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Oggetto: Impianti di verniciatura utilizzanti vernici infiammabili o combustibili. Normativa di prevenzione incendi applicabile.
Lettera Circolare

Pervengono, dai Comandi provinciali VV.F. e dagli operatori del
settore, richieste di chiarimenti in merito alla normativa tecnica di
prevenzione incendi da applicare agli impianti indicati in oggetto. Si
ritiene quindi utile, per uniformità di indirizzo, riepilogare
le disposizioni applicabili e le indicazioni ministeriali espresse in
note di riscontro a singoli quesiti sulla materia. Si premette
che le cabine combinate di verniciatura-essiccazione sono progettate
per effettuare la verniciatura a spruzzo di materiali di varia
tipologia e la successiva essiccazione. Negli impianti non
inseriti in cicli produttivi, dei quali i più diffusi sono a
servizio di autocarrozzerie per la riparazione di autoveicoli,
normalmente l’operazione di verniciatura è eseguita
all’interno della cabina, da personale appositamente formato e
preposto alla mansione. L’essiccazione, con temperature fino a
80-100 °C, è invece automatica e deve rigorosamente
avvenire in assenza di persone all’interno della cabina e con
esclusione di contestuale spruzzatura di vernici infiammabili o
combustibili. Il riscaldamento dell’aria di processo,
integralmente di rinnovo durante la fase di spruzzatura e di
passivazione e con possibilità di parziale ricircolo durante
l’essiccazione, avviene tramite gruppo termoventilante funzionate con
bruciatore alimentato da combustibile liquido o gassoso. Pertanto
l’impianto, se di potenzialità termica superiore a
100.000 kcal/h, è soggetto ai controlli dei Comandi provinciali
VV.F. in quanto ricompreso al punto 91 dell’elenco allegato al
D.M. 16 febbraio 1982. Ciò premesso, fatto salvo il caso
di impianti realizzati specificatamente per essere inseriti in cicli
di lavorazione industriale, sono applicabili le disposizioni tecniche
di prevenzione incendi di cui al D.M. 12 aprile 1996, in caso di
alimentazione con combustibile gassoso, ed alla Circolare n. 73/1971
in caso di alimentazione con combustibile liquido. Tenendo conto
delle varie modalità realizzative dell’insieme apparecchio
termico e cabina forno, è possibile ipotizzare diverse
tipologie di installazione, per ciascuna delle quali si forniscono le
seguenti precisazioni:  Tipologia A) Apparecchio termico
installato all’aperto. In caso di alimentazione gassosa, si applicano
le disposizioni riportate al punto 2.1 del D.M. 12 aprile 1996, che si
ritiene possano costituire riferimento normativo anche per impianti
alimentati da combustibili liquidi. Qualora la cabina forno sia
ubicata anch’essa all’aperto, in adiacenza
all’edificio, può essere consentito l’accesso alla
cabina stessa dal locale carrozzeria tramite porta in materiale
incombustibile, compreso l’eventuale materiale isolante.
Può consentirsi l’ubicazione della cabina forno
all’interno di un locale, sia ad uso esclusivo che destinato
anche ad altre fasi di lavorazione diverse dalla verniciatura,
purché la medesima sia realizzata con materiali incombustibili,
compreso l’eventuale materiale isolante. Tipologia
B) Apparecchio termico installato in apposito locale esterno e
cabina forno ubicata all’interno di un locale, anche non ad uso
esclusivo. Per l’apparecchio, se alimentato a gas, si
applicano le disposizioni del Titolo III del D.M. 12 aprile 1996; se
alimentato a combustibile liquido, si applicano le disposizioni della
Circolare n. 73/1971 riferite al generatore termico installato in
apposito fabbricato ad esso esclusivamente destinato. Per la
cabina forno valgono le considerazioni riportate al punto
precedente. Tipologia C) Apparecchio termico installato in
apposito locale inserito nella volumetria del fabbricato e cabina
forno ubicata all’interno di un locale, anche non ad uso
esclusivo. Per l’apparecchio, se alimentato a gas, si
applicano le disposizioni specifiche di cui al punto 4.3 del D.M. 12
aprile 1996 oltre alle disposizioni comuni di cui al punto 4.1; se
alimentato a combustibile liquido, si applicano le prescrizioni
impartite con Circolare n. 73/1971 per i forni a servizio di
laboratori artigiani. Per la cabina forno valgono le considerazioni
riportate nella tipologia A). Tipologia D)
Apparecchio termico e cabina forno ubicati in un unico locale, ad uso
esclusivo, ove possono essere ammesse unicamente operazioni
preliminari alla verniciatura non eseguibili in altro
ambiente. Il locale di installazione dell’impianto di
verniciatura, sia in caso di alimentazione con combustibile liquido
che gassoso, deve essere conforme a quanto stabilito per la precedente
tipologia C). Non è consentita
l’installazione dell’insieme apparecchio termico-cabina
forno in locali ad uso non esclusivo, ove cioè sono svolte
lavorazioni che possono presentare elementi di rischio non compatibili
con la presenza dell’impianto di verniciatura (quali ad esempio
saldatura, taglio, operazioni che comportano riscaldamento di
materiali, ecc.). Nei casi in cui la cabina forno sia ubicata
all’interno di un locale non ad uso esclusivo, deve essere
possibile intercettare, a monte della stessa, il flusso di aria calda
di mandata, mediante l’intervento di una serranda tagliafuoco
comandata da un dispositivo termico, opportunamente tarato. Inoltre il
generatore termico deve essere munito di dispositivo automatico che
consenta, in caso di intervento della serranda tagliafuoco,
l’espulsione all’esterno dell’aria calda proveniente dall’apparecchio;
l’intervento della serranda tagliafuoco deve determinare
automaticamente lo spegnimento del bruciatore. Le condotte
aerotermiche devono essere conformi alle specifiche disposizioni
previste dal D.M. 12 aprile 1996 e dalla Circolare n.
73/1971. Nella fase di essiccazione può essere ammesso il
ricircolo parziale dell’aria presente in cabina a condizione che il
costruttore fornisca specifiche istruzioni tecniche atte a garantire
che durante le lavorazioni, eseguite in conformità a quanto
indicato nel manuale d’uso, la concentrazione delle sostanze
infiammabili non superi il 10% del limite inferiore di
infiammabilità. Il suddetto limite deve essere valutato con
riferimento al solvente con il più basso valore del limite
inferiore di infiammabilità, tenendo conto, altresì,
delle temperature massime raggiungibili nella fase di ricircolo
dell’aria. In alternativa deve essere installato
all’interno della cabina un rivelatore di miscele infiammabili tarato
al 25% del più basso limite inferiore di infiammabilità
dei solventi, il cui intervento determini:  * l’emissione di
un segnale di allarme ottico e acustico all’esterno della
cabina;  * il blocco del ricircolo dell’aria in cabina; 
* l’espulsione all’esterno dell’aria in essa presente ed il
lavaggio della cabina con aria fresca di rinnovo.  Al fine di
garantire l’affidabilità dell’impianto di rivelazione di
miscele infiammabili e dei sistemi ad esso asserviti, ne dovrà
essere previsto il controllo almeno ogni sei mesi da parte di
personale qualificato, da annotare sul registro di cui all’art.
5 del D.P.R. n. 37/1998. Gli apparecchi a gas e i relativi
dispositivi di sicurezza, regolazione e controllo devono essere muniti
rispettivamente di marcatura CE e di attestato di conformità ai
sensi della direttiva 90/396/CE del 29 giugno 1990 concernente il
ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di
apparecchi a gas. L’impianto di verniciatura deve essere
munito di marcatura CE e di attestato di conformità ai sensi
della direttiva 98/37/CE concernente il ravvicinamento delle
legislazioni degli Stati membri relative alle macchine. Il
produttore deve predisporre il fascicolo tecnico previsto dalle citate
direttive, nonché il manuale di installazione, uso e
manutenzione. Detto manuale, con i relativi disegni esplicativi, deve
essere consegnato all’utilizzatore, per ogni singola fornitura;
esso deve contenere gli schemi e le istruzioni necessarie
(nonché gli altri accorgimenti tecnici adottati e ritenuti
utili in materia di sicurezza) per l’installazione, la messa in
funzione, i controlli e la manutenzione dell’impianto di
verniciatura. Gli impianti elettrici devono essere realizzati a
regola d’arte in conformità alla legge 1° marzo 1968,
n. 186 ed alla legge 5 marzo 1990 n. 46 e successivo regolamento di
attuazione emanato con D.P.R. 6 dicembre 1991, n. 447.

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