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DECRETO LEGISLATIVO 19 febbraio 2004, n.59: Definizione delle norme ge...

DECRETO LEGISLATIVO 19 febbraio 2004, n.59: Definizione delle norme generali relative alla scuola dell'infanzia e al primo ciclo dell'istruzione, a norma dell'articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53. (GU n. 51 del 2-3-2004- Suppl. Ordinario n.31)

DECRETO LEGISLATIVO 19 febbraio 2004, n.59

Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e
al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della legge
28 marzo 2003, n. 53.

Capo I
Scuola dell’infanzia
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76, 87 e 117 della Costituzione;
Vista la legge 28 marzo 2003, n. 53, recante delega al Governo per
la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli
essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione
professionale;
Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive
modificazioni;
Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, ed
in particolare l’articolo 21;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n.
275;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 12 settembre 2003;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all’articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni del Senato della
Repubblica e della Camera dei deputati;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 23 gennaio 2004;
Sulla proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, con il Ministro per la funzione pubblica e con il Ministro
del lavoro e delle politiche sociali;

Emana
il seguente decreto legislativo:
Art. 1.
Finalita’ della scuola dell’infanzia

1. La scuola dell’infanzia, non obbligatoria e di durata triennale,
concorre all’educazione e allo sviluppo affettivo, psicomotorio,
cognitivo, morale, religioso e sociale delle bambine e dei bambini
promuovendone le potenzialita’ di relazione, autonomia, creativita’,
apprendimento, e ad assicurare un’effettiva eguaglianza delle
opportunita’ educative; nel rispetto della primaria responsabilita’
educativa dei genitori, contribuisce alla formazione integrale delle
bambine e dei bambini e, nella sua autonomia e unitarieta’ didattica
e pedagogica, realizza il profilo educativo e la continuita’
educativa con il complesso dei servizi all’infanzia e con la scuola
primaria.
2. E’ assicurata la generalizzazione dell’offerta formativa e la
possibilita’ di frequenza della scuola dell’infanzia. A tali fini si
provvede attraverso ulteriori decreti legislativi di cui all’articolo
1 della legge 28 marzo 2003, n. 53, nel rispetto delle modalita’ di
copertura finanziaria definite dall’articolo 7, comma 8, della
predetta legge.
3. Al fine di realizzare la continuita’ educativa di cui al comma
1, gli uffici scolastici regionali promuovono appositi accordi con i
competenti uffici delle regioni e degli enti locali.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con d.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e’ operato il rinvio. Restano
invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi
qui trascritti.
Note al preambolo:
– Si riporta il testo degli artt. 76, 87 e 117 della
Costituzione:
«Art. 76. L’esercizio della funzione legislativa non
puo’ essere delegato al Governo se non con determinazione
di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo
limitato e per oggetti definiti.».
«Art. 87. Il Presidente della Repubblica e’ il Capo
dello Stato e rappresenta l’unita’ nazionale.
Puo’ inviare messaggi alle Camere.
Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la
prima riunione.
Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di
legge di iniziativa del Governo.
Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di
legge e i regolamenti.
Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla
Costituzione.
Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari
dello Stato.
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici,
ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra,
l’autorizzazione delle Camere.
Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio
supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo
stato di guerra deliberato dalle Camere.
Presiede il Consiglio superiore della magistratura.
Puo’ concedere grazia e commutare le pene.
Conferisce le onorificenze della Repubblica.».
«Art. 117. La potesta’ legislativa e’ esercitata dallo
Stato e dalle regioni nel rispetto della Costituzione,
nonche’ dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario
e dagli obblighi internazionali.
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti
materie:
a) politica estera e rapporti internazionali dello
Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto
di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non
appartenenti all’Unione europea;
b) immigrazione;
c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni
religiose;
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato;
armi, munizioni ed esplosivi;
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari;
tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema
tributario e contabile dello Stato; perequazione delle
risorse finanziarie;
f) organi dello Stato e relative leggi elettorali;
referendum statali; elezione del Parlamento europeo;
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello
Stato e degli enti pubblici nazionali;
h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della
polizia amministrativa locale;
i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento
civile e penale; giustizia amministrativa;
m) determinazione dei livelli essenziali delle
prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
n) norme generali sull’istruzione;
o) previdenza sociale;
p) legislazione elettorale, organi di governo e
funzioni fondamentali di comuni, province e citta’
metropolitane;
q) dogane, protezione dei confini nazionali e
profilassi internazionale;
r) pesi, misure e determinazione del tempo;
coordinamento informativo statistico e informatico dei dati
dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere
dell’ingegno;
s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni
culturali.
Sono materie di legislazione concorrente quelle
relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea
delle regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza
del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della
formazione professionale; professioni; ricerca scientifica
e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori
produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti
e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di
navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione,
trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;
previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e
del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
ambientali e promozione e organizzazione di attivita’
culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale. Nelle materie di
legislazione concorrente spetta alle regioni la potesta’
legislativa, salvo che per la determinazione dei principi
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta alle regioni la potesta’ legislativa in
riferimento ad ogni materia non espressamente riservata
alla legislazione dello Stato.
Le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
decisioni dirette alla formazione degli atti normativi
comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione
degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita’ di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potesta’ regolamentare spetta allo Stato nelle
materie di legislazione esclusiva, salva delega alle
regioni. La potesta’ regolamentare spetta alle regioni in
ogni altra materia. I comuni, le province e le citta’
metropolitane hanno potesta’ regolamentare in ordine alla
disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle
funzioni loro attribuite.
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che
impedisce la piena parita’ degli uomini e delle donne nella
vita sociale, culturale ed economica e promuovono la
parita’ di accesso tra donne e uomini alle cariche
elettive.
La legge regionale ratifica le intese della regione con
altre regioni per il migliore esercizio delle proprie
funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
Nelle materie di sua competenza la regione puo’
concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali
interni ad altro Stato, nei casi e con le forme
disciplinati da leggi dello Stato».
– La legge 28 marzo 2003, n. 53, reca: «Delega al
Governo per la definizione delle norme generali
sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni
in materia di istruzione e formazione professionale».
– Il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, reca
«Approvazione del testo unico delle disposizioni
legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle
scuole di ogni ordine e grado».
– Si riporta il testo dell’art. 21 della legge 15 marzo
1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di
funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la
riforma della pubblica amministrazione e per la
semplificazione amministrativa):
«Art. 21. – 1. L’autonomia delle istituzioni
scolastiche e degli istituti educativi si inserisce nel
processo di realizzazione della autonomia e della
riorganizzazione dell’intero sistema formativo. Ai fini
della realizzazione della autonomia delle istituzioni
scolastiche le funzioni dell’amministrazione centrale e
periferica della pubblica istruzione in materia di gestione
del servizio di istruzione, fermi restando i livelli
unitari e nazionali di fruizione del diritto allo studio
nonche’ gli elementi comuni all’intero sistema scolastico
pubblico in materia di gestione e programmazione definiti
dallo Stato, sono progressivamente attribuite alle
istituzioni scolastiche, attuando a tal fine anche
l’estensione ai circoli didattici, alle scuole medie, alle
scuole e agli istituti di istruzione secondaria, della
personalita’ giuridica degli istituti tecnici e
professionali e degli istituti d’arte ed ampliando
l’autonomia per tutte le tipologie degli istituti di
istruzione, anche in deroga alle norme vigenti in materia
di contabilita’ dello Stato. Le disposizioni del presente
articolo si applicano anche agli istituti educativi, tenuto
conto delle loro specificita’ ordinamentali.
2. Ai fini di quanto previsto nel comma 1, si provvede
con uno o piu’ regolamenti da adottare ai sensi dell’art.
17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, nel
termine di nove mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge, sulla base dei criteri generali e principi
direttivi contenuti nei commi 3, 4, 5, 7, 8, 9, 10 e 11 del
presente articolo. Sugli schemi di regolamento e’
acquisito, anche contemporaneamente al parere del Consiglio
di Stato, il parere delle competenti Commissioni
parlamentari. Decorsi sessanta giorni dalla richiesta di
parere alle Commissioni, i regolamenti possono essere
comunque emanati. Con i regolamenti predetti sono dettate
disposizioni per armonizzare le norme di cui all’art. 355
del testo unico approvato con decreto legislativo 16 aprile
1994, n. 297, con quelle della presente legge.
3. I requisiti dimensionali ottimali per l’attribuzione
della personalita’ giuridica e dell’autonomia alle
istituzioni scolastiche di cui al comma 1, anche tra loro
unificate nell’ottica di garantire agli utenti una piu’
agevole fruizione del servizio di istruzione, e le deroghe
dimensionali in relazione a particolari situazioni
territoriali o ambientali sono individuati in rapporto alle
esigenze e alla varieta’ delle situazioni locali e alla
tipologia dei settori di istruzione compresi
nell’istituzione scolastica. Le deroghe dimensionali
saranno automaticamente concesse nelle province il cui
territorio e’ per almeno un terzo montano, in cui le
condizioni di viabilita’ statale e provinciale siano
disagevoli e in cui vi sia una dispersione e rarefazione di
insediamenti abitativi.
4. La personalita’ giuridica e l’autonomia sono
attribuite alle istituzioni scolastiche di cui al comma 1 a
mano a mano che raggiungono i requisiti dimensionali di cui
al comma 3 attraverso piani di dimensionamento della rete
scolastica, e comunque non oltre il 31 dicembre 2000
contestualmente alla gestione di tutte le funzioni
amministrative che per loro natura possono essere
esercitate dalle istituzioni autonome. In ogni caso il
passaggio al nuovo regime di autonomia sara’ accompagnato
da apposite iniziative di formazione del personale, da una
analisi delle realta’ territoriali, sociali ed economiche
delle singole istituzioni scolastiche per l’adozione dei
conseguenti interventi perequativi e sara’ realizzato
secondo criteri di gradualita’ che valorizzino le capacita’
di iniziativa delle istituzioni stesse.
5. La dotazione finanziaria essenziale delle
istituzioni scolastiche gia’ in possesso di personalita’
giuridica e di quelle che l’acquistano ai sensi del comma 4
e’ costituita dall’assegnazione dello Stato per il
funzionamento amministrativo e didattico, che si suddivide
in assegnazione ordinaria e assegnazione perequativa. Tale
dotazione finanziaria e’ attribuita senza altro vincolo di
destinazione che quello dell’utilizzazione prioritaria per
lo svolgimento delle attivita’ di istruzione, di formazione
e di orientamento proprie di ciascuna tipologia e di
ciascun indirizzo di scuola. L’attribuzione senza vincoli
di destinazione comporta l’utilizzabilita’ della dotazione
finanziaria, indifferentemente, per spese in conto capitale
e di parte corrente, con possibilita’ di variare le
destinazioni in corso d’anno. Con decreto del Ministro
della pubblica istruzione, di concerto con il Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica,
sentito il parere delle commissioni parlamentari
competenti, sono individuati i parametri per la definizione
della dotazione finanziaria ordinaria delle scuole. Detta
dotazione ordinaria e’ stabilita in misura tale da
consentire l’acquisizione da parte delle istituzioni
scolastiche dei beni di consumo e strumentali necessari a
garantire l’efficacia del processo di
insegnamento-apprendimento nei vari gradi e tipologie
dell’istruzione. La stessa dotazione ordinaria, nella quale
possono confluire anche i finanziamenti attualmente
allocati in capitoli diversi da quelli intitolati al
funzionamento amministrativo e didattico, e’ spesa
obbligatoria ed e’ rivalutata annualmente sulla base del
tasso di inflazione programmata. In sede di prima
determinazione, la dotazione perequativa e’ costituita
dalle disponibilita’ finanziarie residue sui capitoli di
bilancio riferiti alle istituzioni scolastiche non
assorbite dalla dotazione ordinaria. La dotazione
perequativa e’ rideterminata annualmente sulla base del
tasso di inflazione programmata e di parametri
socio-economici e ambientali individuati di concerto dai
Ministri della pubblica istruzione e del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica, sentito il
parere delle commissioni parlamentari competenti.
6. Sono abrogate le disposizioni che prevedono
autorizzazioni preventive per l’accettazione di donazioni,
eredita’ e legati da parte delle istituzioni scolastiche,
ivi compresi gli istituti superiori di istruzione
artistica, delle fondazioni o altre istituzioni aventi
finalita’ di educazione o di assistenza scolastica. Sono
fatte salve le vigenti disposizioni di legge o di
regolamento in materia di avviso ai successibili. Sui
cespiti ereditari e su quelli ricevuti per donazione non
sono dovute le imposte in vigore per le successioni e le
donazioni.
7. Le istituzioni scolastiche che abbiano conseguito
personalita’ giuridica e autonomia ai sensi del comma 1 e
le istituzioni scolastiche gia’ dotate di personalita’ e
autonomia, previa realizzazione anche per queste ultime
delle operazioni di dimensionamento di cui al comma 4,
hanno autonomia organizzativa e didattica, nel rispetto
degli obiettivi del sistema nazionale di istruzione e degli
standard di livello nazionale.
8. L’autonomia organizzativa e’ finalizzata alla
realizzazione della flessibilita’, della diversificazione,
dell’efficienza e dell’efficacia del servizio scolastico,
alla integrazione e al miglior utilizzo delle risorse e
delle strutture, all’introduzione di tecnologie innovative
e al coordinamento con il contesto territoriale. Essa si
esplica liberamente, anche mediante superamento dei vincoli
in materia di unita’ oraria della lezione, dell’unitarieta’
del gruppo classe e delle modalita’ di organizzazione e
impiego dei docenti, secondo finalita’ di ottimizzazione
delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche, materiali e
temporali, fermi restando i giorni di attivita’ didattica
annuale previsti a livello nazionale, la distribuzione
dell’attivita’ didattica in non meno di cinque giorni
settimanali, il rispetto dei complessivi obblighi annuali
di servizio dei docenti previsti dai contratti collettivi
che possono essere assolti invece che in cinque giorni
settimanali anche sulla base di un’apposita programmazione
plurisettimanale.
9. L’autonomia didattica e’ finalizzata al
perseguimento degli obiettivi generali del sistema
nazionale di istruzione, nel rispetto della liberta’ di
insegnamento, della liberta’ di scelta educativa da parte
delle famiglie e del diritto ad apprendere. Essa si
sostanzia nella scelta libera e programmata di metodologie,
strumenti, organizzazione e tempi di insegnamento, da
adottare nel rispetto della possibile pluralita’ di opzioni
metodologiche, e in ogni iniziativa che sia espressione di
liberta’ progettuale, compresa l’eventuale offerta di
insegnamenti opzionali, facoltativi o aggiuntivi e nel
rispetto delle esigenze formative degli studenti. A tal
fine, sulla base di quanto disposto dall’art. 1, comma 71,
della legge 23 dicembre 1996, n. 662, sono definiti criteri
per la determinazione degli organici funzionali di
istituto, fermi restando il monte annuale orario
complessivo previsto per ciascun curriculum e quello
previsto per ciascuna delle discipline ed attivita’
indicate come fondamentali di ciascun tipo o indirizzo di
studi e l’obbligo di adottare procedure e strumenti di
verifica e valutazione della produttivita’ scolastica e del
raggiungimento degli obiettivi.
10. Nell’esercizio dell’autonomia organizzativa e
didattica le istituzioni scolastiche realizzano, sia
singolarmente che in forme consorziate, ampliamenti
dell’offerta formativa che prevedano anche percorsi
formativi per gli adulti, iniziative di prevenzione
dell’abbandono e della dispersione scolastica, iniziative
di utilizzazione delle strutture e delle tecnologie anche
in orari extrascolastici e a fini di raccordo con il mondo
del lavoro, iniziative di partecipazione a programmi
nazionali, regionali o comunitari e, nell’ambito di accordi
tra le regioni e l’amministrazione scolastica, percorsi
integrati tra diversi sistemi formativi. Le istituzioni
scolastiche autonome hanno anche autonomia di ricerca,
sperimentazione e sviluppo nei limiti del proficuo
esercizio dell’autonomia didattica e organizzativa. Gli
istituti regionali di ricerca, sperimentazione e
aggiornamento educativi, il Centro europeo dell’educazione,
la biblioteca di documentazione pedagogica e le scuole ed
istituti a carattere atipico di cui alla parte I, titolo
II, capo III, del testo unico approvato con decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297, sono riformati come
enti finalizzati al supporto dell’autonomia delle
istituzioni scolastiche autonome.
11. Con regolamento adottato ai sensi del comma 2 sono
altresi’ attribuite la personalita’ giuridica e l’autonomia
alle accademie di belle arti, agli istituti superiori per
le industrie artistiche, ai conservatori di musica, alle
accademie nazionali di arte drammatica e di danza, secondo
i principi contenuti nei commi 8, 9 e 10 e con gli
adattamenti resi necessari dalle specificita’ proprie di
tali istituzioni.
12. Le universita’ e le istituzioni scolastiche possono
stipulare convenzioni allo scopo di favorire attivita’ di
aggiornamento, di ricerca e di orientamento scolastico e
universitario.
13. Con effetto dalla data di entrata in vigore delle
norme regolamentari di cui ai commi 2 e 11 sono abrogate le
disposizioni vigenti con esse incompatibili, la cui
ricognizione e’ affidata ai regolamenti stessi. [Il Governo
e’ delegato ad aggiornare e coordinare, entro un anno dalla
data di entrata in vigore delle predette disposizioni
regolamentari, le norme del testo unico di cui al decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297, apportando tutte le
conseguenti e necessarie modifiche].
14. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione,
di concerto con il Ministro del tesoro, sono emanate le
istruzioni generali per l’autonoma allocazione delle
risorse, per la formazione dei bilanci, per la gestione
delle risorse ivi iscritte e per la scelta dell’affidamento
dei servizi di tesoreria o di cassa, nonche’ per le
modalita’ del riscontro delle gestioni delle istituzioni
scolastiche, anche in attuazione dei principi contenuti nei
regolamenti di cui al comma 2. E’ abrogato il comma 9
dell’art. 4 della legge 24 dicembre 1993, n. 537.
15. Entro il 30 giugno 1999 il Governo e’ delegato ad
emanare un decreto legislativo di riforma degli organi
collegiali della pubblica istruzione di livello nazionale e
periferico che tenga conto della specificita’ del settore
scolastico, valorizzando l’autonomo apporto delle diverse
componenti e delle minoranze linguistiche riconosciute,
nonche’ delle specifiche professionalita’ e competenze, nel
rispetto dei seguenti criteri:
a) armonizzazione della composizione,
dell’organizzazione e delle funzioni dei nuovi organi con
le competenze dell’amministrazione centrale e periferica
come ridefinita a norma degli articoli 12 e 13 nonche’ con
quelle delle istituzioni scolastiche autonome;
b) razionalizzazione degli organi a norma dell’art.
12, comma 1, lettera p);
c) eliminazione delle duplicazioni organizzative e
funzionali, secondo quanto previsto dall’art. 12, comma 1,
lettera g);
d) valorizzazione del collegamento con le comunita’
locali a norma dell’art. 12, comma 1, lettera i);
e) attuazione delle disposizioni di cui all’art. 59
del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e
successive modificazioni, nella salvaguardia del principio
della liberta’ di insegnamento.
16. Nel rispetto del principio della liberta’ di
insegnamento e in connessione con l’individuazione di nuove
figure professionali del personale docente, ferma restando
l’unicita’ della funzione, ai capi d’istituto e’ conferita
la qualifica dirigenziale contestualmente all’acquisto
della personalita’ giuridica e dell’autonomia da parte
delle singole istituzioni scolastiche. I contenuti e le
specificita’ della qualifica dirigenziale sono individuati
con decreto legislativo integrativo delle disposizioni del
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni, da emanare entro un anno dalla data di
entrata in vigore della presente legge, sulla base dei
seguenti criteri:
a) l’affidamento, nel rispetto delle competenze degli
organi collegiali scolastici, di autonomi compiti di
direzione, di coordinamento e valorizzazione delle risorse
umane, di gestione di risorse finanziarie e strumentali,
con connesse responsabilita’ in ordine ai risultati;
b) il raccordo tra i compiti previsti dalla lettera
a) e l’organizzazione e le attribuzioni
dell’amministrazione scolastica periferica, come ridefinite
ai sensi dell’art. 13, comma 1;
c) la revisione del sistema di reclutamento,
riservato al personale docente con adeguata anzianita’ di
servizio, in armonia con le modalita’ previste dall’art. 28
del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29;
d) l’attribuzione della dirigenza ai capi d’istituto
attualmente in servizio, assegnati ad una istituzione
scolastica autonoma, che frequentino un apposito corso di
formazione.
17. Il rapporto di lavoro dei dirigenti scolastici
sara’ disciplinato in sede di contrattazione collettiva del
comparto scuola, articolato in autonome aree.
18. Nell’emanazione del regolamento di cui all’art. 13
la riforma degli uffici periferici del Ministero della
pubblica istruzione e’ realizzata armonizzando e
coordinando i compiti e le funzioni amministrative
attribuiti alle regioni ed agli enti locali anche in
materia di programmazione e riorganizzazione della rete
scolastica.
19. Il Ministro della pubblica istruzione presenta ogni
quattro anni al Parlamento, a decorrere dall’inizio
dell’attuazione dell’autonomia prevista nel presente
articolo, una relazione sui risultati conseguiti, anche al
fine di apportare eventuali modifiche normative che si
rendano necessarie.
20. Le regioni a statuto speciale e le province
autonome di Trento e di Bolzano disciplinano con propria
legge la materia di cui al presente articolo nel rispetto e
nei limiti dei propri statuti e delle relative norme di
attuazione.
20-bis. Con la stessa legge regionale di cui al comma
20 la regione Valle d’Aosta stabilisce tipologia, modalita’
di svolgimento e di certificazione di una quarta prova
scritta di lingua francese, in aggiunta alle altre prove
scritte previste dalla legge 10 dicembre 1997, n. 425. Le
modalita’ e i criteri di valutazione delle prove d’esame
sono definiti nell’ambito dell’apposito regolamento
attuativo, d’intesa con la regione Valle d’Aosta. E’
abrogato il comma 5 dell’art. 3 della legge 10 dicembre
1997, n. 425.
– Il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo
1999, n. 275 reca: «Regolamento recante norme in materia di
autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art.
21 della legge 15 marzo 1997, n. 59».
– Si riporta il testo dell’art. 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione ed
ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le
materie ed i compiti di interesse comune delle regioni,
delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-citta’
ed autonomie locali):
«Art. 8 (Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e
Conferenza unificata). – 1. La Conferenza Stato-citta’ ed
autonomie locali e’ unificata per le materie ed i compiti
di interesse comune delle regioni, delle province, dei
comuni e delle comunita’ montane, con la Conferenza
Stato-regioni.
2. La Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e’
presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, per
sua delega, dal Ministro dell’interno o dal Ministro per
gli affari regionali; ne fanno parte altresi’ il Ministro
del tesoro e del bilancio e della programmazione economica,
il Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici,
il Ministro della sanita’, il presidente dell’Associazione
nazionale dei comuni d’Italia – ANCI, il presidente
dell’Unione province d’Italia – UPI ed il presidente
dell’Unione nazionale comuni, comunita’ ed enti montani –
UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici sindaci designati
dall’ANCI e sei presidenti di provincia designati dall’UPI.
Dei quattordici sindaci designati dall’ANCI cinque
rappresentano le citta’ individuate dall’art. 17 della
legge 8 giugno 1990, n. 142. Alle riunioni possono essere
invitati altri membri del Governo, nonche’ rappresentanti
di amministrazioni statali, locali o di enti pubblici.
3. La Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e’
convocata almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i casi
il presidente ne ravvisi la necessita’ o qualora ne faccia
richiesta il presidente dell’ANCI, dell’UPI o dell’UNCEM.
4. La Conferenza unificata di cui al comma 1 e’
convocata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Le
sedute sono presiedute dal Presidente del Consiglio dei
Ministri o, su sua delega, dal Ministro per gli affari
regionali o, se tale incarico non e’ conferito, dal
Ministro dell’interno.».

Nota all’art. 1:
– Si riporta il testo dell’art. 1 e del comma 8
dell’art. 7 della legge 28 marzo 2003, n. 53 (Delega al
Governo per la definizione delle norme generali
sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni
in materia di istruzione e formazione professionale):
«Art. 1 (Delega in materia di norme generali
sull’istruzione e di livelli essenziali delle prestazioni
in materia di istruzione e di formazione
professionale). – 1. Al fine di favorire la crescita e la
valorizzazione della persona umana, nel rispetto dei ritmi
dell’eta’ evolutiva, delle differenze e dell’identita’ di
ciascuno e delle scelte educative della famiglia, nel
quadro della cooperazione tra scuola e genitori, in
coerenza con il principio di autonomia delle istituzioni
scolastiche e secondo i principi sanciti dalla
Costituzione, il Governo e’ delegato ad adottare, entro
ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge, nel rispetto delle competenze
costituzionali delle regioni e di comuni e province, in
relazione alle competenze conferite ai diversi soggetti
istituzionali, e dell’autonomia delle istituzioni
scolastiche, uno o piu’ decreti legislativi per la
definizione delle norme generali sull’istruzione e dei
livelli essenziali delle prestazioni in materia di
istruzione e di istruzione e formazione professionale.
2. Fatto salvo quanto specificamente previsto dall’art.
4, i decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su
proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e
delle finanze, con il Ministro per la funzione pubblica e
con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali,
sentita la Conferenza unificata di cui all’art. 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e previo parere
delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e
del Senato della Repubblica da rendere entro sessanta
giorni dalla data di trasmissione dei relativi schemi;
decorso tale termine, i decreti legislativi possono essere
comunque adottati. I decreti legislativi in materia di
istruzione e formazione professionale sono adottati previa
intesa con la Conferenza unificata di cui al citato decreto
legislativo n. 281 del 1997.
3. Per la realizzazione delle finalita’ della presente
legge, il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca predispone, entro novanta giorni dalla data
di entrata in vigore della legge medesima, un piano
programmatico di interventi finanziari, da sottoporre
all’approvazione del Consiglio dei Ministri, previa intesa
con la Conferenza unificata di cui al citato decreto
legislativo n. 281 del 1997, a sostegno:
a) della riforma degli ordinamenti e degli interventi
connessi con la loro attuazione e con lo sviluppo e la
valorizzazione dell’autonomia delle istituzioni
scolastiche;
b) dell’istituzione del Servizio nazionale di
valutazione del sistema scolastico;
c) dello sviluppo delle tecnologie multimediali e
della alfabetizzazione nelle tecnologie informatiche, nel
pieno rispetto del principio di pluralismo delle soluzioni
informatiche offerte dall’informazione tecnologica, al fine
di incoraggiare e sviluppare le doti creative e
collaborative degli studenti;
d) dello sviluppo dell’attivita’ motoria e delle
competenze ludico-sportive degli studenti;
e) della valorizzazione professionale del personale
docente;
f) delle iniziative di formazione iniziale e continua
del personale;
g) del concorso al rimborso delle spese di
autoaggiornamento sostenute dai docenti;
h) della valorizzazione professionale del personale
amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA);
i) degli interventi di orientamento contro la
dispersione scolastica e per assicurare la realizzazione
del diritto-dovere di istruzione e formazione;
l) degli interventi per lo sviluppo dell’istruzione e
formazione tecnica superiore e per l’educazione degli
adulti;
m) degli interventi di adeguamento delle strutture di
edilizia scolastica.
4. Ulteriori disposizioni, correttive e integrative dei
decreti legislativi di cui al presente articolo e all’art.
4, possono essere adottate, con il rispetto dei medesimi
criteri e principi direttivi e con le stesse procedure,
entro diciotto mesi dalla data della loro entrata in
vigore.».
«8. I decreti legislativi di cui al comma 7 la cui
attuazione determini nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica sono emanati solo successivamente all’entrata in
vigore di provvedimenti legislativi che stanzino le
occorrenti risorse finanziarie.».

Art. 2.
Accesso alla scuola dell’infanzia

1. Alla scuola dell’infanzia possono essere iscritti le bambine e i
bambini che compiono i tre anni di eta’ entro il 30 aprile dell’anno
scolastico di riferimento.

Art. 3.
Attivita’ educative

1. L’orario annuale delle attivita’ educative per la scuola
dell’infanzia, comprensivo della quota riservata alle regioni, alle
istituzioni scolastiche autonome e all’insegnamento della religione
cattolica in conformita’ all’Accordo che apporta modifiche al
Concordato lateranense e relativo Protocollo addizionale, reso
esecutivo con legge 25 marzo 1985, n. 121, ed alle conseguenti
intese, si diversifica da un minimo di 875 ad un massimo di 1700 ore,
a seconda dei progetti educativi delle singole scuole dell’infanzia,
tenuto conto delle richieste delle famiglie.
2. Al fine del conseguimento degli obiettivi formativi, i docenti
curano la personalizzazione delle attivita’ educative, attraverso la
relazione con la famiglia in continuita’ con il primario contesto
affettivo e di vita delle bambine e dei bambini. Nell’esercizio
dell’autonomia delle istituzioni scolastiche sotto attuate opportune
forme di coordinamento didattico, anche per assicurare il raccordo in
continuita’ con il complesso dei servizi all’infanzia e con la scuola
primaria.
3. Allo scopo di garantire le attivita’ educative di cui ai commi 1
e 2 e’ costituito l’organico di istituto.
4. La scuola dell’infanzia cura la documentazione relativa al
processo educativo ed in particolare all’autonomia personale delle
bambine e dei bambini, con la collaborazione delle famiglie.

Nota all’art. 3:
– La legge 25 marzo 1985, n. 121, reca: «Ratifica ed
esecuzione dell’accordo, con protocollo addizionale,
firmato a Roma il 18 febbraio 1984 che apporta
modificazioni al Concordato lateranense dell’11 febbraio
1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede.».

Capo II
Primo ciclo di istruzione
Art. 4.
Articolazione del ciclo e periodi

1. Il primo ciclo d’istruzione e’ costituito dalla scuola primaria
e dalla scuola secondaria di primo grado, ciascuna caratterizzata
dalla sua specificita’. Esso ha la durata di otto anni e costituisce
il primo segmento in cui si realizza il diritto-dovere all’istruzione
e formazione.
2. La scuola primaria, della durata di cinque anni, e’ articolata
in un primo anno, raccordato con la scuola dell’infanzia e teso al
raggiungimento delle strumentalita’ di base, e in due periodi
didattici biennali.
3. La scuola secondaria di primo grado, della durata di tre anni,
si articola in un periodo didattico biennale e in un terzo anno, che
completa prioritariamente il percorso disciplinare ed assicura
l’orientamento ed il raccordo con il secondo ciclo.
4. Il passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria di
primo grado avviene a seguito di valutazione positiva al termine del
secondo periodo didattico biennale.
5. Il primo ciclo di istruzione ha configurazione autonoma rispetto
al secondo ciclo di istruzione e si conclude con l’esame di Stato.
6. Le scuole statali appartenenti al primo ciclo possono essere
aggregate tra loro in istituti comprensivi anche comprendenti le
scuole dell’infanzia esistenti sullo stesso territorio.

Capo III
La scuola primaria
Art. 5.
Finalita’

1. La scuola primaria, accogliendo e valorizzando le diversita’
individuali, ivi comprese quelle derivanti dalle disabilita’,
promuove, nel rispetto delle diversita’ individuali, lo sviluppo
della personalita’, ed ha il fine di far acquisire e sviluppare le
conoscenze e le abilita’ di base, ivi comprese quelle relative
all’alfabetizzazione informatica, fino alle prime sistemazioni
logico-critiche, di fare apprendere i mezzi espressivi, la lingua
italiana e l’alfabetizzazione nella lingua inglese, di porre le basi
per l’utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del
mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi, di valorizzare
le capacita’ relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo,
di educare ai principi fondamehtali della convivenza civile.

Art. 6.
Iscrizioni

1. Sono iscritti al primo anno della scuola primaria le bambine e i
bambini che compiono i sei anni di eta’ entro il 31 agosto dell’anno
di riferimento.
2. Possono essere iscritti al primo anno della scuola primaria
anche le bambine e i bambini che compiono i sei anni di eta’ entro il
30 aprile dell’anno scolastico di riferimento.

Art. 7.
Attivita’ educative e didattiche

1. Al fine di garantire l’esercizio del diritto-dovere di cui
all’articolo 4, comma 1, l’orario annuale delle lezioni nella scuola
primaria, comprensivo della quota riservata alle regioni, alle
istituzioni scolastiche autonome e all’insegnamento della religione
cattolica in conformita’ alle norme concordatarie di cui
all’articolo 3, comma 1, ed alle conseguenti intese, e’ di 891 ore,
oltre a quanto previsto al comma 2.
2. Le istituzioni scolastiche, al fine di realizzare la
personalizzazione del piano di studi, organizzano, nell’ambito del
piano dell’offerta formativa, tenendo conto delle prevalenti
richieste delle famiglie, attivita’ e insegnamenti, coerenti con il
profilo educativo, per ulteriori 99 ore annue, la cui scelta e’
facoltativa e opzionale per gli allievi e la cui frequenza e’
gratuita. Gli allievi sono tenuti alla frequenza delle attivita’
facoltative per le quali le rispettive famiglie hanno esercitato
l’opzione. Le predette richieste sono formulate all’atto
dell’iscrizione. Al fine di ampliare e razionalizzare la scelta delle
famiglie, le istituzioni scolastiche possono, nella loro autonomia,
organizzarsi anche in rete.
3. L’orario di cui ai commi 1 e 2 non comprende il tempo
eventualmente dedicato alla mensa.
4. Allo scopo di garantire le attivita’ educative e didattiche, di
cui ai commi 1 e 2, nonche’ l’assistenza educativa da parte del
personale docente nel tempo eventualmente dedicato alla mensa e al
dopo mensa fino ad un massimo di 330 ore annue, fermo restando il
limite del numero complessivo dei posti di cui all’articolo 15, e’
costituito l’organico di istituto. Per lo svolgimento delle attivita’
e degli insegnamenti di cui al comma 2, ove essi richiedano una
specifica professionalita’ non riconducibile al profilo professionale
dei docenti della scuola primaria, le istituzioni scolastiche
stipulano, nei limiti delle risorse iscritte nei loro bilanci,
contratti di prestazione d’opera con esperti, in possesso di titoli
definiti con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, di concerto con il Ministro per la funzione pubblica.
5. L’organizzazione delle attivita’ educative e didattiche rientra
nell’autonomia e nella responsabilita’ delle istituzioni scolastiche,
fermo restando che il perseguimento delle finalita’ di cui
all’articolo 5, assicurato dalla personalizzazione dei piani di
studio, e’ affidato ai docenti responsabili delle attivita’ educative
e didattiche, previste dai medesimi piani di studio. A tale fine
concorre prioritariamente, fatta salva la contitolarita’ didattica
dei docenti, per l’intera durata del corso, il docente in possesso di
specifica formazione che, in costante rapporto con le famiglie e con
il territorio, svolge funzioni di orientamento in ordine alla scelta
delle attivita’ di cui al comma 2, di tutorato degli allievi, di
coordinamento delle attivita’ educative e didattiche, di cura delle
relazioni con le famiglie e di cura della documentazione del percorso
formativo compiuto dall’allievo, con l’apporto degli altri docenti.
6. Il docente, al quale sono affidati i compiti previsti dal comma
5, assicura, nei primi tre anni della scuola primaria, un’attivita’
di insegnamento agli alunni non inferiore alle 18 ore settimanali.
7. Il dirigente scolastico, sulla base di quanto stabilito dal
piano dell’offerta formativa e di criteri generali definiti dal
collegio dei docenti e dal consiglio di circolo o di istituto,
dispone l’assegnazione dei docenti alle classi avendo cura di
garantire le condizioni per la continuita’ didattica, nonche’ la
migliore utilizzazione delle competenze e delle esperienze
professionali, fermo restando quanto previsto dal comma 6.
8. Le istituzioni scolastiche definiscono le modalita’ di
svolgimento dell’orario delle attivita’ didattiche sulla base del
piano dell’offerta formativa, delle disponibilita’ strutturali e dei
servizi funzionanti, fatta salva comunque la qualita’
dell’insegnamento-apprendimento.
9. Nell’organizzazione dell’orario settimanale i criteri della
programmazione delle attivita’ educative devono rispettare una
equilibrata ripartizione dell’orario quotidiano tra le attivita’
obbligatorie e quelle opzionali facoltative.

Art. 8.
La valutazione nella scuola primaria

1. La valutazione, periodica e annuale, degli apprendimenti e del
comportamento degli alunni e la certificazione delle competenze da
essi acquisite, sono affidate ai docenti responsabili delle attivita’
educative e didattiche previste dai piani di studio personalizzati;
agli stessi e’ affidata la valutazione dei periodi didattici ai fini
del passaggio al periodo successivo.
2. I medesimi docenti, con decisione assunta all’unanimita’,
possono non ammettere l’alunno alla classe successiva, all’interno
del periodo biennale, in casi eccezionali e comprovati da specifica
motivazione.
3. Il miglioramento dei processi di apprendimento e della relativa
valutazione, nonche’ la continuita’ didattica, sono assicurati anche
attraverso la permanenza dei docenti nella sede di titolarita’ almeno
per il tempo corrispondente al periodo didattico.
4. Gli alunni provenienti da scuola privata o familiare sono
ammessi a sostenere esami di idoneita’ per la frequenza delle classi
seconda, terza, quarta e quinta. La sessione di esami e’ unica. Per i
candidati assenti per gravi e comprovati motivi sono ammesse prove
suppletive che devono concludersi prima dell’inizio delle lezioni
dell’anno scolastico successivo.

Capo IV
Scuola secondaria di primo grado
Art. 9.
Finalita’ della scuola secondaria di primo grado

1. La scuola secondaria di primo grado, attraverso le discipline di
studio, e’ finalizzata alla crescita delle capacita’ autonome di
studio e al rafforzamento delle attitudini all’interazione sociale;
organizza ed accresce, anche attraverso l’alfabetizzazione e
l’approfondimento nelle tecnologie informatiche, le conoscenze e le
abilita’, anche in relazione alla tradizione culturale e alla
evoluzione sociale, culturale e scientifica della realta’
contemporanea; e’ caratterizzata dalla diversificazione didattica e
metodologica in relazione allo sviluppo della personalita’
dell’allievo; cura la dimensione sistematica delle discipline;
sviluppa progressivamente le competenze e le capacita’ di scelta
corrispondenti alle attitudini e vocazioni degli allievi; fornisce
strumenti adeguati alla prosecuzione delle attivita’ di istruzione e
di formazione; introduce lo studio di una seconda lingua dell’Unione
europea; aiuta ad orientarsi per la successiva scelta di istruzione e
formazione.

Art. 10.
Attivita’ educative e didattiche

1. Al fine di garantire l’esercizio del diritto-dovere di cui
all’articolo 4, comma 1, l’orario annuale delle lezioni nella scuola
secondaria di primo grado, comprensivo della quota riservata alle
regioni, alle istituzioni scolastiche autonome e all’insegnamento
della religione cattolica in conformita’ alle norme concordatarie, di
cui all’articolo 3, comma 1, ed alle conseguenti intese, e’ di 891
ore, oltre a quanto previsto al comma 2.
2. Le istituzioni scolastiche, al fine di realizzare la
personalizzazione del piano di studi, organizzano, nell’ambito del
piano dell’offerta formativa, tenendo conto delle prevalenti
richieste delle famiglie, attivita’ e insegnamenti, coerenti con il
profilo educativo, e con la prosecuzione degli studi del secondo
ciclo, per ulteriori 198 ore annue, la cui scelta e’ facoltativa e
opzionale per gli allievi e la cui frequenza e’ gratuita. Gli allievi
sono tenuti alla frequenza delle attivita’ facoltative per le quali
le rispettive famiglie hanno esercitato l’opzione. Le predette
richieste sono formulate all’atto dell’iscrizione. Al fine di
ampliare e razionalizzare la scelta delle famiglie, le istituzioni
scolastiche possono, nella loro autonomia, organizzarsi anche in
rete.
3. L’orario di cui ai commi 1 e 2 non comprende il tempo
eventualmente dedicato alla mensa.
4. Allo scopo di garantire le attivita’ educative e didattiche, di
cui ai commi 1 e 2, nonche’ l’assistenza educativa da parte del
personale docente nel tempo eventualmente dedicato alla mensa e al
dopo mensa fino ad un massimo di 231 ore annue, fermo restando il
limite del numero complessivo dei posti di cui all’articolo 15, e’
costituito l’organico di istituto. Per lo svolgimento delle attivita’
e degli insegnamenti di cui al comma 2, ove essi richiedano una
specifica professionalita’ non riconducibile agli ambiti disciplinari
per i quali e’ prevista l’abilitazione all’insegnamento, le
istituzioni scolastiche stipulano, nei limiti delle risorse iscritte
nei loro bilanci, contratti di prestazione d’opera con esperti, in
possesso di titoli definiti con decreto del Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il Ministro per la
funzione pubblica.
5. L’organizzazione delle attivita’ educative e didattiche rientra
nell’autonomia e nella responsabilita’ delle istituzioni scolastiche,
fermo restando che il perseguimento delle finalita’ di cui
all’articolo 9 e’ affidato, anche attraverso la personalizzatone dei
piani di studio, ai docenti responsabili degli insegnamenti e delle
attivita’ educative e didattiche previste dai medesimi piani di
studio. A tale fine concorre prioritariamente, per l’intera durata
del corso, il docente in possesso di specifica formazione che, in
costante rapporto con le famiglie e con il territorio, svolge
funzioni di orientamento nella scelta delle attivita’ di cui al comma
2, di tutorato degli alunni, di coordinamento delle attivita’
educative e didattiche, di cura delle relazioni con le famiglie e di
cura della documentazione del percorso formativo compiuto
dall’allievo, con l’apporto degli altri docenti.

Art. 11.
Valutazione, scrutini ed esami

1. Ai fini della validita’ dell’anno, per la valutazione degli
allievi e’ richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario
annuale personalizzato di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 10. Per
casi eccezionali, le istituzioni scolastiche possono autonomamente
stabilire motivate deroghe al suddetto limite.
2. La valutazione, periodica e annuale, degli apprendimenti e del
comportamento degli allievi e la certificazione delle competenze da
essi acquisite sono affidate ai docenti responsabili degli
insegnamenti e delle attivita’ educative e didattiche previsti dai
piani di studio personalizzati. Sulla base degli esiti della
valutazione periodica, le istituzioni scolastiche predispongono gli
interventi educativi e didattici, ritenuti necessari al recupero e
allo sviluppo degli apprendimenti.
3. I docenti effettuano la valutazione biennale ai fini del
passaggio al terzo anno, avendo cura di accertare il raggiungimento
di tutti gli obiettivi formativi del biennio, valutando altresi’ il
comportamento degli alunni. Gli stessi, in casi motivati, possono non
ammettere l’allievo alla classe successiva all’interno del periodo
biennale.
4. Il terzo anno della scuola secondaria di primo grado si conclude
con un esame di Stato.
5. Alle classi seconda e terza si accede anche per esame di
idoneita’, al quale sono ammessi i candidati privatisti che abbiano
compiuto o compiano entro il 30 aprile dell’anno scolastico di
riferimento, rispettivamente, l’undicesimo e il dodicesimo anno di
eta’ e che siano in possesso del titolo di ammissione alla prima
classe della scuola secondaria di primo grado, nonche’ i candidati
che abbiano conseguito il predetto titolo, rispettivamente, da almeno
uno o due anni.
6. All’esame di Stato di cui al comma 4 sono ammessi anche i
candidati privatisti che abbiano compiuto, entro il 30 aprile
dell’anno scolastico di riferimento, il tredicesimo anno di eta’ e
che siano in possesso del titolo di ammissione alla prima classe
della scuola secondaria di primo grado. Sono inoltre ammessi i
candidati che abbiano conseguito il predetto titolo da almeno un
triennio e i candidati che nell’anno in corso compiano ventitre anni
di eta’.
7. Il miglioramento dei processi di apprendimento e della relativa
valutazione, nonche’ la continuita’ didattica, sono assicurati anche
attraverso la permanenza dei docenti nella sede di titolarita’,
almeno per il tempo corrispondente al periodo didattico.

Capo V
Norme finali e transitorie
Art. 12.
Scuola dell’infanzia

1. Nell’anno scolastico 2003-2004 possono essere iscritti alla
scuola dell’infanzia, in forma di sperimentazione, volta anche alla
definizione delle esigenze di nuove professionalita’ e modalita’
organizzative, le bambine e i bambini che compiono i tre anni di eta’
entro il 28 febbraio 2004, compatibilmente con la disponibilita’ dei
posti, la recettivita’ delle strutture, la funzionalita’ dei servizi
e delle risorse finanziarie dei comuni, secondo gli obblighi
conferiti dall’ordinamento e nel rispetto dei limiti posti alla
finanza comunale dal patto di stabilita’. Dovra’ essere favorita
omogeneita’ di distribuzione, sul territorio nazionale, dei livelli
di servizio, senza penalizzare o limitare le opportunita’ esistenti.
Alle stesse condizioni e modalita’, per gli anni scolastici
successivi puo’ essere consentita un’ulteriore, graduale
anticipazione, fino al limite temporale di cui all’articolo 2. Il
Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca provvede,
con proprio decreto, sentita l’Associazione nazionale dei comuni
d’Italia (ANCI), salvo quanto previsto all’articolo 7, comma 4, della
legge 28 marzo 2003, n. 53, a modulare le anticipazioni, garantendo
comunque il rispetto del limite di spesa di cui all’articolo 18.
2. Al fine di armonizzare il passaggio al nuovo ordinamento, fino
all’emanazione del relativo regolamento governativo, si adotta in via
transitoria l’assetto pedagogico, didattico ed organizzativo
individuato nell’allegato A.

Nota all’art. 12:
– Si riporta il testo del comma 4 dell’art. 7 della
citata legge 28 marzo 2003, n. 53:
«4. Per gli anni scolastici 2003-2004, 2004-2005 e
2005-2006 possono iscriversi, secondo criteri di
gradualita’ e in forma di sperimentazione, compatibilmente
con la disponibilita’ dei posti e delle risorse finanziarie
dei comuni, secondo gli obblighi conferiti dall’ordinamento
e nel rispetto dei limiti posti alla finanza comunale dal
patto di stabilita’, al primo anno della scuola
dell’infanzia i bambini e le bambine che compiono i tre
anni di eta’ entro il 28 febbraio 2004, ovvero entro date
ulteriormente anticipate, fino alla data del 30 aprile di
cui all’art. 2, comma 1, lettera e). Per l’anno scolastico
2003-2004 possono iscriversi al primo anno della scuola
primaria, nei limiti delle risorse finanziarie di cui al
comma 5, i bambini e le bambine che compiono i sei anni di
eta’ entro il 28 febbraio 2004.».

Art. 13.
Scuola primaria

1. Nell’anno scolastico 2003-2004 possono essere iscritti alla
scuola primaria le bambine e i bambini che compiono i sei anni di
eta’ entro il 28 febbraio 2004.
Per gli anni scolastici successivi puo’ essere consentita, con
decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca, un’ulteriore anticipazione delle iscrizioni, fino al limite
temporale previsto dall’articolo 6, comma 2.
2. Per l’attuazione delle disposizioni del presente decreto sono
avviate, dall’anno scolastico 2003-2004, la prima e la seconda classe
della scuola primaria e, a decorrere dall’anno scolastico 2004-2005,
la terza, la quarta e la quinta classe.
3. Al fine di armonizzare il passaggio al nuovo ordinamento,
l’avvio del primo ciclo di istruzione ha carattere di gradualita’.
Fino all’emanazione del relativo regolamento governativo, si adotta,
in via transitoria, l’assetto pedagogico, didattico e organizzativo
individuato nell’allegato B, facendo riferimento al profilo
educativo, culturale e professionale individuato nell’allegato D.

Art. 14.
Scuola secondaria di primo grado

1. A decorrere dall’anno scolastico 2004-2005 e’ avviata la prima
classe del biennio della scuola secondaria di primo grado; saranno
successivamente avviate, dall’anno scolastico 2005-2006, la seconda
classe del predetto biennio e, dall’anno scolastico 2006-2007, la
terza classe di completamento del ciclo.
2. Fino all’emanazione del relativo regolamento governativo, si
adotta, in via transitoria, l’assetto pedagogico, didattico e
organizzativo individuato nell’allegato C, facendo riferimento al
profilo educativo culturale e professionale individuato nell’allegato
D.
3. Al fine di assicurare il passaggio graduale al nuovo ordinamento
per l’anno scolastico 2004-2005, e fino alla messa a regime della
scuola secondaria di primo grado, l’assetto organico delle scuole
secondarie di primo grado, come definito dall’articolo 10, comma 4,
viene confermato secondo i criteri fissati nel decreto del Presidente
della Repubblica 14 maggio 1982, n. 782.
4. In attesa dell’emanazione del regolamento governativo di cui al
comma 2, le istituzioni scolastiche, nell’esercizio della propria
autonomia didattica ed organizzativa, provvedono ad adeguare la
configurazione oraria delle cattedre e dei posti di insegnamento ai
nuovi piani di studio allegati al presente decreto.
5. Ai fini dell’espletamento dell’orario di servizio obbligatorio,
il personale docente interessato ad una diminuzione del suo attuale
orario di cattedra viene utilizzato per le finalita’ e per le
attivita’ educative e didattiche individuate, rispettivamente,
dall’articolo 9 e dall’articolo 10.
6. Entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente
decreto legislativo, sono ridefinite le classi di abilitazione
all’insegnamento, in coerenza con i nuovi piani di studio della
scuola secondaria di primo grado.

Nota all’art. 14:
– Il decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio
1982, n. 782, reca: «Modificazioni al decreto del
Presidente della Repubblica 15 novembre 1963, n. 2063,
sulla costituzione delle cattedre della scuola media.».

Art. 15.
Attivita’ di tempo pieno e di tempo prolungato

1. Al fine di realizzare le attivita’ educative di cui
all’articolo 7, commi 1, 2 e 3, e all’articolo 10, commi 1, 2 e 3, e’
confermato in via di prima applicazione, per l’anno scolastico
2004-2005, il numero dei posti attivati complessivamente a livello
nazionale per l’anno scolastico 2003-2004 per le attivita’ di tempo
pieno e di tempo prolungato ai sensi delle norme previgenti. Per gli
anni successivi, ulteriori incrementi di posti, per le stesse
finalita’, possono essere attivati nell’ambito della consistenza
dell’organico complessivo del personale docente dei corrispondenti
ordini di scuola determinata con il decreto del Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze, di cui all’articolo 22, comma
2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448.

Nota all’art. 15:
– Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 22 della
legge 28 dicembre 2001, n. 448:
«2. Il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca definisce con proprio decreto, emanato di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, i
parametri per l’attuazione di quanto previsto nel comma 1 e
provvede alla determinazione della consistenza complessiva
degli organici del personale docente ed alla sua
ripartizione su base regionale.».

Art. 16.
Frequenza del primo ciclo dell’istruzione

1. Restano in vigore, in attesa dell’emanazione del decreto
legislativo con il quale sara’ ridefinito ed ampliato, ai sensi
dell’articolo 2, comma 1, lettera c), della legge 28 marzo 2003, n.
53, l’obbligo di istruzione di cui all’articolo 34 della
Costituzione, le sanzioni previste dalle vigenti disposizioni per il
caso di mancata frequenza del primo ciclo dell’istruzione.

Note all’art. 16:
– Si riporta il testo del comma 1, lettera c),
dell’art. 2 della citata legge 28 marzo 2003, n. 53:
«Art. 2 (Sistema educativo di istruzione e di
formazione). 1. I decreti di cui all’art. 1 definiscono il
sistema educativo di istruzione e di formazione, con
l’osservanza dei seguenti principi e criteri direttivi:
a)-b) (omissis);
c) e’ assicurato a tutti il diritto all’istruzione e
alla formazione per almeno dodici anni o, comunque, sino al
conseguimento di una qualifica entro il diciottesimo anno
di eta’; l’attuazione di tale diritto si realizza nel
sistema di istruzione e in quello di istruzione e
formazione professionale, secondo livelli essenziali di
prestazione definiti su base nazionale a norma dell’art.
117, secondo comma, lettera m), della Costituzione e
mediante regolamenti emanati ai sensi dell’art. 17, comma
2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e garantendo,
attraverso adeguati interventi, l’integrazione delle
persone in situazione di handicap a norma della legge
5 febbraio 1992, n. 104. La fruizione dell’offerta di
istruzione e formazione costituisce un dovere
legislativamente sanzionato; nei termini anzidetti di
diritto all’istruzione e formazione e di correlativo dovere
viene ridefinito ed ampliato l’obbligo scolastico di cui
all’art. 34 della Costituzione, nonche’ l’obbligo formativo
introdotto dall’art. 68 della legge 17 maggio 1999, n. 144,
e successive modificazioni. L’attuazione graduale del
diritto-dovere predetto e’ rimessa ai decreti legislativi
di cui all’art. 1, commi 1 e 2, della presente legge
correlativamente agli interventi finanziari previsti a tale
fine dal piano programmatico di cui all’art. 1, comma 3,
adottato previa intesa con la Conferenza unificata di cui
all’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,
e coerentemente con i finanziamenti disposti a norma
dell’art. 7, comma 6, della presente legge;».
– Si riporta il testo dell’art. 34 della Costituzione:
«Art. 34. La scuola e’ aperta a tutti.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni,
e’ obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno
diritto di raggiungere i gradi piu’ alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse
di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che
devono essere attribuite per concorso.».

Art. 17.
Disposizioni particolari per le regioni a statuto speciale e per le
province autonome di Trento e di Bolzano

1. Sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale
e delle province autonome di Trento e di Bolzano in conformita’ ai
rispettivi statuti e relative norme di attuazione, nonche’ alla legge
costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.
2. Fermo restando quanto stabilito dal comma 1, nel territorio
della provincia di Trento, il presente decreto si applica
compatibilmente con quanto stabilito dall’intesa tra il Ministero
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca e la provincia
autonoma di Trento, sottoscritta il 12 giugno 2002, come integrata il
29 luglio 2003; in particolare sono fatte salve, per i tre anni
scolastici successivi alla data di entrata in vigore del presente
decreto, le iniziative finalizzate all’innovazione, relative al primo
ciclo dell’istruzione avviate sulla base della predetta intesa a
decorrere dal 1° settembre 2003.

Nota all’art. 17:
– La legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, reca:
«Modifiche al titolo V della parte seconda della
Costituzione».

Art. 18.
Norma finanziaria

1. Agli oneri derivanti dall’attuazione dell’articolo 6, comma 2,
dell’articolo 12, comma 1, e dell’articolo 13, comma 1, limitatamente
alla scuola dell’infanzia statale e alla scuola primaria statale,
determinati nella misura massima di 12.731 migliaia di euro per
l’anno 2003, 45.829 migliaia di euro per l’anno 2004 e 66.198
migliaia di euro a decorrere dall’anno 2005, si provvede con i fondi
previsti allo scopo dall’articolo 7, comma 5, della legge 28 marzo
2003, n. 53.

Nota all’art. 18:
– Si riporta il testo del comma 5 dell’art. 7 della
legge 28 marzo 2003, n. 53:
«5. Agli oneri derivanti dall’attuazione dell’art. 2,
comma 1, lettera f), e dal comma 4 del presente articolo,
limitatamente alla scuola dell’infanzia statale e alla
scuola primaria statale, determinati nella misura massima
di 12.731 migliaia di euro per l’anno 2003, 45.829 migliaia
di euro per l’anno 2004 e 66.198 migliaia di euro a
decorrere dall’anno 2005, si provvede mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai
fini del bilancio triennale 2003-2005, nell’ambito
dell’unita’ previsionale di base di parte corrente «Fondo
speciale» dello stato di previsione del Ministero
dell’economia e delle finanze per l’anno 2003, allo scopo
parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al
Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca. Il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca provvede a modulare le anticipazioni, anche
fino alla data del 30 aprile di cui all’art. 2, comma 1,
lettera f), garantendo comunque il rispetto del predetto
limite di spesa.

Art. 19.
Norme finali e abrogazioni

1. Sono fatti salvi gli interventi previsti, per gli alunni in
situazione di handicap, dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104.
2. Le espressioni «scuola materna», «scuola elementare» e «scuola
media» contenute nelle disposizioni vigenti si intendono sostituite,
rispettivamente, dalle espressioni «scuola dell’infanzia», «scuola
primaria» e «scuola secondaria di primo grado».
3. Le seguenti disposizioni del testo unico approvato con decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297, continuano ad applicarsi
limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi di scuola
elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente
ordinamento ed agli alunni ad essi iscritti, e sono abrogate, a
decorrere dall’anno scolastico successivo al completo esaurimento
delle predette sezioni e classi: articolo 99, commi 1 e 2;
articolo 104; articolo 109, commi 2 e 3; articolo 118; articolo 119;
articolo 128, commi 3 e 4; articolo 145; articolo 148; articolo 149;
articolo 150; articolo 161, comma 2; articolo 176; articolo 177;
articolo 178, commi 1 e 3; articolo 183, comma 2; articolo 442.
4. Le seguenti disposizioni del testo unico di cui al comma 3 sono
abrogate a decorrere dall’anno scolastico successivo alla data di
entrata in vigore del presente decreto: articolo 129; articolo 130;
articolo 143, comma 1; articolo 147; articolo 162, comma 5;
articolo 178, comma 2.
5. E’ abrogata ogni altra disposizione incompatibile con le norme
del presente decreto.
6. Al testo unico di cui al comma 3 sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) all’articolo 100, comma 1, le parole: «di cui all’articolo 99»
sono soppresse;
b) all’articolo 183, comma 1, le parole: «a norma dell’articolo
177, comma 5» sono soppresse.
7. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 19 febbraio 2004

CIAMPI

Berlusconi, Presidente del
Consiglio dei Ministri
Moratti, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca
Tremonti, Ministro dell’economia e
delle finanze
Mazzella, Ministro per la funzione
pubblica
Maroni, Ministro del lavoro e delle
politiche sociali

Visto, il Guardasigilli: Castelli

Note all’art. 19:
– La legge 5 febbraio 1992, n. 104, reca: «Legge-quadro
per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle
persone handicappate».
– Si riporta il testo degli artt. 99, commi 1 e 2, 104,
109, commi 2 e 3, 118, 119, 128, commi 3 e 4, 145, 148,
149, 150, 161, comma 2, 176, 177, 178, 183, comma 2, 442,
129, 130, 143, comma 1,147, 162, comma 5 del testo unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297:
«Art. 99 (Finalita’ e caratteri). – 1. La scuola
materna statale si propone fini di educazione, di sviluppo
della personalita’ infantile, di assistenza e di
preparazione alla frequenza della scuola dell’obbligo,
integrando l’opera della famiglia.
2. La scuola materna statale accoglie i bambini
nell’eta’ prescolastica da 3 a 6 anni.».
«Art. 104 (Orario di funzionamento della scuola materna
ed organici). – 1. L’orario di funzionamento delle scuole
materne statali e’ di 8 ore e puo’ raggiungere un massimo
di 10 ore giornaliere, anche su proposta del consiglio di
circolo.».
«Art. 109 (Istruzione obbligatoria) – (Omissis).
2. La scuola elementare ha la durata di anni cinque.
3. La scuola media ha la durata di anni tre.».
«Art. 118 (Finalita). – 1. La scuola elementare,
nell’ambito dell’istruzione obbligatoria, concorre alla
formazione dell’uomo e del cittadino secondo i principi
sanciti dalla Costituzione e nel rispetto e nella
valorizzazione delle diversita’ individuali, sociali e
culturali. Essa si propone lo sviluppo della personalita’
del fanciullo promuovendone la prima alfabetizzazione
culturale.».
«Art. 119 (Continuita’ educativa). – 1. La scuola
elementare, anche mediante forme di raccordo pedagogico,
curricolare ed organizzativo con la scuola materna e con la
scuola media, contribuisce a realizzare la continuita’ del
processo educativo.».
«Art. 128 (Programmazione ed organizzazione didattica).
– (Omissis).
3. Il direttore didattico, sulla base di quanto
stabilito dalla programmazione dell’azione educativa,
dispone l’assegnazione dei docenti alle classi di ciascuno
dei moduli organizzativi di cui all’art. 121 e
l’assegnazione degli ambiti disciplinari ai docenti, avendo
cura di garantire le condizioni per la continuita’
didattica, nonche’ la migliore utilizzazione delle
competenze e delle esperienze professionali, assicurando,
ove possibile, un’opportuna rotazione nel tempo.
4. Nell’ambito dello stesso modulo organizzativo, i
docenti operano collegialmente e sono contitolari della
classe o delle classi a cui il modulo si riferisce.».
«Art. 145 (Ammissione alle classi successive alla
prima). – 1. Il passaggio da una classe alla successiva
avviene per scrutinio in conformita’ al disposto del
precedente art. 144.
2. I docenti di classe possono non ammettere l’alunno
alla classe successiva, soltanto in casi eccezionali su
conforme parere del consiglio di interclasse, riunito con
la sola presenza dei docenti e sulla base di una motivata
relazione.
3. L’alunno non ammesso ripete l’ultima classe
frequentata.».
«Art. 148 (Esame di licenza elementare). – 1. A
conclusione del corso elementare gli alunni sostengono
l’esame di licenza mediante prove scritte e colloquio.
2. L’esame si sostiene in unica sessione; esso
costituisce il momento conclusivo dell’attivita’ educativa
e tiene conto delle osservazioni sistematiche sull’alunno
operate dai docenti di classe.
3. La valutazione dell’esame e’ fatta collegialmente
dai docenti di classe e da due docenti designati dal
collegio dei docenti e nominati dal direttore didattico.
4. Gli alunni provenienti da scuola privata o familiare
sono ammessi a sostenere l’esame di licenza elementare
nell’unica sessione di cui al comma 2.
5. Le prove suppletive degli esami di licenza
elementare per i candidati assenti per gravi e comprovati
motivi devono concludersi prima dell’inizio delle lezioni
dell’anno scolastico successivo.
6. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione,
sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione,
sono stabilite le prove e le modalita’ di svolgimento degli
esami di idoneita’ e di licenza.
7. Per le prove di esame sostenute da alunni
handicappati sono adottati i criteri stabiliti dall’art.
318.».
«Art. 149 (Valore della licenza). – 1. La licenza
elementare e’ titolo valido per l’iscrizione alla prima
classe della scuola media e per l’ammissione, alle
condizioni previste dal presente testo unico, agli esami di
idoneita’ e di licenza di scuola media.
«Art. 150 (Rilascio dell’attestato di licenza). – 1.
Entro dieci giorni dal termine della sessione di esami, i
direttori didattici sono tenuti a rilasciare agli alunni
che conseguono la licenza elementare il relativo attestato.
2. Il rilascio dell’attestato e’ gratuito.
3. Della medesima agevolazione godono gli alunni delle
scuole elementari parificate.
4. Ai candidati privatisti che abbiano superato esami
di idoneita’ o di licenza presso una scuola statale o
presso una scuola parificata, il rilascio dell’attestato di
idoneita’ o di licenza e’ del pari gratuito.
5. Gli attestati di cui sopra sono esenti da qualsiasi
imposta, tassa o contributo.».
«Art. 161 (Finalita’ e durata della scuola media). –
(Omissis). 2. La scuola media concorre a promuovere la
formazione dell’uomo e del cittadino secondo i principi
sanciti dalla Costituzione e favorisce l’orientamento dei
giovani ai fini della scelta dell’attivita’ successiva.».
«Art. 176 (Iscrizione alla prima classe). – 1. Alla
scuola media si accede con la licenza elementare.».
«Art. 177 (Valutazione e scheda personale
dell’alunno). – 1. Il consiglio di classe con la sola
presenza dei docenti, e’ tenuto a compilare e a tenere
aggiornata una scheda personale dell’alunno, contenente le
notizie sul medesimo e sulla sua partecipazione alla vita
della scuola, nonche’ le osservazioni sistematiche sul suo
processo di apprendimento e sul livello di maturazione
raggiunto sia globalmente sia nelle singole discipline.
2. Al termine di ciascun trimestre o quadrimestre dagli
elementi registrati sulla scheda il consiglio di classe
desume motivati giudizi analitici per ciascuna disciplina e
una valutazione adeguatamente informativa sul livello
globale di maturazione.
3. Per la valutazione degli alunni handicappati si
applica il disposto dell’art. 318.
4. I docenti della classe illustrano ai genitori
dell’alunno o a chi ne fa le veci i giudizi analitici e la
valutazione sul livello globale di maturazione raggiunto
dall’alunno, unitamente alle iniziative eventualmente
programmate in favore dell’alunno medesimo ai sensi
dell’art. 167.
5. Il consiglio di classe, in sede di valutazione
finale, delibera se ammettere o non ammettere alla classe
successiva gli alunni della prima e della seconda classe e
all’esame di licenza gli alunni della terza classe,
formulando un giudizio di idoneita’ o, in caso negativo, un
giudizio di non ammissione alla classe successiva o
all’esame di licenza.
6. Il giudizio finale tiene conto dei giudizi analitici
per disciplina e delle valutazioni espresse nel corso
dell’anno sul livello globale di maturazione, con riguardo
anche alle capacita’ e alle attitudini dimostrate.
7. La valutazione dell’alunno e il giudizio finale sono
documentati con apposito attestato.
8. ll Ministro della pubblica istruzione, sentito il
Consiglio nazionale della pubblica istruzione, approva con
proprio decreto i modelli della scheda personale e degli
attestati e di ogni altra documentazione ritenuta
necessaria.
9. Il libretto scolastico e’ abolito. Nulla e’ innovato
per quanto riguarda il libretto scolastico e sanitario per
i figli dei lavoratori emigranti scolarizzati all’estero
adottato a seguito della risoluzione n. 76/12 del 10 marzo
1976 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa.».
«Art. 178 (Accesso alle classi successive alla
prima). – 1. Alle classi seconda e terza si accede dalla
classe immediatamente inferiore quando si sia ottenuta la
promozione con il giudizio di idoneita’ di cui al comma 5
dell’art. 177.
2. Alle stesse classi si accede anche per esame di
idoneita’, al quale sono ammessi i candidati privatisti che
abbiano compiuto o compiano nel corso dell’anno solare
rispettivamente il 12° e il 13° anno di eta’ e siano in
possesso della licenza della scuola elementare, e i
candidati che detta licenza abbiano conseguito,
rispettivamente, da almeno uno o due anni.
3. La promozione e la idoneita’ valgono per proseguire
gli studi in qualsiasi scuola statale, pareggiata o
legalmente riconosciuta.».
«Art. 442 (Dotazioni organiche). – 1.
2. L’organico provinciale della scuola elementare e’
determinato ai sensi dell’art. 121.
3.
4. I criteri e le modalita’ per la rideterminazione
degli organici e la programmazione delle nuove nomine in
ruolo sono stabiliti con decreto del Ministro della
pubblica istruzione, di concerto con i Ministri del tesoro
e per la funzione pubblica.».
«Art. 129 (Orario delle attivita’ didattiche). – 1.
L’orario delle attivita’ didattiche nella scuola elementare
ha la durata di ventisette ore settimanali, elevabili fino
ad un massimo di trenta ore in relazione a quanto previsto
dal comma 7.
2.
3. Dall’orario delle attivita’ didattiche di cui ai
commi 1 e 2 del presente articolo e’ escluso il tempo
eventualmente dedicato alla mensa e al trasporto.
4. Nell’organizzazione dell’orario (settimanale), i
criteri della programmazione dell’attivita’ didattica
devono, in ogni caso, rispettare una congrua ripartizione
del tempo dedicato ai diversi ambiti disciplinari senza
sacrificarne alcuno.
5. I consigli di circolo definiscono le modalita’ di
svolgimento dell’orario delle attivita’ didattiche
scegliendo, sulla base delle disponibilita’ strutturali,
dei servizi funzionanti, delle condizioni socio-economiche
delle famiglie, fatta salva comunque la qualita’
dell’insegnamento-apprendimento, fra le seguenti soluzioni:
a) orario antimeridiano e pomeridiano ripartito in
sei giorni della settimana;
b) orario antimeridiano e pomeridiano ripartito in
cinque giorni della settimana.
6.
7. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione
e’ disposto un ulteriore aumento di orario in relazione
alla graduale attivazione dell’insegnamento della lingua
straniera.».
«Art. 130 (Progetti formativi di tempo lungo). – 1.
Possono realizzarsi, su richiesta delle famiglie, anche per
gruppi di alunni di classi diverse, attivita’ di
arricchimento e di integrazione degli insegnamenti
curriculari alle seguenti condizioni:
a) che l’orario complessivo settimanale di attivita’
non superi le trentasette ore, ivi compreso il
“tempo-mensa”;
b) che vi siano le strutture necessarie e che siano
effettivamente funzionanti;
c) che il numero degli alunni interessati non sia
inferiore, di norma, a venti;
d) che la copertura dell’orario sia assicurata per
l’intero anno con lo svolgimento, da parte dei docenti
contitolari delle classi cui il progetto si riferisce, di
tre ore di servizio in aggiunta a quelle stabilite per
l’orario settimanale di insegnamento, nei limiti e secondo
le modalita’ stabilite in sede di contrattazione collettiva
o, nel caso di mancata disponibilita’ degli stessi, con
l’utilizzazione, limitata alle ore necessarie, di altro
docente titolare del plesso o del circolo, tenuto al
completamento dell’orario di insegnamento; ovvero, qualora
non si verifichino dette condizioni, con l’utilizzazione di
altro docente di ruolo disponibile nell’organico
provinciale.
2. Le attivita’ di tempo pieno, di cui all’art. 1 della
legge 24 settembre 1971, n. 820, potranno proseguire, entro
il limite dei posti funzionanti nell’anno scolastico
1988-1989, alle seguenti condizioni:
a) che esistano le strutture necessarie e che siano
effettivamente funzionanti;
b) che l’orario settimanale, ivi compreso il
“tempo-mensa”, sia stabilito in quaranta ore;
c) che la programmazione didattica e l’articolazione
delle discipline siano uniformate ai programmi vigenti e
che l’organizzazione didattica preveda la suddivisione dei
docenti per ambiti disciplinari come previsto dall’art.
128.
3. I posti derivanti da eventuali soppressioni delle
predette attivita’ di tempo pieno saranno utilizzati
esclusivamente per l’attuazione dei moduli organizzativi di
cui all’art. 121.».
«Art. 143 (Iscrizione alla prima classe). – 1. Nessuno
puo’ essere iscritto alla prima classe elementare se non ha
raggiunto l’eta’ di sei anni.».
«Art. 147 (Esami di idoneita). – 1. Gli alunni
provenienti da scuola privata o familiare sono ammessi a
sostenere esami di idoneita’ per la frequenza delle classi
seconda, terza, quarta e quinta.
2. La sessione di esami e’ unica. Per i candidati
assenti per gravi e comprovati motivi sono ammesse prove
suppletive che devono concludersi prima dell’inizio delle
lezioni dell’anno scolastico successivo.».
«Art. 162 (Istituzione delle cattedre e dei posti di
ruolo). (Omissis).
5. Nelle scuole medie integrate a tempo pieno sono
istituite, sulla base di criteri stabiliti con decreto del
Ministro della pubblica istruzione, sentito il Consiglio
nazionale della pubblica istruzione, cattedre-orario
comprensive delle ore d’insegnamento delle discipline
curricolari, delle ore di studio sussidiario e delle libere
attivita’ complementari.».
– Si riporta il testo degli artt. 100 e 183, commi 1 e
2, del decreto legislativo n. 297 del 1994, come modificato
dal presente decreto:
«Art. 100 (Requisiti per l’ammissione). – 1.
L’ammissione alla scuola materna e’ subordinata al possesso
del requisito dell’eta’ di cui all’art. 99 e alla
presentazione della certificazione delle vaccinazioni di
cui all’art. 117.».
«Art. 183 (Ammissione all’esame di licenza). – 1. Al
termine della terza classe si sostiene l’esame di licenza
al quale sono ammessi gli alunni giudicati idonei a norma
dell’art. 177, comma 5.
2. All’esame di licenza sono ammessi anche i candidati
privatisti che abbiano compiuto o compiano nel corso
dell’anno solare il quattordicesimo anno di eta’, purche’
siano in possesso della licenza elementare. Sono inoltre
ammessi i candidati che detta licenza abbiano conseguito da
almeno un triennio e i candidati che nell’anno in corso
compiano 23 anni di eta’.».

Allegato A
(previsto dall’art. 12, comma 2)

—-> Vedere immagini da pag. 11 a pag. 19 in formato zip/pdf

Allegato B
(previsto dall’articolo 13, comma 3)

—-> Vedere immagini da pag. 21 a pag. 63 in formato zip/pdf

Allegato C
(previsto dall’articolo 14, comma 4)

—-> Vedere immagini da pag. 65 a pag. 102 in formato zip/pdf

Allegato D
(previsto dall’articolo 13, comma 3)

—-> Vedere immagini da pag. 103 a pag. 112 in formato zip/pdf

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