AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI - COMUNICATO - Contratto collettivo nazionale di lavoro dell'area della dirigenza del comparto regioni e delle autonomie locali, per il quadriennio normativo 2002-2005 | Edilone.it

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI – COMUNICATO – Contratto collettivo nazionale di lavoro dell’area della dirigenza del comparto regioni e delle autonomie locali, per il quadriennio normativo 2002-2005

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI - COMUNICATO - Contratto collettivo nazionale di lavoro dell'area della dirigenza del comparto regioni e delle autonomie locali, per il quadriennio normativo 2002-2005 e il biennio economico 2002-2003. (GU n. 70 del 24-3-2006)

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

COMUNICATO

Contratto collettivo nazionale di lavoro dell’area della dirigenza
del comparto regioni e delle autonomie locali, per il quadriennio
normativo 2002-2005 e il biennio economico 2002-2003.

Titolo I
Disposizioni generali
In data 22 febbraio 2006, ha avuto luogo l’incontro tra:
ARAN: nella persona del Presidente Avv. Guido Fantoni e le
seguenti:

=====================================================================
Organizzazioni sindacali |Confederazioni sindacali
=====================================================================
CGIL/FP (firmato) |CGIL (firmato)
———————————————————————
CISL/FPS (firmato) |CISL (firmato)
———————————————————————
UIL/FPL (firmato) |UIL (firmato)
———————————————————————
CIDA/enti locali (firmato) |CIDA (firmato)
———————————————————————
DIRER/DIREL (firmato) |CONFEDIR (firmato)
———————————————————————
CSA (fiadel/cisal, fialp/cisal, |
cisas-fisael, confail-unsiau, confill |
eellcusal, usppi-cuspel-fasil fadel) |CISAL (firmato)

Al termine della riunione le parti hanno sottoscritto l’allegato
contratto collettivo nazionale del lavoro dell’area della dirigenza
del comparto delle regioni e delle autonomie locali relativo al
quadriennio normativo 2002-2005 e il biennio economico 1°gennaio
2002-31 dicembre 2003.
Contratto collettivo nazionale di lavoro
per il quadriennio normativo 2002-2005
e per il biennio economico 2002-2003, relativo all’area
della dirigenza del comparto «regioni e autonomie locali»
Art. 1.
Campo di applicazione
1. Il presente contratto collettivo nazionale si applica a tutto
il personale con qualifica dirigenziale dipendente dagli enti del
comparto regioni – autonomie locali, comprese le IPAB, di cui
all’area dirigenziale 2ª, dell’art. 2, dell’accordo quadro del 23
settembre 2004, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
2. Nel testo del presente contratto i riferimenti al decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e
integrazioni, sono riportati come decreto legislativo n. 165 del
2001.

Art. 2.
Durata, decorrenza, tempi e procedure di applicazione del contratto
1. Il presente contratto concerne il periodo 1° gennaio 2002 – 31
dicembre 2005, per la parte normativa, ed e’ valido dal 1° gennaio
2002 al 31 dicembre 2003, per la parte economica.
2. Gli effetti del presente contratto decorrono dal giorno
successivo alla data di stipulazione, salvo diversa prescrizione e
decorrenza espressamente prevista dal contratto stesso.
3. Gli istituti a contenuto economico e normativo aventi
carattere vincolato ed automatico sono applicati dagli enti
destinatari entro trenta giorni dalla data di stipulazione del
contratto di cui al comma 2.
4. Il presente contratto, alla scadenza, si rinnova tacitamente
di anno in anno qualora non ne sia stata data disdetta da una delle
parti con lettera raccomandata, almeno tre mesi prima di ogni singola
scadenza. In caso di disdetta, le disposizioni contrattuali rimangono
integralmente in vigore fino a quando non siano sostituite dal
successivo contratto collettivo.
5. Per evitare periodi di vacanza contrattuale, le piattaforme
sono presentate tre mesi prima della scadenza del contratto. Durante
tale periodo e per il mese successivo alla scadenza del contratto, le
parti negoziali non assumono iniziative unilaterali ne’ procedono ad
azioni dirette.
6. Dopo il periodo di vacanza contrattuale, pari a tre mesi dalla
data di scadenza o dalla data di presentazione delle piattaforme, se
successiva, ai dirigenti del comparto sara’ corrisposta la relativa
indennita’ secondo le scadenze previste dall’accordo sul costo del
lavoro del 23 luglio 1993. Per le modalita’ di erogazione di detta
indennita’, l’ARAN stipula apposito accordo ai sensi degli articoli
47 e 48, commi 1, 2, 3, 4 e 5 del decreto legislativo n. 165 del
2001.
7. In sede di rinnovo biennale per la parte economica, ulteriore
punto di riferimento del negoziato sara’ costituito dalla
comparazione tra inflazione programmata e quella effettiva
intervenuta nel precedente biennio, secondo quanto previsto dal
citato accordo del 23 luglio 2003.

Art. 3.
Conferma del sistema delle relazioni sindacali
1. E’ confermato il sistema delle relazioni sindacali previsto
dal contratto collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999,
con le modifiche apportate dal comma 2 e dai seguenti articoli da 4 a
9.
2. Il testo dell’art. 7, comma 1, ultimo periodo, del contratto
collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999 e’ sostituito
dal seguente: «Ai fini di una piu’ compiuta informazione, le parti,
su richiesta di ciascuna di esse, si incontrano con cadenza almeno
annuale ed in ogni caso in presenza di eventuali processi di
dismissione o di esternalizzazione di servizi o attivita».

Art. 4.
Tempi e procedure per la stipulazione
dei contratti decentrati integrativi
1. Il testo dell’art. 5 del contratto collettivo nazionale del
lavoro del 1° aprile 1999 e’ sostituito dal seguente:
1. «I contratti collettivi decentrati integrativi hanno durata
quadriennale e si riferiscono a tutti gli istituti contrattuali
rimessi a tale livello, da trattarsi in un’unica sessione negoziale.
Sono fatte salve le materie previste dal presente contratto
collettivo nazionale del lavoro che, per loro natura, richiedano
tempi di negoziazione diversi o verifiche periodiche essendo legate a
fattori organizzativi contingenti. Le modalita’ di utilizzo delle
risorse decentrate sono determinate in sede di contrattazione
decentrata integrativa con cadenza annuale.
2. L’ente provvede a costituire la delegazione di parte pubblica
abilitata alle trattative di cui al comma 1 entro trenta giorni da
quello successivo alla data di stipulazione del presente contratto ed
a convocare la delegazione sindacale di cui all’art. 11, comma 2, per
l’avvio del negoziato, entro trenta giorni dalla presentazione delle
piattaforme.
3. Il controllo sulla compatibilita’ dei costi della
contrattazione collettiva decentrata integrativa con i vincoli di
bilancio e la relativa certificazione degli oneri sono effettuati dal
collegio dei revisori dei conti ovvero, laddove tale organo non sia
previsto, dai servizi di controllo interno, secondo quanto previsto
dall’art. 2 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286. A tal
fine, l’ipotesi di contratto collettivo decentrato integrativo
definita dalla delegazione trattante e’ inviata entro cinque giorni a
tali organismi, corredata da apposita relazione illustrativa tecnico
finanziaria nella quale, tra l’altro, sono evidenziate le modalita’
di quantificazione delle risorse finanziarie destinate alla
contrattazione decentrata integrativa, le forme di copertura dei
relativi oneri in bilancio e le specifiche finalita’ di
utilizzazione, secondo i contenuti dell’accordo. In caso di rilievi
da parte dei predetti organismi, la trattativa deve essere ripresa
entro cinque giorni. Trascorsi quindici giorni senza rilievi,
l’organo di governo dell’ente autorizza il presidente della
delegazione trattante di parte pubblica alla sottoscrizione
definitiva del contratto.
4. I contratti collettivi decentrati integrativi devono contenere
apposite clausole circa tempi, modalita’ e procedure di verifica
della loro attuazione. Essi conservano la loro efficacia fino alla
stipulazione, presso ciascun ente, dei successivi contratti
collettivi decentrati integrativi.
5. Gli enti sono tenuti a trasmettere all’ARAN, entro cinque
giorni dalla sottoscrizione definitiva, il testo contrattuale con la
specificazione delle modalita’ di copertura dei relativi oneri con
riferimento agli strumenti annuali e pluriennali di bilancio.».

Art. 5.
Contrattazione collettiva decentrata integrativa
di livello territoriale
1. Il testo dell’art. 6 del contratto collettivo nazionale del
lavoro del 23 dicembre 1999 e’ sostituito dal seguente:
«1. Per gli enti con un numero di dirigenti in servizio non
superiore a cinque unita’, la contrattazione collettiva decentrata
integrativa puo’ svolgersi a livello territoriale sulla base di
protocolli di intesa tra gli enti interessati e le organizzazioni
sindacali territoriali firmatarie del presente contratto;
l’iniziativa puo’ essere assunta dalle associazioni nazionali
rappresentative degli enti del comparto, anche attraverso le loro
articolazioni regionali o territoriali, o da ciascuno dei soggetti
titolari della negoziazione decentrata integrativa.
2. I protocolli devono precisare:
a) la composizione della delegazione trattante di parte
pubblica;
b) la composizione della delegazione sindacale, prevedendo la
partecipazione di rappresentanti delle organizzazioni territoriali
dei sindacati firmatari del presente contratto collettivo nazionale
del lavoro e forme di rappresentanza delle rappresentanze sindacali
aziendali di cui all’art. 11, comma 2;
c) la procedura per la autorizzazione alla sottoscrizione del
contratto decentrato integrativo territoriale, ivi compreso il
controllo sulla compatibilita’ degli oneri con i vincoli di bilancio
dei singoli enti, nel rispetto della disciplina generale stabilita
dall’art. 5;
d) i necessari adattamenti per consentire alle rappresentanze
sindacali la corretta fruizione delle tutele e dei permessi.
3. I rappresentanti degli enti che aderiscono ai protocolli
definiscono, in una apposita intesa, secondo i rispettivi
ordinamenti:
a) le modalita’ di formulazione degli atti di indirizzo;
b) le materie, tra quelle di competenza della contrattazione
integrativa decentrata, che si intendono affidare alla sede
territoriale con la eventuale specificazione degli aspetti di
dettaglio, che devono essere riservate alla contrattazione di ente;
c) le modalita’ organizzative necessarie per la contrattazione
e il soggetto istituzionale incaricato dei relativi adempimenti;
d) le modalita’ di finanziamento dei relativi oneri da parte di
ciascun ente.».

Art. 6.
Concertazione
1. Il testo dell’art. 8 del contratto collettivo nazionale del
lavoro del 23 dicembre 1999 e’ sostituto dal seguente:
«1. Ciascuno dei soggetti di cui all’art. 11, comma 2, ricevuta
l’informazione, ai sensi dell’art. 7, puo’ attivare, entro i
successivi 10 giorni, la concertazione mediante richiesta scritta. In
caso di urgenza, il termine e’ fissato in cinque giorni. Decorso il
termine stabilito, l’ente si attiva autonomamente nelle materie
oggetto di concertazione. La procedura di concertazione, nelle
materie ad essa riservate non puo’ essere sostituita da altri modelli
di relazioni sindacali.
2. La concertazione si effettua per le seguenti materie:
a) criteri generali relativi all’individuazione dei parametri
per la graduazione delle funzioni e delle connesse responsabilita’ ai
fini della retribuzione di posizione;
b) criteri generali relativi alle modalita’ di determinazione e
di attribuzione della retribuzione collegata ai risultati e al
raggiungimento degli obiettivi assegnati;
c) criteri generali relativi alla disciplina delle condizioni,
dei requisiti e dei limiti per la risoluzione consensuale del
rapporto di lavoro di cui all’art. 17;
d) criteri generali relativi ai sistemi di valutazione dei
risultati di gestione dei dirigenti, anche con riferimento al
procedimento e ai termini di adempimento.
3. La concertazione si svolge in appositi incontri, che iniziano
entro il quarto giorno dalla data di ricezione della richiesta;
durante la concertazione le parti si adeguano, nei loro
comportamenti, ai principi di responsabilita’, correttezza e
trasparenza.
4. La concertazione si conclude nel termine massimo di trenta
giorni dalla data della relativa richiesta. Dell’esito della stessa
e’ redatto specifico verbale dal quale risultino le posizioni delle
parti.
5. La parte datoriale e’ rappresentata al tavolo di concertazione
dal soggetto o dai soggetti, espressamente designati dall’organo di
governo degli enti, individuati secondo i rispettivi ordinamenti.».

Art. 7.
Relazioni sindacali delle unioni di comuni
1. Le relazioni sindacali delle unioni di comuni con personale
dirigenziale sono disciplinate dal titolo secondo del contratto
collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999, con riferimento
a tutti i modelli relazionali indicati nell’art. 3, comma 2, dello
stesso contratto collettivo nazionale del lavoro e successive
modificazioni ed integrazioni, ivi comprese quelle derivanti dal
presente contratto collettivo nazionale del lavoro.

Titolo II
Forme di partecipazione e raffreddamento dei conflitti
Art. 8.
Comitato paritetico sul fenomeno del mobbing
1. Le parti prendono atto del fenomeno del mobbing, inteso come
forma di violenza morale o psichica in occasione di lavoro – attuato
dal datore di lavoro o da altri dipendenti – nei confronti di un
lavoratore. Esso e’ caratterizzato da una serie di atti,
atteggiamenti o comportamenti, diversi e ripetuti nel tempo in modo
sistematico ed abituale, aventi connotazioni aggressive, denigratorie
e vessatorie tali da comportare un degrado delle condizioni di lavoro
e idonei a compromettere la salute o la professionalita’ o la
dignita’ del lavoratore stesso nell’ambito dell’ufficio di
appartenenza o, addirittura, tali da escluderlo dal contesto
lavorativo di riferimento.
2. In relazione al comma 1, le parti, anche con riferimento alla
risoluzione del Parlamento europeo del 20 settembre 2001, riconoscono
la necessita’ di avviare adeguate ed opportune iniziative al fine di
contrastare la diffusione di tali situazioni, che assumono rilevanza
sociale, nonche’ di prevenire il verificarsi di possibili conseguenze
pericolose per la salute fisica e mentale del lavoratore interessato
e, piu’ in generale, migliorare la qualita’ e la sicurezza
dell’ambiente di lavoro.
3. Per le finalita’ indicate nei commi precedenti sono istituiti,
entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente contratto,
specifici comitati paritetici presso ciascun ente con i seguenti
compiti:
a) raccolta dei dati relativi all’aspetto quantitativo e
qualitativo del fenomeno del mobbing in relazione alle materie di
propria competenza;
b) individuazione delle possibili cause del fenomeno, con
particolare riferimento alla verifica dell’esistenza di condizioni di
lavoro o fattori organizzativi e gestionali che possano determinare
l’insorgere di situazioni persecutorie o di violenza morale;
c) formulazione di proposte di azioni positive in ordine alla
prevenzione e alla repressione delle situazioni di criticita’, anche
al fine di realizzare misure di tutela del dipendente interessato;
d) formulazione di proposte per la definizione dei codici di
condotta.
4. Le proposte formulate dai comitati vengono presentate agli
enti per i conseguenti adempimenti tra i quali rientrano, in
particolare, la costituzione ed il funzionamento di sportelli di
ascolto, nell’ambito delle strutture esistenti, l’istituzione della
figura del consigliere/consigliera di fiducia nonche’ la definizione
dei codici, sentite le organizzazioni sindacali firmatarie del
presente contratto.
5. In relazione all’attivita’ di prevenzione del fenomeno di cui
al comma 3, i comitati propongono, nell’ambito dei piani generali per
la formazione, previsti dall’art. 32 del contratto collettivo
nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999, idonei interventi
formativi e di aggiornamento del personale, che possono essere
finalizzati, tra l’altro, ai seguenti obiettivi:
a) affermare una cultura organizzativa che comporti una
maggiore consapevolezza della gravita’ del fenomeno e delle sue
conseguenze individuali e sociali;
b) favorire la coesione e la solidarieta’ dei dipendenti,
attraverso una piu’ specifica conoscenza dei ruoli e delle dinamiche
interpersonali all’interno degli uffici, anche al fine di incentivare
il recupero della motivazione e dell’affezione all’ambiente
lavorativo da parte del personale.
6. I comitati sono costituiti da un componente designato da
ciascuna delle organizzazioni sindacali firmatarie del presente
contratto collettivo nazionale del lavoro e da un pari numero di
rappresentanti dell’ente. Il presidente del comitato viene designato
tra i rappresentanti dell’ente ed il vicepresidente dai componenti di
parte sindacale. Per ogni componente effettivo e’ previsto un
componente supplente. Ferma rimanendo la composizione paritetica dei
comitati, di essi fa parte anche un rappresentante del comitato per
le pari opportunita’, appositamente designato da quest’ultimo, allo
scopo di garantire il raccordo tra le attivita’ dei due organismi.
Enti, con un numero di dirigenti inferiore a 5, possono concordare la
costituzione di un unico comitato disciplinandone la composizione
della parte pubblica e le modalita’ di funzionamento.
7. Gli enti favoriscono l’operativita’ dei comitati e
garantiscono tutti gli strumenti idonei al loro funzionamento. In
particolare valorizzano e pubblicizzano con ogni mezzo, nell’ambito
lavorativo, i risultati del lavoro svolto dagli stessi. I comitati
adottano un regolamento per la disciplina dei propri lavori e sono
tenuti a svolgere una relazione annuale sull’attivita’ svolta.
8. I comitati di cui al presente articolo rimangono in carica per
la durata di un quadriennio e comunque fino alla costituzione dei
nuovi. I componenti dei comitati possono essere rinnovati
nell’incarico; per la loro partecipazione alle riunioni non e’
previsto alcun compenso.

Art. 9.
Interpretazione autentica dei contratti collettivi
1. In attuazione dell’art. 49 del decreto legislativo n. 165 del
2001, quando insorgano controversie sulla interpretazione dei
contratti collettivi, le parti che li hanno sottoscritti si
incontrano, entro trenta giorni dalla richiesta di cui al comma 2,
per definire consensualmente il significato della clausola
controversa.
2. Al fine di cui al comma 1, la parte interessata invia alle
altre, richiesta scritta con lettera raccomandata. La richiesta deve
contenere una sintetica descrizione dei fatti e degli elementi di
diritto sui quali si basa; essa deve fare riferimento a problemi
interpretativi e applicativi di rilevanza generale.
3. L’A.R.A.N. si attiva autonomamente o su richiesta del comitato
di settore.
4. L’eventuale accordo, stipulato con le procedure di cui
all’art. 47 del decreto legislativo n. 165 del 2001 sostituisce la
clausola controversa sin dall’inizio della vigenza del contratto
collettivo nazionale.
5. Con analoghe modalita’ si procede tra le parti che li hanno
sottoscritti, quando insorgano controversie sulla interpretazione dei
contratti decentrati integrativi, anche di livello territoriale.
L’eventuale accordo stipulato con le procedure di cui agli articoli 4
e 5 del contratto collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre
1999, sostituisce la clausola controversa sin dall’inizio della
vigenza del contratto decentrato.
6. E’ disapplicata la disciplina dell’art. 12 del contratto
collettivo nazionale del lavoro del 10 aprile 1996.

Titolo III
Forme di partecipazione e raffreddamento dei conflitti
Art. 10.
Affidamento incarichi dirigenziali
1. Il comma 1 dell’art. 22 del contratto collettivo nazionale del
lavoro 10 aprile 1996, come modificato dall’art. 13 del contratto
collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999, e’ sostituito
dal seguente:
«1. Gli enti attribuiscono ad ogni dirigente uno degli incarichi
istituiti secondo la disciplina dell’ordinamento vigente, fatto salvo
il caso previsto dall’art. 23-bis, comma 1, lettera c).».

Art. 11.
Recesso dell’amministrazione
1. Il testo dell’art. 27, comma 4, del contratto collettivo
nazionale del lavoro del 10 aprile 1996 e’ sostituito dal seguente:
«4. La responsabilita’ particolarmente grave del dirigente,
accertata secondo le procedure adottate da ciascun ente nel rispetto
delle previsioni dell’art. 23 del contratto collettivo nazionale del
lavoro del 10 aprile 1996, come sostituito dall’art. 14 del contratto
collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999, costituisce
giusta causa di recesso. La responsabilita’ particolarmente grave e’
correlata:
a) al mancato raggiungimento di obiettivi particolarmente
rilevanti per il conseguimento dei fini istituzionali dell’ente
previamente individuati con tale caratteristica nei documenti di
programmazione e formalmente assegnati al dirigente;
b) ovvero, per la inosservanza delle direttive generali per
l’attivita’ amministrativa e la gestione, formalmente comunicate al
dirigente, i cui contenuti siano stati espressamente qualificati di
rilevante interesse.».
2. In caso di recesso ai sensi dell’art. 27, comma 4, del
contratto collettivo nazionale del lavoro del 10 aprile 1996, non si
applica la disciplina dell’art. 13 del contratto collettivo nazionale
del lavoro del 12 febbraio 2002. L’atto di recesso e’ adottato in
conformita’ a quanto previsto dall’art. 15, comma 2, del contratto
collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999. Costituisce
condizione risolutiva del recesso l’annullamento della procedura di
accertamento della responsabilita’ del dirigente, disciplinata da
ciascun ente ai sensi dell’art. 23 del contratto collettivo nazionale
del lavoro del 10 aprile 1996, come sostituito dall’art. 14 del
contratto collettivo nazionale del lavoro 23 dicembre 1999.».

Art. 12.
Effetti del procedimento penale sul rapporto di lavoro
1. Il testo dell’art. 29 del contratto collettivo nazionale del
lavoro dell’area della dirigenza del 10 aprile 1996 e’ cosi’
sostituito:
«1. Il dirigente colpito da misure restrittive della liberta’
personale e’ obbligatoriamente sospeso dal servizio, con revoca
dell’incarico dirigenziale conferito e privazione della retribuzione,
per tutta la durata dello stato restrittivo della liberta’, salvo che
l’ente non intenda procedere ai sensi dell’art. 27.
2. Il dirigente rinviato a giudizio per fatti direttamente
attinenti al rapporto di lavoro o comunque rientranti nella
previsione dell’art. 27, comma 2, qualora non sia soggetto a misura
restrittiva della liberta’ personale o questa abbia cessato i suoi
effetti puo’ essere sospeso dal servizio con privazione della
retribuzione fino alla sentenza definitiva, salva l’applicabilita’
dell’art. 27.
3. Fatta salva la applicazione dell’art. 27, resta fermo per
tutti gli enti del comparto l’obbligo di sospensione del dirigente in
presenza dei casi gia’ previsti dagli articoli 58, comma 1, lettere
a), b), limitatamente all’art. 316 del codice penale, lettere c), d)
ed e), e 59, comma 1, lettera a), limitatamente ai delitti gia’
indicati nell’art. 58, comma 1, lettera a) e all’art. 316 del codice
penale, lettere b), e c), del decreto legislativo n. 267 del 2000.
4. Nel caso dei delitti previsti all’art. 3, comma 1, della legge
n. 97 del 2001, trova applicazione la disciplina ivi stabilita. Per i
medesimi delitti, qualora intervenga condanna anche non definitiva,
ancorche’ sia concessa la sospensione condizionale della pena, trova
applicazione l’art. 4, comma 1, della citata legge n. 97 del 2001,
salvo l’applicabilita’ dell’art. 27.
5. La sospensione disposta ai sensi del presente articolo
conserva efficacia, se non revocata, per un periodo non superiore a
cinque anni. Decorso tale ultimo termine il dirigente e’ riammesso in
servizio, fatta salva la possibilita’ per l’ente di recedere con le
procedure di cui all’art. 27.
6. Al dirigente sospeso dal servizio ai sensi del presente
articolo e’ corrisposta una indennita’ alimentare pari al 50 per
cento della retribuzione di cui all’art. 21, la retribuzione
individuale di anzianita’, ove acquisita, e gli assegni per il nucleo
familiare, ove spettanti.
7. In caso di sentenza penale definitiva di assoluzione,
pronunciata, con la formula «il fatto non sussiste» o «l’imputato non
lo ha commesso», quanto corrisposto nel periodo di sospensione
cautelare a titolo di indennita’ alimentare, verra’ conguagliato con
quanto dovuto al dirigente se fosse rimasto in servizio tenendo conto
anche della retribuzione di posizione in godimento all’atto della
sospensione. Analogamente si procede in caso di sentenza definitiva
di proscioglimento pronunciata prima del dibattimento, ai sensi
dell’art. 129 del codice di procedura penale, con la formula il fatto
non sussiste o l’imputato non lo ha commesso.
8. In caso di riammissione in servizio, al termine del periodo di
sospensione, ai sensi dei commi 5 e 7, il dirigente ha diritto
all’affidamento di un incarico dirigenziale di livello equivalente,
in termini economici e di prestigio, a quello in godimento al momento
della sospensione.
9. Il dirigente, licenziato ai sensi dell’art. 27, comma 2, a
seguito di condanna passata in giudicato per delitto commesso in
servizio o fuori servizio che, pur non attenendo direttamente al
rapporto di lavoro, non ne ha consentito la prosecuzione neppure
provvisoria per la specifica gravita’, se successivamente assolto a
seguito di revisione del processo ha diritto, dalla data della
sentenza di assoluzione, alla riammissione in servizio, anche in
soprannumero, nella medesima sede nonche’ in un incarico di valore
equivalente a quello posseduto all’atto del licenziamento.
10. Dalla data di riammissione in servizio, di cui al precedente
comma 9, il dirigente ha diritto a tutti gli assegni che gli
sarebbero stati corrisposti nel periodo di licenziamento, tenendo
conto anche dell’eventuale periodo di sospensione antecedente,
esclusi i compensi collegati agli incarichi. In caso di premorienza,
gli stessi compensi spettano al coniuge o al convivente superstite ed
ai figli.».

Art. 13.
Effetti degli accertamenti negativi
1. Dopo l’art. 23 del contratto collettivo nazionale del lavoro
del 10 aprile 1996, come sostituito dall’art. 14 del contratto
collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999, sono inseriti i
seguenti:
«Art. 23-bis (Effetti degli accertamenti negativi). – 1. Gli enti
disciplinano gli effetti degli accertamenti negativi di cui all’art.
23 del contratto collettivo nazionale del lavoro del 10 aprile 1996,
come sostituito dall’art. 14 del contratto collettivo nazionale del
lavoro del 23 dicembre 1999, il relativo procedimento e gli strumenti
di tutela, ivi compresi la previa contestazione e il contraddittorio,
individuando le specifiche misure nell’ambito delle seguenti ipotesi,
in relazione alla gravita’ dell’accertamento:
a) riassegnazione alle funzioni della categoria di provenienza,
per il personale interno al quale sia stato eventualmente conferito,
con contratto a termine, un incarico dirigenziale sempreche’ detto
conferimento sia consentito dalla normativa vigente nell’ente;
b) affidamento di un incarico dirigenziale con un valore di
retribuzione di posizione inferiore;
c) sospensione, nei confronti del personale a tempo
indeterminato con qualifica dirigenziale, da ogni incarico
dirigenziale per un periodo massimo di due anni, secondo la
disciplina dell’art. 23-ter;
d) recesso dal rapporto di lavoro, nei casi di particolare
gravita’, secondo la disciplina dell’art. 27.».
«Art. 23-ter (Sospensione dagli incarichi dirigenziali). – 1. Il
dirigente puo’ essere sospeso dall’incarico, per una durata massima
di due anni, secondo la disciplina dell’art. 23-bis, comma 1, lettera
c).
2. Durante il periodo di sospensione da ogni incarico
dirigenziale, di cui al comma 1, il dirigente interessato ha diritto
al solo trattamento economico stipendiale di cui all’art. 21; nello
stesso periodo il dirigente e’ tenuto ad accettare eventuali
incarichi dirigenziali proposti dal medesimo ente o da altre
pubbliche amministrazioni.
3. L’accettazione di un nuovo incarico determina il venire meno
della sospensione disposta ai sensi del comma 1 ed al dirigente sono
corrisposte la retribuzione di posizione e quella di risultato ad
esso relative.
4. Prima della scadenza del periodo di due anni di sospensione,
puo’ trovare applicazione la disciplina della risoluzione consensuale
secondo l’art. 17 del contratto collettivo nazionale del lavoro del
23 dicembre 1999; in tal caso l’importo della indennita’
supplementare di cui al comma 2, dello stesso art. 17, puo’ essere
elevato sino a 36 mensilita’, non pensionabile e non utile ai fini
del trattamento di fine servizio e ai fini del trattamento di fine
rapporto.».
2. Sono soppressi gli ultimi due periodi del comma 2, dell’art.
23, del contratto collettivo nazionale del lavoro del 10 aprile 1996,
come sostituito dall’art. 14 del contratto collettivo nazionale del
lavoro del 23 dicembre 1999.

Art. 14.
Comitato dei garanti
1. Nel comma 2 dell’art. 15, del contratto collettivo nazionale
del lavoro 23 dicembre 1999, l’espressione: «I provvedimenti previsti
dall’art. 21, comma 2, del decreto legislativo n. 29/1993» e’
sostituita come segue: « I provvedimenti previsti dall’art. 23-bis,
comma 1, lettere b), c) e d) del contratto collettivo nazionale del
lavoro del 10 aprile 1996».
2. Dopo il comma 2 dell’art. 15 del contratto collettivo
nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999 e’ inserito il seguente:
«3. Il Comitato dei garanti prima della formulazione del proprio
parere, nel rispetto del termine di cui al precedente comma 2,
ascolta, a seguito di espressa richiesta in tal senso, il dirigente
interessato, anche assistito da persona di fiducia».

Art. 15.
Risoluzione consensuale
1. Il comma 3 dell’art. 17 del contratto collettivo nazionale del
lavoro del 23 dicembre 1999 e’ sostituito dal seguente:
«3. La risoluzione consensuale puo’ essere proposta e
giustificata dalla necessita’ di favorire i processi di
razionalizzazione e di ammodernamento degli ordinamenti
amministrativi e istituzionali degli enti, in presenza della
evoluzione dei servizi e delle competenze, anche con riferimento alle
nuove esigenze correlate alle riforme federaliste costituzionali o ad
altre leggi di riforma della pubblica amministrazione.».

Art. 16.
Eccedenze di personale dirigenziale
1. Qualora per effetto dei processi di riorganizzazione, si
vengano a creare le condizioni per una eccedenza di personale
dirigenziale – secondo la disciplina dell’art. 33 del decreto
legislativo n. 165 del 2001 – l’ente informa i soggetti sindacali di
cui all’art. 11, comma 2, del contratto collettivo nazionale del
lavoro del 23 dicembre 1999 ed i dirigenti interessati prima della
decisione di collocamento in disponibilita’. Se l’eccedenza rilevata
riguarda almeno dieci dirigenti, trova applicazione la disciplina
dell’art. 33, commi 3, 4 e 5 del decreto legislativo n. 165 del 2001.
2. La disciplina della risoluzione consensuale di cui all’art. 17
del contratto collettivo nazionale del lavoro 23 dicembre 1999, come
integrata dall’art. 15, puo’ trovare applicazione anche nei confronti
dei dirigenti in eccedenza.

Art. 17.
Clausola di salvaguardia
1. La contrattazione decentrata integrativa deve stabilire il
termine finale di applicazione della disciplina dell’art. 4 del
contratto collettivo nazionale del lavoro del 12 febbraio 2002. Ove
la contrattazione decentrata integrativa non abbia stabilito il
termine, esso non puo’ superare la scadenza naturale del periodo
temporale di conferimento dell’incarico dirigenziale antecedente al
nuovo incarico.
2. La disciplina dell’art. 4 del contratto collettivo nazionale
del lavoro del 12 febbraio 2002 non trova applicazione nell’ipotesi
prevista dall’art. 23-bis, comma 1, lettera b), del contratto
collettivo nazionale del lavoro del 10 aprile 1996.

Art. 18.
Assenze per l’esercizio delle funzioni di giudice onorario
o di vice procuratore onorario
1. Il dirigente puo’ essere autorizzato dall’ente di appartenenza
a svolgere le funzioni di giudice onorario o di vice-procuratore
onorario, ai sensi delle vigenti disposizioni (decreto ministeriale 7
luglio 1999), a condizione che le relative attivita’ siano svolte al
di fuori dei vincoli e degli impegni derivanti dall’incarico
ricoperto e siano comunque conciliabili con la natura e la rilevanza
del medesimo incarico.

Art. 19.
Prestazioni assistenziali e previdenziali
1. Le risorse destinate a finalita’ assistenziali e previdenziali
dall’art. 208, comma 2, lettera a) e comma 4, del decreto legislativo
n. 285 del 1992 e successive modificazioni e integrazioni, sono
gestite da organismi formati a maggioranza da rappresentanti dei
dirigenti e costituiti in conformita’ a quanto previsto dall’art. 11
della legge n. 300 del 1970. A tal fine gli enti costituiscono un
organismo unico con la partecipazione dei dipendenti e dei dirigenti
della polizia locale.

Art. 20.
Assenze per l’espletamento di funzioni di pubblico ministero
1. I dirigenti della polizia locale cui siano affidate funzioni
di pubblico ministero presso il tribunale ordinario per delega del
Procuratore della Repubblica, ai sensi dell’art. 50, comma 1, lettera
a), del decreto legislativo n. 274 del 28 agosto 2000, hanno diritto
ad assentarsi per il tempo necessario all’espletamento dell’incarico
affidato.

Titolo IV
Trattamento economico
Art. 21.
Stipendio tabellare
1. Lo stipendio tabellare e’ incrementato, tenendo conto
dell’inflazione programmata per ciascuno dei due anni costituenti il
biennio 2002-2003, del recupero dello scarto tra inflazione reale e
programmata del biennio precedente nonche’ delle ulteriori risorse
destinate al trattamento fisso derivanti dalle modifiche introdotte
dall’art. 33, comma 1, della legge n. 289 del 27 dicembre 2002
(finanziaria 2003) pari allo 0,5%.
2. Ai sensi del comma 1, lo stipendio tabellare della qualifica
unica dirigenziale come stabilito dall’art. 1, comma 3, del contratto
collettivo nazionale del lavoro del 12 febbraio 2002, e’ incrementato
dei seguenti importi mensili lordi, per tredici mensilita’, con
decorrenza dalle date sottoindicate:
a) dal 1° gennaio 2002, Euro 86,00;
b) dal 1° gennaio 2003, Euro 79,00.
3. A seguito della applicazione della disciplina dei commi 1 e 2,
il nuovo stipendio tabellare annuo a regime della qualifica unica
dirigenziale, dal 1° gennaio 2003, e’ rideterminato in Euro 38.296,98
comprensivo del rateo della tredicesima mensilita’.
4. E’ confermato il maturato economico annuo di cui all’art. 35,
comma 1, lettera b), del contratto collettivo nazionale del lavoro
del 10 aprile 1996 nonche’ la retribuzione individuale di anzianita’,
ove acquisita.

Art. 22.
Effetti dei nuovi stipendi
1. Nei confronti del personale cessato o che cessera’ dal
servizio con diritto a pensione nel periodo di vigenza del presente
contratto di parte economica relativa al biennio 2002-2003, gli
incrementi di cui al comma 2 dell’art. 21 hanno effetto
integralmente, alle scadenze e negli importi ivi previsti, ai fini
della determinazione del trattamento di quiescenza normale e
privilegiato. Agli effetti della indennita’ premio di fine servizio,
dell’indennita’ sostitutiva del preavviso nonche’ di quella prevista
dall’art. 2122 del codice civile (indennita’ in caso di decesso), si
considerano solo gli incrementi maturati alla data di cessazione del
rapporto.

Art. 23.
Incrementi delle risorse per la retribuzione
di posizione e di risultato
1. Il valore economico della retribuzione di posizione di tutte
le funzioni dirigenziali previste dall’ordinamento dei singoli enti,
nell’importo annuo per tredici mensilita’ vigente alla data del 1°
gennaio 2002 e secondo la disciplina dell’art. 27 del contratto
collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999, e’ incrementato
di un importo annuo di 520,00 euro, ivi compreso il rateo di
tredicesima mensilita’. Conseguentemente le risorse dedicate al
finanziamento della retribuzione di posizione e risultato di cui
all’art. 26 del contratto collettivo nazionale del lavoro del 23
dicembre 1999 sono incrementate, dall’anno 2002, del corrispondente
importo annuo complessivo.
2. A seguito dell’applicazione del comma 1, i valori minimi e
massimi della retribuzione di posizione di cui all’art. 27, comma 2
del contratto collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999
sono conseguentemente rideterminati nel valore minimo di Euro
9.299,77 e nel valore massimo di Euro 42.869,47; resta in ogni caso
ferma la disciplina prevista dall’art. 27, comma 5 del citato
contratto collettivo nazionale del lavoro.
3. A decorrere dal 1° gennaio 2003 le risorse per la retribuzione
di posizione e di risultato sono ulteriormente incrementate di un
importo pari al 1,66% del monte salari dell’anno 2001, per la quota
relativa ai dirigenti.
4. Le risorse di cui al comma 3 sono utilizzate per incrementare,
con decorrenza dal 1° gennaio 2003, le somme destinate sia alla
retribuzione di posizione sia alla retribuzione di risultato, nel
rispetto dei medesimi criteri per il finanziamento dei due predetti
compensi, definiti dalla contrattazione integrativa decentrata,
vigente alla data di sottoscrizione del presente contratto collettivo
nazionale del lavoro, ai sensi dell’art. 4, comma 1, lettera g) del
contratto collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999,
nonche’ dei criteri di distribuzione gia’ adottati dagli enti.
5. Negli enti per i quali non e’ prevista la contrattazione
decentrata integrativa, le risorse di cui al comma 3 sono utilizzate
per incrementare, con decorrenza dal 1° gennaio 2003, le somme
destinate sia alla retribuzione di posizione sia alla retribuzione di
risultato, nel rispetto dei criteri per il finanziamento e per la
distribuzione dei due predetti compensi stabiliti autonomamente dagli
enti nel rispetto dell’art. 4, comma 4, del contratto collettivo
nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999.

Art. 24.
Retribuzione di posizione
1. Al comma 5, dell’art. 27 del contratto collettivo nazionale
del lavoro 23 dicembre 1999, l’espressione iniziale «I comuni e le
camere di commercio» e’ sostituita come segue: «Gli enti del
comparto».
2. E’ disapplicata la disciplina dell’art. 27, comma 6, del
contratto collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999.

Art. 25.
Incarico di vice-segretario
1. Ai dirigenti incaricati delle funzioni di vice-segretario,
secondo l’ordinamento vigente, sono corrisposti i compensi per
diritti di segreteria (di cui all’art. 21 del decreto del Presidente
della Repubblica 4 dicembre 1997, n. 465) per gli adempimenti posti
in essere nei periodi di assenza o di impedimento del segretario
comunale e provinciale titolare della relativa funzione.

Art. 26.
Invalidi per servizio
1. In favore dei dirigenti riconosciuti, con provvedimento
formale, invalidi o mutilati per causa di servizio e’ riconosciuto un
incremento percentuale, nella misura rispettivamente del 2,50% o
dell’1,25% del trattamento tabellare in godimento alla data di
presentazione della domanda per l’attribuzione di detto incremento, a
seconda che l’invalidita’ sia stata ascritta alle prime sei categorie
di menomazione ovvero alle ultime due. Il predetto incremento, non
riassorbibile, viene corrisposto a titolo di salario individuale di
anzianita’.
2. La disciplina del comma 1 trova applicazione anche nei
confronti dei dirigenti che abbiano conseguito il riconoscimento
della invalidita’ con provvedimento formale successivo alla
cessazione del rapporto di lavoro. In tal caso la domanda puo’ essere
presentata dall’interessato, o eventualmente dagli eredi, entro i
successivi sessanta giorni e il trattamento tabellare da prendere a
riferimento come base di calcolo corrisponde a quello dell’ultimo
mese di servizio.

Art. 27.
Norma di rinvio
1. Le parti si impegnano ad avviare, entro trenta giorni dalla
data di stipulazione del presente contratto collettivo nazionale del
lavoro, un separato negoziato per la verifica della congruenza
dell’attuale regime della risoluzione del rapporto di lavoro del
dirigente in relazione agli effetti derivanti dai processi di
riorganizzazione degli enti del comparto e delle conseguenti
modifiche al regime stesso.
Dichiarazione congiunta n. 1
Le parti condividono l’esigenza di una ampia valorizzazione
professionale ed economica del personale della categoria D, gia’ in
servizio presso gli enti del comparto.
In relazione a tale finalita’, le parti concordano nel ritenere
che, ove gli enti, nell’ambito della propria autonomia organizzativa,
abbiano previsto e disciplinato, attraverso gli strumenti
regolamentari previsti dai rispettivi ordinamenti ed in coerenza con
la norma di rinvio contenuta nell’art. 27 del decreto legislativo n.
165/2001, il conferimento di incarichi dirigenziali con contratto a
termine al personale della categoria D, secondo le modalita’
stabilite dall’art. 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165/2001,
il dipendente, cui sia conferito un tale incarico dirigenziale e per
tutta la durata dello stesso, e’ collocato in aspettativa, senza
assegni ed utile ai fini dell’anzianita’ di servizio, secondo quanto
specificamente previsto dalla citata disciplina legislativa.
Dichiarazione congiunta n. 2
Le parti concordano sulla necessita’ della presenza di efficaci
sistemi di valutazione delle prestazioni e dei risultati della
dirigenza, presso gli enti del comparto, nel rispetto dei principi e
criteri fissati dal decreto legislativo n. 286 del 1999 e dall’art.
147 del decreto legislativo n. 267/2000.
In tale prospettiva, concordano altresi’ nel ritenere che gli
organismi di valutazione a tal fine previsti dagli ordinamenti degli
enti, debbano essere costituiti da soggetti in possesso di una
effettiva e comprovata qualificazione e capacita’ professionale nella
specifica materia.
Dichiarazione congiunta n. 3
Le parti concordano che il presente contratto collettivo si
applica ai dirigenti direttori del corpo dei controllori delle case
da gioco.
Dichiarazione congiunta n. 4
Le parti congiuntamente dichiarano che le risorse per il
finanziamento della retribuzione di posizione e di risultato
derivanti dall’art. 26, comma 1, lettera e) del contratto collettivo
nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999, ricomprendono, oltre
quelle gia’ espressamente indicate e sempre a titolo meramente
esemplificativo, anche quelle derivanti dall’applicazione: dell’art.
3, comma 57 della legge n. 662 del 1996 e dell’art. 59, comma 1,
lettera p) del decreto legislativo n. 446/1997 (recupero evasione
ici); dell’art. 12, comma 1, lett. b) del decreto-legge n. 437 del
1996, convertito nella legge n. 556 del 1996.
Dichiarazione congiunta n. 5
La modifica degli assetti istituzionali, a partire dalla modifica
del Titolo V della Costituzione, e la necessita’ di costruire
politiche integrate per la sicurezza, per corrispondere ai bisogni e
alle nuove sollecitazioni dei cittadini, hanno dato vita ad un
confronto tra gruppi politici, associazioni del sistema delle
autonomie, organizzazioni sindacali, Parlamento e Governo,
finalizzato alla rivisitazione e all’aggiornamento della legislazione
in materia di polizia locale.
Le parti, nel condividere l’urgenza della nuova disciplina
legislativa, concordano sulla necessita’ di riconoscere:
la centralita’ delle citta’ nello sviluppo delle politiche
della sicurezza;
il nuovo potere legislativo affidato alle regioni;
il rispetto dei diversi livelli istituzionali;
il ruolo specifico della polizia locale, come servizio di
polizia dei comuni e delle province, definendone coerentemente
compiti e funzioni.
Le parti, in attesa del nuovo assetto legislativo, al fine di non
disperdere il lavoro e le competenze sin qui svolte dalla polizia
locale, richiamano l’esigenza che i modelli organizzativi degli enti
siano ispirati al potenziamento e alla valorizzazione del settore, in
particolare sui seguenti temi:
Autonomia organizzativa dei corpi di polizia locale.
Le parti concordano, nel rispetto di quanto sancito dalla legge
n. 65 del 1986, sulla esigenza di salvaguardare la piena autonomia
organizzativa dei corpi di polizia locale, sia con riferimento ai
compiti tecnico-operativi che riguardo al loro assetto organizzativo
interno, sottolineando la diretta dipendenza funzionale del dirigente
del corpo o del servizio dal capo dell’amministrazione.
Formazione e sviluppo professionale.
Le parti concordano nel ritenere che le funzioni della polizia
locale richiedono livelli di professionalita’ sempre piu’ elevata che
possono essere prioritariamente acquisiti solo mediante specifici ed
adeguati percorsi di formazione ed aggiornamento e di qualificazione,
rivolti alla valorizzazione professionale del dirigente anche ai fini
dello sviluppo della capacita’ di gestire iniziative di miglioramento
ed innovazione destinati a caratterizzare le strutture pubbliche in
termini di dinamismo ed efficacia.
Dichiarazione congiunta n. 6
Le parti congiuntamente prendono atto che l’art. 37, comma 1,
lettera d), del contratto collettivo nazionale del lavoro del 10
aprile 1996 aveva previsto che le risorse dell’art. 45, comma 8, del
decreto del Presidente della Repubblica n. 333/1990 relative
all’espletamento di specifiche funzioni, tra le quali rientrano anche
quelle previste dall’art. 5 della legge 7 marzo 1986, n. 65,
confluissero nel fondo per il finanziamento della retribuzione di
posizione e di risultato; conseguentemente, nell’articolazione e
nella graduazione della retribuzione di posizione del personale con
qualifica dirigenziale dell’area della vigilanza, gli enti
valorizzano in modo specifico le particolari responsabilita’ e
funzioni di cui alla citata legge n. 65/1986, cosi’ come previsto
dall’art. 37 del citato contratto collettivo nazionale del lavoro del
10 aprile 1996.
Dichiarazione congiunta n. 7
Le parti, in considerazione del ritardo con cui si perviene al
presente rinnovo contrattuale, convengono che le risorse di cui
all’art. 23, comma 3 vengono distribuite, ai sensi dei commi 4 e 5
dello stesso articolo, in eccezionale deroga alle regole contrattuali
vigenti in materia di individuazione e ripartizione delle risorse
destinate alla retribuzione di posizione e di risultato e di
articolazione e graduazione delle posizioni dirigenziali, le quali
restano integralmente confermate a regime.
Dichiarazione congiunta n. 8
Le parti si danno reciprocamente atto della opportunita’ di
affrontare, nella tornata contrattuale del biennio economico
2004-2005, le problematiche connesse all’attivazione di polizze che
assicurino ai dirigenti interventi integrativi rispetto a quelli
erogati dal servizio sanitario nazionale per la tutela della salute e
l’assistenza di malattia.
Dichiarazione congiunta n. 9
Con riferimento all’art. 22, le parti concordano nel ritenere che
gli incrementi dello stipendio tabellare risultanti dalla
applicazione dell’art. 21, hanno effetto su tutti gli istituti i cui
valori economici, secondo le vigenti disposizioni, sono quantificati
facendo espresso rinvio, come base di calcolo, allo stipendio
tabellare.
Dichiarazione congiunta n. 10
Le parti si danno reciprocamente atto che molte delle nuove
disposizioni contrattuali sono state predisposte con la tecnica
dell’inserimento, con la collocazione delle stesse anche nel corpo di
articoli del contratto collettivo nazionale del lavoro del 1996, e
che, pertanto, poiche’ alcuni dei suddetti articoli erano gia’ stati
modificati per effetto del contratto collettivo nazionale del lavoro
del 23 dicembre 1999, al fine di evitare ogni possibile dubbio o
incertezza, si e’ proceduto a richiamare nelle nuove disposizioni
anche le modificazioni o integrazioni introdotte dal contratto
collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999.
Trattandosi di un problema di mero coordinamento formale di testi
contrattuali succedutisi nel tempo, non implicante alcun errore di
richiamo o di stesura del nuovo testo contrattuale, le parti
dichiarano che lo stesso sara’ risolto definitivamente in sede di
predisposizione del testo unico delle disposizioni contrattuali
concernenti l’Area della dirigenza del comparto regioni-autonomie
locali.
Dichiarazione congiunta n. 11
Le parti congiuntamente dichiarano che l’art. 23, comma 1, non
modifica e non incide in alcun modo sugli effetti applicativi
dell’art. 1, comma 3, lettera e) del contratto collettivo nazionale
del lavoro del 12 febbraio 2002, relativo all’area della dirigenza
del Comparto delle regioni e delle autonomie locali per il biennio
economico 2000-2001; pertanto, gli enti e le amministrazioni del
Comparto, applicano l’incremento di Euro 520 annui introdotto
dall’art. 23, comma 1, con riferimento al valore della retribuzione
di posizione di ciascuna funzione dirigenziale conseguente alla
riduzione derivante dall’applicazione del citato art. 1, comma 3,
lettera e) del contratto collettivo nazionale del lavoro del 12
febbraio 2002, salvo che, successivamente e prima della stipulazione
del presente contratto collettivo nazionale del lavoro, non si siano
verificate le condizioni per un riallineamento progressivo dei
precedenti valori decurtati, a seguito di legittimi incrementi delle
risorse aventi carattere di stabilita’ destinate al finanziamento
della retribuzione di posizione dei dirigenti, nel rigoroso rispetto
delle prescrizioni dell’art. 26 del contratto collettivo nazionale
del lavoro del 23 dicembre 1999.
N. 1.
Dichiarazione a verbale direr-direl confedir
Si prende atto che uno degli aspetti piu’ richiamati dalla
DIRER-DIREL, sia nella piattaforma contrattuale che nel corso delle
trattative sindacali, cioe’ la revisione delle relazioni sindacali,
non ha trovato il consenso della controparte. In particolare non e’
stata accolta l’introduzione della contrattazione per le innovazioni
organizzative e tecnologiche cosi’ come gia’ consentito ad altre
amministrazioni ad esempio i Ministeri.
N. 2.
Dichiarazione a verbale direr-direl confedir
DIRER-DIREL e CONFEDIR prendono atto che continua a permanere una
situazione di anomalia nelle relazioni sindacali rispetto alle altre
aree dirigenziali del pubblico impiego . In particolare rimane uno
stato di indeterminatezza per l’istituto della consultazione di cui
all’art. 3, comma due, lettera F, del contratto collettivo nazionale
del lavoro 23 dicembre 1999.
N. 3.
Dichiarazione a verbale direr-direl confedir
In relazione all’art. 16 si ritiene che il numero dei dirigenti
interessati all’art. 33 del decreto legislativo n. 165/2001 non possa
essere pari a dieci in quanto l’art. 33 si riferisce alla dotazione
organica complessiva di tutto il personale. Il numero congruo per i
dirigenti non dovrebbe essere superiore a tre unita’.

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI – COMUNICATO – Contratto collettivo nazionale di lavoro dell’area della dirigenza del comparto regioni e delle autonomie locali, per il quadriennio normativo 2002-2005

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