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Applicazione dell'art. 108, comma 3, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di edilizia
Deliberazione

IL CONSIGLIOVista la relazione dell’Ufficio affari
giuridici;Considerato in fatto: Il Ministero delle attività
produttive, alla cui vigilanza è sottoposto il registro delle
imprese tenuto dalle camere di commercio e, conseguentemente, le
attività per le quali l’iscrizione al predetto registro
assume valenza abilitante, come quelle disciplinate dalla legge 5
marzo 1990, n. 46, recepita dal testo unico in materia di edilizia,
ha ritenuto opportuno richiamare l’attenzione di questa
Autorità sulle problematiche interpretative ed applicative
concernenti l’art. 108, comma 3, del suddetto testo unico. In
particolare si evidenzia la difficoltà di coordinare con le
altre norme disciplinanti la materia la disposizione contenuta nel
citato articolo, secondo cui sono in ogni caso abilitate
all’esercizio delle attività di cui al comma 1 (individuate
prima dalla legge n. 46/1990 ora dall’art. 107 del testo unico
dell’edilizia) le imprese in possesso di attestazione per le relative
categorie rilasciata da una SOA debitamente autorizzata, e si pone il
problema di individuare le «corrispondenze» tra le
categorie (di opere generali e specializzate) previste nell’allegato
A del decreto del Presidente della Repubblica n. 34/2000 e le
tipologie di impianti previste dall’art. 107 del testo unico
dell’edilizia. Entrambe le questioni sono poste con specifico
riguardo alle imprese iscritte prima dell’entrata in vigore del
citato testo unico presso la camera di commercio, per attività
impiantistiche sottratte alla disciplina della legge n. 46/1990 e
che, entro la predetta data, abbiano richiesto, con riferimento
a dette attività, l’attestazione di qualificazione. Si
evidenzia, infatti, che tali imprese avrebbero ottenuto
l’attestazione di qualificazione senza il preventivo accertamento
del possesso del requisito tecnico-professionale di cui all’art. 109,
comma 1, di detto testo unico e, conseguentemente, senza aver
dovuto individuare il responsabile tecnico.Ritenuto in diritto:
Occorre in primo luogo ricostruire l’evoluzione subita dal quadro
normativo di riferimento. Al riguardo si rileva che ai sensi
dell’art. 1, comma 1, della legge n. 46/1990: «Sono soggetti
all’applicazione della presente legge i seguenti impianti
relativi agli edifici adibiti ad uso civile: a) gli impianti
di produzione, di trasporto, di distribuzione e di utilizzazione di
energia elettrica all’interno degli edifici a partire dal punto
di consegna dell’energia fornita dall’ente distributore; b) gli
impianti radiotelevisivi ed elettronici in genere, le antenne e
gli impianti di protezione da scariche atmosferiche; c) gli
impianti di riscaldamento e di climatizzazione azionati da fluido
liquido, aeriforme, gassoso e di qualsiasi natura o specie; d) gli
impianti idrosanitari nonché quelli di trasporto, di uso, di
accumulo e di consumo di acqua all’interno degli edifici a partire dal
punto di consegna dell’acqua fornita dall’ente distributore; e)
gli impianti per il trasporto e l’utilizzazione di gas allo stato
liquido o aeriforme all’interno degli edifici a partire dal punto
di consegna del combustibile gassoso fornito dall’ente
distributore; f) gli impianti di sollevamento di persone o di cose
per mezzo di ascensori, di montacarichi, di scale mobili o simili;
g) gli impianti di protezione antincendio.». Il decreto del
Presidente della Repubblica 6 dicembre 1991, n. 447 «Regolamento
di attuazione della legge n. 46/1990 in materia di sicurezza degli
impianti» ha chiarito, all’art. 1, cosa debba intendersi
per edifici adibiti ad uso civile e agli articoli 2 e 3 ha fornito
ulteriori precisazioni quanto ai requisiti tecnico-professionali da
possedersi dall’imprenditore o dal suo responsabile tecnico,
nonché precisato che il certificato di riconoscimento dei
medesimi requisiti è rilasciato alle imprese singole o
associate dalla camera di commercio. Successivamente, il decreto del
Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, contenente il
«testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in
materia di edilizia», la cui entrata in vigore è stata
differita, con legge n. 463/2001, al 30 giugno 2002: con l’art. 107
ha ampliato l’ambito, di applicazione della sopra riportata legge n.
46/1990 agli «impianti relativi agli edifici quale che ne sia la
destinazione d’uso»; con l’art. 108, commi 1 e 2, ha
riconfermato quanto disposto dall’art. 2 della legge n. 46/1990,
e cioè che la relativa abilitazione è attestata
dall’iscrizione al registro ditte di cui al regio decreto n. 2011/1934
o nell’albo delle imprese artigiane di cui alla legge n. 443/1985 e
che l’esercizio dell’attività in questione è subordinato
al possesso dei requisiti tecnico professionali di cui al successivo
art. 109 da parte dell’imprenditore, il quale, ove non ne sia in
possesso, prepone all’esercizio delle attività un
responsabile tecnico che abbia tali requisiti; con il comma 3 dello
stesso art. 108 ha introdotto una novità rispetto al dettato
di cui alla legge n. 46/1990 ponendo una corrispondenza con il
regime di qualificazione SOA, lasciando salvo in ogni caso
l’esercizio delle attività impiantistiche de qua alle imprese
«in possesso di attestazione per le relative categorie
rilasciata da una società organismo di attestazione
(SOA), debitamente autorizzata ai sensi del decreto del Presidente
della Repubblica n. 34/2000». In tale ambito normativo si
inseriscono le disposizioni dettate da questa Autorità
relativamente alla disciplina precedente l’entrata in vigore del testo
unico dell’edilizia. Al riguardo l’Autorità: con determinazione
n. 56/2000 ha chiarito che «l’attribuzione della
qualificazione nelle categorie OG9, OG10, OG11, OS3, OS4, OS5, OS9,
OS14, OS16, OS17, OS19, OS22, OS27, OS28 e OS30, in quanto
prevedono l’esecuzione di lavorazioni ricomprese nell’elenco di cui
all’art. 1 della legge 5 marzo 1990, n.46, è condizionata dal
possesso da parte dell’impresa dell’abilitazione prescritta dalla
suddetta legge n. 46/1990 da dimostrarsi tramite il certificato di
iscrizione alla CCIAA»;con determinazione n. 6/2001 ha
precisato che «ai fini della qualificazione nelle categorie
OG9, OG10, OG11, OS3, OS4, OS5, OS9,OS14, OS16, OS17, OS19, OS22,
OS27, OS28 e OS30, la presenza nella direzione tecnica dell’impresa
di soggetti in possesso dei requisiti tecnico professionali di cui
all’art. 3 della legge n. 46/1990 è equivalente alla
dimostrazione, tramite certificato della CCIAA, del possesso della
abilitazione prevista dalla suddetta legge n. 46/1990». A
seguito dell’introduzione del richiamato art. 108, comma 3, del testo
unico dell’edilizia e alla luce della sopra individuata
corrispondenza tra categorie di opere generali e specializzate,
previste nell’allegato A del decreto del Presidente della Repubblica
n. 34/2000, e lavorazioni ricomprese nell’elenco di cui all’art. 1
della legge n. 46/1990, ora art. 107 del citato testo unico, si
può rilevare che: la corrispondenza con il regime di
qualificazione SOA introdotta dall’art.108, comma 3, del testo unico
dell’edilizia comporta che l’attestazione di qualificazione
rilasciata da una SOA per le categorie OG9, OG10, OG11, OS3,
OS4, OS5, OS9, OS14, OS16, OS17, OS19, OS22, OS27, OS28 e OS30 ha di
per se stessa valenza abilitativi per l’esercizio delle
attività impiantistiche di cui all’art. 1, comma 1, della
legge n. 46/1990, oggi art. 107 del testo unico dell’edilizia.In
base a quanto sopra considerato;Il consiglio: Accerta che
l’attestazione di qualficazione rilasciata da una SOA per le
categorie OG9, OG10, OG11, OS3, OS4, OS5, OS9, OS14, OS16, OS17,
OS19, OS22, OS27, OS28 e OS30 ha di per se stessa valenza
abilitativa all’esercizio delle attività disciplinate
all’art. 1, comma 1, della legge n. 46/1990, ora art. 107 del
testo unico dell’edilizia.

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