetto definitivo.
1.1 Ai sensi e per gli effetti degli articoli 4 e 16 del decreto
legislativo n. 190/2002, come modificato e integrato dal decreto
legislativo n. 189/2005, nonche’ ai sensi del combinato disposto
degli articoli 10 e 12 del decreto del Presidente della Repubblica n.
327/2001, come modificato dal decreto legislativo n. 330/2004, e’
approvato, con le prescrizioni e le raccomandazioni proposte dal
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, anche ai fini della
dichiarazione di pubblica utilita’, il progetto definitivo
dell’«Accessibilita’ Valtellina – SS. n. 38 – lotto 1 – variante di
Morbegno, dallo svincolo di Fuentes (compreso) allo svincolo del
Tartano (compreso)». L’approvazione sostituisce ogni altra
autorizzazione, approvazione e parere comunque denominato e consente
la realizzazione di tutte le opere, prestazioni e attivita’ previste
nel progetto approvato.
E’ conseguentemente perfezionata, ad ogni fine urbanistico ed
edilizio, l’intesa Stato-regione sulla localizzazione dell’opera
stessa.
1.2 L’importo di 671.850.190,47 euro costituisce il limite di spesa
dell’intervento da realizzare.
1.3 Le prescrizioni citate al punto 1.1, cui e’ condizionata
l’approvazione del suddetto progetto, sono riportate nella prima
parte dell’allegato 1, che forma parte integrante della presente
delibera, e devono essere sviluppate in fase di progettazione
esecutiva.
Le raccomandazioni proposte dal Ministero delle infrastrutture e
dei trasporti sono riportate nella seconda parte del citato allegato
1. Qualora il soggetto aggiudicatore ritenga di non poter dare
seguito a qualcuna di dette raccomandazioni, fornira’ al riguardo
puntuale motivazione, in modo da consentire al Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti di esprimere le proprie valutazioni e
di proporre a questo Comitato, se del caso, misure alternative.
1.4 E’ altresi’ approvato il programma di risoluzione delle
interferenze, predisposto, ai sensi dell’art. 5 del decreto
legislativo n. 190/2002, dal soggetto aggiudicatore in relazione alle
osservazioni pervenute dai relativi Enti gestori.
1.5 Gli immobili di cui e’ prevista l’espropriazione sono indicati
negli elaborati del progetto definitivo riportati nell’allegato 2
della presente delibera.
2. Clausole finali.
2.1 Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti provvedera’
ad assicurare, per conto di questo Comitato, la conservazione dei
documenti componenti il progetto definitivo.
2.2 Il soggetto aggiudicatore provvedera’, prima dell’inizio dei
lavori, a fornire assicurazioni al predetto Ministero sull’avvenuto
recepimento, nel progetto esecutivo, delle prescrizioni e
raccomandazioni riportate nel menzionato allegato: il citato
Ministero procedera’, a sua volta, a dare comunicazione al riguardo
alla Segreteria di questo Comitato.
2.3 Il medesimo Ministero provvedera’ a svolgere le attivita’ di
supporto intese a consentire a questo Comitato di espletare i compiti
di vigilanza sulla realizzazione delle opere ad esso assegnati dalla
normativa citata in premessa, tenendo conto delle indicazioni di cui
alla delibera n. 63/2003 sopra richiamata.
2.4 In relazione alle linee guida esposte nella citata nota del
coordinatore del Comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza
delle grandi opere, il bando di gara per l’affidamento della
progettazione esecutiva e della realizzazione dell’opera dovra’
contenere una clausola che – fermo restando l’obbligo
dell’appaltatore di comunicare alla stazione appaltante i dati
relativi a tutti i sub-contratti, stabilito dall’art. 18, comma 12,
della legge 19 marzo 1990, n. 55, e successive modifiche ed
integrazioni – ponga adempimenti ulteriori rispetto alle prescrizioni
di cui all’art. 10 del decreto del Presidente della Repubblica
3 giugno 1998, n. 252, e intesi a rendere piu’ stringenti le
verifiche antimafia, prevedendo – tra l’altro – l’acquisizione delle
informazioni antimafia anche nei confronti degli eventuali
sub-appaltatori e sub-affidatari indipendentemente dai limiti
d’importo fissati dal citato decreto del Presidente della Repubblica
n. 252/1998, nonche’ forme di monitoraggio durante la realizzazione
dei lavori: i contenuti di detta clausola sono specificati
nell’allegato 3 che del pari forma parte integrante della presente
delibera.
In analogia a quanto previsto dall’art. 9, comma 13-ter, del
decreto legislativo n. 190/2002 introdotto dal decreto legislativo n.
189/2005, nel bando di gara dovra’ essere prevista, ai fini di cui
sopra, un’aliquota forfetaria, non sottoposta al ribasso d’asta,
ragguagliata all’importo complessivo dell’intervento.
2.5 Il CUP, assegnato al progetto in argomento, ai sensi della
delibera n. 24/2004, va evidenziato nella documentazione
amministrativa e contabile riguardante l’intervento di cui alla
presente delibera.
Roma, 2 dicembre 2005

Il Presidente delegato
Tremonti

Il segretario del CIPE
Molgora

Registrata alla Corte dei conti il 31 luglio 2006
Ufficio di controllo Ministeri economico-finanziari, registro n. 5
Economia e finanze, foglio n. 161

Allegato 1

DELIBERA n. 151/2005

PRESCRIZIONI E RACCOMANDAZIONI PROPOSTE DAL MINISTERO
DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

Parte 1ª
PRESCRIZIONI

Prescrizioni da sviluppare nella redazione del progetto esecutivo.
Prescrizioni di carattere progettuale.
Area svincolo di Cosio: si prescrive lo sviluppo di una soluzione
progettuale che preveda la realizzazione di un nuovo ponte in
affrancamento con l’esistente, valutando l’eventuale demolizione
dello stesso; la rampa di svincolo per Cosio, da innestare sulla
rotatoria, dovra’ utilizzare il sedime della viabilita’ esistente in
lato nord all’asse di progetto, per poi raccordarsi con il nuovo
ponte (vedi «Allegato – schema A»).
Dalla chilometrica 11+241 alla chilometrica 11+470: per la
muratura di sostegno in c.a. a tutta altezza prevista per il rilevato
di approccio al ponte sul canale Orobia, si prescrive la
realizzazione di rivestimento in pietra al paramento verticale ovvero
la sostituzione con uno in terra armata al fine di migliorare
l’inserimento nel contesto ambientale.
Confluenza Bitto-Adda: dovranno essere prodotte delle descrizioni
dettagliate degli interventi di regimazione del torrente Bitto alla
confluenza con fiume Adda che dovranno privilegiare tecniche di
ingegneria naturalistica; il progetto dovra’ dettagliare anche le
altre opere realizzate in alveo e descrivere le opere di mitigazione
degli impatti prodotti sul corso d’acqua.
Svincolo del Tartano: al fine di ridurre l’impatto paesaggistico
che l’opera determina in questa area a scarsa antropizzazione ed ad
alta naturalita’, si prescrive una semplificazione e riduzione
dimensionale dello svincolo sviluppando una soluzione progettuale che
elimini la rotatoria a nord, di innesto sulla SS 38, e modifichi la
rampa di accesso alla carreggiata nord in modo da innestarla sulla
rotatoria sud della SS 38 con adeguamento della stessa (tale rampa
sottopassa il previsto viadotto dell’asse di progetto) (vedi
«Allegato I – schema B»).
(Le suddette prescrizioni in fase esecutiva, prima della
realizzazione delle opere, dovranno essere sottoposte alle
valutazioni autorizzazioni della Soprintendenza per i beni
archeologici e per il paesaggio per le province Milano, Como, Pavia,
Sondrio, Varese, Lecco e Lodi).
Per i raccordi dello svincolo del Tartano, al fine di renderli
piu’ permeabili e di limitare le interazioni con i deflussi idraulici
del Fiume Adda e del Torrente Masino, si prescrive di introdurre dei
tombini nei terrapieni delle rampe.
Si dovra’ prevedere, nel tratto in rilevato tra Rogolo e
Morbegno, dei sottopassi idraulici ed ecologici in corrispondenza di
ogni compluvio o canale di deflusso laterale.
Si dovranno redigere gli elaborati in conformita’ alle specifiche
del Sistema cartografico di riferimento.
Gli Enti locali, a seguito dell’approvazione del progetto da
parte del CIPE, dovranno provvedere all’adeguamento delle previsioni
urbanistiche e alle occorrenti misure di salvaguardia delle aree
impegnate dall’infrastruttura e dalle relative fasce di rispetto.
In corrispondenza dell’attraversamento del Torrente Bitto, alla
confluenza con il Fiume Adda, dovranno essere realizzate dal Soggetto
attuatore tutte le opere idrauliche cosi’ come evidenziate dagli
elaborati grafici in progetto; si segnala, infatti, che allo stato
attuale solo una parte ditali opere sono finanziate (per Euro
250.000, a valere sulle risorse ex legge n. 102/1090) su proposta
della Provincia di Sondrio.
In relazione alle condizioni di sicurezza strutturale dei
viadotti di attraversamento, dei viadotti in fascia e delle opere
collegate si dovra’ approfondire, in sede di progettazione esecutiva,
le valutazioni sugli effetti localizzati dovuti alle azioni dinamiche
e statiche delle acque di piena anche per l’effetto combinato di pile
vicine o per amplificazione dei fenomeni dovuta all’interessamento
dei plinti, al fine di individuare le piu’ idonee soluzioni
strutturali.
Il progetto di eventuali opere in alveo nei tratti fluviali
interessati dalle nuove infrastrutture dovra’ essere redatto ad un
dettaglio non inferiore a quello delle opere strutturali.
Prima dell’inizio dei lavori dovra’ essere predisposta e
consegnata all’Autorita’ di bacino del Fiume Po la verifica idraulica
relativa alle diverse fasi significative di costruzione dei
manufatti, tenendo conto delle opere provvisorie eventualmente
inserite nella regione fluviale.
Il dimensionamento delle opere atte a garantire la continuita’
idraulica del reticolo superficiale, demandato alla progettazione
esecutiva, dovra’ essere condotto tenendo conto, oltre che
dell’attuale regime idraulico dei corsi d’acqua e dei fossi di
bonifica, anche di eventuali variazioni indotte dall’opera stessa.
In frazione Piagno, al km 7+435, si dovra’ provvedere creazione
di una strada di accesso parallela al fosso con aumento della sezione
dello scatolare ivi previsto.
In frazione Cosio, dal km 11div 020 al km 10+980, si dovra’
provvedere al mantenimento del fosso di bonifica esistente (non
segnalato nel progetto) mediante l’inserimento di un opportuno
scatolare.
Comuni di Gera Lana e Piantedo: il progetto proposto e’ gia’
stato raccordato con gli interventi di urbanistico delle limitrofe
aree comunali e quindi non si dovra’ procedere a modifiche tracciati
salvo preventiva concertazione.
In relazione alle condizioni di sicurezza strutturale dei
viadotti di attraversamento, dei viadotti in fascia e delle opere
collegate si dovranno approfondire, in sede di progettazione
esecutiva, le valutazioni sugli effetti localizzati dovuti alle
azioni statiche e dinamiche delle acque di piena anche per l’effetto
combinato di pile vicine o per amplificazione dei fenomeni dovuta
all’interessamento dei plinti, al fine di individuare le piu’ idonee
soluzioni strutturali.
Prima dell’inizio dei lavori, si dovranno produrre:
– la verifica idraulica relativa alle diverse fasi
significative di costruzione dei manufatti tenendo conto delle opere
provvisorie eventualmente inserite nella regione fluviale;
– un progetto di dettaglio delle opere in alveo necessarie alla
difesa idraulica delle aree circostanti l’intervento, alla protezione
dei manufatti stradali, alla mitigazione degli impatti prodotti sul
corso d’acqua;
– delucidazioni in merito al calcolo del massimo scalzamento
prevedibile delle fondazioni delle pile, esplicitando se e’ stato
realizzato facendo riferimento all’ingombro della pila, senza tener
conto della presenza del plinto;
– calcolo del massimo scalzamento prevedibile delle fondazioni
delle pile del viadotto Valtellina, previsto in quanto localizzato in
fascia A;
– l’analisi delle dinamiche locali della corrente di piena per
i viadotti «Adda-Bitto» e «Adda-Talamona», considerando il fatto che,
essendo costituiti da due carreggiate separate e indipendenti, le
coppie di pile determinano un effetto combinato;
– spiegazioni in merito alla scelta di realizzare opere di
protezione delle sponde, a monte e a valle degli attraversamenti, con
massi sciolti;
– la valutazione degli effetti dovuti a tiranti idrici e
velocita’ elevate riscontrabili durante il deflusso e l’espansione
della piena nel tratto tra le prog. km 1+400 e km 3+290, posto in
fascia B.
Qualora dalle analisi su richiamate emergessero profondita’ di
erosione maggiori del previsto, per l’effetto combinato dovuto alla
presenza di pile vicine o per l’amplificazione dei fenomeni dovuta
all’interessamento dei plinti, i pali di fondazione dovranno essere
calcolati considerandoli scoperti per la quota parte corrispondente
alla maggiore profondita’ di erosione.
Si dovra’ provvedere alla realizzazione di opere di contenimento
dei livelli in corrispondenza dei limiti di progetto tra le fasce B e
C, tra le sezioni 212-214 e 228-232, la cui necessita’ emerge dalle
simulazioni idrauliche effettuate.
Si dovranno prevedere degli approfondimenti, da sviluppare in
sede di progetto esecutivo, di tipo qualitativo e quantitativo
sull’utilizzo dei materiali inerti al fine di poter valutare piu’
dettagliatamente sia il fabbisogno, che le effettive possibilita’ di
riutilizzo dei volumi di scavo.
Si dovra’ tenere conto, se del caso, delle prescrizioni riportate
nella circolare n. 8 146/394/4422 del 9 agosto 2000 dello Stato
maggiore difesa in terna di segnalazione delle opere costituenti
ostacolo alla navigazione aera a bassa quota.
Si dovra’ rispettare quanto specificato nel decreto ministeriale
lavori pubblici 4 maggio 1990 per quanto riguarda i sottopassi di
altezza libera inferiore a metri 5.
Comune di Andalo Valtellino: per quanto riguarda la problematica
inerente la presenza. di un’attivita’ di tiro a volo sul territorio
comunale ed interessata dal tracciato stradale, si dovra’ procedere
all’acquisizione delle aree secondo le normative vigenti. Al fine di
mitigare l’eventuale disagio arrecato alla collettivita’ dalla
supposta limitazione dell’attivita’ sportiva svolta si invita l’ANAS
a promuovere un accordo con Regione Lombardia, provincia di Sondrio e
comune di Andalo Valtellina per una diversa localizzazione
dell’impianto. Qualora tale accordo non si concluda entro sei mesi
dalla data della presente deliberazione CIPE di approvazione del
progetto si procedera’ nei termini di legge in merito al solo
esproprio ed indennizzo delle aree e attivita’ connesse.
Si dovra’ sviluppare in fase di progettazione esecutiva le
problematiche conseguenti alle dinamiche del trasporto solido in
corrispondenza del viadotto situato a valle della confluenza del
Bitto.
Si dovra’ sviluppare in fase di progettazione esecutiva le
arginature delle opere idrauliche interferenti con l’intervento.
In particolare in sede di progettazione esecutiva con la societa’
Edison si dovranno verificare le possibilita’ progettuali per
minimizzare le interferenze reciproche e limitare i costi e le
problematiche temporali; quindi si dovra’ regolarizzare
l’interferenza con la linea a 132 KV in corrispondenza dell’imbocco
della galleria Selva Piana lato Colico.
In sede di progettazione esecutiva con la societa’ SNAM si
dovranno verificare le possibilita’ progettuali per minimizzare le
interferenze reciproche e limitare i costi e le problematiche
temporali tramite un’apposita convenzione con il soggetto proponente.
In sede di progettazione esecutiva e’ necessaria la definizione
dell’interferenza in corrispondenza della galleria di derivazione
della Centrale Enel di Monastero tra km 13,400 e 15,800.
Comuni di Pianedo: attraversamento con viadotto al Km 3+600
circa. Le interferenze dovranno essere risolte nel rispetto del
decreto ministeriale n. 449 del 21 marzo 1988, e successive
modificazioni
Comune di Cosio Valtellino: attraversamento con cavalcaferrovia
al km 11+300 circa. Le interferenze dovranno essere risolte nel
rispetto del decreto ministeriale n. 449 del 21 marzo 1988, e
successive modificazioni.
Nella progettazione esecutiva sara’ necessario tener conto delle
indicazioni contenute:
– nell’istruzione n. 44/a «Criteri generali e prescrizioni
tecniche per la progettazione, l’esecuzione e il collaudo di
cavalcavia e passerelle pedonali sovrapassanti la sede ferroviaria»
delle ferrovie dello Stato;
– nel testo aggiornato al 13 gennaio 1997 dell’Istruzione n.
USC/PS-OM/2298 del 2 giugno 1995 dell’ex Area ingegneria e
costruzioni delle Ferrovie dallo Stato S.p.a. «Sovraccarichi per il
calcolo dei ponti ferroviari – istruzioni per la progettazione
l’esecuzione e il collaudo».
Tutta la nuova illuminazione pubblica stradale, in vicinanza
della linea ferroviaria, dovra’ essere schermata lato ferrovia ed
inoltre dovranno essere posti in opera degli adeguati accorgimenti
per impedire che i fari degli automezzi possano essere di disturbo
alla circolazione ferroviaria.
A norma dell’art. 15 della legge n. 210 del 17 maggio 1985, si
prescrive il diniego alla sottrazione delle aree di proprieta’
ferroviaria che saranno interessate dagli interventi perche’
costituenti la sode della linea Colico-Sondrio. Qualora, pero’, si
possa accertare la compatibilita’ delle opere con gli impianti
ferroviari esistenti, le sopraccitate Aree strumentali all’esercizio
ferroviari potranno essere interessate solo dopo aver stipulato, con
gli Enti preposti, una convenzione per regolare reciproci rapporti
che si verranno a determinare per la realizzazione ed il mantenimento
delle opere stesse.
Il dimensionamento delle vasche di prima pioggia, in
corrispondenza dello svincolo di Fuentes, dovra’ tenere in debita
considerazione la criticita’ dei canali ricettori di bonifica
distinti, Fossa Spagnola e canale di Fuentes, il cui deflusso e’ gia’
ampiamente condizionato dalla portata del canale Borgo Francane e
dall’innalzamento dei livelli del Lago di Como, al fine di evitare
ulteriori ripercussioni sulle portate di massima piena dei canali
interessati.
Per problemi di sicurezza si dovra’ prevedere il tombinamento
completo della Fossa Spagnola per il tratto che interferisce con il
Progetto. La larghezza dello stesso verra’ portata a quattro metri.
Si dovra’ verificare, in sede di progetto esecutivo, la
necessita’ di incrementare la sezione di tutti i tombotti in base
all’attuale effettiva sezione idraulica degli stessi.
Prescrizioni di carattere ambientale
Elementi di carattere generale.
Definire gli interventi di ripristino per i siti occupati dalle
aree di cantiere previste in progetto, anche se non soggette a
vincoli particolari, favorendo l’eliminazione delle situazioni di
degrado attualmente esistenti..
Sviluppare le opere di sistemazione a verde, di ripristino
ambientale e di rinaturazione previste in progetto, applicando le
tecniche dell’ingegneria naturalistica e assumendo come riferimento:
– «Linee guida per capitolati speciali per interventi di
ingegneria naturalistica e lavori di opere a verde» del Ministero
dell’ambiente, Servizio VIA, settembre 1997;
ed altri manuali qualificati quali, ad esempio:
– «Quaderno delle opere tipo di ingegneria naturalistica»
regione Lombardia, 2000;
– «Atlante delle opere di sistemazione dei versanti» APAT,
2002;
– «Manuale di ingegneria naturalistica» regione Lazio, 2001.
Predisporre il Progetto di monitoraggio ambientale, secondo le
Linee guida redatte dalla Commissione speciale VIA con i relativi
costi.
Anticipare, per quanto possibile, la realizzazione delle opere di
mitigazione e compensazione ambientale rispetto al completamento
dell’infrastruttura.
Predisporre quanto necessario per adottare, entro la consegna dei
lavori, un Sistema di gestione ambientale conforme alla norma ISO
14001 o al Sistema EMAS (Regolamento CE 761/2001).
Rimandando agli elaborati dello s.i.a. per la descrizione, lo
sviluppo progettuale delle azioni ed interventi di mitigazione e
dovra’ essere operato al livello dell’esecutivo.
Si conferma pertanto che, dato che nel progetto e nello s.i.a.
sono proposti sostanzialmente interventi di mitigazione a ridosso
dell’infrastruttura o in aree intercluse dalle opere stesse, si
dovra’, in accordo e su indicazione delle Comunita’ montane e dei
comuni, operare uno sforzo di ricerca di aree sulle quali realizzare
interventi di rinaturalizzazione in funzione di un complessivo
aumento della potenzialita’ biologica dell’area.
Per le aree di mitigazione, che si riconfermano secondo progetto,
si prescrive l’istituzione di un Osservatorio ambientale presso la
Regione Lombardia per la puntuale definizione degli interventi, per
le verifiche di attuazione degli interventi e per promuovere una
collaborazione a riguardo con gli enti locali, gestori delle aree
protette, il soggetto attuatore ed i privati interessati dalle aree.
Per la disponibilita’ delle aree su cui realizzare le opere di
mitigazione, il soggetto attuatore dovra’ operare, ove e’ possibile,
tramite convenzionamento con i proprietari delle arre stesse invece
che procedere all’esproprio.
Atmosfera.
Estendere la realizzazione di «fasce vegetative» o di altri
sistemi di protezione, in tutte le zone in cui si manifesti la
necessita’ di tutelare ricettori sensibili dalla ricaduta di sostanze
inquinanti e polveri prodotte dal traffico veicolare, in maniera tale
che in nessun punto del tracciato vengano superati i limiti di legge,
anche in fase di cantiere.
E’ necessario che venga condotto, sia ante operam che in fase di
esercizio della nuova strada, un monitoraggio degli inquinanti,
concordandone il piano, la tipologia e le caratteristiche della
strumentazione da utilizzare (laboratorio mobile, centraline fisse),
i manuali di gestione e tutte le procedure da adottare, con i
competenti Dipartimenti dell’ARPA Lombardia, cui dovranno essere
trasmessi i dati rilevati per la loro validazione.
Sul piano progettuale, e’ necessario verificare che le zone di
svincolo siano tali da consentire una velocita’ di percorrenza idonea
a ridurre il piu’ possibile la produzione di inquinanti derivanti
dallo stazionamento di veicoli con motori accesi.
Si dovranno realizzare, laddove possibile, lungo il nuovo asse
stradale e in particolare nei punti critici (vicinanza di abitati) in
coordinamento anche con gli aspetti acustici e alfine di trattenere
le polveri, dispositivi arborei (fascia di 15 m composta da 5 filari
di essenze d’alto fusto latifoglie) ai lati della strada.
Tutela ambiente idrico.
Approfondire gli aspetti tecnici e tecnologici sul recapito e lo
smaltimento finale delle acque provenienti dai piazzali, in fase di
cantiere, e dalle vasche di decantazione, in fase di esercizio,
verificando le condizioni e l’adeguatezza dei corpi ricettori.
Prevedere un sistema di controllo delle falde e delle sorgenti
idropotabili piu’ prossime alle gallerie, rilevando tempestivamente
eventuali variazioni piezonietriche, di chimismo e di portata, sia
durante le fasi di costruzione e sia in quelle di esercizio, in modo
da consentire il ricorso a tempestive misure di prevenzione dei
rischi. Cio’ in relazione anche all’inevitabile margine di incertezza
conoscitiva sull’effettivo sistema di circolazione idrica
sotterranea, di ricarica delle falde e di alimentazione delle
sorgenti stesse.
Valutare gli effetti indotti dalle gallerie (anche durante le
operazioni di scavo) sulla circolazione idrica sotterranea, con
particolare riferimento ai possibili effetti di depauperamento della
risorsa idrica, soprattutto se in presenza di opere di captazione
nell’area.
Si dovra’ approfondire ulteriormente il sistema di raccolta delle
acque di piattaforma e verificare la realizzabilita’ di bacini di
fitodepurazione. Tali sistemi infatti sono gia’ ampiamente utilizzati
e mostrano buone rese depurative, tanto e’ che spesso le acque in
uscita possono essere riutilizzate a scopi irrigui; essi inoltre
costituiscono l’opportunita’ per la creazione di neoecosistemi
polivalenti.
Riguardo poi al sistema di raccolta, ferma restando la necessita’
di curare con attenzione il dimensionamento nel progetto esecutivo e
garantire la periodica manutenzione, e’ da osservare che:
– in condizioni normali (solo acque di pioggia) le disoleatura
e’ prevista per azione gravimetrica di separazione «olio-acqua» a
semplice sfioramento, mentre si dovra’ valutare l’opportunita’ di
introdurre filtri tenninali a coalescenza, in grado di separare
eventuali emulsioni;
– per le situazioni di emergenza si dovra’ valutare
l’opportunita’ di introdurre valvole di intercettazione rapida atte a
bloccare il materiale raccolto e impedirne la tracimazione in attesa
dell’intervento di recupero.
Si dovra’ provvedere a predisporre un piano per il monitoraggio
periodico della qualita’ delle acque superficiali e sotterranee, da
effettuarsi con le modalita’, i tempi e in sezioni concordate tra il
gestore della strada e la provincia.
Suolo e sottosuolo.
Contenere studi e indagini finalizzate ad individuare gli aspetti
cinematici della conoide del Tartano e gli interventi necessari a
ridurre i rischi connessi al trasporto solido della conoide, la cui
attivita’ e’ stata riscontrata anche in fase di sopralluogo. Gli
studi dovranno essere condotti secondo le norme di attuazione del PAI
(art. 9 e art. 38) dell’AdB del Po, in modo da definire meglio gli
interventi necessari per la mitigazione dei rischi reali e potenziali
legati all’attivita’ della conoide.
Per quanto riguarda le aree non perimetrale negli atlanti del FAI
e le aree non ricadenti in fascia A o B del fiume Adda, si prescrive
a tale proposito una piu’ accurata verifica delle classi di
fattibilita’ interferenti con il tracciato, ed il recepimento delle
prescrizioni indicate nelle norme geologiche d’uso del territorio
contenute negli studi geologici comunali.
Per quanto riguarda le aree in dissesto perimetrale negli atlanti
FAI (aggiornati dai Comuni ai sensi della NdA e del PAI) si
prescrivono con particolare riferimento all’area della conoide del
Tartano (la piu’ critica tra le aree di dissesto interessate dal
tracciato della nuova strada) – ulteriori studi ed indagini per
l’approfondimento della compatibilita’ (ai sensi dell’art. 9, commi 7
e 9, e dell’art. 38, commi 1 e 3, delle Norme di attuazione del PAI),
da predisporre in fase di progettazione esecutiva, ai sensi
dell’allegato 2, punto 2.4, della D.G.R. n. 6645/01. In particolare,
per il Torrente Tartano, dovra’ essere effettuata un’accurata analisi
degli effetti indotti dalla nota frana della Pruna, che insiste
direttamente sull’asta del torrente con un volume di materiale di
alcuni milioni di metri cubi (tuttora oggetto di interventi di cui
alla legge n. 102/1990).
Si prescrive di integrare le indagini geognostiche nel tratto di
fondovalle (in modo da evitare tratti di oltre 500 m scoperti da
qualsiasi dato di tipo geotecnico ed idrogeologico), presso gli
svincoli di Cosio e del Tartano e in corrispondenza dei viadotti di
accesso alle gallerie.
Si prescrive di integrare le indagini svolte lungo l’asse delle
gallerie attraverso nuovi sondaggi, orizzontali e/o verticali a
carotaggio continuo ed eventualmente strumentati, che vadano ad
intercettare opportunamente l’asse delle gallerie. Nell’eventualita’
che queste ulteriori indagini fossero motivatamente irrealizzabili,
si dovra’ comunque provvedere, nei modi piu’ opportuni, ad integrare
quanto piu’ possibile il quadro conoscitiva alfine di pianificare,
col minimo scarto possibile in questa fase di progetto, le operazioni
di scavo in galleria.
In fase di progettazione esecutiva dovranno essere effettuate
tutte le indagini geologiche, idrogeologiche e geotecniche previste
dal decreto ministeriale 11 marzo 1988, e successiva circolare
ministeriale n. 30483 del 24 settembre 1988, essenziali per
verificare la validita’ delle ipotesi progettuali e per consentire la
scelta delle migliori soluzioni da adottare in fase di esecuzione dei
lavori.
Sistema agricolo.
Nello sviluppo del progetto esecutivo dovranno essere
approfonditi gli aspetti di interferenza tra infrastruttura e sistema
agricolo, al fine di mininimizzare l’impatto dell’intervento agli
effetti della conduzione dei fondi e della creazione di reliquati non
funzionali alle attivita’; tale obiettivo, laddove possibile, andra’
perseguito attraverso la realizzazione di eventuali sottopassi di
servizio che assicurino la continuita’ della rete interpoderale.
Nelle aree agricole interessate dal tracciato, si dovra’
progettare, preliminarmente alla realizzazione dell’opera, un’attenta
pianificazione di misure di compensazione aggiuntive a quelle gia’
previste, in accordo con i proprietari e/o affittuari e con i
soggetti o Enti interessati; tali misure dovranno esser mirate alla
salvaguardia delle aree ad uso agricolo da possibili diverse future
destinazioni d’uso, valorizzandone tutte le componenti (aree,
infrastrutture, edifici ecc.), in modo tale da evitarne il
depauperamento e/o l’abbandono.
Si dovra’ provvedere a effettuare un’attenta ricognizione e
valutazione delle aziende interferite con particolare attenzione a
quanto sopra rilevato (es.: consistenza, contributi UE, ecc).
Per le aziende intercettate dal tracciato le cui aree di
proprieta’ risultano frazionate al punto da rendere antieconomiche le
attivita’ produttive, si dovra’ verificare la possibilita’ di
acquisizione dei lotti residui, destinando l’area a riqualificazione
agro-forestale.
Si dovra’ prevedere una fascia di protezione arborea da
collocarsi tra l’infrastruttura e le aree agricole circostanti in
modo coordinato con gli interventi finalizzati alla mitigazione degli
impatti sull’atmosfera, sul clima acustico e sul paesaggio.
Si dovranno individuare aree idonee alle compensazioni boschive,
in ottemperanza a quanto disposto dal decreto legislativo n. 227/2001
e della D.G.R. n. 13900 del 1° agosto 2003.
Si dovra’ assicurare la vitalita’ di’ tutte le essenze arboree,
arbustive ed erbacce di nuovo impianto. A questo scopo dovra’ essere
effettuata da parte del proponente, nei tre anni successivi alla
semina, una verifica con obbligo di sostituzione nel caso di fallanza
e dovra’ esser stipulata una convenzione con gli Enti locali
interessati o con gli agricoltori al fine di assicurare nel tempo la
vita delle essenze poste a dimora.
Si dovra’ ricorrere a tipologie e soluzioni che consentano:
– nei tratti in rilevato una sensibile riduzione, per quanto
consentito, della profondita’ delle scarpate, al fine di ridurre
l’occupazione di suolo agricolo, in modo coordinato con gli
interventi finalizzati alba mitigazione degli impatti sul paesaggio;
– nei tratti in galleria artificiale di ottenere un franco di
terreno fertile, soprastante le solette di copertura, di altezza
adeguata alle necessita’ di nuove piantumazioni.
Si dovra’ valutare inoltre:
– in corrispondenza dello svincolo Fuentes, in relazione
all’attraversamento di aree prative e di campi a seminativi con
presenza frammentaria e limitata (e ovunque si presentino situazioni
agricole precarie), la possibilita’ di realizzare progetti di
riqualificazione boschiva, anche di tipo produttivo, non limitati
alle aree di mitigazione a ridosso dell’infrastruttura, ma
individuando e mettendo a sistema anche eventuali aree residuali non
piu’ produttive dal punto di vista agricolo;
– in prossimita’ dell’abitato di Traona, la possibilita’ di
predisporre, a carico del proponente ed in accordo con le parti, un
progetto di riqualificazione agro forestale delle aree residuali
poste tra l’Adda e la nuova strada;
– la possibilita’ di destinare l’area sita in prossimita’
dell’inizio del viadotto «Adda-Bitto» (prog. 12+000 ca) a verde a
servizio del comune di Cosio Valtellino; questa zona e’ inserita nel
P.R.G. come verde vincolato, in cui non e’ consentita la costruzione
di alcun manufatto abitativo o produttivo, per il valore di «polmone
verde» che essa ricopre per i comuni di Cosio Valtellino e Morbegno.
L’altezza dell’opera in questa zona impone una riflessione
sull’impatto che ne deriva sull’area dei «prati del Bitto» posti in
sponda sinistra dell’omonimo torrente.
Vegetazione, flora e fauna ed ecosistemi.
Si dovra’ definire ed attuare il programma di monitoraggio
ambientale, come previsto dallo s.i.a., coinvolgendo l’ente gestore
della Riserva Lago di Mezzola-Pian di Spagna quale soggetto
coordinatore degli Enti interessati e la Regione Lombardia D.G.
Qualita’ dell’ambiente.
Si dovra’ approfondire la conoscenza dei corridoi potenziali
delle diverse specie faunistiche, per accertare che i sottopassi
previsti siano in numero sufficiente e per meglio adattarne la
tipologia costruttiva ed il posizionamento; tali sottopassi dovranno
essere ben integrati nel paesaggio e sottoposti a continua
manutenzione; inoltre dovranno avere un fondo in terreno vegetale,
esser dotati esternamente di vegetazione invitante per la fauna,
formata da specie autoctone, meglio se eduli; laddove possibile si
dovra’ creare una sorta di corridoio che accompagni gli animali
all’ingresso del sottopasso, che dovra’ avere una luce sufficiente
per vedere l’uscita opposta. I sottopassi per la piccola fauna
dovranno esser posti ogni 100 metri e dovranno avere caratteristiche
congruenti con la piu’ recente letteratura europea. In vicinanza di
canalizzazioni e zone umide tali sottopassi dovranno essere posti
ogni 20 metri.
Si dovra’ verificare l’eventuale interferenza dell’opera con
specie «protette» (appartenenza a «Liste Rosse» o alle norme
comunitarie di difesa della biodiversita) ed attuare i necessari
interventi di mitigazione, compensazione e di monitoraggio.
Si dovra’ dettagliare, trasformando in progetto quel che nello
s.i.a. compare come intento, gli interventi di riqualificazione delle
rive dei campi e dei corsi d’acqua e la costituzione di «fasce
naturali che svolgano la funzione di ponti biotiti».
Si dovra’ prevedere un’illuminazione tale da non inquinare le
aree circostanti e non arrecare disturbo alla fauna.
Si dovra’ dotare le eventuali nuove linee elettriche di spirali
bianche e rosse alternate lungo i cavi, cosi’ da evitare casi di
mortalita’ dell’avifauna dovuta a collisione; per evitare possibili
fenomeni di elettrocuzione si prescrive di dotare i tralicci
elettrici di dissuasori posti tra i conduttori elettrici e/o di
posatoi alternativi.
Si dovra’ attuare gli interventi di recupero delle aree di
cantiere e delle cave di prestito, cosi’ come indicato nel progetto,
seguendo i criteri dell’ingegneria naturalistica ed utilizzando
essenze autoctone.
Si dovra’ migliorare la funzionalita’ ecologica del paleoalveo
dell’Adda situato in comune di Gera Lario, a nord-est dell’area di
cantiere i Fuentes, a testimonianza dell’antico corso dell’Adda, per
una lettura geomorfologica del territorio.
Si dovra’ posizionare barriere anti-attraversamento per piccola
fauna nel tratto in rilevato in comune di Piantedo, dove si segnalano
movimenti importanti di Anfibi (Bufo bufo e Rana temporaria), cio’
oltre alla recinzione prevista, realizzate in polimeri di
calcestruzzo e convoglianti ai tunnel sottostradali, posizionati
almeno ogni. 20 metri.
Si dovra’ prevedere impianti di macchie vegetali che si estendono
per il massimo sviluppo possibile e che utilizzino specie autoctone
di sicura provenienza (e’ importante che tali impianti prevedano
spazio sufficiente per il movimento della fauna, e che formino una
quinta piu’ alta lungo la strada per rendere piu’ ospitale il nuovo
habitat).
Si dovra’ connettere al territorio circostante, l’area interclusa
tra la SS. 38 e il fiume Adda, in comune di Cosio Valtellina, dove si
prevede «la creazione di lanche tipiche del bosco igrofilo».
Nella Parco della Bosca, in quanto si ritiene che la
compensazione individuata non sia accettabile poiche’ esso
costituisce un Parco locale di interesse sovracomunale esistente;
tutti gli interventi in programma per quell’area, dovranno pertanto
essere attuati come mitigazione, al fine di ricreare habitat
riparali.
Salute pubblica e rischio incidenti rilevanti.
Non risulta posta in atto nello studio la verifica della
presenza, lungo il tracciato di progetto, di aziende a rischio
d’incidente rilevante ricadenti nel campo di applicazione del decreto
legislativo n. 334/1999. Pertanto si dovra’ condurre specifica e
dettagliata verifica, anche in relazione agli adempimenti previsti
dal citato decreto (v. in particolare l’art. 14) e dal decreto
ministeriale lavori pubblici 9 maggio 2001.
Al fine della tutela della salute dei lavoratori e della
popolazione, dovra’ essere condotta un’analisi puntuale delle
caratteristiche dei siti di cantiere, con l’indicazione: dei tempi e
delle modalita’ di esecuzione dei lavori, delle emissioni previste in
termini di rumore, vibrazioni, polveri e gas di scarico, delle
conseguenti misure di mitigazione e protezione attive e passive,
delle possibili sovrapposizioni degli effetti di altri cantieri
eventualmente operativi in contemporanea.
Rumore e vibrazioni.
In mancanza di riferimenti specifici, le mitigazioni dovranno
perseguire l’obiettivo del rispetto dei limiti di classificazione
acustica, purche’ la classificazione medesima sia conforme ai criteri
definiti dalla regione Lombardia con la legge regionale n. 13/2001 e
dettagliati nella D.G.R. VIIl/9776 del 5 marzo 2002.
Dovra’ essere predisposto, prima dell’entrata in esercizio
dell’infrastruttura in progetto, un dettagliato programma di
monitoraggio acustico post operam, con indicazione delle
localizzazioni e modalita’ dei rilievi fonometrici da realizzare per
quantificare i livelli di immissione di rumore in corrispondenza dei
recettori (con specifica attenzione a quelli residenziali e
particolarmente sensibili) al fine di valutare l’efficacia delle
opere di mitigazione previste per conseguire gli obiettivi di cui
sopra, nonche’ di consentire il dimensionamento, laddove necessario,
di ulteriori interventi mitigativi; nel programma dovra’ essere
specificata la durata prevista del monitoraggio, valutata in funzione
della numerosita’ e complessita’ dei rilievi fonometrici da eseguire.
Il programma di monitoraggio dovra’ essere presentato ai comuni
ed alle strutture dell’ARPA territorialmente competenti, per le
valutazioni di adeguatezza.
Entro tre mesi dal termine del monitoraggio dovra’ essere
predisposta ed inviata ai comuni ed all’ARPA una relazione sugli
esiti del monitoraggio, riportante anche le indicazioni sugli
eventuali ulteriori interventi mitigativi ritenuti necessari; agli
stessi soggetti dovra’ essere inviato il progetto di tali interventi.
Il gestore dell’infrastruttura dovra’ curare la manutenzione
delle opere di mitigazione acustica, con la sostituzione delle parti
usurate o danneggiate con altre di prestazioni acustiche non
inferiori, in modo da assicurare il perdurare nel tempo
dell’efficacia dell’azione mitigante.
Paesaggio.
Area dello svincolo di Fuentes: si dovra’ predisporre un
elaborato tecnico di inserimento ambientale con descrizione
dettagliata degli interventi di mitigazione previsti, in modo tale da
definire esattamente la proposta, che dovrebbe assumere significati
non solo funzionali anche alla luce della elaborata valutazione
d’incidenza sul limitrofo pSIC; al riguardo si sottolinea che il
luogo per vocazione potrebbe convenientemente essere assunto come
«porta» di accesso alle specifiche realta’ delle valli (Valchiavenna
e Valtellina).
Area di affiancamento al fiume Adda: si dovra’ elaborare un
adeguato numero di sezioni trasversali su tutto il tratto in
affiancamento con l’Adda utili ad illustrare adeguatamente
l’inserimento paesaggistico delle aree intercluse.
In fase di progettazione esecutiva, dovranno essere curati
l’inserimento ambientale e la qualita’ progettuale delle opere d’arte
da realizzarsi all’aperto (svincoli, ponti, viadotti e rilevati); in
particolare per i ponti di attraversamento del fiume Adda (Cosio,
Adda-Bitto, Adda Talamona); laddove tecnicamente possibile, si dovra’
evitare di realizzare le pile in alveo e occorrera’ elaborare
ulteriori fotosimulazioni che permettono di valutare l’inserimento
paesaggistico delle opere stesse.
Le misure di mitigazione paesaggistica e gli interventi di
ripristino, compensazione e restauro dovranno essere realizzati
secondo una tempistica correlata con la costruzione delle opere
stradali in modo che siano operative alla data di entrato in
esercizio della nuova infrastruttura.
Il tratto terminale delle gallerie dovra’ essere sezionato
seguendo il profilo del versante e dovranno essere utilizzate
tecniche di stabilizzazione e consolidamento dell’ingegneria
naturalistica.
Laddove siano previsti interventi di arginatura dei corsi
d’acqua, si dovranno applicare tecniche di ingegneria naturalistica.
(Le suddette prescrizioni in fase esecutiva, prima della
realizzazione delle opere, dovranno essere sottoposte alle
valutazione e autorizzazione della Soprintendenza per i beni
architettonici e per il paesaggio per le province di Milano, Bergamo,
Como, Pavia, Sondrio, Varese, Lecco e Lodi).
Approfondire lo studio architettonico dei manufatti in modo da
ottenere un miglior inserimento nel paesaggio, utilizzando altresi’
materiali di rivestimento della tradizione locale.
Al fine di un migliore inserimento paesaggistico, e’ necessario
che si abbia omogeneita’ nella definizione della tipologia e delle
lunghezze delle campate dei ponti e dei viadotti, evitando che il
tracciato stradale possa essere caratterizzato da un «abaco» di tipi
disomogenei ed evitando (per quanto riguarda il viadotto Fuentes) la
realizzazione di «campate sfalzate».
Si dovranno modellare – nei tratti in rilevato – le scarpate,
ricorrendo ove possibile a pendenze limitate (escludendo in linea di
massima la pendenza 2/3 proposta, poiche’ troppo accentuata) che
consentano un migliore e meno acclive raccordo con il piano campagna;
cio’ dovra’ essere posto in atto in modo coordinato con gli
interventi finalizzati alla mitigazione degli impatti sul comparto
agricolo e sull’acustica si dovra’ prevedere l’utilizzo di materiale
vegetale che, oltre a consentire una mitigazione del tracciato
stradale, permette un miglior consolidamento dei pendii.
Relativamente ai tratti stradali piu’ prossimi ai centri abitati,
alle strutture rurali ed alle presenze residenziali isolate si’
dovra’, ove le condizioni lo consentano, ricorrere all’utilizzo di
macchie arboree-arbustive che costituiscano «barriere verdi» anche a
fini di assorbimento del rumore.
Per quanto riguarda la realizzazione dei corridoi verdi previsti
sui terreni agricoli, dovra’ essere confermata la trama storica
principale, mediante l’inserimento di strutture lineari realizzate
con piantumazione a filare, evitando un’eccessiva parcellizzazione
del tessuto agrario.
I percorsi ciclopedonali (interferiti e di nuova previsione)
dovranno essere pensati all’interno di un circuito omogeneo e
continuo sul territorio, e non come episodi isolati.
Dovranno essere realizzate, nei casi ove risulta materialmente
impossibile intervenire con pluralita’ di strumenti meno impattanti,
barriere fonoassorbenti meglio integrate con il corredo di sicurezza
della strada e con sviluppo complessivo piu’ contenuto, ferma
restando la necessita’ di difendere adeguatamente i recettori
sensibili.
Nella definizione dei materiali, per quanto riguarda le barriere
antirumore, si dovra’ cercare una migliore armonia con il contesto di
riferimento; tale ridefinizione appare tanto piu’ urgente se si
assume a pieno titolo l’esigenza di minimizzare la complessiva
emergenza del manufatto.
Prescrizioni da sviluppare in fase di cantierizzazione.
Per «il cantiere logistico e cantiere operativo n. 2 di Delebio»
essendo inserito in un contesto paesaggistico di pregio si dovra’
traslare specularmene nell’ambito delle urbanizzazioni produttive di
Andalo/Delebio e schermato su tutti i lati con una quinta vegetale.
Il cantiere operativo n. 4 (area Bitto) dovra’ essere collocato
nell’ambito di fronte, che risulta gia’ compromesso dalle
urbanizzazioni e infrastrutturazioni piu’ recenti.
Per l’area del cantiere n. 6 Tartano, oltre al recupero dell’area
stessa, si dovra’ prevedere l’attuazione dell’opere necessarie alla
realizzazione del «Parco dell’Adda in comune di Talamona».
La realizzazione delle piste di cantiere dovra’ essere limitata
il piu’ possibile cercando di sfruttare al massimo tracciati locali
esistenti, e in ogni caso, ad opere ultimate, si dovra’ provvedere al
ripristino dello stato dei luoghi mediante ricostruzione del profilo
originario del sito e ripristino della vegetazione preesistente».
(Le suddette prescrizioni in fase esecutiva, prima della
realizzazione delle opere, dovranno essere sottoposte alle
valutazione e autorizzazione della Soprintendenza per i beni
architettonici e per il paesaggio per le province di Milano, Bergamo,
Como, Pavia, Sondrio, Varese, Lecco e Lodi).
Tenuto conto del rischio archeologico presente nell’area gli
scavi e i movimenti di terra relativi al tratto in corrispondenza
dello svincolo di Fuentes, dovranno essere eseguiti sotto
sorveglianza di operatori archeologici appartenenti a ditte
specializzate che agiranno sotto la direzione della Soprintendenza
archeologica.
Si prescrive che, compatibilmente con le condizioni
geomorfologiche del terreno, siano effettuate preliminarmente
prospezioni geofisiche, onde procedere successivamente ad indagini
archeologiche mirate.
Si dovra’ predisporre un piano di circolazione dei mezzi d’opera
in fase di costruzione, che abbia valenza contrattuale e che contenga
i dettagli operativi di questa attivita’ in termini di:
– percorsi impegnati;
– tipo di mezzi;
– volume di traffico, velocita’ di percorrenza, calendario e
orari di transito;
– percorsi alternativi in caso di inagibilita’ temporanea dei
percorsi programmati;
– percorsi di attraversamento delle aree urbanizzate;
– messa in evidenza, se del caso, delle misure di salvaguardia
degli edifici sensibili.
Si dovra’ prevedere per la fase di scavo delle gallerie:
– la verifica puntuale della stabilita’ delle zone di imbocco
con particolare riguardo agli effetti provocati da eventuali
depressioni do escursioni di livello delle falde in esse contenute;
– la caratterizzazione degli acquiferi interferiti dall’opera
con indagini geognostiche, anche di tipo geofisico;
– la predisposizione, allo sbocco delle gallerie, di una
stazione di misura delle acque eventualmente drenate;
– la redazione di un protocollo procedurale relativo alla
gestione delle emergenze dovute alla captazione delle acque;
– un sistema di raccolta delle acque inquinate da oli,
carburanti ed altri inquinanti in maniera tale che essi non
contaminino le eventuale venute di acqua di falda;
– la definizione delle misure di compensazione ambientale degli
abbassamenti della falda;
– l’adozione di tutti gli accorgimenti idonei ad evitare che,
in fase di scavo e nelle fasi successive, si verifichino abbassamenti
permanenti della falda, con conseguenti impatti sull’ambiente
esterno.
Dovra’ essere comunicato all’Agenzia Interregionale per il fiume
Po di Cremona la data d’inizio lavori per l’esercizio delle
competenti attivita’ di sorveglianza. li soggetto attuatore dovra’
altresi’ ottemperare a quanto verra’ disposto, nel corso dei lavori,
dall’AIPO per una corretta funzionalita’ dell’opera nei riflessi del
buon regime del corso d’acqua per la tutela delle opere idrauliche e
della pubblica incolumita’. Resta altresi’ inteso che, per quanto non
espressamente prescritto, sono fatte salve e riservate le norme di
cui al testo unico 25 luglio 1904, n. 523, con particolare
riferimento alle distanze minime consentite delle pile dei viadotti
dal piede dei rilevati arginali comunque classificati.
Per il reperimento in cava del materiale inerte eventualmente
aggiuntivo rispetto a quello proveniente da scavi o smarino, qualora
non vi sia disponibilita’ in siti estrattivi gia’ esistenti si dovra’
applicare l’art. 38 della Is. 8 agosto 1998, n. 14 secondo i criteri
di cui alla D.G.R. n. V1J33965 del 29 dicembre 1997. Sono fatte salve
le disposizioni di cui all’art. 35, commi 2 e 3, della stessa legge
regionale n. 14/1998 qualora si intenda riutilizzare eventuali
materiali litoidi di risulta al di fuori del cantiere di produzione.
L’eventuale estrazione di materiali nelle aree di pertinenza
fluviale delimitate come da Norme di attuazione del Piano stralcio
per l’Assetto idrogeologico dovra’ essere subordinata alla
predisposizione di uno specifico programma che garantisca che gli
interventi estrattivi rispondano alle prescrizioni e ai criteri di
compatibilita’ fissati da detto Piano.
Al termine dei lavori tutte le strade provinciali e comunali
utilizzate per accesso ai cantieri e il transito di mezzi d’opera
dovranno essere restituite agli enti proprietari nella loro piena
integrita’ fisica e funzionale, agli effetti dell’eventuale usura
della carreggiata e delle relative pertinenze. In particolare, in
comune di Rogolo, si dovra’ provvedere al ripristino dei collegamenti
con l’attuale SS. n. 38.
In frazione di Cosio Valtellino: il progetto garantisce la
fruibilita’ dei collegamenti esistenti, dei quali si prescrive
l’adeguato ripristino a seguito dell’utilizzo nel corso dei lavori.
Qualora emergesse la necessita’ di estrarre materiale litoidi
nelle aree di pertinenza fluviale delimitate dalle fasce PAI, dovra’
essere predisposto uno specifico Piano che garantisca che gli
interventi estrattivi rispondano alle prescrizioni ed ai criteri di
compatibilita’ fissati dalle NTA del PAI.
Si dovra’ elaborare in sede di progetto esecutivo un piano
dettagliato della cantierizzazione che definisca l’approntamento, la
gestione (rumore, polveri, governo delle acque, stoccaggio dei
materiali e dei rifiuti, collocazione di eventuali distributori di
carburante per i mezzi d’opera, impatti sugli ecosistemi all’intorno)
e la sistemazione Finale delle aree da utilizzare, la viabilita’ di
accesso e il cronoprogramma dei lavori.
Durante le fasi di costruzione dovranno essere messi in atto
tutti gli accorgimenti e le cautele necessarie a garantire la massima
protezione della falda; l’eventuale localizzazione in zone di
rispetto di pozzi per uso potabile e’ subordinata ad una verifica
della compatibilita’ dell’intervento con lo stato di vulnerabilita’
delle risorse idriche sotterranee; e’ da escludere la collocazione di
cantieri e depositi nelle zone di tutela assoluta (v. art. 21 del
decreto legislativo n. 152/1999); si dovra’ porre, in ogni caso, la
massima attenzione nello smaltimento delle acque provenienti da
lavorazioni, lavaggio di materiali inerti prodotti negli impianti di
frantumazione e selezione, lavaggio di automezzi.
Al fine di garantire la tutela del suolo e sottosuolo, al termine
dei lavori dovra’ essere verificata l’assenza di contaminazioni nei
terreni occupati dai cantieri e, se necessario,si dovra’ procedere a
tempestiva bonifica, prima dell’accurata sistemazione finale.
Nel posizionamento delle pile dei viadotti si dovra’ contenere al
minimo il danneggiamento del terreno agricolo circostante; il
posizionamento dei piloni dei ponti dovra’ essere effettuato al di
fuori del periodo di maggiore criticita’ per l’ittiofatma presente
(novembre-aprile), in quanto tali interventi, come gli scavi in
alveo, creano torbidita’ minacciandone la capacita’ di riproduzione,
il periodo ideale in cui intervenire sui corsi d’acqua e’
tra dicembre e febbraio.
La movimentazione dei mezzi dovra’ garantire il minor danno
possibile alla vegetazione presente. In particolare, lungo le rive
del fiume Adda, cosi’ come lungo i corsi d’acqua minori interferiti
dal progetto, si dovra’ evitare di danneggiare gli argini e causare
torbidita’ alle acque. Laddove siano previste arginature dei corsi
d’acqua, si dovranno applicare tecniche di ingegneria naturalistica.
In corrispondenza del cantiere di attacco delle gallerie Selva
Piana e Paniga, si dovra’ evitare il deposito di materiali ed la
sosta di automezzi per tempi prolungati, al fine di non danneggiare
ulteriormente le aree boscate.
L’illuminazione dei cantieri dovra’ essere limitata allo stretto
necessario e comunque sempre rivolta verso terra per non arrecare
disturbo alla fauna notturna, particolarmente per cantieri di attacco
alle gallerie e per il cantiere 1 (Fuentes).
Il tracciamento delle piste di cantiere dovra’ seguire il
percorso meno dannoso per gli habitat esistenti.
La sistemazione di scarpate e versanti, in particolare agli
imbocchi delle gallerie, dovra’ privilegiare le tecniche di
stabilizzazione e consolidamento dell’ingegneria naturalistica,
compatibilmente con la necessita’ di realizzare strutture in grado di
sopportare le sollecitazioni previste.
Le opere inerenti le fasi di cantiere e quindi le aree necessarie
allo stesso, dovranno essere ripristinate, prima della fine dei
lavori, mediante rimboschimento, ripiantumazione ed inerbimento,
ponendo particolare attenzione alla salvaguardia delle preesistenze
naturalistiche del luogo e garantendo la sopravvivenza del cotico
erboso da utilizzare nei ripristini. Il progetto dovra’ quindi
indicare gli elementi vegetali da salvaguardare in modo specifico, i
mezzi da adottare allo scopo e le precauzioni generali da assumere
per minimizzare gli effetti nocivi. Per ogni intervento di
ripristino, dovranno essere utilizzate specie vegetali esclusivamente
autoctone, di sicura provenienza. E’ opportuno che il controllo e la
manutenzione del verde inserito nella realizzazione del progetto
continuino per almeno dieci anni al fine di assicurare la buona
riuscita delle opere di mitigazione. Laddove la definizione del
tracciato comporti l’inevitabile abbattimento di vegetazione naturale
preesistente, dovranno essere necessariamente previste misure
compensative del danno deteiuuinato, mediante opere di riforestazione
o di ricostruzione di cenosi vegetali tipiche, su superfici almeno
equivalenti a quelle oggetto d’alterazione.
Dovranno essere previste ed immediatamente realizzate le opere di
schermatura quali quinte verdi, piccoli rilevati in terra ecc., atte
a minimizzare l’impatto visivo a scala paesistica del cantiere
d’attacco alle gallerie e per la realizzazione del viadotto
Cermoledo.
Riguardo ai processi di lavoro termici e chimici, per le opere di
pavimentazione e impermeabilizzazione, si prevedra’ la riduzione
della temperatura di lavoro mediante la scelta di opportuni leganti,
nonche’ l’impiego di caldaie chiuse con regolazione della
temperatura.
Il materiale sciolto depositato in cumuli dovra’ essere protetto
da barriere, e opportunamente umidificato in caso di vento superiore
ai 5 m/sec; in una zona non protetta, vicino agli uffici della
direzione dei lavori di cantiere, dovra’ essere installato un
adeguato sistema anemometrico; per il trattamento del materiale si
adotteranno cautele quali l’agglomerazione della polvere mediante
umidificazione e la movimentazione con scarse altezze di getto, basse
velocita’ di uscita e contenitori di raccolta chiusi; eventuali
tramogge o nastri trasportatori di materiale sfuso o secco di ridotte
dimensioni granulometriche, dovranno essere opportunamente dotati di
carter.
L’impianto di betonaggio dovra’ essere provvisto di schermature e
sistemi atti a contenere le emissioni diffuse di polveri, prevedendo
l’esecuzione delle diverse fasi della produzione, del carico e dello
scarico in circuito chiuso, captando e convogliando gli effluenti ad
un sistema di abbattimento delle polveri con filtro a tessuto;
analogamente si operera’ per i silos di stoccaggio.
Si dovranno utilizzare mezzi di trasporto con capacita’
differenziata, in modo da ottimizzare i carichi sfruttando al massimo
la capacita’ stessa; in uscita dai cantieri dovra’ essere collocata
una postazione di lavaggio delle ruote e della carrozzeria dei mezzi,
per evitare dispersioni di materiale polveroso lungo i percorsi
stradali; si limitera’ opportunamente la velocita’ sulla piste di
cantiere, indicativamente a 30 km/h.
Si dovranno impiegare gruppi elettrogeni, macchine e apparecchi
di lavoro con caratteristiche tali da ottenere le massime prestazioni
energetiche e minimizzare le emissioni in atmosfera, compresa
l’alimentazione dei motori diesel con carburanti a basso tenore di
zolfo.
Si dovranno adottare sistemi in circuito chiuso per il carico del
carburante dall’autocisterna al serbatoio di stoccaggio; per il
rifornimento dei veicoli si utilizzeranno sistemi di erogazione
dotati di tenuta sui serbatoi e contemporanea aspirazione e
abbattimento dei vapori mediante carboni attivi.
Nella documentazione di appalto dovranno essere inseriti impegni
a:
– limitare l’attraversamento da parte dei mezzi pesanti di aree
secche e polverose, mantenere queste ultime a regime umido, coprire i
materiali trasportati, lavare le ruote degli autocarri;
– contenere le immissioni di rumore e vibrazioni, anche con la
realizzazione di specifiche barriere antirumore lungo il perimetro
dei cantieri;
– attivare tutte le procedure atte alla salvaguardia delle
acque di falda nei confronti di accidentali sversamenti di sostanze
inquinanti sul suolo e/o nel sottosuolo e disciplinare l’emungimento
e lo scarico delle acque provenienti dalla falda subsuperficiale,
qualora ne sia previsto l’aggottamento.
Si dovra’ dettagliare la previsione del carico generato sulla
viabilita’ locale, e quindi gli interventi di minimizzazione degli
impatti, soprattutto mediante una opportuna scelta e verifica, in
accordo con i Comuni, degli itinerari dei mezzi d’opera.
Si dovra’ fornire un esame piu’ approfondito delle problematiche
connesse al posizionamento dell’area di cantiere prossima alla
riserva naturale del Lago di Mezzola e Pian di Spagna.

Parte 2ª
RACCOMANDAZIONI

Si esprimono, inoltre, le seguenti raccomandazioni.
Nella zona in localita’ Prati del Bitto in comune di Casio
Valtellino tra i km 12+040 e km 12+339 si dovra’ valutare la
possibilita’ di previsione di una riduzione del tratto in rilevato a
favore della soluzione in viadotto.
Per quanto riguarda le numerose opere d’arte necessarie, si
invita a limitare le trasformazioni dell’alveo e la presenza di
piloni per ponti, che questi ultimi vengano attentamente progettati
per minimizzare il rapporto con il paesaggio. Anche la piantumazione
di nuove essenze arboree come opera di mitigazione dovra’ essere
valutata in modo tale da non accentuare barriere visuali o alterare
coni prospettici; a questo proposito, si consiglia l’uso di essenze
autoctone.
Assicurarsi che il realizzatore dell’infrastruttura possegga o,
in mancanza, acquisisca, per le attivita’ di cantiere anche dopo la
consegna dei lavori e nel piu’ breve tempo possibile, la
Certificazione ambientale n. 14001 o la registrazione ai sensi del
Regolamento CEE 761/2001 (EMAS).
Verificare la possibilita’ che le interferenze con l’area
destinata a servizi, prevista dal P.R.G. del comune di Rogolo,
trovino una soluzione condivisa con l’amministrazione locale.
Armonizzare gli interventi, in fase di costruzione ed in quella
di esercizio, con le indicazioni del Piano del «Parco dell’Adda e
della pineta del Tartano», previsto dal P.R.G. del comune di Talamona
ed attualmente in corso di approvazione.
Ridurre le interferenze tra le attivita’ e le opere, sia in fase
di costruzione che di esercizio, con i «corridoi ecologici» di
collegamento tra i siti pSIC esistenti nei pressi dell’area
interessata dal tracciato, studiando caso per caso le misure
migliorative.
In analogia con quanto disposto dal decreto del Presidente della
Repubblica n. 459/1998 per l’inquinamento acustico derivante dal
traffico ferroviario, nei casi in cui, per ragioni tecniche o
economiche, per assicurare il rispetto dei limiti di immissione di
rumore non sia possibile o conveniente mitigare alla sorgente o lungo
il percorso di propagazione, possa essere ritenuto accettabile, in
alternativa, la mitigazione con opere di fonoisolamento recettore,
valutata la sensibilita’ dello stesso e a condizione di assicurare
all’interno dell’ambiente abitativo livelli di rumore compatibili con
alla sua fruizione, nonche’ un adeguato cambio d’aria e
raffrescamento.
In base ad un’analisi costi/benefici, si potra’ valutare laddove
appaia opportuno, se mitigare ulteriormente per conseguire
l’obiettivo qualitativamente piu’ significativo di contenimento
dell’incremento del livello equivalente di immissione post operam,
rispetto all’ante operam, al fine di non peggiorare eccessivamente il
clima acustico in corrispondenza dei recettori.

Allegato A

—-> Vedere a pag. 29 Vedere a pag. 30 Vedere da pag. 31 a pag. 33 in formato zip/pdf

Allegato 3

DELIBERA n. 151/2005

CLAUSOLA ANTIMAFIA

Contenuti della clausola antimafia, da inserire nel bando di
gara, indicati dal Comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza
delle grandi opere di cui ai decreti interministeriali 14 marzo 2003
e 8 giugno 2004
L’art. 10 del decreto del Presidente della Repubblica 3 giugno
1998, n. 252, prevede l’acquisizione di informazioni antimafia, oltre
che nei confronti del soggetto appaltatore, anche nei confronti dei
subcontraenti quando l’importo del subappalto superi i limiti di
valore precisati al comma 1 dello stesso art. 10, mentre l’art. 18,
comma 12, della legge 19 marzo 1990, n. 55, come successivamente
modificato e integrato, pone a carico dell’appaltatore l’obbligo di
comunicare alla stazione appaltante i dati relativi a tutti i
sub-contratti.
La necessita’ di analoga estensione delle verifiche preventive
antimafia, ad esse applicando le piu’ rigorose informazioni del
Prefetto, deriva dalla constatazione della particolare pericolosita’,
sotto il profilo del rischio di infiltrazione criminale, dei
sub-appalti e dei cottimi, nonche’ di talune tipologie esecutive
attinenti a una serie di prestazioni (trasporto e movimento terra,
noli a caldo e a freddo, ecc.) comunque ricorrenti nella fase
realizzativa a prescindere dalla finalizzazione dell’intervento (di
tipo viario, ferroviario, acquedottistico, ecc.).
Pertanto nel bando di gara per l’appalto dei lavori di cui al
progetto definitivo approvato con la presente delibera dovra’ essere
inserita apposita clausola che – oltre all’obbligo di conferimento
dei dati relativi a tutti i sub-contratti di cui al citato art. 18
della legge n. 55/1990 preveda che:
1) tutti gli affidamenti a valle dell’aggiudicazione principale
siano subordinati all’espletamento delle informazioni antimafia e
sottoposti a clausola risolutiva espressa, in maniera da procedere
alla revoca dell’autorizzazione del sub-contratto e alla automatica
risoluzione del vincolo, con conseguente estromissione dell’impresa,
in caso di informazioni positive. A fini di accelerazione potra’
prevedersi che per i sub-contratti oggetto dell’estensione – vale a
dire di importo inferiore a quello indicato nel richiamato art. 10,
comma 1, lettera c) del decreto del Presidente della Repubblica n.
252/1998 – l’autorizzazione di cui all’art. 18 della legge, n.
55/1990 possa essere rilasciata previa esibizione del certificato
camerale con l’apposita dicitura antimafia, ferma restando la
successiva acquisizione delle informazioni prefettizie con gli
eventuali effetti rescissori sopra indicati. Tenuto conto
dell’ulteriore estensione ditali verifiche anche a tipologie di
prestazioni non inquadrabili nel sub-appalto, ai sensi del menzionato
art. 18 della legge n. 55/1990, si potra’ inoltre prevedere una
fascia di esenzione dall’espletamento delle verifiche antimafia per
gli acquisti di materiale di pronto reperimento fino all’importo di
50 mila euro (fermo restando l’obbligo di conferimento dei dati del
fornitore);
2) nel caso di attivazione della clausola risolutiva espressa,
l’appaltatore principale applichi, quale ulteriore deterrente, una
penale, a titolo di liquidazione fortettaria dei danni, pari al 10%
del valore del sub-contratto, salvo il maggior danno;
3) il soggetto aggiudicatore valuti le cd. in formazioni
supplementari atipiche – di cui all’art. 1-septies del decreto legge
6 settembre 1982, n. 629, convertito nella legge 12 ottobre 1982, n.
726, e successive integrazioni – ai fini del gradimento dell’impresa
sub-affidataria, per gli effetti di cui all’art. 11, comma 3, del
richiamato decreto del Presidente della Repubblica n. 252/1998;
3) vengano previste apposite misure di monitoraggio relative
alla fase di cantierizzazione dell’opera dirette a:
a) controllare gli assetti societari delle imprese
sub-affidatarie, fino a completamento dell’esecuzione dell’opera
stessa, fermo restando che, in caso di variazioni, dovranno essere
aggiornati i dati gia’ forniti in attuazione dell’obbligo di
comunicazione di cui si e’ detto;
b) assicurare, anche attraverso apposite sanzioni che possono
arrivare fino alla revoca degli affidamenti, che i tentativi di
pressione criminale sull’impresa affidataria e su quelle
sub-affidatarie, nella fase di cantierizzazione (illecite richieste
di denaro, «offerta di protezione», ecc.), vengano immediatamente
comunicati alla Prefettura, fermo restando l’obbligo di denuncia alla
Autorita’ giudiziaria.

COMITATO INTERMINISTERIALE PER LA PROGRAMMAZIONE ECONOMICA – DELIBERAZIONE 2 dicembre 2005

Edilone.it