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Termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzione incendi...

Termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzione incendi
Decreto Ministeriale

IL MINISTRO DELL’INTERNO Vista la legge 13 maggio 1961,
n. 469, art. 1;
vista la legge 26 luglio 1965, n. 996, art. 2;
vista la legge 18 luglio 1980, n. 406, art. 2;
visto il decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n.
547;
visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n.
577;
Rilevata la necessità di definire in maniera univoca i termini, le
definizioni generali e i simboli grafici relativi ad espressioni
specifiche della prevenzione incendi secondo quanto disposto dall’art.
1 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n.
577;
viste le definizioni e la simbologia grafica elaborate dal Comitato
centrale tecnico-scientifico per la prevenzione incendi di cui
all’art. 10 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio
1982, n. 577;
visto l’art. 11 del citato decreto del Presidente della Repubblica 29
luglio 1982, n. 577; Decreta: E’ approvato
l’elenco contenente i termini e le definizioni generali di prevenzione
incendi riportati nell’allegato A al presente decreto.
E’ altresì approvata la tabella contenente i fondamentali simboli
grafici, riferibili esclusivamente a misure di prevenzione incendi, da
adottarsi nella esecuzione di elaborati tecnici relativi ad attività
soggette ai controlli da parte del Corpo nazionale dei vigili del
fuoco, riportata nell’allegato B al presente decreto.
Sono abrogati i termini e le definizioni generali, riportati nelle
norme e nei criteri tecnici attualmente in vigore di cui al primo
comma dell’art. 22 del decreto del Presidente della Repubblica 29
luglio 1982, n. 577, non conformi a quelli approvati con il
presente decreto.
Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana. Allegato ADefinizioni
generali di prevenzione incendi
Scopo
Scopo del presente decreto è quello di dare definizioni generali
relativamente ad espressioni specifiche della prevenzione incendi ai
fini di una uniforme applicazione delle norme emanate ai sensi del
decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577.
Nella elaborazione delle singole norme di prevenzione incendi potranno
essere aggiunte altre particolari definizioni al fine di precisare
elementi o dati specifici delle situazioni considerate. 1 –
Caratteristiche costruttive
1.1. Altezza ai fini antincendi degli edifici civili; Altezza
massima misurata dal livello inferiore dell’apertura più alta
dell’ultimo piano abitabile e/o agibile, escluse quelle dei vani
tecnici, al livello del piano esterno più basso.
1.2. Altezza dei piani. Altezza massima tra pavimento e
intradosso del soffitto.
1.3. Carico d’incendio. Potenziale termico della totalità dei
materiali combustibili contenuti in uno spazio, ivi compresi i
rivestimenti dei muri, delle pareti provvisorie, dei pavimenti e dei
soffitti. Convenzionalmente è espresso in chilogrammi di legno
equivalente (potere calorifico inferiore 4.400 Kcal/kg).
1.4. Carico d’incendio specifico. Carico d’incendio riferito
alla unità di superficie lorda.
1.5. Compartimento antincendio. Parte di edificio delimitata da
elementi costruttivi di resistenza al fuoco predeterminata e
organizzato per rispondere alle esigenze della prevenzione incendi.
1.6. Comportamento al fuoco. Insieme di trasformazioni fisiche
e chimiche di un materiale o di un elemento da costruzione sottoposto
all’azione del fuoco.Il comportamento al fuoco comprende la
resistenza al fuoco delle strutture e la reazione al fuoco dei
materiali. 1.7. Filtro a prova di fumo. Vano delimitato da
strutture con resistenza al fuoco REI predeterminata, e comunque non
inferiore a 60′, dotato di due o più porte munite di congegni di
autochiusura con resistenza al fuoco REI predeterminata, e comunque
non inferiore a 60′, con camino di ventilazione di sezione adeguata e
comunque non inferiore a 0,10 m2 sfociante al di sopra della copertura
dell’edificio, oppure vano con le stesse caratteristiche di resistenza
al fuoco e mantenuto in sovrappressione ad almeno 0,3 mbar, anche in
condizioni di emergenza, oppure aerato direttamente verso l’esterno
con aperture libere di superficie non inferiore ad 1 m2 con esclusione
di condotti.
1.8. Intercapedine antincendi. Vano di distacco con funzione di
aerazione e/o scarico di prodotti della combustione di larghezza
trasversale non inferiore a 0,60 m; con funzione di passaggio di
persone di larghezza trasversale non inferiore a 0,90 m.
Longitudinalmente è delimitata dai muri perimetrali (con o senza
aperture) appartenenti al fabbricato servito e da terrapieno e/o da
muri di altro fabbricato, aventi pari resistenza al fuoco.
Ai soli scopi di aerazione e scarico dei prodotti della combustione è
inferiormente delimitata da un piano ubicato a quota non inferiore ad
1 m dall’intradosso del solaio del locale stesso.
Per la funzione di passaggio di persone, la profondità della
intercapedine deve essere tale da assicurare il passaggio nei locali
serviti attraverso varchi aventi altezza libera di almeno 2 m.
Superiormente è delimitata da ”spazio scoperto“.
1.9. Materiale. Il componente (o i componenti variamente
associati) che può (o possono) partecipare alla combustione in
dipendenza della propria natura chimica e delle effettive condizioni
di messa in opera per l’utilizzazione.
1.10. Reazione al fuoco. Grado di partecipazione di un
materiale combustibile al fuoco al quale è sottoposto. In relazione a
ciò i materiali sono assegnati (circolare n. 12 del 17 maggio 1980 del
Ministero dell’interno) alle classi 0, 1, 2, 3, 4, 5 con l’aumentare
della loro partecipazione alla combustione; quelli di classe 0 sono
non combustibili.
1.11. Resistenza al fuoco. Attitudine di un elemento da
costruzione (componente o struttura) a conservare – secondo un
programma termico prestabilito e per un tempo determinato – in tutto o
in parte: la stabilità «R», la tenuta «E», l’isolamento termico «I»,
così definiti:
– stabilità: attitudine di un elemento da costruzione a conservare la
resistenza meccanica sotto l’azione del fuoco;
– tenuta: attitudine di un elemento da costruzione a non lasciar
passare né produrre – se sottoposto all’azione del fuoco su un lato –
fiamme, vapori o gas caldi sul lato non esposto;
– isolamento termico: attitudine di un elemento da costruzione a
ridurre, entro un dato limite, la trasmissione del calore.
Pertanto:
– con il simbolo «REI» si identifica un elemento costruttivo che deve
conservare, per un tempo determinato, la stabilità, la tenuta e
l’isolamento termico;
– con il simbolo «RE» si identifica un elemento costruttivo che deve
conservare, per un tempo determinato, la stabilità e la tenuta;
– con il simbolo «R» si identifica un elemento costruttivo che deve
conservare, per un tempo determinato, la stabilità.
In relazione ai requisiti dimostrati gli elementi strutturali vengono
classificati da un numero che esprime i minuti primi.
Per la classificazione degli elementi non portanti il criterio «R» è
automaticamente soddisfatto qualora siano soddisfatti i criteri «E» ed
«I».
1.12. Spazio scoperto. Spazio a cielo libero o superiormente
grigliato avente, anche se delimitato su tutti i lati, superficie
minima in pianta (m2) non inferiore a quella calcolata moltiplicando
per tre l’altezza in metri della parete più bassa che lo delimita.
La distanza fra le strutture verticali che delimitano lo spazio
scoperto deve essere non inferiore a 3,50 m.
Se le pareti delimitanti lo spazio a cielo libero o grigliato hanno
strutture che aggettano o rientrano, detto spazio è considerato
”scoperto“ se sono rispettate le condizioni del precedente comma e se
il rapporto fra la sporgenza (o rientranza) e la relativa altezza di
impostazione è non superiore ad 1/2.
La superficie minima libera deve risultare al netto delle superfici
aggettanti. La minima distanza di 3,50 m deve essere computata fra le
pareti più vicine in caso di rientranze, fra parete e limite esterno
della proiezione dell’aggetto in caso di sporgenze, fra i limiti
esterni delle proiezioni di aggetti prospicienti.
1.13. Superficie lorda di un compartimento. Superficie in
pianta compresa entro il perimetro interno delle pareti delimitanti il
compartimento.2. Distanze
2.1. Distanza di sicurezza esterna. Valore minimo,
stabilito dalla norma, delle distanze misurate orizzontalmente tra il
perimetro in pianta di ciascun elemento pericoloso di una attività e
il perimetro del più vicino fabbricato esterno alla attività stessa o
di altre opere pubbliche o private oppure rispetto ai confini di aree
edificabili verso le quali tali distanze devono essere osservate.
2.2. Distanza di sicurezza interna. Valore minimo, stabilito
dalla norma, delle distanze misurate orizzontalmente tra i rispettivi
perimetri in pianta dei vari elementi pericolosi di una attività.
2.3. Distanza di protezione. Valore minimo, stabilito dalla
norma, delle distanze misurate orizzontalmente tra il perimetro in
pianta di ciascun elemento pericoloso di una attività e la recinzione
(ove prescritta) ovvero il confine dell’area su cui sorge l’attività
stessa. 3. Affollamento – Esodo
3.1. Capacità di deflusso o di sfollamento. Numero massimo di persone
che, in un sistema di vie d’uscita, si assume possano defluire
attraverso una uscita di «modulo uno». Tale dato, stabilito dalla
norma, tiene conto del tempo occorrente per lo sfollamento ordinato di
un compartimento.
3.2. Densità di affollamento. Numero massimo di persone assunto
per unità di superficie lorda di pavimento (persone/m2).
3.3. Larghezza delle uscite di ciascun compartimento. Numero
complessivo di moduli di uscita necessari allo sfollamento totale del
compartimento.
3.4. Luogo sicuro. Spazio scoperto ovvero compartimento
antincendio – separato da altri compartimenti mediante spazio scoperto
o filtri a prova di fumo – avente caratteristiche idonee a ricevere e
contenere un predeterminato numero d…

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