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Disposizioni in materia di riutilizzo dei residui derivanti da cicli d...

Disposizioni in materia di riutilizzo dei residui derivanti da cicli di produzione o di consumo in un processo produttivo o in un processo di combustione, nonchè in materia di smaltimento dei rifiuti
Decreto Legge

Nota: il presente decreto-legge è stato reiterato dai seguenti
decreti-legge: DL 8/1/1996, n. 8; DL 8/3/1996, n. 113; DL 3/5/1996, n.
246; DL 8/7/1996, n. 352; DL 6/9/1996, n. 462 e mai convertito in
legge nel termine di sessanta giorni. Il presente decreto è
pertanto decaduto senza salvezza di effetti.
 Il Presidente della Repubblica
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni
in materia di riutilizzo in un ciclo di produzione o in un ciclo di
combustione dei residui derivanti dai cicli di produzione e di
consumo;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 7 novembre 1995;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro
del tesoro e, ad interim, Ministro di grazia e giustizia e del
Ministro dei lavori pubblici e dell’ambiente, di concerto con i
Ministri della sanità, delle finanze, per la funzione pubblica e gli
affari regionali e dell’industria, del commercio e dell’artigianato e
del commercio con l’estero;
emana
il seguente decreto-legge:
Art. 1
Campo di applicazione
1. In attesa della completa attuazione delle direttive 91/156/CEE e
91/689/CEE, ed in particolare in attesa che la Commissione dell’Unione
europea stabilisca in maniera puntuale i criteri che caratterizzano la
nozione di rifiuto quale definita all’articolo 2, comma 1, lettera a),
il presente decreto disciplina le attività finalizzate al riutilizzo
dei residui derivanti dai cicli di produzione o di consumo.Art.
2
Definizioni 1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) rifiuto: le sostanze comprese nell’allegato 1 e di cui il detentore
si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi e che non
presentino alcuna delle seguenti caratteristiche:
1) siano prodotte intenzionalmente ed abbiano un mercato;
2) abbiano una qualificazione merceologica riconosciuta ufficialmente,
o comunque ulteriori possibilità di utilizzo non vietate dalla legge,
ed abbiano un mercato;
3) siano utilizzabili per i loro scopi originari;
b) residuo: sostanza o materiale residuale derivante da un processo di
produzione o di consumo suscettibile di essere avviato a riutilizzo;
c) residui pericolosi: i residui che:
1) contengano le sostanze di cui all’allegato al decreto del
Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, in
concentrazioni superiori a quelle limite previste dal punto 1.2 del
testo allegato alla delibera in data 27 luglio 1984, pubblicata nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 253 del 13
settembre 1984, del Comitato interministeriale di cui all’articolo 5
del medesimo decreto;
2) originino dai cicli di cui al punto 1.3 del testo allegato alla
delibera in data 27 luglio 1984 del Comitato interministeriale di cui
all’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 10
settembre 1982, n. 915, salvo che il soggetto obbligato dimostri
che i residui non sono classificabili ”tossici e nocivi“ ai sensi del
numero 1);
3) provengano da contenitori contrassegnati con i simboli ”T“ e/o ”F“
e/o ”T+“ e/o ”C“ e/o ”Xn“ e/o ”Xi“ di cui al decreto del Ministro
della sanità in data 3 dicembre 1985, pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 305 del 30 dicembre 1985,
o comunque utilizzati per sostanze pericolose;
d) raccolta: operazione di cernita e/o raggruppamento dei residui;
e) trasporto: operazione di movimentazione dei residui destinati al
riutilizzo dal luogo di produzione al luogo di stoccaggio, trattamento
e/o riutilizzo;
f) stoccaggio: deposito temporaneo dei residui destinati ad attività
finalizzate al riutilizzo, escluso quello effettuato presso
l’insediamento dove sono stati prodotti;
g) trattamento: operazione destinata a consentire il riutilizzo di un
residuo, escluse le operazioni eseguite presso l’insediamento
produttivo dove le sostanze o i materiali sono prodotti;
h) riutilizzo: operazioni consistenti nell’impiego dei residui
derivanti dai cicli di produzione o di consumo per l’ottenimento di
prodotti o materie prime, ovvero per la produzione di energia;
i) materia prima corrispondente: la materia prima o la fonte di
energia la cui utilizzazione viene sostituita in tutto o in parte da
un residuo di un ciclo di produzione o di consumo;
l) luogo di produzione: uno o più edifici o installazioni collegate
tra loro all’interno di un’area determinata in cui si svolgono
attività di produzione. Art. 3
Esclusioni 1. Le disposizioni del presente decreto non si
applicano:
a) alle attività finalizzate al riutilizzo come materia prima di un
residuo di produzione effettuate nell’ambito del luogo dove il residuo
è prodotto, che si considerano parte integrante della produzione;
b) alle attività di riutilizzo di residui di origine vegetale e
animale, anche derivanti da processi di lavorazione e trasformazione
agro-alimentare o agro-industriale, oggetto di specifiche norme di
carattere igienico-sanitario, alimentare e mangimistico che
disciplinano la materia;
c) ai semi lavorati non costituenti residui di produzione o di
consumo;
d) ai materiali litoidi o vegetali utilizzati nelle normali pratiche
agricole e di conduzione dei fondi rustici, comprese le terre da
coltivazione provenienti dalla pulizia dei prodotti vegetali eduli;
e) alle attività di raccolta di residui destinati al riutilizzo,
effettuate da associazioni. organizzazioni od istituzioni, che operano
anche ai fini ambientali, caritatevoli e comunque senza fini di lucro,
ovvero da soggetti non dotati di sede fissa di cui alla circolare del
Ministro delle finanze n. 26 del 19 marzo 1985, pubblicata nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 69 del 21
marzo 1985;
f) ai residui delle lavorazioni agricole in generale e derivati da
processi di lavorazione meccanici fisici chimico-fisici e di
trasformazione dei prodotti agricoli;
g) ai residui e le eccedenze derivanti dalle preparazioni nelle cucine
di qualsiasi tipo di cibi solidi, cotti e crudi, non entrati nel
circuito distributivo di somministrazione, destinati alle strutture di
ricovero di animali di affezione di cui alla legge 14 agosto 1991, n.
281, e successive modificazioni, nel rispetto della vigente normativa.
2. Sono escluse dal campo di applicazione del presente decreto le
attività di riutilizzo di residui che danno origine ai fertilizzanti,
individuati con riferimento alla tipologia e alle modalità di impiego
ai sensi della legge 19 ottobre 1984, n. 748, e successive modifiche
ed integrazioni. All’articolo 8, comma 2, secondo capoverso, della
legge n. 748 del 1984, come modificato dall’articolo 6, comma 1, del
decreto legislativo 16 febbraio 1993, n. 161, le parole: ”di concerto
con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato,
sentiti il Ministro dell’ambiente e il Ministro della sanità“ sono
sostituite dalle seguenti: ”di concerto con i Ministri dell’industria,
del commercio e dell’artigianato, dell’ambiente e della sanità“.
All’articolo 8, comma 3, ultimo capoverso, della medesima legge n. 748
del 1984, le parole: ”di concerto con il Ministro dell’industria, del
commercio e dell’artigianato, sentiti il Ministro delle partecipazioni
statali e il Ministro della sanità“ sono sostituite dalle seguenti:
”di concerto con i Ministri dell’industria, del commercio e
dell’artigianato, dell’ambiente e della sanità“. Per gli insediamenti
che producono fertilizzanti anche con l’impiego di residui deve essere
effettuata comunicazione alla regione competente.
3. Sono altresì esclusi dal campo di applicazione del presente decreto
i materiali quotati con precise specifiche merceologiche in borse
merci o in listini e mercuriali ufficiali istituiti presso le camere
di commercio, industria, artigianato e agricoltura, sotto la vigilanza
del Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato,
individuati nell’elenco di cui all’allegato 1 al decreto del Ministro
dell’ambiente 5 settembre 1994, pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 212 del 10 settembre 1994.
4. Nel rispetto delle norme a tutela della salute dell’uomo e degli
animali, dell’ambiente e del recupero ambientale e della normativa
comunitaria, con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con i
Ministri della sanità, dell’industria, del commercio e
dell’artigianato e delle risorse agricole, alimentari e forestali,
vengono apportate modifiche ed integrazioni all’allegato 1 al decreto
del Ministro dell’ambiente 5 settembre 1994, pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 212 del 10
settembre 1994.
5. Ai fini del comma 3, le camere di commercio, industria, artigianato
e agricoltura dei capoluoghi di regione comunicano entro il 31
dicembre di ogni anno i nuovi materiali quotati, con l’indicazione
precisa delle relative specifiche merceologiche.
6. Le modifiche e/o le integrazioni di cui al comma 4 diventano
operative a partire dalla data di entrata in vigore del decreto ivi
previsto. Art. 4
Raccolta e trasporto interni
1. Chiunque intenda effettuare operazioni di raccolta o trasporto
anche marittimo, di residui individuati ai sensi dell’articolo 5
destinati al riutilizzo deve, su carta libera, darne comunicazione al
Comitato nazionale dell’Albo nazionale delle imprese esercenti servizi
di smaltimento dei rifiuti, di cui all’articolo 10 del decreto-legge
31 agosto 1987, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla legge 29
ottobre 1987, n. 441, annualmente, e comunque trenta giorni prima
dell’inizio dell’attività, indicando la quantità, la natura,
l’origine, la destinazione, la frequenza media della raccolta, la
tipologia del mezzo di trasporto dei residui; il Comitato redige
l’elenco degli operatori che hanno effettuato le comunicazioni ai
sensi del presente decreto. La mancata comunicazione nei termini
previsti comporta il divieto di effettuare le suddette operazioni di…

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