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Normativa di prevenzione contro i rischi derivanti dall'impiego delle ammine aromatiche
Circolare Ministeriale

1. Suddivisione delle ammine aromatiche
1. 1 Le ammine aromatiche sono suddivise in tre gruppi, come segue:
1.2. Nel gruppo I sono individuate le ammine aromatiche che, dalla
revisione dei dati esistenti nella letteratura, hanno dimostrato
attività cancerogena e che, di conseguenza, vanno trattate come tali
dal punto di vista delle misure prevenzionali e protettive.
Di tale potere cancerogeno esistono diversi livelli di evidenza fino
ad ora raggiunti: per tale motivo le sostanze del gruppo I sono state
raggruppate nelle seguenti serie.
La serie 1 comprende i composti e i processi produttivi industriali
(auramina, fucsina, safraina T) per i quali è accertata la capacità di
aumentare significativamente nell’uomo il rischio cancerogeno; a
questi sono stati aggiunti due composti per i quali tale capacità è,
assai verosimilmente, sospetta.
La serie 2 comprende i composti dimostratisi cancerogeni in più
esperimenti in più specie di mammiferi.
La serie 3 comprende i composti in cui la cancerogenicità è stata
evidenziata in più esperimenti su una specie di mammiferi.
1.3. Nel gruppo II sono individuate le ammine aromatiche di cui è
stata testata la cancerogenicità con i seguenti risultati:
serie 1: sostanze dimostratesi cancerogene in una specie animale in
esperimento;
serie 2 : sostanze testate, ma con risultati non chiaramente
valutabili.
1.4. Nel gruppo III sono da comprendere le rimanenti ammine aromatiche
non elencate negli altri gruppi.
1.5. Tabella delle ammine aromatiche. GRUPPO I 1 – 4,4′ –
diaminobifenile
4 – aminobifenile
2 – naftilamina
aurammina (produzione)
fucsina (produzione) (C.I. 425,10)
safranina T (produzione) (C.I. 50240)
3,3′ – dicloro-4,4′ – diaminobifenile
2 – metilbenzenammina
2 – N,N’ – dimetil – 4 – (fenilazo) – benzenammina
4 – (Fenilazo) – benzenammina –
2-metil – 4 – /(2-metilfenil) azo/ – benzenammina
4,4′ – metilenbis – (2-clorobenzenammina)
N,N’ dimetil – 4 – /(3 metilfenil) azo/ – benzenammina
2 – fluorenammina
4′ – fluoro – 4 – aminobifenile N – fluoren – 2 – il – acetamide
N (4 – idrossifenilacetamide) 2,3 – dimetil – 4 – aminobifenile
N,N’ fluoren – 2,7 – ilenebisacetamide
Acido N – fluoren – 2 – il – acetoidrossamico
C.I. 42090
C.I. 45170
4 – amino – 2 – nitrofenolo – 5 – nitro – 2 – metossibenzenammina
3 – 3,3′ – dimetil – 4,4′ diaminobifenile
3,3′ – dimetossi – 4,4′ – diaminobifenile
4,4′ – ossabis (2 – cloro – benzenammina)
N – fenil – 2 – naftilamina
4,4′ – metilene – bis – (2 – metilbenzenammina)
4′ – storil – acetanilide
Acido N – fluoren – 3 – il – acetoidrossamico
N – metil – 4 (fenilazo) – benzenammina
N,N’ – dimetil – stilbelammina
N,N’ – dimetil – 4 – /(3 – metilfenil) azo/ – benzenammina
C.I. 23850
C.I. 42640
C.I. 42053
C.I. 42085
C.I. 42095
C.I. 42045
1.5.1. Le seguenti sostanze censite:
N – metil – N – nitrosobenzenammina
C.I. 16150
C.I. 16155
N,N’ – dacetil – 4,4′ – diaminobifenile
non corrispondono alle definizioni delle ammine aromatiche date.
GRUPPO II
2,4,5 – trimetil – benzenammina
4 – metil – benzenammina
4,4′ – Tiobis (benzenammina)
4,4′ – ossabis (benzenammina)
1 – naftilammina
4 – (fenilazo) – 1,3 – benzendiammina, HCI
4 – cloro – 2 metilbenzenammina
3 – metil – 2 naftilammina
2,3 – dimetil – 4 – (fenilazo) – benzenammina
2,5 – dimetossi – 4 – stilbenammina
2 – ammino – 4,5 – dimetilfenolo
1 – idrossi – 2 – naftilammina
6 – idrossi – 2 – naftilammina
3 – idrossi – 4 – amminobifenile
4′ – idrossi – 4 – amminobifenile
4 – metossi – 4 – amminobifenile
4′ – nitro – 4 – amminobifenile
4 – /(4 – idrossifenil) azo/ – benzenammina
2 – dibenzofuranammina
6 – crisenammina
Acido 2 – ammino – 3 – idrossi benzoico
2 – metossi – 3 – dibenzofuranammina
2,7 – fluorendiammina
C.I. 23860
C.I. 11390
C.I. 45160
2 – 2,4 – dimetilbenzenammina
2,5 – dimetilbenzenammina acido – amminobenzoico
1.5.4. Le seguenti sostanze censite:
C.I. 14600
C.I. 26105
C.I. 16185
non corrispondono alle definizioni di ammine aromatiche date. Le
tabelle di cui sopra sono passibili di modifiche ed integrazioni sulla
base delle indicazioni scaturenti dalle valutazioni che la Commissione
di mutagenesi e cancerogenesi, operante presso l’Istituto Superiore di
Sanità, effettuerà ed acquisirà in forma definitiva.2.
Principi tecnici generali di prevenzione 2.1.
L’applicazione delle disposizioni che seguono deve tener conto dei
principi che ispirano la moderna medicina ed igiene del lavoro,
riferendosi in particolare ai seguenti:
– la prevenzione primaria deve essere assicurata stabilendo
livelli di provvedimenti adeguati alle diverse classi di rischio,
controllandone la efficacia mediante idonei sistemi di monitoraggio
ambientale e di dosimetria individuale;
– il livello di rischio zero, oltrechè relativo alla
sensibilità dei metodi analitici, non è conseguibile in pratica che
eliminando la sostanza pericolosa dall’ambiente di lavoro, con
conseguenti difficoltà, assai spesso insolubili;
– un livello di rischio controllato è l’obiettivo che, di
regola, si persegue anche nei paesi tecnicamente più progrediti
mediante l’utilizzo di limiti di esposizione;
– la necessaria tutela di tutti i lavoratori, e cioè anche di
quelli che, per regola gaussiana, hanno minori probabilità di tutela
dall’utilizzo degli anzidetti limiti di esposizione, specie in
presenza di vie di assorbimento multiple del tossico, deve essere
garantita mediante un’adeguata sorveglianza medica, preventiva e
periodica, al fine di cogliere, il più precocemente possibile,
l’eccessivo assorbimento di noxae o quantomeno effetti biologici
iniziali, in fase reversibile;
– l’adozione di una precisa registrazione e memorizzazione dei
dati individuali, tecnici e biologici, precostituendo un
indispensabile supporto per indagini longitudinali;
– l’individuazione, la più ampia possibile, dell’informazione e delle
istruzioni comportamentali e procedurali per un corretto esercizio
dell’attività lavorativa ed un adeguato uso dei mezzi prevenzionali,
assicurando una attiva partecipazione dei lavoratori alla problematica
prevenzionale. Considerato che alcuni di tali principi trovano
difficoltà attuativa nel campo delle sostanze in esame, giova
rammentare alcune ragioni che determinano le difficoltà stesse: a)
premesso che ammine aromatiche sono in genere assai assorbite
attraverso la cute, che il periodo di latenza delle manifestazioni
neoplastiche può essere assai lungo, che numerose ammine classificate
come cancerogene sono prive di limiti di esposizione codificati o
proporsi in campo internazionale, che in cancerogenesi esistono forti
dubbi sull’esistenza di una soglia al di sotto della quale
l’esposizione è priva di effetto, appare necessario ribadire
l’esigenza che nei confronti dei potenziali cancerogeni deve tendersi
al livello espositivo “il più basso raggiungibile”, in ordine al
principio della riduzione del rischio indebito;
b) per numerose sostanze mancano tuttora possibilità tecniche di
valutazione degli indicatori di dose che possono, in forma indiretta,
permettere di quantificare una esposizione. Ciò in quanto la
conoscenza del metabolismo di una sostanza esogena nell’organismo
umano e delle alterazioni che avvengono a carico dell’organo critico
(o bersaglio) è essenziale per scegliere quei parametri che possono
servire da indicatori di dose e di effetto.
Nel caso delle immine aromatiche in genere non sono fino ad oggi
conosciute le relazioni dose/effetto biologico. L’insieme di tali
considerazioni rende difficile calibrare delle regole tecniche, e deve
indurre ad una notevole prudenza operativa, con l’adozione di
provvedimenti assai severi come: una zona controllata in presenza di
agenti sicuramente cancerogeni per gli animali da laboratorio; una
sorveglianza anche nei confronti di tutte le altre ammine aromatiche,
e cancerogenicità non ancora ritenuta dimostrata o non ancora
“testata”, data la loro appartenenza ad una categoria di sostanze
nell’ambito della quale sono risultate numerose quelle positive agli
studi finora condotti di cancerogenesi chimica.
E’ da ritenersi, infine, che si debba anche a motivi estranei alla
nostra realtà industriale, che una sostanza, piuttosto che un’altra,
sia stata “testata”: non è quindi giustificato ignorare le ammine
aromatiche che non compaiono negli elenchi tratti dalla documentazione
esistente in letteratura, o le associazioni di ammine verificatesi
nella esposizione dei nostri lavoratori.
Sicchè, in sostanza, deve valere la regola del sospetto di rischio
fino a dimostrazione, sperimentale e soprattutto epidemiologica, della
non cancerogenicità di un’ammina.
Ciò non significa, però, porre tutte le anzidette ammine su un piano
di pari severità prevenzionale, dovendosi in tal senso tenere ben
distinti i casi di accettata evidenza di cancerogenicità dai casi di
fondato sospetto e da quelli di sospetto “ex regola” sulla base di
quanto sopra accennato. D’altronde, creando una normativa di
sorveglianza anche per le ammine del gruppo III della classificazione
dianzi riportata, si consentirebbe, oltre alla protezione dei
lavoratori contro ogni possibile danno, anche l’analisi, in tempi
ragionevoli, dell’eventuale associazione tra manifestazioni
patologiche, che dovessero, nonostante la protezione, insorgere e le
condizioni espositive.3. Normativa tecnica
3.1. Premessa Le norme tecniche di cui al presente
documento sono state definite in modo da facilitarne i riferimenti
nella disamina delle fattispecie particolari. Resta fermo che, in
mancanza di riferimento a norme da prescrivere per situazioni
particolari o non prevedibili, occorrerà ottemperare alla vigente
normativa di igiene e sicurezza del lavoro il cui obbligo attuativo è
evidentemente al disopra della presente disciplina tecnica. In
relazione a situazioni particolari spetta all’organo di controllo di
adeguare la presente normativa ai casi concreti, an…

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