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Decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645: 'Recepimento della diret...

Decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645: 'Recepimento della direttiva 92/85 CEE concernente il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento'.
Circolare Ministeriale

Con decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645 – pubblicato
sulla Gazzetta Ufficiale del 21 gennaio 1996 – serie generale n. 299 –
è stata recepita la direttiva 92/85/CEE del 19 ottobre 1992
concernente l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento
della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti,
puerpere o in periodo di allattamento.
La direttiva comunitaria rappresenta normativa minima nel senso che
non può comportare in sede di attuazione per espressa previsione
dell’art. 1, terzo comma, un abbassamento del livello di
protezione delle lavoratrici rispetto alla situazione esistente in
ogni membro alla data della sua adozione.
Pertanto il decreto legislativo n. 645/1996 contiene
esclusivamente l’integrazione della normativa italiana in materia alla
luce delle nuove disposizioni comunitarie che per la maggior parte
prevedono condizioni di minor favore. Per quanto non diversamente
previsto dal decreto di recepimento restano ferme le disposizioni
recate dal decreto legislativo n. 626/1994 e dalla legge n.
1204/1971 nonché da ogni altra disposizione in materia (art. 9
“Disposizioni finali”).
Le norme vigenti in materia di tutela dei rischi per la sicurezza e la
salute delle lavoratrici nell’ambiente di lavoro (decreto-legge n.
629/1994 e legge n. 1204/1971) sono state integrate, sulla base delle
indicazioni fornite dalle norme comunitarie.
L’art. 3 del decreto legislativo “Divieto di esposizione”
ricomprende tra i lavori faticosi, pericolosi ed insalubri di cui
all’art. 3, primo comma, della legge n. 1204/1971 anche i lavori
indicati nell’allegato II del decreto legislativo in esame.
L’art. 4 “Valutazione e informazione” prevede che il datore di
lavoro, ferma restando la normativa generale in materia, valuti i
rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici sul posto di
lavoro ai sensi dell’art. 4, comma 1, del decreto legislativo 19
settembre 1994, n. 626, con riferimento ai rischi particolari
riguardanti gruppi di lavoratori nonché in relazione all’elenco di
agenti e condizioni di lavoro di cui all’allegato 1 del decreto
legislativo in esame.
Il secondo comma dell’art. 4 sancisce l’obbligo per il datore di
lavoro di informare le lavoratrici e i loro rappresentanti per la
sicurezza sui risultati della valutazione e sulle conseguenti misure
di protezione e di prevenzione adottate.
A tale proposito si ricerca che a norma dell’art. 33, comma 10, del
decreto legislativo n. 626/1994: “n. 6 – L’organo di vigilanza può
prescrivere che, anche nei lavori continuativi, il datore di lavoro
dia modo ai dipendenti di lavorare stando a sede ogni qualvolta ciò
non pregiudica la normale esecuzione del lavoro; n. 7 – le donne
incinte e le madri che allattano devono avere la possibilità di
riposarsi in posizione distesa e in condizioni appropriate”.
L’art. 5 “Misure di protezione e di prevenzione descrive la
procedura, innovativa per certi aspetti, che il datore di lavoro deve
eseguire qualora i risultati della valutazione rivelino un rischio per
la sicurezza e la salute delle lavoratrici.
È previsto che per il datore di lavoro proceda alla modifica
temporanea delle condizioni o dell’orario di lavoro al fine di evitare
l’esposizione al rischio delle lavoratrici. In tale ambito il datore
di lavoro stesso procede alle modifiche necessarie sia per quanto
riguarda eventuali spostamenti (da reparto a reparto) sia per quanto
riguarda l’orario di lavoro (turni diurni o in orari più consoni allo
stato di gravidanza o di allattamento).
Ai sensi del secondo comma dello stesso articolo, il datore di lavoro
applica quanto stabilito dall’art. 3, secondo, terzo e quarto comma,
della legge numero 1204/1971 qualora non sia possibile per motivi
organizzativi e produttivi seguire la procedura sopradescritta.
In merito all’art. 5 del decreto legislativo in esame si fa
presente che sono stati presentati dalla regione Veneto, Umbria e
Toscana ricorsi per questioni di legittimità costituzionale per
presunta violazione della competenza delle regioni in materia di
assistenza sanitaria con richiamo alla sentenza n. 58/1993 della Corte
costituzionale.
Nelle more della sentenza si precisa che la circolare n. 90/1996 a
firma dell’on.le Ministro ai fini dei provvedimenti di cui alle
lettere b) e c) dell’art. 5 della legge n. 1204/1971 aveva fornito le
seguenti indicazioni “gli Ispettorati dovranno invece effettuare la
valutazione sostanziale e diretta delle condizioni di lavoro e della
organizzazione aziendale, al fine di stabilire se possano essere
eliminati gli spetti ambientali ed obiettivi pregiudizievoli per la
lavoratrice e se questa possa essere spostata o no ad altre mansioni
(così, esplicitamente, il citato parere del Consiglio di Stato).
Peraltro, anche tali ultimi provvedimenti potranno essere emanati solo
previa lettera richiesta alle UU.SS.LL. e, quindi, conoscenza degli
accertamenti sanitari che si siano resi eventualmente necessari”.
A tale proposito si fa presente che ai sensi dell’art. 30, ottavo
comma, della legge n. 1204/1971 nonché dell’art. 18, sesto comma, del
decreto del Presidente della Repubblica n. 1026/1976, sia il
provvedimento di spostamento ad altre mansioni che il provvedimento di
astensione dal lavoro possono essere emanati anche su istanza della
lavoratrice.
Si segnala infine l’aspetto più innovativo del decreto di recepimento
della direttiva comunitaria che è costituito dall’art. 7
concernente gli “esami prenatali”.
Le lavoratrici gestanti hanno la possibilità di assentarsi dal lavoro
per l’effettuazione di esami prenatali, accertamenti clinici ovvero
visite mediche specialistiche, senza perdita della retribuzione
qualora questi debbano essere eseguiti durante l’orario di lavoro.
La norma sancisce il diritto a permessi per la fruizione dei quali la
lavoratrice deve presentare apposita istanza al datore di lavoro e
successivamente fornire documentazione giustificativa concernente
data, orario di effettuazione e attestazione relativa alla necessità
di svolgimento durante l’orario di lavoro. L’onere dei permessi in
questione è a carico del datore di lavoro.
Si allega in proposito messaggio n. 3232725 del 1° marzo 1997 della
Direzione centrale prestazioni temporanee dell’INPS.

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