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relativa ai limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici
Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio CE

  G.U.U.E. del 27/11/2001 n.309 IL PARLAMENTO
EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE
EUROPEA,

visto il trattato che istituisce l’Unione europea, in particolare
l’articolo 175, paragrafo 1,
vista la proposta della Commissione(1),
visto il parere del Comitato economico e sociale(2),
visto il parere del Comitato delle regioni(3),
deliberando secondo la procedura di cui all’articolo 251 del
trattato(4) visto il progetto comune approvato dal comitato di
conciliazione il 2 agosto 2001,
considerando quanto segue:
(1) L’approccio generale e strategico del Quinto programma d’azione a
favore dell’ambiente, è stato approvato con risoluzione del 10
febbraio 1993 del Consiglio e dei rappresentanti dei Governi degli
Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, riguardante un programma
comunitario di politica ed azione a favore dell’ambiente e di uno
sviluppo sostenibile(5) e fissa l’obiettivo di non superare i carichi
e i livelli critici per l’acidificazione nella Comunità. Detto
programma prescrive che la popolazione debba essere efficacemente
protetta dai rischi dell’inquinamento atmosferico per la salute e che
i livelli ammessi di inquinamento debbano essere stabiliti tenendo
conto della protezione dell’ambiente. Il programma prevede altresì che
i valori orientativi indicati dall’Organizzazione mondiale della
sanità (OMS) siano resi obbligatori a livello comunitario.
(2) Attualmente tutti gli Stati membri hanno firmato il protocollo di
Göteborg, del 1o dicembre 1999, alla Convenzione della Commissione
economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE) sull’inquinamento
atmosferico a grande distanza per diminuire l’acidificazione,
l’eutrofizzazione e l’ozono a livello del suolo.
(3) La decisione n. 2179/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 24 settembre 1998, relativa al riesame del programma comunitario
di politica ed azione a favore dell’ambiente e di uno sviluppo
sostenibile “Per uno sviluppo durevole e sostenibile”(6) ribadisce la
validità dell’approccio e della strategia generali del Quinto
programma d’azione a favore dell’ambiente e specifica che occorre
curare in particolare lo sviluppo e l’attuazione di una strategia
volta a non superare i carichi critici per quanto riguarda
l’esposizione agli inquinanti atmosferici acidificanti, eutrofizzanti
e fotochimici.
(4) La direttiva 92/72/CEE del Consiglio, del 21 settembre 1992,
sull’inquinamento dell’aria provocato dall’ozono(7) prescrive alla
Commissione di presentare al Consiglio una relazione sulla valutazione
dell’inquinamento fotochimico nella Comunità, corredata delle proposte
che la Commissione ritiene appropriate ai fini del controllo
dell’inquinamento atmosferico da ozono a livello del suolo ed
eventualmente della riduzione delle emissioni dei precursori
dell’ozono.
(5) Estese aree della Comunità sono esposte a livelli di deposito di
sostanze acidificanti ed eutrofizzanti che risultano dannosi per
l’ambiente. I valori orientativi dell’OMS per la protezione della
salute umana e della vegetazione dall’inquinamento fotochimico sono
abbondantemente superati in tutti gli Stati membri.
(6) Occorre pertanto correggere gradualmente tale superamento di
carichi critici e rispettare i valori orientativi.
(7) Non è tecnicamente possibile conseguire gli obiettivi a lungo
termine volti a neutralizzare gli effetti negativi dell’acidificazione
e ridurre ai valori orientativi indicati dall’OMS l’esposizione
dell’uomo e dell’ambiente all’ozono a livello del suolo. È pertanto
necessario stabilire obiettivi ambientali provvisori, volti a
contrastare l’acidificazione e l’inquinamento da ozono a livello del
suolo, cui debbono mirare le misure di riduzione di tale inquinamento.
(8) Gli obiettivi ambientali provvisori e le misure atte a conseguirli
dovrebbero rispondere a criteri di fattibilità tecnica e di
convenienza economica. Tali misure dovrebbero garantire che tutte le
azioni intraprese siano convenienti, sotto il profilo del rapporto
costi-benefici, per la Comunità nel suo complesso e dovrebbero tener
conto della necessità di evitare costi eccessivi per i singoli Stati
membri.
(9) L’inquinamento transfrontaliero contribuisce all’acidificazione,
all’eutrofizzazione del suolo e alla formazione di ozono a livello del
suolo, per la cui riduzione è necessario un intervento concertato a
livello comunitario.
(10) La riduzione delle emissioni di inquinanti che causano
l’acidificazione e l’esposizione all’ozono a livello del suolo ridurrà
anche l’eutrofizzazione del suolo.
(11) Un sistema di limiti nazionali per ciascuno Stato membro per le
emissioni di anidride solforosa, ossidi di azoto, composti organici
volatili ed ammoniaca costituisce un metodo economicamente conveniente
di conseguire obiettivi ambientali provvisori. Un simile sistema
lascerà alla Comunità e agli Stati membri la flessibilità necessaria
per decidere le modalità di adeguamento ai limiti di emissione.
(12) È opportuno assegnare agli Stati membri il compito di attuare le
misure necessarie per conformarsi ai limiti nazionali di emissione.
Sarà necessario valutare i progressi da questi compiuti nel
conformarsi ai limiti nazionali. I programmi nazionali di riduzione
delle emissioni dovrebbero pertanto essere elaborati e comunicati alla
Commissione e dovrebbero contenere informazioni sulle misure adottate
o previste per conformarsi ai limiti di emissione.
(13) Per quanto riguarda il principio di sussidiarietà di cui
all’articolo 5 del trattato e tenuto conto del principio di
precauzione, gli obiettivi della presente direttiva, ossia il
contenimento delle emissioni degli inquinanti responsabili di
acidificazione ed eutrofizzazione e dei precursori dell’ozono, non
possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri a motivo
della natura transfrontaliera dell’inquinamento e possono dunque
essere realizzati meglio a livello comunitario. Conformemente al
principio di proporzionalità la presente direttiva non va al di là di
quanto necessario per il raggiungimento di tali obiettivi.
(14) È opportuno un tempestivo riesame dei progressi compiuti dagli
Stati membri in relazione ai limiti di emissione previsti e della
misura in cui l’applicazione effettiva dei limiti possa realizzare gli
obiettivi ambientali provvisori per la Comunità nel suo complesso.
Tale riesame dovrebbe prendere in considerazione anche il progresso
scientifico e tecnico, gli sviluppi della normativa comunitaria e le
riduzioni delle emissioni prescritte al di fuori della Comunità, con
particolare riferimento ai progressi compiuti, tra gli altri, dai
paesi candidati all’adesione. Ai fini di tale riesame la Commissione
dovrebbe intraprendere un’ulteriore analisi costi-benefici dei limiti
di emissione vertente sulla convenienza economica, sui costi e
benefici marginali e sull’impatto socio-economico dei limiti stessi e
sull’eventuale impatto in termini di concorrenza. Il riesame dovrebbe
riguardare anche le limitazioni del campo di applicazione della
presente direttiva.
(15) A tal fine la Commissione dovrebbe trasmettere una relazione al
Parlamento europeo e al Consiglio e, se lo ritiene necessario,
proporre opportune modifiche della direttiva, tenendo conto degli
effetti di tutta la legislazione comunitaria applicabile, ponendo tra
l’altro limiti di emissioni e norme di prodotto per le fonti di
emissione in questione nonché normative internazionali in materia di
emissioni generate dalle navi e dagli aeromobili.
(16) Il trasporto marittimo contribuisce in modo rilevante alle
emissioni di biossido di zolfo e di ossidi di azoto nonché alla
concentrazione e al deposito di inquinanti atmosferici nella Comunità.
Si rende quindi necessaria una riduzione di tali emissioni. L’articolo
7, paragrafo 3 della direttiva 1999/32/CE del Consiglio, del 26 aprile
1999, relativa alla riduzione del tenore di zolfo di alcuni
combustibili liquidi e che modifica la direttiva 93/12/CEE(8) prevede
che la Commissione esamini quali misure possano essere adottate per
ridurre gli effetti di acidificazione prodotti dalla combustione di
combustibili marini diversi da quelli specificati nel paragrafo 3
dell’articolo 2 della direttiva stessa.
(17) Gli Stati membri dovrebbero adoperarsi per ratificare al più
presto l’allegato VI della Convenzione Internazionale sulla
Prevenzione dell’Inovinamento causato dalle Navi (MARPOL).
(18) Data la natura transfrontaliera dell’acidificazione e
dell’inquinamento da ozono, la Commissione dovrebbe continuare a
esaminare ulteriormente la necessità di elaborare misure comunitarie
armonizzate, fatto salvo l’articolo 18 della direttiva 96/61/CE del
Consiglio, del 24 settembre 1996, sulla prevenzione e la riduzione
integrata dell’inquinamento(9) al fine di evitare distorsioni della
concorrenza, e tenendo conto dell’equilibrio tra benefici e costi
dell’azione.
(19) Le disposizioni della presente direttiva dovrebbero applicarsi
fatta salva la normativa comunitaria che disciplina le emissioni di
tali inquinanti provenienti da fonti specifiche e fatte salve le
disposizioni della direttiva 96/61/CE, in relazione ai valori limite
di emissione e all’impiego delle migliori tecniche disponibili.
(20) Per verificare i progressi compiuti nel conformarsi ai limiti di
emissione è necessario procedere ad appositi inventari delle
emissioni, che devono essere calcolati secondo metodologie concordate
a livello internazionale e comunicati regolarmente alla Commissione e
all’Agenzia europea per l’ambiente (AEA).
(21) Gli Stati membri dovrebbero emanare norme sanzionatorie da
applicare in caso di violazione delle norme della presente direttiva e
provvedere alla loro applicazione. Le sanzioni dovrebbero essere
efficaci, proporzionate e dissuasive.
(22) Le misure necessarie per l’attuazione della presente direttiva
sono adottate secondo la decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28
giugno …

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