Edilone.it - Edilone.it | Edilone.it

Oneri di sicurezza
Determinazione...

Oneri di sicurezza
Determinazione

IL CONSIGLIOPremesso.Alcune stazioni appaltanti avevano chiesto
chiarimenti in ordine all’applicazione dell’art. 31 della legge 11
febbraio 1994, n. 109 e successive modificazioni e, in particolare, le
richieste avevano riguardato le seguenti principali questioni:a) il
significato da attribuire all’inciso "nei cantieri in cui
è prevista la presenza di più imprese" di cui
all’art. 3, comma 3, del decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 494, e
successive modificazioni ed integrazioni;b) in quali casi operi la
disposizione di cui all’art. 3, comma 4, del medesimo decreto
legislativo nella parte in cui prevede che il coordinatore per
l’esecuzione dei lavori debba essere nominato anche nel caso in cui
dopo l’affidamento dei lavori ad un’unica impresa, l’esecuzione sia
affidata ad una o più imprese;c) se, nel caso di incarichi di
progettazione affidati anteriormente al 24 marzo 1997 ma non ancora
appaltati, il piano di sicurezza debba essere redatto, quale sia il
soggetto su cui ricade detto obbligo ed ai sensi di quale
normativa.Sulle indicate questioni, l’Autorità di vigilanza, in
conformità al proprio regolamento interno di funzionamento,
acquisiva l’avviso del Ministero del lavoro e della previdenza sociale
e dell’ANCE.Considerato.1. La prima questione attiene al significato
da attribuire all’inciso "nei cantieri in cui è prevista
la presenza di più imprese" di cui all’art. 3, comma 3,
del decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 494, riproduttivo del testo
utilizzato dall’art. 3, paragrafo 1, della direttiva comunitaria
92/57/CEE del 24 giugno 1992. Nella sussistenza di tale presupposto si
pone, in particolare, un problema di "coordinamento" degli
adempimenti, relativi alla sicurezza e facenti capo a ciascuna delle
singole realtà organizzative concretamente operanti ed insorge
quindi l’obbligo di nominare un coordinatore per la progettazione ed
un coordinatore per l’esecuzione dell’opera. Stando al dato testuale e
logico della norma, devesi ritenere che l’ipotesi in essa configurata
ricorra in ogni caso in cui i lavori appaltati vengano eseguiti da
più realtà imprenditoriali, operanti anche non
contestualmente, ed escludendo che il lavoratore autonomo possa essere
conteggiato nel numero delle imprese presenti in cantiere. A tale
ultima considerazione conduce, innanzitutto, il riferimento contenuto
nella norma, al concetto di impresa e, conseguentemente, al momento
organizzativo che la caratterizza; rilevano, altresì, le
definizioni di "lavoratore subordinato", di "datore di
lavoro" e di "lavoratore autonomo", contenute nelle
direttive comunitarie 89/31/CEE e 92/57/CEE tra loro nettamente
antitetiche ed implicitamente recepite sul piano interno.
Sicché, come rilevato dal Ministero del lavoro, è il
ricorso alla sostanzialità della nozione di impresa (quale area
datoriale di lavoro) che porta ad escludere da essa l’area del lavoro
autonomo per cui, in particolare, l’imprenditore artigiano
potrà definirsi "impresa" quando avrà
dipendenti e rispetto ad essi si porrà quale "datore
lavoro"; sarà "lavoratore autonomo" quando non
ne avrà ovvero quando parteciperà da solo, senza
dipendenti, all’attività di cantiere.2. Quanto, poi, alla
questione relativa all’operatività della disposizione di cui
all’art. 3, comma 4-bis, del decreto legislativo n. 494/1996 e
concernente la nomina di un coordinatore per l’esecuzione in corso
d’opera – ovvero successivamente all’affidamento dei lavori ad una
sola impresa – si deve ritenere che la previsione faccia espresso
riferimento prevalentemente all’ipotesi del "subappalto" dei
lavori ma che trovi comunque applicazione in ogni altro caso in cui,
oltre all’impresa inizialmente affidataria, intervenga nella
realizzazione dei lavori o di parte di essi altra ovvero altre
imprese. Anche in tal caso, sussiste il presupposto della
"presenza di più imprese" ancorché si tratti
di imprese che non operano contestualmente ed anche se il riferimento
a tale compresenza non è configurato al momento
dell’affidamento dell’appalto bensì successivamente
all’affidamento dello stesso.Come rilevato dal Ministero del lavoro,
per come è formulata, la norma sembrerebbe riguardare
principalmente l’ipotesi di lavori affidati da privati – per i quali,
ai sensi dell’art. 1656 del codice civile, può essere vietato
il ricorso al subappalto – sembrando la stessa difficilmente
applicabile al settore degli appalti pubblici, per i quali la vigente
disciplina non consente all’ente committente, salvo ipotesi
eccezionali, il divieto di subappalto, per cui in tale ambito la
presenza di più imprese nel cantiere è da considerarsi
una evenienza pressoché ineliminabile al momento
dell’affidamento dell’incarico di progettazione.3. Con riferimento,
infine, alla questione concernente l’entrata in vigore dell’obbligo di
redigere il piano di sicurezza, va rilevato che l’art. 25, comma 2,
del decreto legislativo 19 novembre 1999, n. 528 ha chiarito in modo
esplicito che solo nell’ipotesi in cui l’incarico di progettazione sia
anteriore al 24 marzo 1997 e si sia già conclusa alla data del
18 aprile 2000 la relativa fase con l’approvazione del progetto
esecutivo non si applicano le disposizioni introdotte dal decreto
legislativo n. 494/1996. In tal caso continua ad applicarsi, invece,
la disposizione di cui all’art. 31, comma 1-bis della legge 11
febbraio 1994, n. 109 e successive modificazioni, che individua
nell’appaltatore o nel concessionario il destinatario dell’obbligo di
redazione di un piano di sicurezza, sostitutivo del piano di sicurezza
e coordinamento, e di un piano operativo di sicurezza.Per le
considerazioni esposte, è da ritenere che: 1) l’inciso
"nei cantieri in cui è prevista la presenza di più
imprese", di cui all’ art. 3 del decreto legislativo 14 agosto
1996, n. 494 e successive modificazioni, fa riferimento ad ogni
ipotesi in cui i lavori appaltati vengono eseguiti da più
imprenditori, anche non contemporaneamente, ed escludendo che dal
relativo computo possano essere ricompresi i lavoratori autonomi;2) la
disposizione di cui all’art. 3, comma 4, medesimo indicato decreto
legislativo n. 494 del 1996 e successive modificazioni, fa
riferimento, oltre che all’ipotesi del subappalto, ad ogni altro caso
in cui intervenga, nel corso della realizzazione dei lavori, altra
impresa che si aggiunga a quella inizialmente affidataria; con la
precisazione che, sulla base della normativa vigente in materia di
lavori pubblici è da intendersi come fisiologica la presenza di
più imprese in cantiere;3) ai sensi del disposto di cui al
relativo art. 25, comma 2, del decreto legislativo 19 novembre 1999,
n. 528, le norme di questo testo normativo trovano applicazione anche
nel caso in cui vi sia stato affidamento di incarico di progettazione
prima del 24 marzo 1997 e sempre che non sia intervenuta alla data del
18 aprile 2000, l’approvazione del progetto esecutivo; al contrario,
invece, troverà applicazione la normativa vigente alla data di
affidamento dell’incarico di progettazione nel caso in cui, alla
predetta data del 18 aprile 2000, non sia intervenuta l’approvazione
del progetto esecutivo medesimo.

Edilone.it