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AUTORITA’ PER LA VIGILANZA SUI LAVORI PUBBLICI

AUTORITA' PER LA VIGILANZA SUI LAVORI PUBBLICI - DETERMINAZIONE 15 luglio 2003: Cause di esclusione dalle gare d'appalto per l'esecuzione di lavori pubblici. Profili interpretativi ed applicativi. (Determinazione n. 13/2003). (GU n. 196 del 25-8-2003)

AUTORITA’ PER LA VIGILANZA SUI LAVORI PUBBLICI

DETERMINAZIONE 15 luglio 2003

Cause di esclusione dalle gare d’appalto per l’esecuzione di lavori
pubblici. Profili interpretativi ed applicativi. (Determinazione n.
13/2003).

IL CONSIGLIO
Con le precedenti determinazioni n. 16/23, del 5 dicembre 2001 e n.
10 del 29 maggio 2002, questa Autorita’, in risposta a richieste di
chiarimenti di alcune stazioni appaltanti e nell’intento di far
conseguire un’applicazione uniforme delle norme, ha fornito
indicazioni interpretative in merito ai requisiti generali richiesti
alle imprese per la partecipazione alle gare di appalto e di
concessione di lavori pubblici e per la stipulazione dei relativi
contratti.
Successivamente, sono stati formulati nuovi quesiti e portate
all’esame dell’Autorita’ ulteriori questioni relative
all’applicazione dell’art. 75 del decreto del Presidente della
Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554, e successive modificazioni, e
sono, altresi’, sopravvenute sostanziali modificazioni legislative e
significative indicazioni giurisprudenziali riguardanti la disciplina
di settore.
Si e’ ritenuto, pertanto, opportuno riesaminare la materia con una
nuova determinazione che, sostituendo le precedenti, da un lato,
consolidi quanto in precedenza affermato ed ancora attuale,
dall’altro, fornisca ulteriori chiarificazioni e suggerimenti agli
operatori del settore.
I
In base al disposto di cui all’art. 8, comma 9, della legge 11
febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni, a decorrere dal 1°
gennaio 2000, i lavori pubblici possono essere affidati
esclusivamente a soggetti qualificati ai sensi dei commi 2 e 3 dello
stesso articolo e non esclusi dalle gare per inaffidabilita’ morale,
finanziaria e professionale.
Gia’ all’atto della qualificazione, le imprese, in conformita’
all’art. 17 del decreto del Presidente della Repubblica 25 gennaio
2000, n. 34, oltre che requisiti economico-finanziari e
tecnico-organizzativi, che qui non interessano, devono dimostrare di
possedere requisiti di carattere generale che attengono, piu’
propriamente, all’indicata affidabilita’ morale, economica e
professionale dell’esecutore. Con determinazione 12 ottobre 2000, n.
47, l’Autorita’ per la vigilanza sui lavori pubblici stabiliva quale
dovesse essere la «documentazione mediante la quale i soggetti che
intendono qualificarsi dimostrano l’esistenza dei prescritti
requisiti d’ordine generale».
Questi requisiti, inerenti all’affidabilita’ del contraente, oltre
a dover sussistere alla data di sottoscrizione del contratto per il
rilascio dell’attestazione di qualificazione, devono permanere al
momento della partecipazione alle specifiche procedure di affidamento
e di stipulazione dei contratti. Ai sensi dell’art. 75 del decreto
del Presidente della Repubblica n. 554/1999, nel testo introdotto
dall’art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 30 agosto
2000, n. 412, vanno, infatti, «esclusi dalla partecipazione alle
procedure di affidamento degli appalti e delle concessioni e non
possono stipulare i relativi contratti» le imprese che versano in una
delle situazioni di incompatibilita’ ivi elencate.
Situazioni di incompatibilita’ le quali, in caso di partecipazione
di imprese associate ovvero tra loro consorziate o che intendano
associarsi o consorziarsi, rilevano per tutte le imprese facenti
parte dell’associazione o consorzio, in quanto la collaborazione tra
le imprese, tipica di detti fenomeni, non puo’ implicare una deroga
alla regola della necessaria affidabilita’ morale, professionale e
tecnica di tutti i soggetti contraenti a qualsiasi titolo con
l’amministrazione.
In base al disposto di cui al gia’ richiamato art. 8, comma 7,
della legge n. 109/1994, e successive modificazioni, il potere di
esclusione dalle gare, a decorrere dal 1° gennaio 2000, compete alle
stazioni appaltanti.
Va poi richiamata, per completezza di analisi, la disciplina
relativa al «Casellario informatico delle imprese qualificate», nel
quale vanno inseriti dati e notizie concernenti le imprese e
rilevanti al fine della ammissione alle gare e che «sono a
disposizione di tutte le stazioni appaltanti per l’individuazione
delle imprese nei cui confronti sussistono cause di esclusione dalle
procedure di affidamento di lavori pubblici» (art. 27, comma 5,
decreto del Presidente della Repubblica n. 34/2000).
II
Cio’ premesso si forniscono, di seguito, chiarimenti in ordine alle
condizioni di cui all’art. 75 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 554/1999, ovvero alle ulteriori situazioni previste da
specifiche disposizioni di legge.
Vanno esclusi dalla partecipazione alle procedure di affidamento
degli appalti e delle concessioni di lavori pubblici e non possono
stipulare i relativi contratti i soggetti di seguito indicati.

A – «che si trovano in stato di fallimento, di liquidazione coatta,
di amministrazione controllata o di concordato preventivo o nei cui
riguardi sia in corso un procedimento per la dichiarazione di una di
tali situazioni» [art. 75, comma 1, lettera a)].

Appare evidente come la disposizione riportata faccia riferimento a
due distinte fattispecie: la prima attinente all’ipotesi di
conclamato dissesto economico dell’impresa, la seconda, invece,
concernente il caso in cui sia in corso un procedimento, ancorche’
non concluso, per l’accertamento di tale situazione; procedimento
che, sulla base della prevalente giurisprudenza, puo’ essere
considerato in corso qualora vi sia stata presentazione di apposita
istanza da parte del creditore.
Con riferimento, invece, alla liquidazione coatta amministrativa,
e’ da ricordare che essa puo’ conseguire ad accertamento giudiziale
dello stato d’insolvenza con sentenza del tribunale, ai sensi
dell’art. 195 o dell’art. 202 della legge fallimentare (regio decreto
16 marzo 1942, n. 267), ovvero a provvedimento amministrativo di
liquidazione emanato ai sensi dell’art. 197 della legge medesima.
L’amministrazione controllata (art. 187 e s.s.), poi, presuppone
una temporanea difficolta’ dell’impresa ad adempiere alle proprie
obbligazioni, e con il concordato preventivo (art. 160 e s.s.), e’
data all’imprenditore insolvente la possibilita’ di evitare il
fallimento quando pure ne sussistono gli estremi.
Si osserva, infine, che la possibilita’ di esclusione dalle gare e
dalla stipulazione dei contratti dovrebbe ritenersi sussistere anche
nell’ipotesi dell’amministrazione straordinaria, di cui al decreto
legislativo 8 luglio 1999, n. 270, anche se a tale situazione, come
gia’ rilevato, l’art. 75 del decreto del Presidente della Repubblica
n. 554/1999 non fa espresso riferimento; e cio’ in quanto, come pure
gia’ rilevato, vi fa riferimento implicito l’art. 24 della direttiva
comunitaria 93/37/CE secondo cui puo’ essere escluso dalla
partecipazione all’appalto ogni imprenditore che sia in stato di
fallimento, di liquidazione, di cessazione dell’attivita’, di
regolamento giudiziario o di concordato preventivo o in ogni altra
analoga situazione risultante da una procedura della stessa natura
prevista dalle legislazioni e regolamentazioni nazionali

B – «nei cui confronti e’ pendente procedimento per l’applicazione di
una delle misure di prevenzione di cui all’art. 3 della legge 27
dicembre 1956, n. 1423; (tale) divieto opera se la pendenza del
procedimento riguardi il titolare o il direttore tecnico, se si
tratta di impresa individuale, il socio o il direttore tecnico se si
tratta di societa’ in nome collettivo o in accomandita semplice, gli
amministratori muniti di potere di rappresentanza o il direttore
tecnico se si tratta di altro tipo di societa» [art. 75, comma l.
lettera b)].

La norma contiene una dettagliata specificazione degli organi
dell’impresa nei cui confronti va verificato il requisito della
pericolosita’ sociale, che costituisce il presupposto del
procedimento. Le misure di prevenzione di cui all’art. 3 della legge
n. 1423/1956 sono: l’applicazione di una misura di prevenzione
personale (sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con eventuale
obbligo o divieto di soggiorno) ai sensi della normativa relativa
alle persone pericolose per la sicurezza pubblica (legge n.
1423/1956, art. 3), ovvero ai sensi delle disposizioni contro la
mafia (legge 31 maggio 1965, n. 575, articoli 1 e 2), o a tutela
dell’ordine pubblico (legge 22 maggio 1975, n. 152, articoli 18 e
19).
Il procedimento e’ da ritenersi pendente quando sia avvenuta
l’annotazione della richiesta di applicazione della misura nei
registri di cui all’art. 34 della legge 19 marzo 1990, n. 55, nel
quale e’ stabilito che presso le segreterie delle procure della
Repubblica e presso le cancellerie dei tribunali sono istituiti
appositi registri per le annotazioni relative ai procedimenti di
prevenzione.
L’incapacita’ alla partecipazione alle gare ed alla stipulazione
dei contratti e’ prevista per la pendenza del procedimento, in quanto
nel caso di avvenuta irrogazione di una delle misure di prevenzione
e’ applicabile l’art. 10, comma 2, della legge n. 575/1965 secondo
cui il provvedimento definitivo di applicazione della misura di
prevenzione determina la decadenza di diritto dalle licenze,
autorizzazioni, concessioni, iscrizioni, abilitazioni ed erogazioni
di cui al comma 1, nonche’ il divieto di concludere contratti di
appalto, di cottimo fiduciario, di fornitura di opere, beni …

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