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Relativa alla protezione dei giovani sul lavoro ...

Relativa alla protezione dei giovani sul lavoro
Direttiva del Consiglio CE

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA, visto il Trattato che
istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 118 A,
vista la proposta della Commissione (*),
visto il parere del Comitato economico e sociale (**),
deliberando in conformità della procedura di cui all’articolo 189 C
del trattato (***),
considerando che l’articolo 118 A del trattato prevede che il
Consiglio adotti, mediante direttive, le prescrizioni minime tendenti
a promuovere il miglioramento in particolare dell’ambiente di lavoro
per garantire un livello più elevato di protezione della sicurezza e
della salute dei lavoratori;
considerando che, a norma dell’articolo citato, tali direttive evitano
di imporre vincoli amministrativi, finanziari e giuridici di natura
tale da ostacolare la creazione e lo sviluppo di piccole e medie
imprese;
considerando che la carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali
dei lavoratori, adottata il 9 dicembre 1969 in occasione del Consiglio
europeo di Strasburgo, dai capi di Stato e di governo di undici Stati
membri, afferma in particolare ai punti 20 e 22;
« 20. Fatte salve le norme più favorevoli ai giovani, in particolare
quelle che assicurano il loro inserimento professionale tramite la
formazione, ed eccettuate deroghe limitate ad alcuni lavori leggeri,
l’età minima per l’ammissione al lavoro non deve essere inferiore
all’età in cui termina la scuola dell’obbligo, né comunque ai 15 anni.
22. Devono essere adottati i provvedimenti necessari per modificare le
norme del diritto del lavoro relative ai giovani lavoratori, affinché
rispondano alle esigenze dello sviluppo personale, della formazione
professionale e dell’accesso al lavoro.
In particolare la durata del lavoro dei lavoratori di età inferiore a
diciotto anni deve essere limitata – senza che tale limitazione possa
essere aggirata con il ricorso al lavoro straordinario – ed il lavoro
notturno vietato, escluse talune attività lavorative determinate dalle
legislazioni o dalle normative nazionali. »;
considerando che occorre tener conto dei principi dell’Organizzazione
internazionale del lavoro in materia di protezione dei giovani sul
lavoro, compresi quelli relativi all’età minima di ammissione
all’impiego o la lavoro;
considerando che nella sua risoluzione sul lavoro dei bambini (****)
il Parlamento europeo riassume gli aspetti del lavoro dei giovani e ne
sottolinea gli effetti sulla salute, sulla sicurezza, nonché sullo
sviluppo fisico e intellettuale, insistendo sulla necessità di
adottare una direttiva che armonizzi le legislazioni nazionali vigenti
in materia;
considerando che la direttiva 89/391/CEE del Consiglio, del 12 giugno
1989, concernente l’applicazione di misure volte a promuovere il
miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il
lavoro (*****), prevede all’articolo 15 che i gruppi a rischio
particolarmente sensibili devono essere protetti contro i pericoli che
li riguardano in maniera particolare;
considerando che i bambini e gli adolescenti devono essere considerati
gruppi esposti a rischi specifici e che devono essere adottati
provvedimenti
per quanto riguarda la protezione della loro sicurezza e salute;
considerando che la vulnerabilità dei bambini impone agli Stati membri
di vietare il loro lavoro e di provvedere a che l’età minima di
ammissione all’impiego o al lavoro non sia inferiore all’età a cui
cessano gli obblighi scolastici a tempo pieno imposti dalla
legislazione nazionale né, in ogni caso, ai 15 anni; che possono
essere ammesse deroghe al divieto di lavoro per i bambini soltanto in
casi particolari e alle condizioni previste dalla presente direttiva;
che esse non possono in alcun caso recar pregiudizio alla frequenza
scolastica e al beneficio dell’istruzione;
considerando che le caratteristiche proprie del passaggio
dall’infanzia all’età adulta impongono che il lavoro degli adolescenti
sia strettamente disciplinato e tutelato;
considerando che ogni datore di lavoro deve garantire ai giovani
condizioni di lavoro adatte alla loro età;
considerando che i datori di lavoro devono attuare le misure
necessarie per la protezione della sicurezza e della salute dei
giovani, basandosi su una valutazione dei rischi esistenti per i
giovani e connessi con il loro lavoro;
considerando che gli Stati membri devono proteggere giovani dai rischi
specifici dovuti a mancanza di esperienza, assenza di consapevolezza
dei rischi esistenti o virtuali o al loro sviluppo non ancora
completato;
considerando che gli Stati membri devono a tal fine vietare il lavoro
dei giovani in alcune attività previste dalla presente direttiva;
considerando che l’adozione di prescrizioni minime precise relative
all’organizzazione dell’orario di lavoro potrebbe migliorare le
condizioni di lavoro per i giovani;
considerando che occorre limitare rigorosamente la durata massima del
lavoro e vietare il lavoro notturno dei giovani, escluse talune
attività lavorative determinate dalle legislazioni o dalle normative
nazionali;
considerando che gli Stati membri devono prendere i provvedimenti
appropriati affinché l’orario di lavoro degli adolescenti che
continuano a seguire un insegnamento scolastico non pregiudichi la
loro capacità di beneficiare dell’insegnamento ricevuto;
considerando che il tempo dedicato alla formazione dal giovane che
lavora nell’ambito di un sistema di formazione teorica e/o pratica in
alternanza o di tirocinio nell’impresa deve essere compreso
nell’orario di lavoro;
considerando che, al fine di garantire la sicurezza e la salute dei
giovani, questi ultimi devono beneficiare di periodi minimi di riposo
– giornaliero, settimanale e annuale – e di adeguati periodi di pausa;
considerando che per quanto attiene al periodo di riposo settimanale,
occorre tenere debitamente conto della diversità dei fattori
culturali, etnici, religiosi e di altra indole prevalenti negli Stati
membri; che in particolare spetta a ciascuno Stato membro decidere, da
ultimo, se e in quale misura la domenica debba essere compresa nel
riposo settimanale;
considerando che un’esperienza di lavoro appropriata può contribuire
all’obiettivo di preparare i giovani alla vita professionale e sociale
di adulti, a condizione di evitare che ciò nuoccia alla loro
sicurezza, salute e a loro sviluppo;
considerando che, qualora dovessero apparire indispensabili per alcune
attività e situazioni particolari deroghe ai divieti ed ai limiti
previsti, la loro applicazione non dovrà andar contro ai principi del
sistema di protezione posto in atto;
considerando che la presente direttiva costituisce un elemento
concreto nell’attuazione della dimensione sociale del mercato interno;
considerando che il sistema di protezione previsto dalla presente
direttiva richiede, ai fini dell’applicazione concreta, che gli Stati
membri pongano in atto un regime di misure efficaci e proporzionate;
considerando che l’applicazione di talune disposizioni della presente
direttiva pone ad uno Stato membro difficoltà particolari a motivo del
suo sistema di protezione dei giovani sul lavoro; che è pertanto
opportuno esentare tale Stato membro dall’attuazione delle
disposizioni in questione durane un compreso periodo, HA
ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
———— (*) GU n. C 84 del 04.04.1992, p. 7.
(**)GU n. C 313 del 30.11.1992, p. 7.
(***) Parere del Parlamento europeo del 17 dicembre 1992 -Cfr. GU n. C
21 del 25.01.1993, p. 167. Posizione comune del Consiglio del 23
novembre 1993 [non ancor pubblicata nella Gazzetta ufficiale] e
decisione del Parlamento europeo del 9 marzo 1994 (GU n. C 91 del
28.03.1994, p. 89),
(****) GU n. C 190 del 20.07.1987, p. 44.
(*****) GU n. L 183 del 29.06.1989, pag. 1.Art. 1
Oggetto
1. Gli Stati membri prendono le misure necessarie per vietare il
lavoro dei bambini.
Essi provvedono secondo le condizioni previste dalla presente
direttiva affinchè l’età minima di ammissione all’impiego o al lavoro
non sia inferiore all’età in cui cessano gli obblighi scolastici a
tempo pieno imposti dalla legislazione nazionale nè in ogni caso ai 15
anni.
2. Gli Stati membri provvedono affinchè il lavoro degli adolescenti
sia strettamente disciplinato e tutelato secondo le condizioni
previste dalla presente direttiva.
3. Sul piano generale gli Stati membri provvedono affinchè ogni datore
di lavoro garantisca ai giovani condizioni di lavoro appropriate alla
loro età.
Essi provvedono a proteggere i giovani dallo sfruttamento economico e
da ogni lavoro suscettibile di nuocere alla loro sicurezza salute o
sviluppo fisico psicologico morale o sociale o di compromettere la
loro istruzione.Art. 2
Campo d’applicazione 1. La presente direttiva si applica a
tutte le persone di età inferiore a 18 anni che abbiano un contratto o
un rapporto di lavoro definito dalla vigente legislazione di uno Stato
membro e/o disciplinato dal diritto vigente in uno Stato membro.
2. Gli Stati membri possono prevedere per via legislativa o
regolamentare che la presente direttiva non si applichi entro i limiti
e alle condizioni da essi stabiliti per via legislativa o
regolamentare ai lavori occasionali o di breve durata concernenti:
a) i servizi domestici prestati in un ambito familiare;
b) il lavoro considerato non nocivo nè pregiudizievole nè pericoloso
per i giovani nelle imprese a conduzione familiare.Art. 3
Definizioni Ai fini della presente direttiva si intende per:
a) giovane ogni persona di età inferiore a 18 anni come definita
all’articolo 2 paragrafo 1;
b) bambino ogni giovane che non ha ancora compiuto 15 anni o che ha
ancora obblighi scolastici a tempo pieno imposti dalla legislazione
nazionale;
c) adolescente ogni giovane di almeno 15 anni che non ha ancora
compiuto 18 anni e che non ha più obblighi scolastici a tempo pieno
imposti dalla legislazione nazionale;
d) lavori leggeri ogni lavoro che per la natura dei compiti da
svol…

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