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Apparecchiature elettriche di sicurezza in luoghi con pericolo di espl...

Apparecchiature elettriche di sicurezza in luoghi con pericolo di esplosione o di incendio
Nota Ministeriale

Codesto Ispettorato con la nota che si riscontra, nel
rappresentare che in sede di ispezione effettuata presso la Società
Snam, esercente compressione di metano sono stati trovati installati
dei microinterruttori ed altre apparecchiature elettriche, con
custodia a prova di esplosione, fabbricati negli Stati Uniti e
riportanti la indicazione che essi erano costruiti secondo le norme
americane Nec e lo standard Nema, ha chiesto di conoscere se dette
norme possono essere considerate equivalenti e armonizzate con quelle
emanate dal CEI.
Premesso quanto sopra, lo scrivente ritiene di dover precisare che gli
articoli 1 e 2 della legge 1° marzo 1968, n. 186, dispongono che i
materiali, le apparecchiature, i macchinari, le installazioni e gli
impianti elettrici devono essere realizzati e costruiti a regola
d’arte in materia di sicurezza e che rispondono a tali requisiti
quelli realizzati secondo le norme del Comitato elettrotecnico
italiano, al quale in forza alla convenzione in vigore dal 1° luglio
1971 il C.N.R. ha affidato i compiti della normalizzazione dei settori
elettrotecnici ed elettronico.
Per quanto concerne gli impianti elettrici a sicurezza nei luoghi con
pericolo di esplosione o di incendio (detti impianti nel D.P.R. 27
aprile 1955, n. 547 agli artt. 329-330-331-332 sono denominati a
seconda dei casi antideflagranti del tipo stagno o chiuso), le
relative norme CEI 64/2/VII – 73/72, sono contenute nel fascicolo 319.
Esse conseguono un adeguato e uniforme grado di sicurezza e colmano
una lacuna della normativa di legge, in quanto oltre a contenere
regole generali per l’individuazione e la delimitazione delle zone di
diverso tipo e grado di pericolo e dare prescrizioni per la scelta e
per l’esecuzione di vari tipi di impianti elettrici a sicurezza,
trattano con un insieme di appendici, casi particolari.
Per l’individuazione e la determinazione delle zone di pericolo, viene
precisato che le predette norme CEI possano ritenersi un ampliamento e
una evoluzione dei risultati e delle esperienze inglesi e americane,
questultime tradotte nelle regole contenute nel “National electrical”
N.E.C.
Le norme CEI prescrivono, inoltre che la caratteristica
antideflagrante per i singoli componenti dell’impianto e per
l’impianto nel suo complesso deve essere dichiarata dal costruttore,
così come peraltro previsto anche dal combinato disposto degli artt.
329-330 del D.P.R. 54711955.
Per quanto concerne l’armonizzazione delle norme rilevanti ai fin
della sicurezza, si fa presente che, allo stato essa viene realizzata
soltanto nell’ambito della Comunità Europea, dove le norme stesse
vengono stabilite di comune accordo dagli organi di normalizzazione
elettrotecnica ed elettronica notificati dagli Stati membri alla
Commissione C.F.F. Le norme armonizzate nel nostro paese vengono poi
secondo le direttive comunitarie recepite con decreto del Ministro per
l’industria e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale.
Risulta che a tuttoggi è stato emesso soltanto il decreto ministeriale
1° ottobre 1979 per recepimento, ai sensi della legge 18 ottobre
1977 della prima lista di norme armonizzate relative al materiale
elettrico destinato ad essere impiegato entro certi limiti di tensione
con esclusione tra gli altri, dei materiali elettrici destinati ad
essere usati in ambienti esposti a pericolo di esplosione.
Dalle notizie assunte presso il Ministero del lavoro presso l’A.E.I.
Associazione elettrotecnica italiana presso l’I.M.Q. Istituto italiano
marchio di qualità e presso il CESI Centro elettronico sperimentale
italiano, non risulta invece pur rilevandone l’esigenza al fine di
assicurare eguali condizioni di sicurezza ai lavoratori, che la
normativa americana sia armonizzata con quella europea. Pertanto allo
stato per gli apparecchi di provenienza estera (extra paesi
comunitari) viene riconosciuta la validità della dichiarazione di
conformità rilasciata dagli Istituti appositi ivi esistenti, ovvero in
forza del combinato disposto degli artt. 329-330 del D.P.R. 27 aprile
1955, n. 547 e delle stesse norme CEI le caratteristiche
antideflagranti sia per singoli componenti che per l’impianto nel suo
complesso, devono essere dichiarati tali dal costruttore.

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