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Uso del benzolo nelle attività lavorative
Circolare Ministeriale...

Uso del benzolo nelle attività lavorative
Circolare Ministeriale

Si sono dovuti lamentare, negli ultimi tempi, numerosi gravi
casi di infortuni collettivi per intossicazione da benzolo, che hanno
avuto vasta risonanza anche nell’opinione pubblica.La sostanza in
questione – che per le sue ottime qualità di solvente é
particolarmente indicata nella composizione di numerosi prodotti, come
colle, mastici, cementi, ecc. e trova, pertanto, diffuso impiego in
diverse attività industriali e artigianali e soprattutto in
quelle calzaturiere – è, infatti, un prodotto tra i più
nocivi nel campo della patologia professionale, in ragione della sua
tossicità, della sua elevata volatilità e della
conseguente tendenza a diffondersi rapidamente negli ambienti.Questo
Ministero ha attualmente allo studio un provvedimento inteso a
limitare l’impiego del benzolo nelle attività lavorative, in
relazione alle esigenze della sicurezza dei lavoratori. In attesa
dell’emanazione di tale disciplina restrittiva e su conforme avviso
dell’Ispettorato medico centrale del lavoro, si richiama l’attenzione
di codesti Ispettorati sulla necessità di dare la più
rigorosa applicazione alle norme attualmente vigenti in materia, le
quali, se scrupolosamente osservate, possono contribuire a ridurre
notevolmente, sin da ora, il rischio di intossicazione.Le norme e i
criteri, alla cui applicazione codesti Ispettorati debbono soprattutto
richiamarsi nell’espletamento della loro attività di vigilanza
e nel rilasciare le prescrizioni, sono i seguenti:1. Le visite mediche
preventive e periodiche, disposte dall’art. 33 del D.P.R. 19 marzo
1956, n. 303, contenente norme generali per l’igiene del lavoro,
devono essere eseguite agli intervalli prestabiliti e con la maggiore
diligenza da parte del medico dell’impresa, potendo esse rappresentare
l’indice più significativo di un rischio presente nell’azienda.
Occorre richiamare il medico affinchè adotti criteri di
severità nell’accertamento dell’idoneità al lavoro nelle
visite di assunzione, escludendo i soggetti delicati, denutriti,
convalescenti da malattie carenziali, oltrechè gli anemici.A
tal riguardo, si richiama l’attenzione degli ispettori medici sulla
necessità che essi si avvalgano della facoltà, conferita
loro dal predetto art. 33, circa la prescrizione di particolari esami
integrativi della visita medica, qualora questa non appaia sufficiente
ad evidenziare alterazioni morbose rapportabili al rischio benzolico.
Fra gli esami speciali indicati in tal caso, sono da tenersi in
considerazioni quelli suggeriti dalla Commissione di Alta Consulenza
Medica dell’E.N.P.L, consistenti nell’esame emocromocitometrico, nel
conteggio delle piastrine e nella prova del laccio. Si ravvisa,
altresì, l’opportunità che gli ispettori medici facciano
ricorso alla facoltà, ad essi pure conferita dall’art. 34 delle
citate norme, di estendere l’obbligo degli esami medici ai lavoratori
che, pur non essendo addetti nell’impresa a lavorazioni espressamente
previste dalla legge, tuttavia siano da ritenersi ugualmente esposti
al rischio considerato, per il fatto di lavorare nello stesso ambiente
in cui si svolgono le operazioni nocive.Criteri assai restrittivi
debbono, inoltre, ispirare la concessione delle deroghe all’esecuzione
dei controlli medici e l’autorizzazione ai prolungamenti della loro
periodicità, previste dal successivo art. 35, non escludendosi
una severa revisione delle concessioni eventualmente fatte in
materia.2. Il divieto di occupazione delle donne minorenni e dei
fanciulli, nonché dalle lavoratrici gestanti e puerpere, nelle
lavorazioni previste dalla voce n. 44 nonchè dalle voci
29,30,33,34, e 50 della tabella A, annessa alla legge 26 aprile 1934,
n. 653, dovrà essere rigorosamente applicato. Così pure
si deve dare una interpretazione restrittiva alla facoltà
attribuita all’Ispettorato di ammettere le donne minorenni e i
fanciulli alle lavorazioni indicate alla voce n. 13 delle tabelle B,
annessa alla legge citata, quando nell’azienda risultino attuate
misure di prevenzione. Resta fermo, ben inteso, per queste
lavorazioni, il divieto di impiego, previsto per le lavoratrici
gestanti o puerpere.3. Per quanto riguarda la prevenzione tecnica, si
richiama la norma contenuta nell’art. 18 del citato D.P.R. 19 marzo
1956, n. 303 (Norme generali per l’igiene del lavoro), la quale
stabilisce l’obbligo di applicare sui recipienti il prescritto
contrassegno di pericolo. Tale misura appare di notevole efficacia
prevenzionale, specie in determinate condizioni, quali quelle
ricorrenti nelle piccole aziende e nell’artigianato, ove il rischio
è da mettersi in relazione soprattutto con la scarsa conoscenza
della natura del prodotto usato. L’art. 18 sopra richiamato è
ancora da tener presente per quel che concerne le disposizioni in cui
sono sancite le condizioni di conservazione e di impiego delle
sostanze tossiche; chiusura ermetica dei recipienti destinati alla
conservazione dei prodotti, limitazione della quantità da
tenersi sul posto di lavoro al minimo indispensabile per le
necessità giornaliere, allontanamento dei residui capaci di
svolgere emanazioni dannose. Nel corso delle lavorazioni si
dovrà ridurre al minimo l’impiego allo scoperto del benzolo,
sia adottando, ove possibile, sistemi chiusi di lavoro, sia limitando
la superficie evaporante dei recipienti. Una misura che l’esperienza
ha dimostrato efficace e che può essere proposta, a titolo di
esempio, quando occorra attingere frequentemente la soluzione
benzolica, consiste nell’adozione di recipienti in cui la limitazione
dell’evaporazione viene ottenuta, o con un coperchio in parte fisso e
in parte à bascule, apribile unicamente sotto la pressione del
pennello o dell’arnese con cui si attinge la soluzione, ovvero con
recipienti in cui l’attingimento della soluzione in parola viene fatto
in un condotto di ristretto diametro inserito lateralmente al
recipiente stesso.4. Notevole importanza assume ai fini prevenzionali
anche la norma di cui all’art. 19, dello stesso D.P.R. n. 3O3, la
quale prescrive l’obbligo di effettuare, ogni qualvolta é
possibile, le operazioni nocive in locali separati dagli altri, allo
scopo di non esporre senza necessità al rischio i lavoratori
addetti ad altre mansioni.Tale norma, nelle attività in esame,
deve trovare idonea applicazione per le varie operazioni precedenti
l’impiego delle soluzioni di benzolo.Così pure, occorre evitare
di compiere in locali ove sia continua la presenza dei lavoratori,
quelle operazioni, quali l’essiccazione dei prodotti trattati, che non
esigono di essere costantemente seguite dal personale.5. E’ stato
rilevato che seri inconvenienti derivano dal fatto che alle soluzioni
fornite dai produttori, anche quando esse non contengono benzolo e
sono direttamente idonee all’uso, vengono spesso aggiunte piccole
quantità di benzolo, onde riportare le soluzioni stesse al
titolo originario di solvente, ridottosi per effetto della
evaporazione.Ad eliminare detto inconveniente, spesso si rilevano
insufficienti le misure d’ordine tecnico indicate precedentemente.In
tali evenienze, e in attesa che la prevista disciplina imponga ope
legis la sostituzione del benzolo, gli ispettori vorranno fare utile
opera di prevenzione, suggerendo agli imprenditori l’adozione di altri
solventi, meno nocivi, tecnicamente idonei. Fra i solventi sostitutivi
possono proporsi; la benzina, l’eptano, il cicloesano e la trielina.6.
Altro criterio fondamentale di prevenzione tecnica, in tutti i casi in
cui non sia possibile evitare lo sviluppo dei vapori, è quello
di impedire che la concentrazione di questi nell’atmosfera
dell’ambiente superi i limiti di pericolosità, i quali si
aggirano, come è noto, sul tasso di 25 p.p.m. (80
mgr/m3).Poiché non può farsi, in linea di massima, un
sicuro affidamento sulla sola ventilazione naturale, al fine di una
efficace diluzione dei vapori nocivi, è necessario, specie per
gli impianti industriali di una certa rilevanza, fare ricorso ad
installazioni di ventilazione meccanica.Questa realizza i massimi
vantaggi quando viene collegata ad un razionale impianto di
aspirazione localizzata dei vapori, attuata il più vicino
possibile ai punti di produzione, secondo i principi fissati dall’art.
20 delle più volte citate norme generali per l’igiene del
lavoro.E’ appena il caso di rilevare la necessità che
l’impianto di aspirazione venga accuratamente studiato, tenendo conto
delle varie condizioni nelle quali dovrà operare, soprattutto
per quanto riguarda la posizione, la conformazione e le dimensioni
delle cappe, nonchè la velocità di richiamo dell’aria.Si
deve, inoltre, tener conto del fatto che i vapori di benzolo hanno, a
temperatura ordinaria, una densità che è di circa tre
volte quella dell’aria, e che, per conseguenza, e da preferire, salvo
casi particolari, di impiego a temperatura relativamente elevata,
l’aspirazione "per descensum".Il corretto funzionamento di
siffatti impianti, esige, peraltro, come è noto, il controllo
dell’aria che viene immessa nell’ambiente a bilanciare quella estratta
con l’aspirazione.Tale controllo concerne, sia la possibilità
che l’aria venga richiamata da altre zone inquinate, a loro volta, da
vapori di benzolo o da altri agenti nocivi, sia la evenienza che,
provenendo l’aria dall’esterno, essa abbia, come accade normalmente
d’inverno, una temperatura troppa bassa e costituisca perciò
causa di serio disagio per gli operai. Come è dato rilevare con
frequenza, gli operai hanno la tendenza, in questi casi, ad

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