AUTORITA' PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI - DELIBERAZIONE 5 ottobre 2005 | Edilone.it

AUTORITA’ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI – DELIBERAZIONE 5 ottobre 2005

AUTORITA' PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI - DELIBERAZIONE 5 ottobre 2005 Rinnovazione del procedimento relativo alla applicabilita' del meccanismo di ripartizione del costo netto del servizio universale per l'anno 1999. (Deliberazione n. 67/05/CIR). (GU n. 256 del 3-11-2005)

AUTORITA’ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI

DELIBERAZIONE 5
ottobre 2005

Rinnovazione del procedimento relativo alla
applicabilita’ del
meccanismo di ripartizione del costo netto del
servizio universale
per l’anno 1999. (Deliberazione n. 67/05/CIR).

L’AUTORITA’ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI

Nella
seduta della commissione per le infrastrutture e le reti del
5 ottobre
2005;
Vista la legge 31 luglio 1997, n. 249, recante
«Istituzione
dell’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni
e norme sui
sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo»;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 1997,
n.
318, recante «Regolamento di attuazione di direttive comunitarie
nel
settore delle telecomunicazioni» e, in particolare, l’art. 3;
Visto
il decreto 10 marzo 1998, recante «Finanziamento del
servizio
universale nel settore delle telecomunicazioni»;
Vista la
delibera n. 8/00/CIR, recante «Applicabilita’ del
meccanismo
di ripartizione del costo netto del servizio universale
per l’anno
1999», nonche’ tutti gli atti istruttori sottesi
al
provvedimento;
Viste le sentenze del tribunale amministrativo
regionale del Lazio
n. 249/2002 e n. 250/2002 del 14 gennaio 2002;

Vista la delibera n. 5/03/CIR, recante «Esiti della
rinnovazione
del procedimento relativo alla applicabilita’ del
meccanismo di
ripartizione del costo netto del servizio
universale per l’anno
1999»;
Vista la sentenza del Consiglio di
Stato n. 7257/2003 dell’8 luglio
2003;
Vista la delibera n.
2/05/CIR, recante «Rinnovazione del
procedimento relativo alla
applicabilita’ del meccanismo di
ripartizione del costo netto
del servizio universale per l’anno
1999»;
Vista la delibera n.
27/05/CIR, recante «Proroga dei termini di
conclusione del
procedimento istruttorio»;
Vista la comunicazione della
Commissione al Consiglio, al
Parlamento europeo, al Comitato
economico e sociale europeo e al
Comitato delle regioni n.
COM(2005) 203, del 25 aprile 2005
concernente il riesame della
portata del servizio universale in
conformita’ dell’art. 15 della
direttiva 2002/22/CE;
Vista la comunicazione della Commissione
europea del 27 novembre
1996, n. 608, recante «Criteri di valutazione
dei regimi nazionali di
calcolo dei costi e di finanziamento del
servizio universale nel
settore delle telecomunicazioni e agli
orientamenti agli Stati membri
in merito al funzionamento di tali
regimi»;
Vista la relazione della societa’ «Nera» relativa a «Un
quadro di
analisi per l’eventuale istituzione di un fondo OSU
(Obblighi di
Servizio universale) in Italia», del mese di luglio
2000;
Vista la relazione della societa’ «Nera» relativa a «Analisi
della
determinazione del costo netto del servizio universale nel
settore
delle telecomunicazioni in Italia», del mese di luglio 2000;

Vista la decisione del 28 luglio 2005 della
Commissione
infrastrutture e reti che approva lo schema di delibera
«Rinnovazione
del procedimento relativo alla applicabilita’ del
meccanismo di
ripartizione del costo netto del servizio universale per
l’anno 1999»
anche ai fini dell’inoltro all’Autorita’ garante della
concorrenza e
del mercato, per l’acquisizione del parere, in
ottemperanza della
sopracitata sentenza del Consiglio di Stato;

Visto il parere dell’Autorita’ garante della concorrenza e
del
mercato del 3 ottobre 2005;
Visti gli atti del procedimento;

Considerato quanto segue:

1) Il percorso
istruttorio.
1. In data 9 marzo 2005 l’Autorita’ ha avviato con
delibera n.
2/05/CIR un procedimento istruttorio, recante
«Rinnovazione del
procedimento relativo all’applicabilita’ del
meccanismo di
ripartizione del costo netto del servizio universale
per l’anno 1999»
al fine di ottemperare alla sentenza n. 7257/2003
del Consiglio di
Stato dell’8 luglio 2003.
2. La sentenza del
Consiglio di Stato ha accolto il ricorso in
appello avverso la
sentenza del TAR del Lazio n. 250/2000 ed ha
annullato la delibera
n. 8/00/CIR limitatamente all’estensione degli
obblighi di
contribuzione al fondo anche agli operatori di rete
mobile,
ordinando all’Autorita’ di accertare il grado
di
sostituibilita’ tra telefonia fissa e mobile nonche’ di richiedere,
a
questo riguardo, un parere all’Autorita’ garante della concorrenza
e
del mercato.
3. Il procedimento istruttorio e’ stato quindi
volto ad accertare
il grado di sostituibilita’ tra servizi di
telefonia vocale offerti
su rete fissa e su rete mobile in un
contesto in cui i meccanismi di
mercato falliscono e non perseguono le
finalita’ sociali del servizio
universale. I restanti effetti della
delibera n. 8/00/CIR sui quali
non sono stati rilevati difetti di
istruttoria dalla sentenza del
Consiglio di Stato non sono stati
oggetto di riesame nel presente
procedimento istruttorio n. 2/05/CIR.

4. Nell’ambito delle modalita’ di partecipazione al
procedimento
definite dall’art. 2 della delibera n. 2/05/CIR,
l’Autorita’ ha
ricevuto dalla societa’ «Vodafone Omnitel» e dalla
societa’ «Telecom
Italia» rispettivamente nelle date del 26 e
29 aprile 2005 le
osservazioni in merito all’oggetto del
procedimento.
5. In data 27 maggio 2005 l’Autorita’ ha richiesto
alla societa’
«Telecom Italia» informazioni riguardanti traffico e
ricavi derivanti
dall’espletamento del servizio telefonico vocale
nelle aree non
remunerative servite in base agli obblighi di servizio
universale, al
fine di valutare le relazioni esistenti tra
servizi di telefonia
vocale offerti su rete fissa e mobile.
2) La
sentenza del Consiglio di Stato n. 7257 dell’8 luglio 2003.
6. Nel
corso del 2000, «Vodafone-Omnitel» ha presentato al
Tribunale
amministrativo regionale del Lazio (di seguito TAR) un
ricorso
nei confronti della delibera n. 8/00/CIR al fine di
annullare,
tra l’altro, gli effetti derivanti dal meccanismo
di
ripartizione del costo netto stabilito dall’Autorita’.
In
particolare, la ricorrente ha ritenuto che il meccanismo
di
ripartizione del costo netto non dovesse essere applicato
agli
operatori di rete mobile, in quanto il grado di sostituibilita’
tra
servizi di telefonia offerti su rete fissa e mobile non
era
sufficiente per includere tali servizi nello stesso
mercato
rilevante.
7. Con la sentenza n. 250 del 14 gennaio 2002,
il TAR, ha respinto
il ricorso di «Vodafone-Omnitel» limitatamente
alla valutazione del
grado di sostituibilita’ tra servizi,
nonche’ relativamente al
presunto obbligo da parte dell’Autorita’ di
richiedere al riguardo un
parere all’Autorita’ garante della
concorrenza e del mercato.
8. «Vodafone-Omnitel» ha quindi
proposto al Consiglio di Stato
ricorso in appello per la riforma
della sentenza n. 250 del
14 gennaio 2002 del TAR.
9. Con la
sentenza n. 7257/2003, il Consiglio di Stato ha accolto
il ricorso
in appello ordinando all’Autorita’ di accertare il grado
di
sostituibilita’ dal lato della domanda e dal lato dell’offerta
tra
servizi di telefonia vocale offerti su reti di
telecomunicazioni
fisse e mobili nonche’ di richiedere, al fine di
tale accertamento,
un parere all’Autorita’ garante della concorrenza e
del mercato.
10. Dalle motivazioni della sentenza del Consiglio
di Stato si
evince che l’accertamento del grado di sostituibilita’ tra
servizi di
telefonia fissa e mobile e’ necessario per
identificare se gli
operatori di rete mobile siano tenuti a
contribuire al fondo del
servizio universale previsto per il
finanziamento del costo netto
sostenuto da «Telecom Italia».
11. La
valutazione di tale sostituibilita’ rientra nelle attivita’
tipiche
delle autorita’ preposte alla tutela della concorrenza,
all’atto
della definizione dei mercati rilevanti. Per tale ragione,
la
sentenza del Consiglio di Stato ordina all’Autorita’
oltre
all’accertamento della sostituibilita’ tra servizi anche la
richiesta
di un parere, all’Autorita’ garante della concorrenza e del
mercato.
3) Le osservazioni degli operatori nell’ambito del
procedimento n.
2/05/CIR.
12. Nel corso del procedimento
istruttorio di rinnovazione del
meccanismo di ripartizione del
costo netto del servizio universale
per l’anno 1999, gli operatori
«Vodafone-Omnitel» e «Telecom Italia»
hanno trasmesso propri
contributi al fine di esprimere osservazioni
sulla sostituibilita’
tra servizi di telefonia fissa e mobile come
criterio di
contribuzione al fondo del servizio universale.
13.
«Vodafone-Omnitel», ha indicato tra gli atti normativi
e
giurisprudenziali di riferimento, per la valutazione del grado
di
sostituibilita’, il caso C-333/94 Tetra Pak/Commissione,
la
raccomandazione sui mercati rilevanti della Commissione e le
relative
note esplicative nonche’ la delibera n. 410/04/CONS
dell’Autorita’.
«Vodafone-Omnitel» ha ritenuto che la
valutazione della
sostituibilita’ tra servizi di telefonia fissa e
mobile rappresenta
il presupposto essenziale per la
valutazionedello stato di
concorrenzialita’ tra gli operatori di
rete mobile e l’operatore
fornitore del servizio universale. In
tale contesto, il livello di
concorrenzialita’ tra operatori di rete
fissa e mobile, a sua volta,
e’ strumentale per definire
l’imposizione di obblighi di
contribuzione al fondo.
14.
«Vodafone-Omnitel» ha quindi prospettato in modo
molto
dettagliato, i principi e le metodologie di riferimento per
l’analisi
di sostituibilita’. Secondo tale impostazione, il
livello di
sostituibilita’ dal lato della domanda e dal lato
dell’offerta
dovrebbe essere valutato sulla base dell’elasticita’
incrociata tra
servizi derivante da un ipotetico e significativo
incremento di
prezzo di un dato servizio.
15. Telecom Italia ha
evidenziato, contrariamente a «Vodafone», che
i criteri di
definizione del mercato rilevante, tipici del diritto
antitrust, non
dovrebbero essere applicati per stabilire quali
categorie di
operatori debbano contribuire al fondo. L’analisi di
sostituibilita’
tra servizi si basa su metodologie di valutazione
ex-ante e quindi
su stime relative ad elasticita’ prospettiche.
«Telecom Italia»
ritiene invece che la contribuzione al fondo
dovrebbe essere
stabilita valutando ex-post il processo di
sostituzione che
si e’ andato verificando, nel tempo, tra telefonia
mobile e fissa.
Telecom Italia ha supportato tale posizione
riportando una
dettagliata analisi in merito all’elevato livello di
sostituzione tra
telefonia fissa e mobile raggiunto nel 1999. In
particolare, ha
indicato il trend delle principali variabili di
mercato come:

il numero di utenti che possiede solo un telefono cellulare;
il
numero di abbonati di rete fissa e mobile;
il traffico originato
da reti fisse e mobili;
il traffico di telefonia pubblica;
il
traffico per singole direttrici ed in particolare
quella
fisso-mobile.
16. «Telecom Italia» ha inoltre fatto presente
che gli operatori di
rete mobile conseguono vantaggi economici
dall’esistenza di obblighi
di servizio universale, in particolare
per i ricavi da traffico
entrante e uscente tra la rete mobile e
le aree non remunerative.
Cio’ evidenzierebbe, da un lato, le
relazioni esistenti tra reti
fisse e mobili, e dall’altro lato,
il paradosso di lasciare agli
operatori mobili il «vantaggio»
derivante dell’esistenza delle aree
non remunerative, senza il
contestuale obbligo di contribuzione al
fondo.
17. «Telecom
Italia» ha concluso, infine, che l’Autorita’ non
dovrebbe mirare
ad accertare l’esistenza di una sostituibilita’
ex-ante tra
servizi di telefonia fissa e mobile ma dovrebbe
accertare
esclusivamente se i mobili hanno inciso ex-post sul conto
economico
della telefonia vocale e della telefonia pubblica
(servizi per i
quali «Telecom Italia» ha richiesto un costo netto).
4)
Il quadro normativo e regolamentare di riferimento.
18. L’art. 3,
comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica
n. 318/1997
prevedeva che «Qualora, in base alle disposizioni del
presente
articolo, gli obblighi di fornitura del servizio
universale
rappresentino un onere iniquo per l’organismo o gli
organismi
incaricati di fornire il servizio universale, e’
previsto un
meccanismo atto a ripartire il costo netto dei suddetti
obblighi con
altri organismi che gestiscono reti pubbliche di
telecomunicazioni,
con fornitori di servizi di telefonia vocale
accessibili al pubblico
e con organismi che prestano servizi di
comunicazione mobili e
personali».
19. La categoria di operatori
di rete mobile e’ quindi inclusa a
priori tra gli operatori tenuti
a contribuire al costo netto del
servizio universale attraverso il
meccanismo di ripartizione.
20. L’art. 2, comma 2, del decreto
10 marzo 1998 concernente il
finanziamento del servizio
universale nel settore delle
telecomunicazioni ribadisce
sostanzialmente quanto previsto dal
decreto del Presidente della
Repubblica n. 318/1997 «Ai sensi
dell’art. 3, comma 6, del
regolamento, e’ previsto un meccanismo di
ripartizione dei costi,
basato sui principi di non discriminazione,
trasparenza e
proporzionalita’, a carico degli organismi che
gestiscono reti
pubbliche di telecomunicazioni, che forniscono al
pubblico
servizi di telefonia vocale, in
proporzione
all’utilizzazione da parte di tali soggetti delle reti
pubbliche di
telecomunicazioni, o che prestano servizi di
comunicazioni mobili e
personali in ambito nazionale», chiarendo
che il meccanismo di
ripartizione deve essere applicato anche
agli operatori di rete
mobile.
21. A tale riguardo giova
rilevare che il decreto 10 marzo 1998
disciplina in modo
dettagliato il meccanismo di ripartizione del
costo netto nonche’ il
meccanismo di esenzione dalla contribuzione al
fondo del servizio
universale per gli operatori nuovi entranti.
L’art. 6, comma 1,
del decreto 10 marzo 1998, stabilisce infatti
che «…
l’Autorita’, tenuto conto delle condizioni
di
concorrenzialita’ del mercato, potra’ valutare l’opportunita’
di
introdurre un meccanismo di esenzione dalla contribuzione al fondo
da
parte degli organismi di telecomunicazioni nuovi entranti
nel
settore». Anche in questo caso il decreto 10 marzo 1998 non
prevede
l’esclusione degli operatori di rete mobile dalla
contribuzione ne’
l’esclusione di operatori in funzione della
tecnologia trasmissiva
utilizzata o del grado di sostituibilita’ tra
servizi.
22. Il decreto 10 marzo 1998 dava applicazione alla
normativa
nazionale tenendo conto anche di quanto previsto dalla
comunicazione
della Commissione europea del 27 novembre 1996 relativa
ai criteri di
valutazione dei regimi nazionali di calcolo dei
costi e di
finanziamento del servizio universale nel
settore delle
telecomunicazioni ed agli orientamenti agli Stati
membri in merito al
funzionamento di tali regimi.
La comunicazione
della Commissione europea stabiliva, infatti, i
principi generali
(non discriminazione,
trasparenza e proporzionalita) per la
contribuzione al fondo del
servizio universale da parte degli
operatori di telecomunicazioni
facendo riferimento anche alla
sostituibilita’ tra servizi offerti su
rete fissa e mobile.
A
questo riguardo, il decreto 10 marzo 1998 oltre a recepire
tali
principi, motiva nelle premesse, la contribuzione degli
operatori di
rete mobile al fondo del servizio universale
trattando in modo
dettagliato lo sviluppo oggettivo di
elementi relativi alla
significativa diffusione dei servizi di
telecomunicazioni offerti
attraverso la rete radiomobile e le
relazioni esistenti tra reti
fisse e mobili in termini di andamento
del fatturato, di servizi di
telefonia vocale offerti nonche’ di
riduzione di costi dell’accesso.
Le relazioni di sostituzione e
complementarita’ tra i servizi offerti
su rete fissa e mobile sono
altresi’ evidenziate, nelle premesse del
decreto 10 marzo 1998, con
particolare riferimento al graduale
consolidamento del processo
di convergenza tra reti fisse e mobili
sancito anche dalla
comunicazione della Commissione europea [COM(97)
513] e al numero
di abbonati ai servizi di rete mobili rispetto a
quelli di rete
fissa nonche’, infine, alle condizioni economiche
praticate dagli
operatori mobili ai clienti finali caratterizzate da
assenza di canoni
di accesso e prezzi ridotti per il traffico locale.
5) L’accertamento
del grado di sostituibilita’ tra telefonia fissa e
mobile.
23.
L’Autorita’ dispone l’applicabilita’ del meccanismo
di
ripartizione del costo netto tra gli operatori di
telecomunicazioni
qualora l’onere del costo netto sostenuto dal
soggetto fornitore del
servizio universale sia ingiustificato.
La
valutazione dell’iniquita’ dell’onere rappresenta una
fase
logicamente distinta e precedente a quella
concernente
l’identificazione dei soggetti debitori per la
contribuzione al fondo
del servizio universale per la quale il
Consiglio di Stato non ha
rilevato difetti di istruttoria.
I criteri
alla base della valutazione dell’iniquita’ dell’onere del
costo netto
sono diversi quelli impiegati per identificare quali
soggetti
sono destinatari di obblighi di contribuzione al fondo del
servizio
universale.
L’analisi di sostituibilita’ tra telefonia fissa e
mobile invece e’
finalizzata esclusivamente a stabilire se
gli obblighi di
contribuzione al fondo sono suscettibili di essere
imposti sia agli
operatori di rete fissa sia agli operatori di rete
mobile.
24. L’Autorita’ ha quindi provveduto a valutare la
sostituibilita’
dal lato della domanda e dell’offerta tra servizi di
telefonia vocale
offerti su rete fissa e rete mobile cosi’ come
richiesto dalla
sentenza del Consiglio di Stato in un contesto di
servizio universale
al fine di identificare le categorie di
operatori ai quali imporre
obblighi di contribuzione al fondo.
25.
Il contesto merceologico e geografico di riferimento
e’
rappresentato in particolare dalle aree non remunerative del
Paese,
servite in perdita dal fornitore
del servizio universale.
L’area non remunerativa e’ definita come
quel bacino di clienti non
profittevoli serviti dalla stessa centrale
di stadio di linea la
quale svolge tipicamente funzioni di
concentrazione e di
attestazione di linee afferenti alla rete di
distribuzione in
rame. Il servizio di accesso al dettaglio consente
al consumatore di
effettuare e/o ricevere chiamate di telefonia
vocale e di
usufruire di alcuni dei servizi correlati previsti
dall’art. 3,
comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della
Repubblica n.
318/1997. L’art. 3, comma 4, del decreto del Presidente
della
Repubblica n. 318/1997 prevede inoltre che i servizi di cui al
comma
1 debbano essere offerti a condizioni economiche accessibili a
tutti
e non discriminatorie rispetto alla localizzazione
geografica
dell’utente.
26. Per quanto concerne il contesto
geografico del servizio
universale, si tratta di aree
geografiche marginali del paese,
situate prevalentemente in
montagna o collina dove la densita’ di
popolazione e’ particolarmente
bassa e il reddito medio pro-capite e’
inferiore a quello della
provincia di riferimento, i clienti affari
sono inferiori alla
percentuale media della provincia di appartenenza
e le condizioni
economiche praticate ai clienti finali sono
indifferenziate
geograficamente in forza degli obblighi di servizio
universale.
27.
L’Autorita’ ha, quindi, provveduto ad accertare in
tale
contesto merceologico/geografico l’esistenza di sostituibilita’
sia
dal lato della domanda sia dal lato dell’offerta tra servizi
di
telefonia vocale forniti su rete fissa e mobile.
28. La
sostituibilita’ e’ stata valutata accertando il
comportamento
dei clienti di «Telecom Italia» a seguito di
un’ipotetica
disattivazione delle linee di accesso presenti nelle
aree non
remunerative. In tal caso, infatti, e’ stato accertato che
un volume
elevato di traffico (circa il 90% nel 1999 e 2000, il 95%
nel 2001 e
2002) sarebbe stato originato con terminali di telefonia
mobile,
qualora il fornitore del servizio universale avesse deciso di
non
servire le aree non remunerative attraverso la rete fissa
di
telecomunicazioni.
Tale sostituibilita’ e’ stata valutata, nel
corso degli anni, anche
dai soggetti revisori nell’ambito delle
attivita’ di verifica del
calcolo del costo netto (consorzio
ERCS-WIK-NERA per l’anno 1999,
«Nera» per il 2000, Analysys per il
2001, Europe economics per 2002).
In tale ambito, la valutazione
della sostituibilita’ tra servizi di
telefonia vocale offerti su
rete fissa e mobile e’ necessaria per
determinare i cosiddetti
ricavi di sostituzione, i quali hanno un
impatto significativo
sull’ammontare complessivo del costo netto.
29. I ricavi di
sostituzione possono essere definiti come i ricavi
che «Telecom
Italia» non perderebbe nonostante la disattivazione di
un’area di
centrale, di una linea telefonica di un cliente o di una
postazione
telefonica pubblica, in quanto i clienti
disattivati
deciderebbero di far ricorso, ad esempio, a linee
telefoniche
alternative (amici, vicini, postazioni di lavoro,
telefoni pubblici)
presenti in adiacenti aree remunerative.
30. La
quantificazione dei ricavi di sostituzione dipende anche dal
livello
riscontrato di sostituibilita’ tra telefonia fissa e mobile,
nel senso
che all’aumentare della sostituibilita’ una sempre maggiore
quantita’
di traffico si trasferira’ dalla rete fissa di Telecom
Italia
alla rete mobile. Il verificarsi di un livello significativo
di
sostituibilita’ tra servizi di telefonia fissa e mobili
comporta
quindi una perdita di traffico per Telecom Italia e una
conseguente
diminuzione dei cosiddetti ricavi di sostituzione.
Poiche’ questi
sono allocati in diminuzione degli effettivi ricavi
che l’area non
remunerativa consegue, maggiore sara’ la
sostituibilita’, minore
sara’ il costo netto di un’area non
remunerativa. Pertanto l’analisi
di sostituibilita’, che e’
effettuata dal revisore nel corso delle
attivita’ di controllo del
calcolo del costo netto, viene considerata
nella valutazione del
costo netto e concorre alla sua
quantificazione,
riducendone il valore all’aumentare del grado di
sostituibilita’.

31. A questo riguardo vale la pena sottolineare che l’elevato grado
di
sostituibilita’ tra telefonia fissa e mobile accertato
dai
soggetti revisori ha ridotto sensibilmente il costo netto di
«Telecom
Italia» ammesso al meccanismo di ripartizione
dall’Autorita’.
32. La sostituibilita’ sul versante dell’offerta
rappresenta una
fase dell’analisi successiva ed accessoria
rispetto alla
sostituibilita’ dal lato della domanda. Si
tratta di verificare
l’esistenza di concorrenza potenziale derivante
dall’ipotetica scelta
del fornitore del servizio universale di non
offrire il servizio di
accesso alla telefonia vocale su rete fissa
per i clienti residenti
nelle aree non remunerative. In altre
parole, si realizza la
sostituibilita’ sul versante dell’offerta
nel caso in cui, a seguito
della disattivazione delle linee di
accesso delle aree non
remunerative da parte di «Telecom Italia»,
gli operatori presenti nel
mercato dell’accesso di rete fissa sono
disponibili ad incrementare
la capacita’ produttiva per adempiere
agli obblighi di servizio
universale, oppure gli operatori
presenti in altri mercati possono
convertire parte della
produzione per entrare nel mercato
dell’accesso di telefonia
vocale su rete fissa nell’ambito geografico
delle aree non
remunerative.
33. In un contesto di servizio universale, la
sostituibilita’ dal
lato dell’offerta puo’ essere valutata solo
attraverso un meccanismo
di designazione ex-ante del fornitore
del servizio universale al
quale possono prendere parte a parita’
di condizioni tutti gli
operatori di telecomunicazioni. Tale
meccanismo di designazione
ex-ante non e’ mai stato
implementato nel settore delle
telecomunicazioni italiano ed
europeo. Nell’ambito dell’indagine
conoscitiva dell’Autorita’ del
2002, in merito all’introduzione di
meccanismi concorrenziali per la
fornitura del servizio universale,
diversi operatori avevano
espresso osservazioni favorevoli circa la
possibilita’ di migliorare
l’efficienza della fornitura del servizio
universale tramite selezione
competitiva del fornitore. Non e’ quindi
possibile escludere a
priori che gli operatori di telecomunicazioni
possano essere
interessati a partecipare ad un meccanismo di
designazione
ex-ante in ragione anche dei benefici indiretti
derivanti dagli
obblighi di servizio universale.
34. Alla luce di quanto
premesso, l’Autorita’ ritiene che
sussistano i presupposti
economici per stabilire l’esistenza di un
certo grado di
sostituibilita’ potenziale anche dal lato dell’offerta
del servizio
di accesso alla telefonia vocale su rete fissa in un
contesto di
servizio universale.
35. Nell’ambito del processo di
partecipazione al procedimento
disciplinato dalla delibera n.
2/05/CIR un operatore ha prospettato
la metodologia da
utilizzare per determinare il grado di
sostituibilita’. In
particolare tale operatore ritiene che la
sostituibilita’ tra
servizi debba essere valutata sulla base del
cosiddetto test di
prezzo dell’ipotetico monopolista (Small but
Significant and
Non-transitory Increase in Price) dal quale e’
possibile
rilevare l’elasticita’ incrociata e quindi il grado
di
sostituibilita’ tra servizi di telefonia fissa e mobile.
36.
L’Autorita’, nel caso in specie, non ha ritenuto
opportuno
valutare i comportamenti dei consumatori sulla base delle
variazioni
dei prezzi relativi alla telefonia in quanto per i servizi
erogati in
forza degli obblighi di servizio universale non
esiste per
definizione alcun tipo di concorrenza e i prezzi vigenti
sono sotto
costo. Si tratta di servizi offerti esclusivamente in
perdita, cosi’
come previsto dall’art. 3, comma 7, del decreto del
Presidente della
Repubblica n. 318/1997, dove i meccanismi di mercato
falliscono ed e’
possibile la fornitura dei servizi stessi
solo attraverso
l’imposizione di obblighi normativi primari e
secondari in capo ad
uno o piu’ operatori designati, al fine di
tutelare determinate
categorie di clienti finali (che risiedono in
aree non remunerative,
fanno uso di postazioni telefoniche non
remunerative ed hanno
particolari esigenze sociali).
Non avrebbe,
infatti, senso parlare di sostituibilita’ e quindi
di
concorrenzialita’ tra servizi sulla base dei test di prezzo
(SSNIP
test), previsti dalla prassi antitrust nella definizione dei
mercati
rilevanti, laddove l’istituto del servizio universale
persegue
finalita’ sociali e di interesse pubblico quasi mai
raggiungibili
attraverso l’equilibrio tra le condizioni economiche
della domanda e
offerta di mercato.
37. La relazione e il processo
di consolidamento della convergenza
tra servizi offerti su reti
fisse e mobili e’ evidente anche alla
luce del trend di sostituzione
ex-post e di complementarita’ che si
e’ andato man mano a determinare
nel settore delle telecomunicazioni.
La presenza di un certo grado
di concorrenza tra fisso e mobile era
evidente gia’ a partire dal
1999 quando secondo un’indagine della
societa’ di consulenza
Gallup, rilevata dall’analisi di «Nera»
nell’ambito della
valutazione dell’istituzione del fondo del servizio
universale, il 5%
degli utenti italiani dotati di un qualche apparato
telefonico
possedeva solo un telefono cellulare. Cio’ sta a
significare
che il 5% dei clienti degli operatori radiomobili avrebbe
utilizzato
la rete fissa di Telecom Italia se non fosse esistito il
servizio di
telefonia vocale offerto su reti mobili.
Lo stesso risultato per
l’anno 1999 e’ confermato da una analisi
ISTAT pubblicata il 4 agosto
2003 (figura 1) dalla quale risulta che
le famiglie italiane che
possiedono solo un telefono cellulare nel
periodo 1997-2002 sono
passate dall’1,8 al 13,1%.

Figura 1

Famiglie con telefoni fissi e cellulari
(%)

—-> Vedere Figura a pag. 51 Vedere Figura
a pag. 51 Vedere Tabella a pag. 52

AUTORITA’ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI – DELIBERAZIONE 5 ottobre 2005

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