AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI - COMUNICATO - Contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto delle istituzioni e degli enti di ricerca e sperimentazione per il quadriennio normativo 2002-2005 | Edilone.it

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI – COMUNICATO – Contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto delle istituzioni e degli enti di ricerca e sperimentazione per il quadriennio normativo 2002-2005

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI - COMUNICATO - Contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto delle istituzioni e degli enti di ricerca e sperimentazione per il quadriennio normativo 2002-2005 ed il primo biennio economico 2002-2003. (GU n. 93 del 21-4-2006)

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

COMUNICATO
Contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto
delle istituzioni e degli enti di ricerca e sperimentazione per il
quadriennio normativo 2002-2005 ed il primo biennio economico
2002-2003.

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Le Parti, preso atto che la Corte dei conti in data 7 aprile
2006, ha certificato positivamente l’ipotesi gia’ sottoscritta il
23 marzo 2006 procedono alla sottoscrizione definitiva dell’allegato
C.C.N.L.

CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO RELATIVO AL PERSONALE DEL
COMPARTO DELLE ISTITUZIONI E DEGLI ENTI DI RICERCA E SPERIMENTAZIONE
PER IL QUADRIENNIO NORMATIVO 2002-2005 ED IL BIENNIO ECONOMICO
2002-2003
Capo I
Disposizioni generali
Art. 1.
Campo di applicazione
1. Il presente C.C.N.L. si applica a tutto il personale con
rapporto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato,
esclusi i dirigenti amministrativi, dipendente dalle amministrazioni
del comparto di cui all’art. 7 del C.C.N.Q. sulla definizione dei
comparti di contrattazione collettiva stipulato il 18 dicembre 2002 e
successive modifiche ed integrazioni.
2. Al personale del comparto soggetto a processi di mobilita’ in
conseguenza della soppressione, fusione, scorporo, trasformazione e
riordino, ivi compresi i processi di privatizzazione, si applica il
presente contratto sino alla data dell’inquadramento definitivo nella
nuova amministrazione o ente pubblico o privato, data dalla quale
decorre il contratto vigente nel comparto o ente o istituzione di
destinazione.
3. Il riferimento alle istituzioni ed enti di ricerca e
sperimentazione di cui al comma 1 e’ riportato nel testo del presente
contratto come enti.
Art. 2.
Durata, decorrenza, tempi e procedure di applicazione
del contratto
1. Il presente contratto concerne il periodo dal 1° gennaio 2002
al 31 dicembre 2005 per la parte normativa ed e’ valido dal
1° gennaio 2002 al 31 dicembre 2003 per la parte economica.
2. Gli effetti giuridici decorrono dalla data di stipulazione del
presente C.C.N.L., salvo diversa indicazione nel corpo del contratto
medesimo. La stipula s’intende avvenuta al momento della
sottoscrizione da parte dei soggetti negoziali, a seguito del
perfezionamento delle procedure di cui agli articoli 47 e 48 del
decreto legislativo n. 165/2001.
3. Gli istituti a contenuto economico e normativo con carattere
vincolato e automatico sono applicati dagli enti destinatari entro
trenta giorni dalla data di stipula di cui al comma 2.
4. Il presente contratto, alla scadenza, si rinnova tacitamente
di anno in anno qualora non ne sia data disdetta da una delle parti,
con lettera raccomandata, almeno tre mesi prima di ogni singola
scadenza. Le disposizioni contrattuali rimangono in vigore fino a
quando non siano sostituite dal successivo contratto collettivo.
5. Per evitare periodi di vacanza contrattuale, le piattaforme
sono presentate tre mesi prima della scadenza del contratto. Durante
tale periodo e per il primo mese successivo alla scadenza del
contratto, le parti negoziali non assumono iniziative unilaterali ne’
procedono ad azioni conflittuali.
6. Dopo un periodo di vacanza contrattuale pari a tre mesi dalla
data di scadenza della parte economica del presente contratto o a tre
mesi dalla data di presentazione delle piattaforme, se successiva, ai
dipendenti del comparto sara’ corrisposta la relativa indennita’
nelle misure e secondo le scadenze previste dall’accordo sulla
politica dei redditi del 23 luglio 1993. Per l’erogazione di detta
indennita’ si applica la procedura degli articoli 47 e 48 del decreto
legislativo n. 165/2001.
7. In sede di rinnovo biennale per la determinazione della parte
economica, ulteriore punto di riferimento del negoziato sara’
costituito dalla comparazione tra l’inflazione programmata e quella
effettiva intervenuta nel precedente biennio, secondo quanto previsto
dall’accordo di cui al comma precedente.
Capo II
Costituzione del rapporto di lavoro
Art. 3.
Il contratto individuale di lavoro
1. Il rapporto di lavoro a tempo indeterminato o determinato e’
costituito e regolato dai contratti individuali secondo il presente
contratto e disposizioni di legge.
2. Nel contratto di lavoro individuale, per il quale e’ richiesta
la forma scritta, sono comunque indicati:
a) tipologia del rapporto di lavoro;
b) data di inizio e, per il tempo determinato, l’apposizione
del termine finale;
c) livello e profilo di assunzione, unitamente all’indicazione
della retribuzione;
d) durata del periodo di prova;
e) sede di prima destinazione;
f) causale per il tempo determinato.
3. Il contratto individuale specifica che il rapporto di lavoro
e’ disciplinato dai contratti collettivi nel tempo vigenti anche per
le cause di risoluzione e per i termini di preavviso. E’, in ogni
modo, condizione risolutiva del contratto, senza obbligo di
preavviso, l’annullamento della procedura di reclutamento che ne
costituisce il presupposto.
4. In caso di assunzione a tempo parziale, ai sensi dell’art. 19
del C.C.N.L. 21 febbraio 2002, il contratto individuale di cui al
comma 1 indica anche l’articolazione dell’orario di lavoro assegnata,
nell’ambito delle tipologie di cui allo stesso art. 19.
5. L’ente, prima di procedere alla stipula del contratto di
lavoro individuale ai fini dell’assunzione, invita l’interessato a
presentare entro trenta giorni la documentazione prescritta dalle
disposizioni vigenti ed indicata nel bando di concorso, fatte salve
le norme di semplificazione amministrativa e di autocertificazione.
Entro il medesimo termine l’interessato e’ tenuto a dichiarare, sotto
la propria responsabilita’, salvo quanto previsto dall’art. 19, comma
8 del C.C.N.L. 21 febbraio 2002, di non avere altri rapporti di
impiego pubblico o privato e di non trovarsi in nessuna delle
situazioni di incompatibilita’ richiamate dall’art. 53 del decreto
legislativo n. 165/2001, ovvero a presentare la dichiarazione di
opzione per la nuova amministrazione.
6. Scaduto inutilmente il termine di cui al comma 5, e fatta
salva la possibilita’ di una sua proroga a richiesta dell’interessato
nel caso di comprovato impedimento, l’ente comunica di non poter dar
luogo alla stipula del contratto.
7. Nelle ipotesi in cui e’ prevista la riammissione in servizio
ai sensi dell’art. 13 del decreto del Presidente della Repubblica n.
411/1976, il rapporto di lavoro si instaura nuovamente a seguito
della stipulazione di un nuovo contratto individuale di lavoro, con
salvaguardia del livello e profilo acquisiti, nonche’ della
corrispondente retribuzione (ivi compresa la progressione economica)
o, per i ricercatori e tecnologi, della posizione stipendiale
corrispondente all’anzianita’ maturata e/o riconosciuta all’atto
della cessazione dell’impiego
Art. 4.
Periodo di prova
1. Il dipendente assunto a tempo indeterminato e’ soggetto ad un
periodo di prova della durata di tre mesi.
2. Ai fini del compimento del periodo di prova si tiene conto del
solo servizio effettivamente prestato.
3. Il periodo di prova e’ sospeso in caso di assenza per
malattia. In tal caso il dipendente ha diritto alla conservazione del
posto per un periodo massimo di sei mesi, decorso il quale il
rapporto e’ risolto fatta salva diversa, motivata determinazione
dell’ente, anche in relazione a quanto previsto dall’art. 17, comma
3, del C.C.N.L. 21 febbraio 2002. In tale periodo al dipendente
compete lo stesso trattamento economico previsto per il personale non
in prova. In caso di infortunio sul lavoro o malattia per causa di
servizio si applica l’art. 18 del C.C.N.L. 21 febbraio 2002.
4. Il periodo di prova resta altresi’ sospeso negli altri casi
espressamente previsti dalle leggi o dai regolamenti vigenti.
5. Le assenze riconosciute come causa di sospensione ai sensi del
comma 4 sono soggette allo stesso trattamento economico previsto per
le corrispondenti assenze del personale non in prova.
6. Decorsa la meta’ del periodo di prova di cui al comma 1, nel
restante periodo ciascuna delle parti puo’ recedere dal rapporto in
qualsiasi momento senza obbligo di preavviso ne’ di indennita’
sostitutiva del preavviso, fatti salvi i casi di sospensione previsti
dai commi 3 e 4. Il recesso opera dal momento della comunicazione
alla controparte. Il recesso dell’ente deve essere motivato.
7. Il periodo di prova non puo’ essere rinnovato o prorogato alla
scadenza.
8. Decorso il periodo di prova senza che il rapporto di lavoro
sia stato risolto da una delle parti, il dipendente si intende
confermato in servizio e gli viene riconosciuta l’anzianita’ dal
giorno dell’assunzione a tutti gli effetti.
9. In caso di recesso, la retribuzione viene corrisposta fino
all’ultimo giorno di effettivo servizio, compresi i ratei della
tredicesima mensilita’; spetta altresi’ al dipendente la retribuzione
corrispondente alle giornate di ferie maturate e non godute.
10. Il dipendente proveniente dallo stesso ente, durante il
periodo di prova, che in tal caso e’ dimezzato, ha diritto alla
conservazione del posto ed in caso di mancato superamento della
prova, a domanda, e’ restituito al livello e profilo di provenienza.
11. Al dipendente gia’ in servizio a tempo indeterminato presso
gli enti del comparto, vincitore di concorso presso altro ente o
altra amministrazione italiana o degli altri Stati membri dell’Unione
europea che consentono l’accesso di cittadini italiani, o presso le
istituzioni dell’Unione europea, e’ concesso un periodo di
aspettativa, senza retribuzione e decorrenza dell’anzianita’, non
inferiore alla durata del periodo di prova e, qualora non
espressamente prevista, per un periodo massimo di sei mesi.
12. Durante il periodo di prova l’ente adotta, ove necessarie,
iniziative per la formazione del personale neoassunto. Il dipendente
puo’ essere destinato in successione di tempo a piu’ attivita’ o
servizi, ferma restando la sua utilizzazione nelle attivita’ proprie
del profilo e livello professionale di appartenenza.
13. Il periodo di prova di cui al comma 1 e’ dimezzato nel caso
in cui il vincitore di concorso, assunto a tempo indeterminato,
presti servizio, nel medesimo ente, senza interruzione, da almeno
dodici mesi nel medesimo profilo e livello pari o superiori con
contratto a tempo determinato.
Art. 5.
Personale a tempo determinato
1. Fermo restando che i contratti a termine legati a progetti
hanno durata congruente con quella dei progetti stessi, la durata del
rinnovo degli altri contratti a termine non puo’ essere superiore a
cinque anni.
2. Qualora l’assunzione a tempo determinato avvenga con le
medesime modalita’ e procedure previste dalla legge per i concorsi a
tempo indeterminato, l’ente potra’, nei limiti stabiliti del
fabbisogno di personale e previo il superamento di un’ulteriore
verifica sull’attivita’ svolta e sulla qualificazione conseguita,
trasformare il rapporto a tempo indeterminato. La norma di cui al
presente comma si applica, per un quadriennio, anche al personale a
tempo determinato che, in servizio alla data di entrata in vigore del
presente contratto, sia in possesso dei requisiti di ammissione alle
predette procedure concorsuali. Restano ferme, oltre ai principi
costituzionali di acceso ai pubblici impieghi, le limitazioni
relative alle procedure autorizzative alle assunzioni e alle
determinazioni del fabbisogno.
3. Il servizio prestato a tempo determinato negli enti del
comparto e’ titolo valutabile ai fini dell’assunzione a tempo
determinato o indeterminato, fino ad un massimo di dieci anni. Gli
enti potranno altresi’ prevedere, nella definizione dei bandi
concorso, una riserva per il personale di cui al presente comma fino
al 20% dei posti. Alla stessa riserva puo’ accedere il personale di
ruolo che, appartenente al profilo inferiore, sia in possesso dei
necessari requisiti professionali e di studio per concorrere al
profilo immediatamente superiore.
4. Fatti salvi i contratti a tempo determinato a carico di altri
fondi, la percentuale dei contratti a tempo determinato a carico del
fondo ordinario dovra’ tendenzialmente e progressivamente essere
ricondotta, sentite le organizzazioni sindacali, nei limiti
fisiologici previsti dalle vigenti disposizioni e, comunque, non
oltre il 20%.
Capo III
Struttura e funzionalita’ del rapporto
Art. 6.
Criteri per le procedure di equiparazione
1. Nelle ipotesi di passaggio di personale proveniente da altri
comparti di contrattazione, questo verra’ inquadrato nei livelli del
comparto ricerca previa contrattazione integrativa nazionale di ente
sulle tabelle che, comunque, dovranno attenersi, pena nullita’, ai
seguenti criteri:
a) equivalenza del titolo di studio previsto dall’inquadramento
nel comparto di provenienza con quello corrispondente nel comparto
ricerca;
b) equivalenza dei compiti propri del profilo di inquadramento
di origine con quelli del profilo di destinazione.
2. L’inquadramento nei livelli II e I di ricercatore e di
tecnologo avviene previa valutazione della corrispondenza delle
posizioni professionali e/o giuridiche di provenienza e di
destinazione. La collocazione nelle fasce stipendiali del livello di
inquadramento avviene sulla base comparativa del maturato economico
posseduto.
3. Ai fini dell’inquadramento economico verra’ calcolato il
maturato acquisito nell’ente di provenienza distintamente per la
parte riferibile agli assegni a carattere fisso e ricorrente con
carattere di generalita’ e alla parte concernente il trattamento
accessorio. L’inquadramento economico nella nuova posizione sara’
effettuato con il conferimento del livello economico e gradone
annesso alla fascia o gradone di destinazione; l’eventuale eccedenza
e’ conservata a titolo di assegno personale riassorbibile con i
successivi miglioramenti economici a qualsiasi titolo conseguiti.
Quanto all’importo riferito al trattamento accessorio, esso sara’
conferito al fondo per la produttivita’ con vincolo di destinazione
al medesimo dipendente ove sussistano le condizioni di erogabilita’
dei benefici di cui al fondo stesso, fatta eccezione per la somma
ascrivibile a remunerazione per lavoro straordinario, che resta a
destinazione indistinta.
Art. 7.
Riconoscimento servizi pregressi
1. In materia di riconoscimento dei servizi pregressi al
personale confluito nel comparto EPR per effetto di disposizioni di
accorpamento, ristrutturazione o soppressione, si applicano le
disposizioni vigenti per il personale del comparto.
2. Il 20% delle anzianita’ di servizio eccedenti quelle
necessarie alla partecipazione alle selezioni per i passaggi di
livello e/o gradoni sono riconosciute nel gradone e/o nel livello
conseguito e sono utili ai fini della partecipazione a successive
selezioni.
Capo IV
Personale dal IV al IX livello
Art. 8.
Opportunita’ di sviluppo professionale per il personale
dal IV al IX livello
1. Le anzianita’ di servizio di cui all’art. 13, comma 3, del
decreto del Presidente della Repubblica n. 171/1991 sono ricondotte
rispettivamente ad anni cinque e ad anni quattro. Tali anzianita’
possono essere ulteriormente abbreviate rispettivamente a quattro e
tre anni previo giudizio di merito formulato da apposita commissione
dell’ente.
2. L’art. 54, comma 6, terzo periodo, del C.C.N.L. 21 febbraio
2002 e’ sostituito come segue: «I criteri generali per le selezioni
ai fini delle progressioni nei profili sono oggetto di contrattazione
integrativa. Ove questa non venga conclusa entro sessanta giorni, si
applicano i criteri generali di cui al comma 5.».
3. Le progressioni economiche di cui all’art. 53, comma 2, del
C.C.N.L. 21 febbraio 2002 si realizzano mediante l’attribuzione di
due successive posizioni economiche, ciascuna delle quali conseguente
a distinta procedura selettiva attuata secondo i criteri indicati nei
seguenti commi. Ai fini della partecipazione alla procedura selettiva
per l’attribuzione delle posizioni economiche, gli interessati
debbono aver maturato un’anzianita’ di servizio di quattro anni nel
livello di appartenenza o nella posizione economica inferiore. La
tabella di cui al comma 1 dell’art. 53 del C.C.N.L. 21 febbraio 2002
deve intendersi comprensiva delle ex qualifiche del ruolo ad
esaurimento e di cui all’art. 15 della legge n. 88/1989. Al personale
appartenente a tali ex qualifiche gli enti conferiranno incarichi
comportanti particolari responsabilita’.
4. A decorrere dal biennio 2004-2005 le procedure selettive per
le progressioni di livello ed economiche sono attivate, di norma, con
cadenza biennale.
5. Gli enti che non abbiano proceduto ad applicare a regime gli
articoli 53 e 54 del C.C.N.L. 21 febbraio 2002 possono, previa
contrattazione integrativa, attivare dette procedure con risorse pari
allo 0,25% del monte salari del personale di cui al presente Capo,
con decorrenza 1° gennaio 2003.
6. Gli effetti giuridici ed economici delle selezioni per il
passaggio di livello e/o di progressione economica decorrono dal
1° gennaio dell’anno di riferimento; i requisiti utili alla
valutazione di cui agli articoli 53 e 54 predetti devono essere
posseduti alla stessa data.
Art. 9.
Soppressione del profilo di ausiliario
1. Dalla data di entrata in vigore del presente C.C.N.L. sono
soppressi i profili di ausiliario di amministrazione e di ausiliario
tecnico. Nelle more dell’attivazione delle procedure relative alla
mobilita’ orizzontale e verticale di tale personale, lo stesso rimane
inquadrato ad esaurimento nel profilo di ausiliario. Sono fatte salve
eventuali procedure di reclutamento in atto.
Art. 10.
Indennita’ di responsabilita’ per i CTER del IV livello
e funzionari di amministrazione
1. In sede di contrattazione integrativa nazionale di ente verra’
definita un’indennita’ ulteriore per dodici mensilita’, a carico
delle risorse di cui al successivo art. 19, da attribuire al
personale nel profilo professionale di CTER IV livello e al personale
inquadrato funzionario di amministrazione, cui venga affidato un
incarico comportante una specifica responsabilita’.
2. La medesima indennita’ e’ attribuibile al personale
ricercatore e tecnologo.
Art. 11.
Aumenti della retribuzione base
1. Gli stipendi tabellari, come stabiliti dall’art. 1, sez. I,
del C.C.N.L. 21 febbraio 2002, II biennio economico, sono
incrementati degli importi mensili lordi, per tredici mensilita’,
indicati nella allegata tabella A, alle scadenze ivi previste.
2. Gli importi annui degli stipendi tabellari risultanti
dall’applicazione del comma 1, sono rideterminati nelle misure e alle
scadenze stabilite dalla allegata tabella B.
3. A decorrere dal 1° gennaio 2003, l’indennita’ integrativa
speciale (IIS) di cui al comma 3 dell’art. 1, sez. I, del C.C.N.L.
21 febbraio 2002, II biennio economico, cessa di essere corrisposta
come singola voce della retribuzione ed e’ conglobata nella voce
stipendio tabellare. Detto conglobamento non ha effetti diretti o
indiretti sul trattamento economico complessivo fruito dal personale
in servizio all’estero in base alle vigenti disposizioni.
Nota a verbale:
con riferimento al comma 3 del presente articolo si precisa che
al personale in servizio all’estero destinatario del presente
contratto, cui non spetta l’IIS, verra’ applicata una ritenuta sullo
stipendio metropolitano corrispondente alla misura dell’indennita’
integrativa speciale percepita al 31 dicembre 2002, che continua ad
essere considerata per il calcolo delle trattenute previdenziali
secondo la normativa vigente. Si conferma, altresi’, che per il
suddetto personale il conglobamento dell’indennita’ integrativa
speciale sullo stipendio tabellare e’ utile ai fini dell’indennita’
di buonuscita.
Art. 12.
Effetti nuovi stipendi
1. Nei confronti del personale cessato o che cessera’ dal
servizio con diritto a pensione nel periodo di vigenza del presente
contratto, gli incrementi di cui al precedente articolo hanno effetto
integralmente, alle scadenze e negli importi previsti nella tabella A
ai fini della determinazione del trattamento di quiescenza. Agli
effetti dell’indennita’ premio di fine servizio, di buonuscita o di
trattamenti equipollenti comunque denominati, con esclusione delle
polizze integrative, dell’indennita’ sostitutiva del preavviso,
nonche’ di quella prevista dall’art. 2122 del codice civile, si
considerano solo gli scaglionamenti maturati alla data di cessazione
del rapporto. Si conferma quanto gia’ previsto dall’art. 71, comma 3,
del C.C.N.L. 21 febbraio 2002.
2. Salvo diversa espressa previsione del C.C.N.L., gli incrementi
dello stipendio tabellare previsti dal presente C.C.N.L. hanno
effetto, dalle singole decorrenze, su tutti gli istituti di carattere
economico per la cui quantificazione le vigenti disposizioni
prevedono un espresso rinvio allo stipendio tabellare.
3. Il conglobamento sullo stipendio tabellare dell’indennita’
integrativa speciale, di cui all’art. 11, comma 3, del presente
C.C.N.L., non modifica le modalita’ di determinazione della base di
calcolo in atto del trattamento pensionistico anche con riferimento
all’art. 2, comma 10, della legge 8 agosto 1995, n. 335.
Art. 13.
Risorse per il trattamento accessorio
1. Le risorse destinate al finanziamento del trattamento
accessorio, determinate ai sensi e con le modalita’ previste
dall’art. 4 del C.C.N.L. del 21 febbraio 2002, II biennio, a
decorrere dal 1° gennaio 2003 sono ulteriormente incrementate di un
importo pari allo 0,55% del monte salari riferito all’anno 2001,
relativo al personale destinatario della presente sezione del
contratto.
2. Al fondo di cui al comma 1 confluiscono altresi’ le eventuali
risorse non utilizzate relative all’applicazione dell’art. 8, comma 5
con vincolo di destinazione in favore delle risorse di cui all’art.
43, comma 2, lettera c) del C.C.N.L. del 7 ottobre 1996.
Art. 14.
Utilizzo delle risorse per il trattamento accessorio
1. Sono confermate le risorse e le modalita’ di suddivisione
delle stesse, gia’ destinate agli istituti del trattamento
accessorio, sulla base di quanto stabilito dall’art. 43, comma 2 del
C.C.N.L. del 7 ottobre 1996 e dalle successive disposizioni
contrattuali, salvo quanto espressamente previsto nel presente
articolo.
2. A decorrere dal 1° gennaio 2003 il fondo di cui all’art. 43,
comma 2, lettera c) del C.C.N.L. 7 ottobre 1996, comprensivo delle
somme indicate dall’art. 5, comma 2 del C.C.N.L. 21 febbraio 2002, e’
ulteriormente incrementato di un importo pari allo 0,26% della massa
salariale 2001, relativa al personale destinatario della presente
sezione del contratto. Dalla medesima decorrenza e a valere su tali
risorse l’indennita’ di ente e’ incrementata nelle misure annue
indicate nella tabella C. La quota mensile dell’indennita’ di ente,
stabilita in sede di contrattazione integrativa e nell’ambito delle
risorse ad essa dedicate, e’ definita in ciascun ente, in valore
unico in relazione al livello di appartenenza, fatti salvi comunque
gli importi in godimento.
3. A decorrere dal 1° gennaio 2003 il fondo per la produttivita’
collettiva ed individuale di cui all’art. 43, comma 2, lettera e) del
C.C.N.L. 7 ottobre 1996 e’ ulteriormente incrementato di un importo
pari allo 0,29 % della massa salariale 2001 relativa al personale
destinatario della presente sezione del contratto.
Capo V
Ricercatori e tecnologi
Art. 15.
Opportunita’ di sviluppo professionale
1. Il profilo dei ricercatori e’ caratterizzato da un’omogenea
professionalita’ e quindi da un unico organico, articolato su tre
livelli, denominati:
1) dirigente di ricerca;
2) primo ricercatore;
3) ricercatore.
2. Il profilo dei tecnologi e’ anch’esso caratterizzato da
un’omogenea professionalita’ e da un unico organico, articolato su
tre livelli, denominati:
1) dirigente tecnologo;
2) primo tecnologo;
3) tecnologo.
3. Il numero complessivo dei posti riferibili agli organici
predetti e’ determinato da ciascun ente in sede di approvazione del
bilancio di previsione nel rispetto dei vincoli di legge.
4. Il rapporto di lavoro a tempo indeterminato per attivita’ di
ricerca scientifica o tecnologica attinente al III livello si
instaura previo l’espletamento di concorso pubblico. Per accedere
alla selezione per il livello III occorre essere in possesso del
titolo di studio che consente l’accesso al dottorato. Inoltre occorre
essere in possesso del dottorato di ricerca attinente all’attivita’
richiesta dal bando ovvero aver svolto per un triennio attivita’,
certificata ai sensi del comma 4, dell’art. 63, del C.C.N.L.
21 febbraio 2002, di ricerca ovvero tecnologica e/o professionale
presso universita’ o qualificati enti e centri di ricerca pubblici e
privati, anche stranieri.
Sono confermate le vigenti modalita’ e requisiti di accesso
dall’esterno ai livelli I e II del profilo di ricercatore e
tecnologo.
5. L’accesso al II livello del profilo di ricercatore e tecnologo
avviene anche attraverso procedure selettive affidate ad apposite
commissioni esaminatrici finalizzate all’accertamento del merito
scientifico ovvero tecnologico, attivate con cadenza biennale
all’interno dei profili di ricercatore e tecnologo. Il numero dei
posti destinati alle procedure di cui al presente comma sara’
definito con riferimento al numero degli appartenenti al livello
inferiore.
6. Con gli stessi criteri e modalita’ di cui al comma 5 saranno
attivate selezioni all’interno dei profili di ricercatore e tecnologo
per l’accesso al I livello del profilo professionale di ricercatore e
tecnologo da parte del personale appartenente al livello
immediatamente inferiore.
7. In sede di approvazione del bilancio di previsione, previa
contrattazione con le OO.SS., vengono definite le risorse destinate
al fondo per l’applicazione delle procedure di cui ai precedenti
commi 5 e 6. Tali risorse dovranno comunque garantire la copertura di
un congruo numero di posti.
8. Per una sola volta, previa contrattazione con le
organizzazioni sindacali, e a decorrere dal 1° gennaio 2003 si
provvedera’:
a) negli enti che abbiano in corso le procedure concorsuali di
cui all’art. 64, comma 1, del C.C.N.L. 21 febbraio 2002, a completare
le procedure stesse;
b) negli enti che hanno comunque utilizzato le risorse per
l’attuazione dell’art. 64 e che non hanno graduatorie di idonei, a
bandire nuove selezioni ai sensi del presente articolo oppure
utilizzare le graduatorie degli idonei delle procedure attivate ai
sensi dell’art. 64, qualora esistenti.
Ai fini di cui al presente comma sono destinate risorse pari allo
0,25% del monte salari 2001 del personale di cui al presente Capo, in
aggiunta alle risorse a suo tempo gia’ previste.
9. Gli effetti giuridici ed economici delle selezioni di cui al
presente articolo decorrono dal 1° gennaio dell’anno di riferimento;
i requisiti utili alla valutazione del presente articolo devono
essere posseduti alla stessa data.
Art. 16.
Servizio in turno
1. Al personale ricercatore e tecnologo che partecipa alle
attivita’ che, per esigenze della pubblica amministrazione, si
svolgano in turni sono estese, per l’attribuzione delle indennita’
previste, le norme vigenti per il restante personale. Il fondo
destinato alla retribuzione delle attivita’ di servizio che si
svolgono in turni per le esigenze sopra richiamate e’ posto a carico
dei finanziamenti specificamente previsti per le suddette attivita’.
Art. 17.
Aumenti della retribuzione base
1. Gli stipendi dei ricercatori e tecnologi, come stabiliti
dall’art. 6, sez. II, del C.C.N.L. 21 febbraio 2002, II biennio
economico, sono incrementati per ciascun livello e fascia stipendiale
degli importi mensili lordi, per tredici mensilita’, indicati nella
allegata tabella D, alle scadenze ivi previste.
2. Gli importi annui lordi degli stipendi e delle fasce
stipendiali risultanti dall’applicazione del comma 1, sono
rideterminati nelle misure e alle scadenze stabilite dalla allegata
tabella E.
3. A decorrere dal 1° gennaio 2003 gli intervalli di tempo per
poter accedere alla fascia stipendiale successiva sono rimodulati
secondo quanto indicato nella medesima tabella D.
4. A decorrere dal 1° gennaio 2003, l’indennita’ integrativa
speciale (IIS) di cui al comma 3 dell’art. 6, sez. II, del C.C.N.L.
21 febbraio 2002, II biennio economico, cessa di essere corrisposta
come singola voce della retribuzione ed e’ conglobata nella voce
stipendio tabellare. Detto conglobamento non ha effetti diretti o
indiretti sul trattamento economico complessivo fruito dal personale
in servizio all’estero in base alle vigenti disposizioni.
Nota a verbale:
con riferimento al comma 4 del presente articolo si precisa che
al personale in servizio all’estero destinatario del presente
contratto, cui non spetta l’IIS, verra’ applicata una ritenuta sullo
stipendio metropolitano corrispondente alla misura dell’indennita’
integrativa speciale percepita al 31 dicembre 2002, che continua ad
essere considerata per il calcolo delle trattenute previdenziali
secondo la normativa vigente. Si conferma, altresi’, che per il
suddetto personale il conglobamento dell’indennita’ integrativa
speciale sullo stipendio tabellare e’ utile ai fini dell’indennita’
di buonuscita.
Art. 18.
Effetti nuovi stipendi
1. Nei confronti del personale cessato o che cessera’ dal
servizio con diritto a pensione nel periodo di vigenza del presente
contratto, gli incrementi di cui al precedente articolo hanno effetto
integralmente, alle scadenze e negli importi previsti nella tabella C
ai fini della determinazione del trattamento di quiescenza. Agli
effetti dell’indennita’ premio di fine servizio, dell’indennita’
sostitutiva del preavviso, di buonuscita o di trattamenti
equipollenti comunque denominati, nonche’ di quella prevista
dall’art. 2122 del codice civile, si considerano solo gli
scaglionamenti maturati alla data di cessazione del rapporto.
2. Salvo diversa espressa previsione del C.C.N.L., gli incrementi
dello stipendio previsti dal presente C.C.N.L. hanno effetto, dalle
singole decorrenze, su tutti gli istituti di carattere economico per
la cui quantificazione le vigenti disposizioni prevedono un espresso
rinvio allo stipendio.
3. Il conglobamento sullo stipendio tabellare dell’indennita’
integrativa speciale, di cui all’art. 18, comma 3, del presente
C.C.N.L., non modifica le modalita’ di determinazione della base di
calcolo in atto del trattamento pensionistico anche con riferimento
all’art. 2, comma 10, della legge 8 agosto 1995, n. 335.
Capo VI
Norme di particolare interesse
Art. 19.
Attivita’ per prestazioni a committenti esterni
1. I proventi di progetti di ricerca, consulenza e formazione
finanziati con risorse private, comunitarie o pubbliche, diverse
dalle fonti di finanziamento delle attivita’ istituzionali, detratte
tutte le spese direttamente connesse alla realizzazione del progetto
stesso e i relativi costi marginali di funzionamento, sono utilizzati
anche per la costituzione di un fondo di incentivazione la cui
destinazione terra’ conto dell’apporto dei gruppi oltre che dei
singoli dipendenti. La relativa deliberazione dell’ente sara’ assunta
previa concertazione con le organizzazioni sindacali.
Art. 20.
Mobilita’
1. In attuazione dell’art. 30, comma 2, del decreto legislativo
n. 165/2001 e successive modificazioni ed integrazioni, gli enti, in
sede di programmazione del fabbisogno di personale, sono tenuti ad
individuare, previa contrattazione integrativa, i profili, i livelli
ed il numero dei posti da rendere disponibili per le procedure di
mobilita’ volontaria ed obbligatoria.
2. Il titolo di studio di cui al comma 1 dell’art. 52 del
C.C.N.L. 21 febbraio 2002 (mobilita’ tra profili) va valutato, salva
l’esigenza dello specifico titolo, in relazione alle equipollenze
previste dalla vigente normativa.
Art. 21.
Orario di lavoro
1. All’art. 58 del C.C.N.L. 21 febbraio 2002 e’ aggiunto il
seguente comma 8:
«8. Per gli enti di ricerca e di sperimentazione la cui attivita’
si lega ad eventi eccezionali ovvero a scadenze istituzionali, la
presenza in servizio di ricercatori e tecnologi puo’ essere
disciplinata, previa concertazione, in funzione degli incarichi loro
conferiti e di specifiche esigenze organizzative connesse ai processi
di produzione.».
Art. 22.
Previdenza complementare
1. Le parti convengono di procedere alla costituzione di un Fondo
nazionale pensione complementare per i lavoratori del comparto ai
sensi del decreto legislativo n. 124/1993, della legge n. 335/1995,
della legge n. 449/1997 e successive modificazioni ed integrazioni,
dell’Accordo quadro nazionale in materia di trattamento di fine
rapporto e di previdenza complementare per i dipendenti pubblici del
29 luglio 1999, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
del 20 dicembre 1999.
2. Al fine di garantire un numero di iscritti piu’ ampio che
consenta di minimizzare le spese di gestione, le parti competenti
potranno definire l’istituzione di un Fondo pensione unico con i
lavoratori appartenenti ad altri comparti, a condizioni di
reciprocita’.
3. Il Fondo pensione viene finanziato ai sensi dell’art. 11 del
predetto Accordo quadro e si costituisce secondo le procedure
previste dall’art. 13 del medesimo.
Art. 23.
Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
1. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, in tutti
gli enti del comparto, e’ individuato con le modalita’ di cui al
decreto legislativo n. 626/1992 e successive modificazioni ed
integrazioni.
Qualora successivi Accordi quadro modificassero in tutto o in
parte la normativa contrattuale anzidetta, questa dovra’ ritenersi
recepita previo confronto con le organizzazioni sindacali del
comparto.
2. Con riferimento alle attribuzioni del rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza, la cui disciplina e’ contenuta negli
articoli 18 e 19 del decreto legislativo n. 626/1994 e successive
modificazioni ed integrazioni, le parti attribuiscono particolare
rilievo alle seguenti indicazioni:
a) il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ha diritto
di accesso ai luoghi di lavoro nel rispetto dei limiti previsti dalla
legge. Egli segnala preventivamente all’ente le visite che intende
effettuare negli ambienti di lavoro; tali visite possono svolgersi
congiuntamente con il responsabile del servizio di prevenzione o un
addetto da questi incaricato;
b) laddove il decreto legislativo n. 626/1994 preveda l’obbligo
da parte dell’ente di consultare il rappresentante dei lavoratori per
la sicurezza, la consultazione si dovra’ svolgere in modo da
garantire la sua effettivita’ e tempestivita’. L’ente consulta il
rappresentante dei lavoratori su tutti quegli eventi per i quali la
disciplina legislativa prevede un intervento consultivo del
rappresentante medesimo; in occasione della consultazione questi ha
facolta’ di formulare proposte e opinioni sulle tematiche oggetto di
consultazione. La consultazione deve essere verbalizzata e nel
verbale, depositato agli atti, devono essere riportate le
osservazioni e le proposte del rappresentante. Inoltre lo stesso e’
consultato sulla designazione del responsabile e degli addetti del
servizio di prevenzione, sul piano di valutazione dei rischi, sulla
programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione nell’ente.
E’ altresi’ consultato in merito all’organizzazione della formazione
di cui all’art. 22, comma 5, del decreto legislativo n. 626/1994;
c) il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ha diritto
di ricevere le informazioni e la documentazione relativa alla
valutazione dei rischi e alle misure di prevenzione, nonche’ quelle
inerenti le sostanze e i preparati pericolosi, le macchine, gli
impianti, l’organizzazione del lavoro e gli ambienti di lavoro, la
certificazione relativa all’idoneita’ degli edifici, agli infortuni e
alle malattie professionali. Riceve inoltre informazioni provenienti
dai servizi di vigilanza;
d) L’ente su istanza del rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza e’ tenuto a fornire tutte le informazioni e la
documentazione richiesta, col vincolo di farne un uso strettamente
connesso alla sua funzione;
e) il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ha diritto
alla formazione specifica prevista all’art. 19, comma 1, lettera g)
del decreto legislativo n. 626 citato. Tale formazione deve prevedere
un programma base di almeno trentadue ore, come previsto dal decreto
legislativo n. 626/1994 e dal decreto del Ministro del lavoro del
16 gennaio 1997. In sede di organismo paritetico possono essere
proposti percorsi formativi aggiuntivi in considerazione di
particolari esigenze;
f) il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza non puo’
subire pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento della propria
attivita’ e nei suoi confronti si applicano le tutele previste dalla
legge per le rappresentanze sindacali;
g) per l’espletamento dei compiti di cui all’art. 19 del
decreto legislativo n. 626/1994, i rappresentanti per la sicurezza,
oltre ai permessi gia’ previsti per le rappresentanze sindacali,
utilizzano appositi permessi retribuiti orari pari a quaranta ore
annue per ogni rappresentante. Per l’espletamento e gli adempimenti
previsti dai punti b), c), d), g), i), ed l) dell’art. 19 del decreto
legislativo n. 626/1994, il predetto monte-ore e l’attivita’ sono
considerati tempo di lavoro.
3. Per quanto non previsto dal presente articolo si fa esplicito
riferimento al decreto legislativo n. 626/1994, al decreto
legislativo n. 242/1996, al decreto ministeriale n. 292/1996, al
decreto ministeriale n. 363/1998, al decreto ministeriale n.
382/1998, al C.C.N.Q. del 7 maggio 1996 e alla legislazione in
materia di igiene e sicurezza.
Art. 24.
Comitato paritetico sul fenomeno del mobbing
1. Per mobbing si intende una forma di violenza morale o psichica
nell’ambito del contesto lavorativo, attuato dal datore di lavoro o
da dipendenti nei confronti di altro personale. Esso e’
caratterizzato da una serie di atti, atteggiamenti o comportamenti
diversi e ripetuti nel tempo in modo sistematico ed abituale, aventi
connotazioni aggressive, denigratorie o vessatorie tali da comportare
un’afflizione lavorativa idonea a compromettere la salute e/o la
professionalita’ e la dignita’ del dipendente sul luogo di lavoro,
fino all’ipotesi di escluderlo dallo stesso contesto di lavoro.
2. In relazione al comma 1, le parti, anche con riferimento alla
risoluzione del Parlamento europeo del 20 settembre 2001, riconoscono
la necessita’ di avviare adeguate ed opportune iniziative al fine di
contrastare l’evenienza di tali comportamenti; viene pertanto
istituito, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente
contratto, uno specifico comitato paritetico presso ciascun ente con
i seguenti compiti:
a) raccolta dei dati relativi all’aspetto quantitativo e
qualitativo del fenomeno;
b) individuazione delle possibili cause, con particolare
riferimento alla verifica dell’esistenza di condizioni di lavoro o
fattori organizzativi e gestionali che possano determinare
l’insorgere di situazioni persecutorie o di violenza morale;
c) proposte di azioni positive in ordine alla prevenzione delle
situazioni che possano favorire l’insorgere del mobbing;
d) formulazione di proposte per la definizione dei codici di
condotta.
3. Le proposte formulate dai comitati sono presentate agli enti
per i connessi provvedimenti, tra i quali rientrano, in particolare,
la costituzione e il funzionamento di sportelli di ascolto
nell’ambito delle strutture esistenti, l’istituzione della figura del
consigliere/consigliera di fiducia, nonche’ la definizione dei codici
di condotta, sentite le organizzazioni sindacali firmatarie del
presente C.C.N.L.
4. In relazione all’attivita’ di prevenzione del fenomeno, i
comitati valutano l’opportunita’ di attuare, nell’ambito dei piani
generali per la formazione, idonei interventi formativi e di
aggiornamento del personale, che possono essere finalizzati, tra
l’altro, ai seguenti obiettivi:
a) affermare una cultura organizzativa che comporti una
maggiore consapevolezza della gravita’ del fenomeno e delle sue
conseguenze individuali e sociali;
b) favorire la coesione e la solidarieta’ dei dipendenti
attraverso una piu’ specifica conoscenza dei ruoli e delle dinamiche
interpersonali, anche al fine di incentivare il recupero della
motivazione e dell’affezione all’ambiente lavorativo da parte del
personale.
5. I comitati di cui al comma 3 sono costituiti da un componente
designato da ciascuna delle organizzazioni sindacali firmatarie del
presente C.C.N.L. e da un pari numero di rappresentanti dell’ente. Il
presidente del comitato viene alternativamente designato tra i
rappresentanti dell’ente ed il vicepresidente dai componenti di parte
sindacale. Per ogni componente effettivo e’ previsto un componente
supplente. Ferma rimanendo la composizione paritetica dei comitati,
di essi fa parte anche un rappresentante del comitato per le pari
opportunita’, appositamente designato da quest’ultimo, allo scopo di
garantire il raccordo tra le attivita’ dei due organismi.
6. Gli enti favoriscono l’operativita’ dei comitati e
garantiscono tutti gli strumenti idonei al loro funzionamento. In
particolare valorizzano e pubblicizzano con ogni mezzo, nell’ambito
lavorativo, i risultati del lavoro svolto dagli stessi. I comitati
sono tenuti a redigere una relazione annuale sull’attivita’ svolta.
7. I comitati di cui al presente articolo rimangono in carica per
la durata di un quadriennio e comunque fino alla costituzione dei
nuovi. I componenti dei comitati possono essere rinnovati
nell’incarico per un sola volta.
8. Sono fatti salvi i regolamenti gia’ in vigore presso gli enti
che le parti ritengano meglio articolati.
Art. 25.
Lavoro notturno
1. Si intende per lavoro notturno l’attivita’ svolta nel corso di
un periodo di almeno sette ore consecutive ricomprese nell’intervallo
fra le ventiquattro e le cinque del mattino successivo.
2. E’ considerato lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che
svolga lavoro notturno in via non eccezionale per almeno tre ore
nell’intervallo di tempo sopra indicato e per un minimo di sessanta
giorni lavorativi all’anno.
3. I lavoratori notturni devono essere sottoposti:
a cura e a spese del datore di lavoro a visita medica
preventiva allo scopo di constatare l’assenza di controindicazioni al
lavoro notturno cui sono adibiti;
ad accertamenti periodici almeno ogni due anni per controllare
il loro stato di salute;
ad accertamenti in caso di evidenti condizioni di salute
incompatibili con il lavoro notturno.
4. E’ vietato adibire le donne al lavoro, dalle ore 24 alle ore
6, dall’accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di
un anno di eta’ del bambino.
Il lavoro notturno non deve essere obbligatoriamente prestato:
a) dalla lavoratrice madre di un figlio di eta’ inferiore a tre
anni o alternativamente dal padre convivente con la stessa;
b) dalla lavoratrice o dal lavoratore che sia l’unico genitore
affidatario di un figlio convivente di eta’ inferiore a dodici anni;
c) dalla lavoratrice o dal lavoratore che abbia a proprio
carico un soggetto disabile ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n.
104, e successive modificazioni.
5. Sono adibiti al lavoro notturno con priorita’ assoluta i
dipendenti che ne facciano richiesta nell’ambito delle esigenze
organizzative aziendali.
6. La contrattazione collettiva integrativa stabilisce la
riduzione dell’orario di lavoro normale settimanale e mensile nei
confronti dei lavoratori notturni e la relativa maggiorazione
retributiva.
7. Il datore di lavoro, preventivamente, informa i lavoratori
notturni e il rappresentante della sicurezza sui maggiori rischi
derivanti dallo svolgimento del lavoro notturno, ove presenti.
8. Il datore di lavoro garantisce l’informazione sui servizi per
la prevenzione e la sicurezza, nonche’ la consultazione dei
rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, ovvero delle
organizzazioni sindacali rappresentative, per le lavorazioni che
comportano rischi particolari.
Art. 26.
Codice di condotta relativo alle molestie sessuali nei luoghi di
lavoro
1. L’ente da’ applicazione, con proprio atto, al codice di
condotta relativo ai provvedimenti da assumere nella lotta contro le
molestie sessuali nei luoghi di lavoro, come previsto dalla
raccomandazione della Commissione europea del 27 novembre 1991, n.
92/131/CEE, allegata a titolo esemplificativo al n. 1 del presente
contratto per fornire linee guida uniformi in materia. Dell’atto
cosi’ adottato l’ente da’ informazione preventiva alle OO.SS.
firmatarie del presente C.C.N.L.
Capo VII
Relazioni sindacali
Art. 27.
Obiettivi e strumenti
1. Il sistema delle relazioni sindacali, nel rispetto della
distinzione dei ruoli e delle responsabilita’ degli enti e dei
sindacati, e’ strutturato in modo coerente con l’obiettivo di
contemperare l’interesse al miglioramento delle condizioni di lavoro
e allo sviluppo professionale con quello di migliorare e mantenere
elevate la qualita’, l’efficienza e l’efficacia dell’attivita’ di
ricerca scientifica e tecnologica e dei servizi istituzionali.
2. La condivisione dell’obiettivo predetto comporta la necessita’
di un sistema di relazioni sindacali stabile, improntato alla
correttezza e trasparenza dei comportamenti delle parti, orientato
alla prevenzione dei conflitti, in grado di favorire la
collaborazione tra le parti per il perseguimento delle finalita’
individuate dalle leggi, dai contratti collettivi e dai protocolli
tra Governo e parti sociali, nonche’ per il sostegno ai processi
innovatori in atto.
3. In coerenza con i commi 1 e 2, il sistema di relazioni
sindacali, oltre che a livello nazionale, si articola nei seguenti
modelli relazionali, a livello di singolo ente:
a) contrattazione collettiva integrativa, tra i soggetti e
sulle materie, i tempi e le modalita’ indicate dal presente
contratto;
b) informazione;
c) concertazione;
d) consultazione;
e) interpretazione autentica dei contratti collettivi.
Art. 28.
Contrattazione integrativa collettiva
1. Gli enti attivano, ai sensi dell’art. 40, comma 3, del decreto
legislativo n. 165/2001, autonomi livelli di contrattazione
collettiva integrativa, nel rispetto dei vincoli indicati dalla
richiamata disposizione legislativa, nonche’ dal successivo comma 5.
2. La contrattazione integrativa e’ finalizzata alla
valorizzazione dell’autonomia progettuale e operativa dei singoli
enti, nonche’ al miglioramento della qualita’ dei servizi
istituzionali anche attraverso il coinvolgimento, con le diverse
modalita’ previste, dei sindacati rappresentativi e delle R.S.U.
nella elaborazione e attuazione dei programmi di innovazione
organizzativa, ristrutturazione, riqualificazione e incentivazione.
3. La contrattazione collettiva integrativa si svolge sulle
seguenti materie:
a) criteri generali relativi alle forme di incentivazione del
personale dal IV al IX livello, in relazione a obiettivi e programmi
di innovazione organizzativa, incremento della produttivita’ e
miglioramento della qualita’ del servizio, con particolare
riferimento a:
a1) criteri generali di distribuzione della quota di risorse
destinate ai sistemi di incentivazione del personale, in relazione ai
progetti e programmi e tra i gruppi e i singoli;
a2) criteri generali di scelta del personale da adibire ai
progetti, in modo funzionale alle priorita’ organizzative e al
miglioramento del servizio;
b) criteri generali per la corresponsione dei compensi del
personale dal IV al IX livello con riguardo alle condizioni di lavoro
disagiate ovvero comportanti esposizione a rischio, assunzione di
specifiche responsabilita’, possesso di titoli professionali
specifici, nonche’ a prestazioni finanziate da apposite disposizioni
di legge, secondo quanto previsto per ciascuna situazione negli
articoli di riferimento del presente C.C.N.L. e del C.C.N.L.
21 febbraio 2002;
c) linee di indirizzo e programmazione generale per i programmi
annuali e pluriennali delle attivita’ di formazione, riqualificazione
e aggiornamento del personale, volti ad adeguarne la professionalita’
ai processi di innovazione;
d) linee di indirizzo e criteri per la garanzia e il
miglioramento dell’ambiente di lavoro, per gli interventi rivolti
alla prevenzione e alla sicurezza sui luoghi di lavoro;
e) le linee di indirizzo e i criteri per l’attuazione degli
adempimenti rivolti a facilitare l’attivita’ dei dipendenti disabili,
nonche’ i criteri generali per l’applicazione della normativa in
materia;
f) implicazioni in ordine alla qualita’ del lavoro e alle
professionalita’ dei dipendenti in conseguenza delle innovazioni
degli assetti organizzativi, tecnologiche e della domanda di servizi;
g) i criteri generali per le politiche dell’orario di lavoro,
ivi compresa la predisposizione dei software per l’utilizzo del
sistema automatico di rilevazione delle presenze;
h) modalita’ e verifiche per l’attuazione della riduzione
dell’orario di lavoro, a integrazione e nel quadro delle disposizioni
contenute nel C.C.N.L. 21 febbraio 2002;
i) criteri generali per la determinazione delle priorita’ nei
casi di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo
parziale e viceversa;
j) criteri generali per la istituzione e gestione delle
attivita’ socio-assistenziali per il personale;
k) forme di copertura assicurativa delle attrezzature
utilizzate nel telelavoro e dell’uso delle stesse;
l) le iniziative per l’attuazione delle disposizioni vigenti in
materia di pari opportunita’, ivi comprese le proposte di azioni
positive;
m) i criteri generali per l’attribuzione dell’indennita’ di cui
all’art. 8 comma 1 del C.C.N.L. 5 marzo 1998, sez. II, ricercatori e
tecnologi;
n) criteri generali di priorita’ per il trasferimento, a
domanda, da una sede ad altra dello stesso ente, limitatamente agli
enti articolati per aree geografiche di ricerca ovvero con piu’ sedi
periferiche autonome in comuni diversi;
o) definizione dei casi che richiedono la deroga, in via
eccezionale, per le attivita’ connesse agli organi collegiali e dei
vertici dirigenziali, dal limite individuale massimo di duecento ore
annue di lavoro straordinario;
p) criteri generali per la ripartizione delle risorse destinate
alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario tra le
strutture individuate dai singoli ordinamenti.
4. Fermo restando il principio dell’autonomia negoziale e nel
quadro di un sistema di relazioni sindacali improntato ai criteri di
comportamento richiamati nel precedente art. 32, comma 1, decorsi
trenta giorni dall’inizio delle trattative, eventualmente prorogabili
in accordo tra le parti fino a un massimo di ulteriori trenta giorni,
le parti riassumono le rispettive prerogative e liberta’ di
iniziativa e decisione, limitatamente alle materie di cui al comma 3,
lettere d), e), h), l), n), nonche’ relativamente alle materie non
direttamente implicanti l’erogazione di risorse destinate ai
trattamenti economici accessori. In tal caso verra’ data informazione
alle organizzazioni sindacali.
5. I contratti collettivi integrativi non possono essere in
contrasto con vincoli risultanti dai contratti collettivi nazionali o
comportare oneri non previsti negli strumenti di programmazione
annuale e pluriennale di ciascun ente. Le clausole difformi sono
nulle e non possono essere applicate.
Art. 29.
Tempi e procedure per la stipulazione o il rinnovo
del contratto collettivo integrativo
1. I contratti collettivi integrativi hanno durata quadriennale e
si riferiscono a tutti gli istituti contrattuali rimessi a tale
livello da trattarsi in un’unica sessione negoziale. Sono fatte salve
le materie previste dal presente C.C.N.L. che, per la loro natura,
richiedano tempi diversi o verifiche periodiche.
2. L’ente provvede a costituire la delegazione di parte pubblica
abilitata alle trattative di cui al comma 1 entro trenta giorni da
quello successivo alla data di stipulazione del presente contratto ed
a convocare la delegazione sindacale di cui all’art. 34, comma 2, per
l’avvio del negoziato, entro trenta giorni dalla presentazione delle
piattaforme. Le piattaforme per il rinnovo dei contratti collettivi
integrativi sono presentate almeno tre mesi prima della scadenza dei
precedenti contratti.
3. Il controllo sulla compatibilita’ dei costi della
contrattazione collettiva integrativa con i vincoli di bilancio e’
effettuato dal collegio dei revisori o analogo organo previsto
dall’ordinamento dell’ente. A tal fine, l’ipotesi di contratto
collettivo integrativo definita dalla delegazione trattante e’
inviata a tale organismo entro cinque giorni, corredata da apposita
relazione illustrativa tecnico-finanziaria. Trascorsi quindici giorni
senza rilievi, l’organo di governo dell’ente autorizza il presidente
della delegazione trattante di parte pubblica alla sottoscrizione del
contratto. Resta fermo quanto previsto dall’art. 39, comma 3-ter,
della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e successive modificazioni ed
integrazioni.
4. I contratti collettivi integrativi devono contenere apposite
clausole circa tempi, modalita’ e procedure di verifica della loro
attuazione. Essi conservano la loro efficacia fino alla stipulazione
dei successivi contratti collettivi integrativi.
5. Gli enti sono tenuti a trasmettere all’A.Ra.N., entro cinque
giorni dalla sottoscrizione, il testo contrattuale con la
specificazione delle modalita’ di copertura dei relativi oneri con
riferimento agli strumenti annuali e pluriennali di bilancio.
Art. 30.
Contrattazione a livello locale
1. Il livello locale di contrattazione riguarda, secondo le
caratteristiche ordinamentali degli enti, la struttura centrale, le
aree di ricerca laddove esistenti, ovvero le sedi locali, escluse le
strutture che costituiscono mere diramazioni territoriali. La
contrattazione a livello locale si svolge, evitando sovrapposizioni e
duplicazioni di materie con la contrattazione collettiva nazionale ed
integrativa di ente, sulle seguenti materie:
a) criteri per l’attuazione di iniziative addestrative
realizzabili a livello locale in conseguenza delle innovazioni
organizzative e tecnologiche;
b) criteri di applicazione, con riferimento ai tempi e alle
modalita’, delle normative relative all’igiene, all’ambiente,
sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro, nonche’ per
l’attuazione degli adempimenti rivolti a facilitare l’attivita’ dei
dipendenti disabili;
c) modalita’ attuative dei criteri definiti dalla
contrattazione integrativa collettiva di ente, ove necessario per le
caratteristiche peculiari locali.
2. I contratti sottoscritti in sede locale non possono
comportare, ne’ direttamente ne’ indirettamente, anche a carico di
esercizi successivi oneri aggiuntivi rispetto a quelli previsti dal
presente contratto, nonche’ dalla contrattazione integrativa di ente,
e conservano la loro efficacia sino alla stipulazione dei successivi
contratti.
3. Nel rispetto dei principi di cui al precedente comma 2,
possono essere oggetto di contrattazione in sede locale altre
questioni che a tale sede siano demandate, senza duplicazioni o
sovrapposizioni, dalla contrattazione collettiva integrativa nelle
materie indicate nell’art. 28.
Art. 31.
Informazione
1. L’informazione si propone di basare sulla trasparenza
decisionale e sulla prevenzione dei conflitti, pur nella distinzione
dei ruoli, i comportamenti delle parti.
2. Ciascun ente fornisce informazioni ai soggetti sindacali di
cui all’art. 34 in materia di ambiente di lavoro e sulle misure
generali inerenti la gestione del rapporto di lavoro.
3. Gli enti sono tenuti a fornire un’informazione preventiva,
facendo pervenire tempestivamente la documentazione necessaria, sulle
seguenti materie:
a) articolazione dell’orario di lavoro e di servizio;
b) definizione dei criteri per la determinazione dei carichi di
lavoro laddove previsti e delle dotazioni organiche;
c) verifica periodica della produttivita’ delle strutture;
d) stato dell’occupazione anche a tempo determinato e parziale;
e) criteri generali di riorganizzazione degli uffici, di
programmazione della mobilita’, di innovazione e di sperimentazione
gestionale;
f) criteri generali riguardanti l’organizzazione del lavoro e
le sue modifiche;
g) modalita’ di realizzazione dei progetti e ambito delle
professionalita’ da impiegare nei progetti di telelavoro;
h) adozione di forme di lavoro flessibili, di cui all’art. 36,
comma 1, del decreto legislativo n. 165/2001;
i) bilancio preventivo e consuntivo;
j) modalita’ di gestione delle eventuali eccedenze di personale
secondo la disciplina e nel rispetto dei tempi e delle procedure
dell’art. 33 del decreto legislativo n. 165/2001;
k) modalita’ e cadenze delle verifiche ai fini del passaggio
dei ricercatori e tecnologi dalla posizione stipendiale in godimento
a quella immediatamente successiva.
4. Nelle seguenti materie l’informazione e’ successiva e ha per
oggetto gli atti di gestione adottati e i relativi risultati:
a) attuazione dei programmi di formazione del personale;
b) misure in materia di igiene e sicurezza nei luoghi di
lavoro;
c) andamento generale della mobilita’ del personale;
d) distribuzione delle ore di lavoro straordinario e relative
prestazioni;
e) distribuzione complessiva delle risorse per la produttivita’
collettiva e il miglioramento dei servizi, e per la qualita’ della
prestazione individuale;
f) attuazione delle iniziative relative ai servizi sociali in
favore del personale;
g) attuazione delle materie oggetto di informazione preventiva.
5. Nel caso in cui il sistema informativo utilizzato
dall’amministrazione consenta la raccolta e l’utilizzo di dati sulla
quantita’ e qualita’ delle prestazioni lavorative dei singoli
operatori, le amministrazioni provvedono a una adeguata tutela della
riservatezza della sfera personale del lavoratore.
6. Non e’ oggetto di riservatezza l’informazione alle
organizzazioni sindacali sui principi e criteri di erogazione dei
trattamenti accessori.
Art. 32.
Concertazione
1. Ciascuno dei soggetti sindacali di cui all’art. 40, ricevuta
l’informazione, puo’ attivare, mediante richiesta scritta, la
concertazione. La concertazione si effettua sui criteri generali
nelle seguenti materie:
a) articolazione dell’orario;
b) modalita’ di realizzazione dei progetti e ambito delle
professionalita’ da impiegare nei progetti di telelavoro;
c) modalita’ di gestione delle eventuali eccedenze di personale
secondo la disciplina e nel rispetto dei tempi e delle procedure
dell’art. 33 del decreto legislativo n. 165/2001;
d) modalita’ e cadenze delle verifiche ai fini del passaggio
dei ricercatori e tecnologi dalla posizione stipendiale in godimento
a quella immediatamente successiva.
2. La concertazione si svolge in appositi incontri, che iniziano
entro il quarto giorno dalla data di ricezione della richiesta;
durante la concertazione le parti si adeguano, nei loro
comportamenti, ai principi di responsabilita’, correttezza e
trasparenza.
3. La concertazione si conclude nel termine massimo di trenta
giorni dalla data della relativa richiesta. Dell’esito della stessa
e’ redatto specifico verbale dal quale risultino le posizioni delle
parti.
4. Per l’approfondimento di specifiche problematiche, in
particolare concernenti l’organizzazione del lavoro, l’ambiente,
l’igiene e sicurezza del lavoro, la mobilita’, i benefici
assistenziali, i servizi sociali, possono essere costituite, a
richiesta, in relazione alle dimensioni delle amministrazioni e senza
oneri aggiuntivi per le stesse, entro il termine di sessanta giorni
dalla stipulazione del presente contratto, commissioni bilaterali
ovvero osservatori con il compito di raccogliere dati relativi alle
predette materie – che le amministrazioni sono tenute a fornire – e
di formulare proposte in ordine ai medesimi temi. I compiti previsti
dal presente comma sono attribuiti, per quanto di competenza, ai
comitati per le pari opportunita’, istituiti ai sensi delle
disposizioni vigenti. La composizione degli organismi previsti nel
presente comma, che non hanno funzioni negoziali, e’ di norma
paritetica e deve comprendere una rappresentanza femminile adeguata.
Art. 33.
Consultazione
1. La consultazione si svolge sulle materie per le quali e’
prevista da disposizioni legislative o norme contrattuali. In tali
casi, senza particolari formalita’, l’ente acquisisce il parere dei
soggetti sindacali di cui all’art. 34.
2. La consultazione si svolge in particolare sulle materie
attinenti la prevenzione e la sicurezza sul posto di lavoro, con il
rappresentante per tali materie, al fine di assicurare l’attuazione
di quanto previsto dal decreto legislativo n. 626/1994 e successive
modificazioni.
3. I soggetti sindacali di cui al successivo articolo vengono
informati sullo stato dell’occupazione negli enti. A tal fine gli
enti predispongono, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del
presente C.C.N.L., un atto ricognitivo dei rapporti di lavoro
dipendente, delle collaborazioni, delle forme contrattuali flessibili
comunque denominate in corso nelle strutture in cui le
amministrazioni si articolano, anche se dotate di autonomia. Delle
varie forme di occupazione viene rilevato e comunicato il temine
eventualmente previsto, l’area e la categoria cui sono riconducibili
i compiti affidati, nonche’ le risorse complessivamente e
analiticamente impegnate, che sono oggetto di consultazione con i
soggetti di cui al successivo articolo. L’atto ricognitivo viene
aggiornato con cadenza annuale.
Art. 34.
Composizione delle delegazioni
1. La delegazione trattante di parte pubblica, in sede
decentrata, e’ costituita per gli enti:
a) a livello nazionale: dal presidente o da un suo delegato e
dal direttore generale o da un suo delegato;
b) a livello locale: dal titolare del potere di rappresentanza
dell’ente nell’ambito della sede locale, eventualmente assistito da
una rappresentanza dei responsabili degli uffici interessati.
2. Per le organizzazioni sindacali, la delegazione e’ composta:
a) a livello nazionale: dai rappresentanti delle organizzazioni
sindacali nazionali di categoria firmatarie del presente contratto;
b) a livello locale:
b1) dalle R.S.U.;
b2) dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali
territoriali di categoria firmatarie del presente C.C.N.L.
3. Gli enti possono avvalersi, nella contrattazione collettiva
integrativa, dell’assistenza dell’Agenzia per la rappresentanza
negoziale delle pubbliche amministrazioni (A.Ra.N.).
Art. 35.
Soggetti sindacali nei luoghi di lavoro
1. I soggetti sindacali nei luoghi di lavoro sono:
a) le rappresentanze sindacali unitarie (R.S.U.) elette ai
sensi dell’accordo collettivo quadro per la costituzione delle
rappresentanze sindacali unitarie per il personale dei comparti delle
pubbliche amministrazioni e per la definizione del relativo
regolamento elettorale, stipulato il 7 agosto 1998;
b) gli organismi di tipo associativo delle associazioni
sindacali rappresentative previste dall’art. 10, comma 2,
dell’accordo collettivo indicato nella lettera a).
2. Per le prerogative e diritti sindacali, si rinvia a quanto
previsto dal C.C.N.Q. del 7 agosto 1998, nonche’ ai C.C.N.Q.
stipulati il 27 gennaio 1999, il 9 agosto 2000, il 13 febbraio 2001
ed il 18 dicembre 2002, e loro successive modifiche.
Art. 36.
Clausole di raffreddamento
1. Il sistema delle relazioni sindacali e’ improntato ai principi
di correttezza, buona fede e trasparenza dei comportamenti ed e’
orientato alla prevenzione dei conflitti. Entro il primo mese del
negoziato relativo alla contrattazione integrativa le parti, qualora
non vengano interrotte le trattative, non assumono iniziative
unilaterali ne procedono ad azioni dirette. Durante il periodo in cui
si svolge la concertazione le parti non assumono iniziative
unilaterali sulle materie oggetto della stessa.
Art. 37.
Interpretazione autentica dei contratti
1. Qualora insorgano controversie aventi carattere di generalita’
sull’interpretazione dei contratti collettivi, nazionali o
integrativi, le parti che li hanno sottoscritti si incontrano per
definire consensualmente il significato della clausola controversa.
L’eventuale accordo, stipulato con le procedure di cui all’art. 47
del decreto legislativo n. 165/2001, sostituisce la clausola in
questione sin dall’inizio della vigenza del contratto.
2. La medesima procedura puo’ essere attivata anche a richiesta
di una delle parti.
3. Con analoga modalita’ si procede, tra le parti che li hanno
sottoscritti, quando insorgano controversie sull’interpretazione dei
contratti integrativi. L’eventuale accordo, stipulato con le
procedure di cui all’art. 36 del presente contratto, sostituisce la
clausola controversa sin dall’inizio della vigenza del contratto
integrativo.
Art. 38.
Contributi sindacali
1. I dipendenti hanno la facolta’ di rilasciare delega, a favore
dell’organizzazione sindacale da loro prescelta, per la riscossione
di quota mensile dello stipendio per il pagamento dei contributi
sindacali nella misura stabilita dai competenti organi statutari. La
delega e’ rilasciata per iscritto ed e’ trasmessa all’ente a cura
dell’organizzazione sindacale interessata.
2. La delega ha effetto dal primo giorno del mese successivo a
quello del rilascio.
3. Il dipendente puo’ revocare in qualsiasi momento la delega
rilasciata ai sensi del comma 1 inoltrando contestualmente la
relativa comunicazione all’ente di appartenenza ed all’organizzazione
sindacale interessata. L’effetto della revoca decorre dal primo del
mese successivo alla presentazione della stessa.
4. Le trattenute devono essere operate dai singoli enti sulle
retribuzioni dei dipendenti in base alle deleghe ricevute e sono
versate mensilmente alle organizzazioni sindacali interessate secondo
modalita’ concordate con l’ente.
5. Gli enti sono tenuti, nei confronti dei terzi, alla segretezza
sui nominativi del personale delegante e sui versamenti effettuati
alle organizzazioni sindacali.
6. Gli enti sono tenuti a trasmettere annualmente per via
telematica all’indirizzo di posta elettronica indicata da ciascuna
O.S. gli elenchi nominativi dei propri iscritti comprensivi dei dati
di interesse per le OO.SS. medesime, purche’ nel rispetto della
vigente normativa in materia di tutela della privacy.
Art. 39.
Pari opportunita’
1. Sono confermati i comitati per le pari opportunita’ gia’
insediati presso gli enti, ai sensi delle disposizioni vigenti.
2. Nei casi in cui detti comitati non siano ancora stati
insediati, essi dovranno essere costituiti entro novanta giorni dalla
stipulazione del presente contratto.
3. In occasione del rinnovo del CPO il presidente e’ eletto a
maggioranza assoluta dei componenti.
4. Le misure per favorire pari opportunita’ nel lavoro e nello
sviluppo professionale, ivi comprese le proposte di azioni positive,
sono oggetto di contrattazione integrativa.
5. Le modalita’ di attuazione delle misure di cui al comma 3 sono
oggetto di informazione preventiva e, a richiesta, di concertazione
con le OO.SS. rappresentative, secondo le procedure individuate dal
presente contratto.
6. Gli enti garantiscono gli strumenti per il funzionamento dei
comitati, mettendo immediatamente a loro disposizione idonei locali
per la loro attivita’.
Art. 40.
Trattamento giuridico economico dei dipendenti in particolari
situazioni di stato
1. Ai dipendenti che usufruiscono dei distacchi di cui all’art. 5
del C.C.N.L. quadro del 7 agosto 1998, compete la retribuzione
individuale mensile, costituita dalla retribuzione tabellare mensile,
dagli eventuali incrementi economici derivanti dalla progressione
economica, dalla indennita’ integrativa speciale, dalla retribuzione
individuale di anzianita’ e da altri eventuali altri assegni
personali a carattere continuativo e non riassorbibile, nonche’ dal
trattamento economico accessorio fisso e ricorrente e con carattere
di generalita’.
2. Il periodo di distacco o aspettativa sindacale e’ considerato
utile come anzianita’ di servizio ai fini della progressione di
livello nel profilo, di profilo e di quella economica.
3. Nei casi in cui disposizioni vigenti prevedano il collocamento
in aspettativa, retribuita o non retribuita, per lo svolgimento di
funzioni e compiti diversi da quelli di titolarita’, l’accertamento
di cui all’art. 4, comma 6, del C.C.N.L. 5 marzo 1998 (II biennio),
e’ effettuato ove l’aspettativa sia utile ai fini dell’anzianita’ di
servizio in base alle disposizioni applicate, con le modalita’
definite dal comma 7 del medesimo art. 4; l’accertamento e’
effettuato per l’aspettativa retribuita alla scadenza dei periodi
utili alla maturazione delle posizioni stipendiali e per quella non
retribuita al termine e tenuto conto dell’intera durata
dell’aspettativa stessa.
4. Le verifiche di cui agli articoli 53 e 54 del C.C.N.L.
21 febbraio 2002 e l’accertamento di cui all’art. 4, comma 6, del
C.C.N.L. 5 marzo 98, II biennio, nei confronti dei dipendenti che
fruiscano di distacchi o aspettative previste da disposizioni
vigenti, sono effettuate dal legale rappresentante dell’ente, tenuto
conto anche degli elementi informativi forniti dall’organo
responsabile della struttura presso cui il dipendente presta
l’attivita’ stessa.
Art. 41.
Buono pasto
1. In sede di contrattazione integrativa sara’ verificata la
possibilita’ di incrementare il valore unitario del buono pasto entro
un valore pari a Euro 7,00.
Art. 42.
Norma di rinvio
1. Le Parti convengono di rimandare ad apposita sequenza
contrattuale l’attuazione dell’art. 69, comma 1, del decreto
legislativo n. 165/2001.
2. Resta in vigore, per quanto compatibile con le disposizioni
del presente C.C.N.L., tutta la normativa contrattuale e legislativa
fin qui applicata nel comparto.

—-> Vedere da pag. 56 a pag. 57 in formato zip/pdf

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Allegato n. 1
SCHEMA DI CODICE DI CONDOTTA DA ADOTTARE NELLA LOTTA
CONTRO LE MOLESTIE SESSUALI
Art. 1.
Definizione
1. Per molestia sessuale si intende ogni atto o comportamento
indesiderato, anche verbale, a connotazione sessuale arrecante offesa
alla dignita’ e alla liberta’ della persona che lo subisce, ovvero
che sia suscettibile di creare ritorsioni o un clima di intimidazione
nei suoi confronti.
Art. 2.
Principi
1. Il codice e’ ispirato ai seguenti principi:
a) e’ inammissibile ogni atto o comportamento che si configuri
come molestia sessuale nella definizione sopra riportata;
b) e’ sancito il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori ad
essere trattati con dignita’ e ad essere tutelati nella propria
liberta’ personale;
c) e’ sancito il diritto delle lavoratrici/dei lavoratori a
denunciare le eventuali intimidazioni o ritorsioni subite sul luogo
di lavoro derivanti da atti o comportamenti molesti;
d) e’ istituita la figura della consigliera/del consigliere di
fiducia, cosi’ come previsto dalla risoluzione del Parlamento europeo
A3-0043/94, e denominata/o d’ora in poi consigliera/consigliere, e
viene garantito l’impegno delle aziende a sostenere ogni componente
del personale che si avvalga dell’intervento della consigliera/del
consigliere o che sporga denuncia di molestie sessuali, fornendo
chiare ed esaurimenti indicazioni circa la procedura da seguire,
mantenendo la riservatezza e prevenendo ogni eventuale ritorsione.
Analoghe garanzie sono estese agli eventuali testimoni;
e) viene garantito l’impegno dell’amministrazione a definire
preliminarmente, d’intesa con i soggetti firmatari del protocollo
d’intesa per l’adozione del presente codice, il ruolo, l’ambito
d’intervento, i compiti e i requisiti culturali e professionali della
persona da designare quale consigliera/consigliere. Per il ruolo di
consigliera/consigliere gli enti individuano i soggetti in possesso
dei requisiti necessari, oppure individuano al proprio interno
persone idonee a ricoprire l’incarico alle quali rivolgere un
apposito percorso formativo;
f) e’ assicurata, nel corso degli accertamenti, l’assoluta
riservatezza dei soggetti coinvolti;
g) nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori autori di
molestie sessuali si applicano le misure disciplinari ai sensi di
quanto previsto dagli articoli 55 e 56 del decreto legislativo n. 165
del 2001, prevedendo altresi’ che venga inserita, precisandone in
modo oggettivo i profili ed i presupposti, un’apposita tipologia di
infrazione relativamente all’ipotesi di persecuzione o vendetta nei
confronti di un dipendente che ha sporto denuncia di molestia
sessuale. I suddetti comportamenti sono comunque valutabili ai fini
disciplinari ai sensi delle disposizioni normative e contrattuali
attualmente vigenti;
h) l’amministrazione si impegna a dare ampia informazione, a
fornire copia ai propri dipendenti e dirigenti, del presente codice
di comportamento e, in particolare, alle procedure da adottarsi in
caso di molestie sessuali, allo scopo di diffondere una cultura
improntata al pieno rispetto della dignita’ della persona.
Art. 3.
Procedure da adottare in caso di molestie sessuali
1. Qualora si verifichi un atto o un comportamento indesiderato a
sfondo sessuale sul posto di lavoro la dipendente/il dipendente
potra’ rivolgersi alla consigliera/al consigliere designata/o per
avviare una procedura informale nel tentativo di dare soluzione al
caso.
2. L’intervento della consigliera/del consigliere dovra’
concludersi in tempi ragionevolmente brevi in rapporto alla
delicatezza dell’argomento affrontato.
3. La consigliera/il consigliere, che deve possedere adeguati
requisiti e specifiche competenze e che sara’ adeguatamente formato
dagli enti, e’ incaricata/o di fornire consulenza e assistenza alla
dipendente/al dipendente oggetto di molestie sessuali e di
contribuire alla soluzione del caso.
Art. 4.
Procedura informale intervento della consigliera/del consigliere
1. La consigliera/il consigliere, ove la dipendente/il dipendente
oggetto di molestie sessuali lo ritenga opportuno, interviene al fine
di favorire il superamento della situazione di disagio per
ripristinare un sereno ambiente di lavoro, facendo presente alla
persona che il suo comportamento scorretto deve cessare perche’
offende, crea disagio e interferisce con lo svolgimento del lavoro.
2. L’intervento della consigliera/del consigliere deve avvenire
mantenendo la riservatezza che il caso richiede.
Art. 5.
Denuncia formale
1. Ove la dipendente/il dipendente oggetto delle molestie
sessuali non ritenga di far ricorso all’intervento della
consigliera/del consigliere, ovvero, qualora dopo tale intervento, il
comportamento indesiderato permanga, potra’ sporgere formale
denuncia, con l’assistenza della consigliera/del consigliere, alla
dirigente/al dirigente o responsabile dell’ufficio di appartenenza
che sara’ tenuta/o a trasmettere gli atti all’ufficio competenze dei
procedimenti disciplinari, fatta salva, in ogni caso, ogni altra
forma di tutela giurisdizionale della quale potra’ avvalersi.
2. Qualora la presunta/il presunto autore di molestie sessuali
sia la dirigente/il dirigente dell’ufficio di appartenenza, la
denuncia potra’ essere inoltrata direttamente alla direzione
generale.
3. Nel corso degli accertamenti e’ assicurata l’assoluta
riservatezza dei soggetti coinvolti.
4. Nel rispetto dei principi che informano la legge n. 125/1991,
qualora l’amministrazione, nel corso del procedimento disciplinare,
ritenga fondati i dati, adottera’, ove lo ritenga opportuno, d’intesa
con le OO.SS. e sentita la consigliera/il consigliere, le misure
organizzative ritenute di volta in volta utili alla cessazione
immediata dei comportamenti di molestie sessuali ed a ripristinare un
ambiente di lavoro in cui uomini e donne rispettino reciprocamente
l’inviolabilita’ della persona.
5. Sempre nel rispetto dei principi che informano la legge n.
125/1991 e nel caso in cui l’amministrazione nel corso del
procedimento disciplinare ritenga fondati i fatti, la denunciante/il
denunciante ha la possibilita’ di chiedere di rimanere al suo posto
di lavoro o di essere trasferito altrove in una sede che non gli
comporti disagio.
6. Nel rispetto dei principi che informano la legge n. 125/1991,
qualora l’amministrazione nel corso del procedimento disciplinare non
ritenga fondati i fatti, potra’ adottare, su richiesta di uno o
entrambi gli interessati, provvedimenti di trasferimento in via
temporanea, in attesa della conclusione del procedimento
disciplinare, al fine di ristabilire nel frattempo un clima sereno;
in tali casi e’ data la possibilita’ ad entrambi gli interessati di
esporre le proprie ragioni, eventualmente con l’assistenza delle
organizzazioni sindacali, ed e’ comunque garantito ad entrambe le
persone che il trasferimento non venga in sedi che creino disagio.
Art. 6.
Attivita’ di sensibilizzazione
1. Nei programmi di formazione del personale e dei dirigenti le
aziende dovranno includere informazioni circa gli orientamenti
adottati in merito alla prevenzione delle molestie sessuali ed alle
procedure da seguire qualora la molestia abbia luogo.
2. L’amministrazione dovra’, peraltro, predisporre specifici
interventi formativi in materia di tutela della liberta’ e della
dignita’ della persona al fine di prevenire il verificarsi di
comportamenti configurabili come molestie sessuali. Particolare
attenzione dovra’ essere posta alla formazione delle dirigenti e dei
dirigenti che dovranno promuovere e diffondere la cultura del
rispetto della persona volta alla prevenzione delle molestie sessuali
sul posto di lavoro.
3. Sara’ cura dell’amministrazione promuovere, d’intesa con le
organizzazioni sindacali, la diffusione del codice di condotta contro
le molestie sessuali anche attraverso assemblee interne.
4. Verra’ inoltre predisposto del materiale informativo destinato
alle dipendenti/ai dipendenti sul comportamento da adottare in caso
di molestie sessuali.
5. Sara’ cura dell’amministrazione promuovere un’azione di
monitoraggio al fine di valutare l’efficacia del codice di condotta
nella prevenzione e nella lotta contro le molestie sessuali. A tale
scopo la consigliera/il consigliere, d’intesa con il CPO, provvedera’
a trasmettere annualmente ai firmatari del protocollo ed alla
presidente del Comitato nazionale di parita’ un’apposita relazione
sullo stato di attuazione del presente codice.
6. L’amministrazione e i soggetti firmatari del protocollo
d’intesa per l’adozione del presente codice si impegnano ad
incontrarsi al termine del primo anno per verificare gli esisti
ottenuti con l’adozione del codice di condotta contro le molestie
sessuali ed a procedere alle eventuali integrazioni e modificazioni
ritenute necessarie.

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI – COMUNICATO – Contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto delle istituzioni e degli enti di ricerca e sperimentazione per il quadriennio normativo 2002-2005

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