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Oggetto: Indumenti di lavoro e dispositivi di protezione individuale

Oggetto: Indumenti di lavoro e dispositivi di protezione individuale
Circolare Ministeriale

Considerati alcuni dubbi sorti in merito agli indumenti di
lavoro quando sono destinati ad assolvere ad una funzione di
protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori, si ritiene
opportuno richiamare l’attenzione sul complesso della pertinente
legislazione prevenzionistica, ai fini della sua corretta e puntuale
applicazione.Gli indumenti di lavoro, possono assolvere a varie
funzioni:A. elemento distintivo di appartenenza aziendale, ad esempio
uniforme o divisa;B. mera preservazione degli abiti civili dalla
ordinaria usura connessa all’espletamento della attività
lavorativa; C. protezione da rischi per la salute e la sicurezza. In
tale ultimo caso, tali indumenti, rientrano tra i dispositivi di
sicurezza che assolvono alla funzione di protezione dai rischi, ai
sensi dell’art. 40 del Decreto legislativo 19 settembre 1994, n.
626.Rientrano, ad esempio, tra i dispositivi di protezione individuale
(DPI) gli indumenti fluorescenti che segnalano la presenza di
lavoratori a rischio di investimento, quelli di protezione contro il
caldo od il freddo, gli indumenti per evitare il contatto con sostanze
nocive, tossiche, corrosive o con agenti biologici, ecc,L’articolo 43,
comma 4 del Decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 prevede che
il datore di lavoro, debba assicurare le condizioni igieniche
nonché l’efficienza dei D.P.l. ossia il mantenimento nel tempo
delle loro caratteristiche specifiche quali, ad esempio,
l’impermeabilità o la fluorescenza (vedi al riguardo la
sentenza della Corte di Cassazione, sezione lavoro, n. 11139/98 del 9
luglio 1998). Ciò vale ovviamente anche per gli indumenti di
lavoro che assumano la caratteristica di dispositivi personali di
protezione. A tale scopo è necessario che il datore di lavoro
provveda alla loro pulizia stabilendone altresì la
periodicità. Detta pulizia può essere effettuata sia
direttamente all’interno dell’azienda, sia ricorrendo ad imprese
esterne specializzate; la scelta ricade sotto la responsabilità
del datore di lavoro.In via generale, qualora gli indumenti sono o
possano essere contaminati da agenti chimici, cancerogeni o biologici,
nel caso che si provveda alla loro pulizia all’interno dell’azienda,
il datore di lavoro dovrà tenere conto dei rischi connessi con
manipolazione ed il trattamento di tali indumenti da parte dei
lavoratori addetti e pertanto dovrà applicare le stesse misure
di protezione adottate nel processo lavorativo; se viceversa, si
sceglie un’impresa esterna, il datore di lavoro, come già
ricordato, responsabile delle buone condizioni igieniche e
dell’efficienza di tali D.P.I., efficienza che un’errata pulizia
potrebbe pregiudicare, deve preventivamente assicurarsi che l’impresa
stessa abbia requisiti tecnici professionali sufficienti allo scopo e
curare che tali indumenti vengano consegnati opportunamente imballati,
ed evitare rischi di contaminazione esterna.Il datore di lavoro
inoltre, dal momento che è tenuto, ai sensi dell’art. 4 comma
5, lett. n del decreto legislativo 19 settembre 1994, n.626, ad
assumere gli appropriati provvedimenti per evitare che le misure
tecniche adottate (uso dei DPI) possono causare rischi per la salute
della popolazione, fra cui rientra, a questi fini, il lavoratore
esterno, deve provvedere alla puntuale informazione della lavanderia
esterna sulla natura dei rischi connessi alla manipolazione degli
indumenti contaminati, e sulla loro entità.Ovviamente l’impresa
esterna è responsabile della sicurezza dei propri dipendenti e
dovrà pertanto provvedere alla valutazione dei rischi ed alle
conseguenti misure di prevenzione e protezione, anche sulla base delle
informazioni fornite dal datore di lavoro che ha conferito l’incarico
della pulizia degli indumenti.Evidenzia poi, in particolar modo, la
disciplina specifica dettata dagli art. 14 comma 2 e 28 del decreto
legislativo 15 agosto 1991, n. 277, nel caso in cui l’agente
contaminante sia il piombo o l’amianto. Il datore di lavoro
dovrà provvedere affinché gli indumenti di protezione
siano riposti in luogo separato da quello destinato agli abiti civili;
il lavaggio dovrà essere effettuato in lavanderie appositamente
attrezzate, con macchine adibite esclusivamente all’attività
specifica; il trasporto dovrà essere effettuato in imballaggi
chiusi, opportunamente etichettati.

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