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Legge 5/3/90 n. 46. Norme per la sicurezza degli impianti ...

Legge 5/3/90 n. 46. Norme per la sicurezza degli impianti
Circolare Ministeriale

Di seguito alla circolare n. 3809/C del 21.5.1990 relativa
all’argomento di cui all’oggetto ed in relazione ai numerosi quesiti
formulati sullo stesso argomento da molte di codeste Camere di
Commercio, si fa presente quanto segue in merito ai singoli argomenti
più sotto evidenziati:
1) Commissione di cui al comma 1 dell’art. 4 della legge n.
46/1990, per l’accertamento dei requisiti tecnico-professionali
per le imprese non artigiane:
1a) la nomina della Commissione è disposta dalla Giunta della Camera
di Commercio con proprio provvedimento sulla base delle designazioni
acquisite, a cura della stessa Camera di Commercio, direttamente dagli
Ordini, dai Collegi, dagli Enti e dalle Organizzazioni indicati dallo
stesso comma 1;
1b) nel caso in cui, rispettivamente, gli Ordini, i Collegi e gli Enti
interessati designino più di un nominativo, la nomina avviene per
univoca scelta della Giunta della Camera di Commercio nell’ambito
della rosa dei nomi proposti per ciascun settore di rappresentanza;
1c) per quanto concerne le organizzazioni delle categorie più
rappresentative a livello nazionale degli esercenti le attività
disciplinate dalla legge, nel richiamare quanto già comunicato con la
circolare telegrafica n. 3224/C del 12 ottobre 1990 circa
l’esclusione dalle commissioni camerali dei rappresentanti delle
categorie artigiane, si ritiene, avendo sentito al riguardo anche il
Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale ed avendo fatto le
necessarie verifiche e valutazioni, che ai fini della composizione
delle citate commissioni debbano essere interessate: la Confindustria
(Assistal – Associazione Nazionale Costruttori di Impianti – nelle
componenti di specializzazione per i settori elettrico, termico e
condizionamento); la Confapi; l’Anacam (Associazione Nazionale Imprese
Costruzione e Manutenzione Ascensori); l’Anciss (Associazione
Nazionale dei Costruttori ed Installatori di Sistemi di Sicurezza);
1d) circa il numero dei componenti in rappresentanza di dette
organizzazioni, si rileva che lo stesso, nel rispetto dei vincoli
posti dal comma 1 dell’art. 4, può variare da un minimo di due ad
un massimo di sei; sembrerebbe comunque opportuno consentire la
presenza di tutte le Organizzazioni interessate nell’ambito
provinciale se complessivamente non superiore a sei;
1e) ogni valutazione circa il numero dei componenti da nominare e le
associazioni da cui acquisire i nominativi spetta alla Giunta
camerale. Le relative designazioni dovranno essere formulate dalle
rappresentanze di livello provinciale, ove presenti;
1f) nell’atto di nomina sarà inoltre opportuno fissare una durata di
carica analoga a quella prevista per le Commissioni Provinciali per
l’Artigianato (C.P.A.) (cinque anni). Nessun vincolo sembra sussistere
in ordine alla possibilità di conferma nell’incarico.
1g) stante la lettera della norma, si precisa di ritenere che il
presidente sia un componente aggiuntivo rispetto a quelli indicati
nello stesso art. 4 (quindi, i membri, compreso il presidente,
risulterebbero al massimo 9+1);
1h) la segreteria della commissione deve essere assicurata dagli
uffici della Camera di Commercio e, quale segretario, si suggerisce di
nominare, anche a fini di coordinamento (sentito il presidente della
C.P.A.), il funzionario camerale che svolge le funzioni di segretario
della C.P.A., compatibilmente con le attività svolte per conto della
stessa C.P.A.. Si suggerisce inoltre di prevedere la figura di un
supplente;
1i) la legge nulla dice circa la possibilità di nominare componenti
supplenti; peraltro, in relazione alla opportunità di assicurare
continuità al funzionamento delle commissioni stesse, si ritiene che,
in relazione alle particolari situazioni locali, con il provvedimento
istitutivo della commissione, la Giunta camerale possa disporre anche
la nomina di membri supplenti.
2) Natura dei soggetti abilitati e dei soggetti che devono possedere i
requisiti tecnico-professionali:
2a) l’accertamento dei requisiti non può non precedere l’avvio
dell’attività. In via preliminare si ritiene indispensabile, ai fini
di una corretta applicazione della normativa in argomento, pervenire
al suo inquadramento nell’ambito delle leggi già esistenti, e
certamente non modificate dalla legge n. 46/90, regolanti il
Registro delle Ditte e l’Albo delle Imprese Artigiane;
2b) L’art. 2, concernente l’individuazione dei soggetti abilitati
e l’art. 4 concernente l’accertamento dei requisiti
tecnico-professionali sembrano individuare direttamente quale
destinataria delle disposizioni relative al possesso dei requisiti
stessi l’impresa e non la persona fisica che, nell’ambito dell’impresa
stessa è portatrice dei requisiti; ci si riferisce al titolare
dell’impresa, nel caso di impresa individuale o al preposto (di cui al
2° comma dell’art. 2) nel caso dell’impresa costituita in forma
societaria e nel caso di impresa individuale o familiare, qualora il
titolare non possieda personalmente i requisiti stessi;
2c) L’art. 3 individua, come peraltro implicitamente il 2° comma
dell’art. 2, i requisiti tecnico-professionali che per loro natura
(lauree, diplomi, esperienze lavorative, ecc.) non sono ascrivibili
alle imprese, intese come momento organizzato per la produzione di
beni o la fornitura di servizi, bens a persone fisiche;
2d) Pertanto, ad avviso dello scrivente – considerato che le denunce
di iscrizione al R.D. e le domande di iscrizione all’Albo delle
Imprese Artigiane (A.I.A.) debbono avvenire, per le imprese
individuali, solo ad attività già avviata (art. 48 del R.D. 20.9.1934,
n. 2011 e art. 2 del D.M. 9.3.1982), è impossibile limitare al solo
“soggetto impresa” la richiesta di riconoscimento dei requisiti
tecnico-professionali. Ne discende che tale richiesta può essere
presentata anche da singole persone, ancorchè prive della qualifica di
imprenditori, sulla base di una dichiarazione di intento di avviare,
una volta avvenuto l’accertamento dei requisiti, una delle attività
imprenditoriali di cui all’art. 1 della legge n. 46/90 o di
disponibilità ad essere preposto quale responsabile tecnico.
Naturalmente tale dichiarazione di intenti non pregiudica
l’accertamento, sulla base delle vigenti disposizioni di legge, della
natura artigiana o meno dell’impresa individuale richiedente.
3) Requisiti tecnico-professionali di cui all’art. 3:
3a) titoli di studiosi richiama quanto già comunicato con le
lettere-circolari n. 278712 del 29 agosto 1990 e n. 280065 del 13
novembre 1990, in merito ai titoli di studio da prendere in
considerazione ai fini del riconoscimento del possesso degli stessi
requisiti e con riferimento agli specifici settori di attività;
3b) prestazioni lavorative da ritenersi idonee ai fini di quanto
previsto alle lettere b), c) e d) di cui all’art. 3:
– la dizione “alle dirette dipendenze di una impresa del settore” di
cui allo stesso art. 3, lettere b) e c), ad avviso dello scrivente,
deve intendersi come ricomprendente non solo il rapporto di lavoro
subordinato ma altres ogni altra forma di collaborazione tecnica
continuativa con l’impresa da parte del titolare, dei soci o dei
familiari;
3c) ovviamente il requisito connesso alle prestazioni lavorative ai
fini dell’acquisizione dell’abilitazione all’esercizio delle attività
di cui all’art. 1, deve coniugarsi con il requisito del titolo di
studio da cui discende la durata minima delle prestazioni lavorative
utili ai fini della legge (un anno nel caso di diploma di scuola
secondaria superiore, due anni in caso di titolo o attestato di
formazione professionale, tre anni, escluso il periodo computato ai
fini dell’apprendistato, in caso di inesistenza dei suddetti titoli di
studio);
3d) per quanto concerne il titolare di una impresa individuale
iscritta al R.D. che intenda trasformare la propria impresa in forma
societaria (o per quanto concerne il conferimento di una impresa
individuale in un’impresa di forma societaria) per il quale non ci sia
già stata la fase dell’accertamento dei requisiti
tecnico-professionali, considerato che in base alla normativa del R.D.
tale trasformazione comporta la cessazione dell’impresa individuale e
la nascita di una nuova impresa, si ritiene che occorra verificare, ai
fini dell’accertamento del possesso dei requisiti
tecnico-professionali, il possesso del titolo di studio e verificare,
ai fini dell’accertamento del possesso dei requisiti
tecnico-professionali, il possesso del titolo di studio e verificare
che, in base alla natura dello stesso titolo di studio (o in caso di
mancanza dello stesso), il periodo di iscrizione al R.D. sia
sufficiente a soddisfare le condizioni di cui alle lettere b), c) e d)
dell’art. 3 della legge.
Naturalmente l’interessato deve poter attestare, con le modalità
previste dalla legge n. 15/1968, di aver “collaborato”, nell’ambito
della propria impresa, in via continuativa all’attività tecnica nei
settori di cui all’art. 1 della legge per i quali soltanto potrà
richiedere l’iscrizione al R.D.;
3e) per quanto riguarda i soci ed i collaboratori familiari, che
decidessero di avviare autonomamente una delle attività di cui
all’art. 1 e quindi richiedessero l’accertamento del possesso dei
requisiti di cui all’art. 3, tale possesso deve ritenersi implicito
nel riconoscimento della qualità di socio o di collaboratore familiare
semprechè gli stessi siano in grado di dimostrare di aver fornito, per
il minimo degli anni necessari e nei settori indicati all’art. 1 della
legge, la propria collaborazione tecnica continuativa con l’impresa.
4) Responsabile tecnico:
4a) stanti le prerogative e le incombenze specificatamente previste in
capo al responsabile tecnico dalla legge, si ritiene che, in linea
generale, una stessa persona non possa assumere tale incarico per
conto di più imprese e ciò anche in relazione alle prerogative ed alle
incombenze previste dal Codice Civile in capo …

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