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DECRETO LEGISLATIVO 12 giugno 2003, n.210: Attuazione della direttiva ...

DECRETO LEGISLATIVO 12 giugno 2003, n.210: Attuazione della direttiva 2000/9/CE in materia di impianti a fune adibiti al trasporto di persone e relativo sistema sanzionatorio. (GU n. 184 del 9-8-2003- Suppl. Ordinario n.130)

DECRETO LEGISLATIVO 12 giugno 2003, n.210

Attuazione della direttiva 2000/9/CE in materia di impianti a fune
adibiti al trasporto di persone e relativo sistema sanzionatorio.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 1° marzo 2002, n. 39, ed in particolare l’articolo
1, commi 1, 2, 3 e 5;
Vista la direttiva 2000/9/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 20 marzo 2000, relativa agli impianti a fune adibiti
al trasporto di persone;
Visto il regio decreto 9 maggio 1912, n. 1447;
Visto il regio decreto del 17 gennaio 1926, n. 177;
Vista la legge 23 giugno 1927, n. 1110, modificata dal regio
decreto-legge 24 novembre 1930, n. 1632;
Visto il regio decreto-legge 7 settembre 1938, n. 1696, convertito
dalla legge 5 gennaio 1939, n. 8, modificato dal decreto del
Presidente della Repubblica 28 giugno 1955, n. 771;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1972,
n. 5;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n.
616;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n.
753;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri
adottata nella riunione del 7 febbraio 2003;
Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 29 maggio 2003;
Sulla proposta del Ministro per le politiche comunitarie e del
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i
Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell’economia e delle
finanze, delle attivita’ produttive e per gli affari regionali;

E m a n a

il seguente decreto legislativo:

Art. 1.
Sanzioni penali
1. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque,
contravvenendo alle disposizioni vigenti, fabbrica o pone in
commercio impianti a fune adibiti al trasporto di persone, componenti
di sicurezza o sottosistemi privi dei requisiti essenziali di
sicurezza, e’ punito con l’arresto da sei mesi a tre anni o con
l’ammenda da 5.000 a 15.000 euro.
2. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque non
osserva i provvedimenti emessi dalle amministrazioni competenti che
limitano o vietano l’uso di un componente di sicurezza o di un
sottosistema ovvero l’esercizio di un impianto di cui al comma 1, per
tutelare la salute e la sicurezza delle persone e dei beni, e’ punito
con l’arresto fino a quattro mesi o con l’ammenda da 3.000 a 10.000
euro.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto ai
sensi dell’art. 10, comma 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione della legge,
sull’emanazione del decreto del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni della
legge alle quali e’ operato il rinvio. Restano invariati il
valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’
europee (GUCE).
Note alle premesse:
– L’art. 76 della Costituzione stabilisce che
l’esercizio della funzione legislativa non puo’ essere
delegato al Governo se non con determinazione di principi e
criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per
oggetti definiti.
– L’art. 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro,
al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge ed i
regolamenti.
– La legge 1° marzo 2002, n. 39, reca: «Disposizioni
per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza
dell’Italia alle Comunita’ europee. Legge comunitaria 2001
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 26 marzo 2002, n. 72,
supplemento ordinario». L’art. 1, commi 1, 2, 3, e 5 cosi’
recita:
«1. Il Governo e’ delegato ad emanare, entro il termine
di un anno dalla data di entrata in vigore della presente
legge, i decreti legislativi recanti le norme occorrenti
per dare attuazione alle direttive comprese negli elenchi
di cui agli allegati A) e B).
2. I decreti legislativi sono adottati, nel rispetto
dell’art. 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, su
proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri o del
Ministro per le politiche comunitarie e del Ministro con
competenza istituzionale prevalente per la materia, di
concerto con i Ministri degli affari esteri, della
giustizia, dell’economia e delle finanze e con gli altri
Ministri interessati in relazione all’oggetto della
direttiva.
3. Gli schemi dei decreti legislativi recanti
attuazione delle direttive comprese nell’elenco di cui
all’allegato B) nonche’, qualora sia previsto il ricorso a
sanzioni penali, quelli relativi all’attuazione delle
direttive elencate nell’allegato A), sono trasmessi, dopo
l’acquisizione degli altri pareri previsti dalla legge,
alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica
perche’ su di essi sia espresso, entro quaranta giorni
dalla data di trasmissione, il parere dei competenti organi
parlamentari. Decorso tale termine i decreti sono emanati
anche in mancanza del parere. Qualora il termine previsto
per il parere dei competenti organi parlamentari scada nei
trenta giorni che precedono la scadenza dei termini
previsti ai commi 1 o 4 o successivamente, questi ultimi
sono prorogati di novanta giorni.
(Omissis).
5. In relazione a quanto disposto dall’art. 117, quinto
comma, della Costituzione, i decreti legislativi
eventualmente adottati nelle materie di competenza
legislativa regionale e provinciale entrano in vigore, per
regioni e province autonome nelle quali non sia ancora in
vigore la propria normativa di attuazione, alla data
scadenza del termine stabilito per l’attuazione della
rispettiva normativa comunitaria e perdono comunque
efficacia a decorrere dalla data di entrata in vigore della
normativa di attuazione di ciascuna regione e provincia
autonoma».
– La direttiva 2000/9/CE e’ pubblicata in GUCE n. L 106
del 3 maggio 2000.
– Il regio decreto 9 maggio 1912, n. 1447, reca:
«Approvazione del testo unico delle disposizioni di legge
per le ferrovie concesse all’industria privata, le tramvie
a trazione meccanica e gli automobili».
– Il regio decreto del 17 gennaio 1926, n. 177, reca:
«Approvazione del regolamento per il Corpo degli agenti di
P.S.».
– La legge 23 giugno 1927, n. 1110, reca:
«Provvedimenti per la concessione all’industria privata
dell’impianto e dell’esercizio di funicolari aeree e di
ascensori in servizio pubblico».
– Il regio decreto-legge 24 novembre 1930, n. 1632,
reca: «Modificazioni della legge 23 giugno 1927, n. 1110,
sulle funicolari aeree e ascensori in servizio pubblico».
– Il regio decreto 7 settembre 1938, n. 1696 reca:
«Norme per l’impianto e l’esercizio delle slittovie,
sciovie ed altri mezzi di trasporto terrestre a funi senza
rotaie».
– La legge 5 gennaio 1939, n. 8, reca: «Conversione in
legge del regio decreto-legge 7 settembre 1938, n. 1696,
col quale sono state emanate norme per l’impianto e
l’esercizio delle slittovie, sciovie ed altri mezzi di
trasporto terrestre a funi senza rotaie».
– Il decreto del Presidente della Repubblica 28 giugno
1955, n. 771, reca: «Decentramento dei servizi del
Ministero dei trasporti – Ispettorato generale della
motorizzazione civile e dei trasporti in concessione».
– Il decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio
1972, n. 5, reca: «Trasferimento alle regioni a statuto
ordinario delle funzioni amministrative statali in materia
di tranvie e linee automobilistiche di interesse regionale
e di navigazione e porti lacuali e dei relativi personali
ed uffici».
– Il decreto del Presidente del Presidente della
Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, reca: «Attuazione della
delega di cui all’art. 1 della legge 22 luglio 1975, n.
382».
– Il decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio
1980, n. 753, reca: «Nuove norme in materia di polizia,
sicurezza e regolarita’ dell’esercizio delle ferrovie e di
altri servizi di trasporto».

Art. 2.
Sanzioni amministrative
1. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque fabbrica o
immette sul mercato componenti di sicurezza destinati agli impianti a
fune adibiti al trasporto di persone, privi della marcatura «CE», e’
punito con la sanzione amministrativa da 3.000 a 12.000 euro.
2. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque fabbrica o
immette sul mercato componenti di sicurezza o sottosistemi che non
siano corredati della dichiarazione «CE» di conformita’ e’ punito con
la sanzione amministrativa da 3.000 a 12.000 euro.
3. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque indebitamente
appone sui componenti di sicurezza la marcatura «CE» ovvero marchi
che possono confondersi con la predetta marcatura e’ punito con la
sanzione amministrativa da 4.000 a 14.000 euro.
4. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque appone sui
componenti di sicurezza marchi che possono limitare la visibilita’ o
la leggibilita’ della marcatura «CE» e’ punito con la sanzione
amministrativa da 200 a 1.000 euro.
5. Chiunque, essendo legalmente tenuto a conservare la
documentazione tecnica dei componenti di sicurezza, dei sottosistemi
e dell’impianto, non la rende disponibile, a richiesta dell’organo di
vigilanza dell’amministrazione competente, e’ punito con la sanzione
amministrativa da 500 a 1.500 euro.

Art. 3.
Campo di applicazione
1. Il presente decreto stabilisce le disposizioni e le condizioni
volte ad assicurare e garantire il rispetto dei requisiti essenziali
di cui all’articolo 5, comma 1, per la sicurezza degli impianti a
fune adibiti al trasporto di persone e dei loro elementi costruttivi,
nelle fasi di progettazione, costruzione, immissione sul mercato e
messa in servizio.
2. Il presente decreto si applica:
a) alle funicolari e agli altri impianti i cui veicoli sono
portati da ruote o da altri dispositivi di sostegno e trainati da una
o piu’ funi;
b) alle funivie, i cui veicoli sono portati o trainati da una o
piu’ funi; questa categoria comprende anche le cabinovie e le
seggiovie;
c) alle sciovie, che trainano mediante una fune gli utenti muniti
di attrezzatura appropriata;
d) ai sottosistemi indicati nell’allegato I ed ai componenti di
sicurezza.
3. Sono esclusi dall’ambito d’applicazione del presente decreto:
a) gli ascensori di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 30 aprile 1999, n. 162;
b) le tranvie a funi di tipo tradizionale;
c) gli impianti utilizzati per scopi agricoli;
d) i materiali specifici fissi e mobili per luna park, parchi di
divertimenti, nonche’ gli impianti di tali parchi che servono per il
divertimento e non come mezzi adibiti al trasporto di persone;
e) gli impianti installati e utilizzati per scopi industriali;
f) i traghetti fluviali a fune;
g) le ferrovie a cremagliera;
h) gli impianti trainati mediante catene.

Note all’art. 3:
– Il decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile
1999, n. 162, reca: «Regolamento recante norme per
l’attuazione della direttiva 95/16/CE sugli ascensori e di
semplificazione dei procedimenti per la concessione del
nulla-osta per ascensori e montacarichi, nonche’ della
relativa licenza di esercizio».

Art. 4.
D e f i n i z i o n i
1. Ai fini del presente decreto, si intende per:
a) «impianto»: il sistema completo installato nel suo sito,
composto dall’infrastruttura e dai sottosistemi elencati
nell’allegato I; per infrastruttura progettata specificamente per
ciascun impianto e realizzata sul sito si intende il tracciato, i
dati del sistema, le opere della linea e delle stazioni che sono
necessarie per la costruzione e il funzionamento dell’impianto,
fondazioni comprese;
b) «impianti a fune adibiti al trasporto di persone»: impianti
costituiti da vari componenti progettati, costruiti, assemblati e
autorizzati all’esercizio per il trasporto di persone. In tali
impianti, installati nel loro sito, le persone sono trasportate in
veicoli oppure da dispositivi di traino che vengono mossi o sospesi
da funi disposte lungo il tracciato;
c) «componente di sicurezza»: qualsiasi componente elementare,
gruppo di componenti, sottoinsieme o insieme completo di materiale e
qualsiasi dispositivo, incorporato nell’impianto allo scopo di
garantire la sicurezza e individuato dall’analisi di sicurezza ai
sensi dell’articolo 6, il cui guasto comporta un rischio per la
sicurezza delle persone, siano essi utenti, personale o terzi;
d) «committente dell’impianto o suo rappresentante»: qualsiasi
persona fisica o giuridica o il suo mandatario stabilito nel
territorio dell’Unione europea che, sulla base di un titolo idoneo,
appalta la realizzazione dell’impianto;
e) «requisiti tecnici per l’esercizio»: l’insieme delle
disposizioni e delle misure tecniche che incidono sulla progettazione
e sulla realizzazione e sono indispensabili alla sicurezza
dell’esercizio;
f) «requisiti relativi alla manutenzione tecnica»: l’insieme
delle disposizioni e delle misure tecniche che incidono sulla
progettazione e sulla realizzazione e sono indispensabili alla
manutenzione per garantire la sicurezza del servizio;
g) «specifica europea»: una specifica tecnica comune,
un’omologazione tecnica europea o una norma nazionale che recepisce
una norma europea;
h) «amministrazione competente»: il Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti che esercita le competenze ai sensi
dell’articolo 1, comma 9, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e del
Capo IX del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, o, per i
rispettivi territori, le regioni a statuto speciale e le province
autonome, secondo le attribuzioni dei loro statuti;
i) «costruttore o suo rappresentante»: il costruttore di
componenti di sicurezza o di sottosistemi per la realizzazione degli
impianti a fune adibiti al trasporto di persone o il suo mandatario
stabilito nel territorio dell’Unione europea.

Note all’art. 4:
– La legge 24 dicembre 1993, n. 537, reca: «Interventi
correttivi di finanza pubblica». L’art. 1, comma 9, cosi’
recita:
«9. E’ istituito il Ministero dei trasporti e della
navigazione, al quale sono trasferiti funzioni, uffici,
personale e risorse finanziarie dei soppressi Ministeri,
fatto salvo quanto disposto dal comma 10».
– Il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, reca:
«Riforma dell’organizzazione del Governo, a norma dell’art.
11 della legge 15 marzo 1997, n. 59».

Art. 5.
Conformita’ ai requisiti
1. Gli impianti e la relativa infrastruttura, i sottosistemi,
nonche’ i componenti di sicurezza di un impianto devono rispondere ai
requisiti essenziali di cui all’allegato II.
2. E’ consentita l’immissione sul mercato dei componenti di
sicurezza o dei sottosistemi in vista del loro impiego, o la
costruzione e la messa in servizio degli impianti nel rispetto delle
disposizioni del presente decreto.
3. Sono fatte salve le disposizioni che prescrivono l’adozione di
determinati requisiti ritenuti necessari per garantire la protezione
delle persone e, in particolare, dei lavoratori, durante l’uso degli
impianti, purche’ gli impianti rispondano, comunque, ai requisiti
essenziali di sicurezza di cui al presente decreto.

Art. 6.
Analisi di sicurezza
1. Il progetto di impianto e’ sottoposto, a richiesta del
committente o del suo rappresentante, all’analisi di sicurezza di cui
all’allegato III che prende in considerazione tutti gli aspetti
inerenti alla sicurezza del sistema e del suo ambiente nel quadro
delle fasi di progettazione, costruzione e messa in servizio, allo
scopo di individuare i rischi che potrebbero manifestarsi in corso di
funzionamento.
2. Sulla base dell’analisi di cui al comma 1 viene elaborata la
relazione sulla sicurezza di cui all’allegato III ove sono indicate
le misure idonee ad affrontare i rischi, nonche’ l’elenco dei
componenti di sicurezza e dei sottosistemi cui si applicano le
disposizioni di cui agli articoli 8, 9, 10 e 11; l’analisi di
sicurezza e la relazione fanno parte integrante del progetto.
3. L’analisi di cui al comma 1 e la relazione di cui al comma 2
sono elaborate dal progettista dell’impianto o da altro
professionista abilitato alla progettazione stessa.

Art. 7.
Norme di riferimento
1. Si presumono conformi ai requisiti essenziali di cui
all’articolo 5, comma 1, gli impianti e la relativa infrastruttura, i
sottosistemi, nonche’ i componenti di sicurezza di un impianto
costruiti ai sensi di una norma nazionale che recepisce una norma
europea armonizzata, conforme ai requisiti di cui all’allegato II e
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’ europee.
2. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti,
di concerto con il Ministro delle attivita’ produttive, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, sono indicati i
riferimenti alle norme nazionali che recepiscono le norme armonizzate
comunitarie i cui riferimenti sono pubblicati nella Gazzetta
Ufficiale delle Comunita’ europee.
3. Ai fini della rispondenza degli impianti e delle relative
infrastrutture, dei sottosistemi, nonche’ dei componenti di sicurezza
di un impianto ai requisiti essenziali di cui all’articolo 5, comma
1, si applicano le disposizioni del presente decreto e le specifiche
europee particolari relative, fatte salve le altre disposizioni
comunitarie o disposizioni nazionali di recepimento di direttive
comunitarie. I riferimenti delle specifiche europee sono pubblicati
nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’ europee.
4. In assenza di norme europee armonizzate, l’amministrazione
competente, a richiesta del committente dell’impianto o del suo
rappresentante, comunica alle parti interessate le norme nazionali e
le specifiche tecniche rilevanti per la rispondenza ai requisiti
essenziali di cui all’articolo 5, comma 1.
5. Le ulteriori specifiche tecniche necessarie per integrare le
specifiche europee o le norme di cui ai commi 2 e 3 devono essere
conformi ai requisiti essenziali di cui all’articolo 5, comma 1.

Art. 8.
Immissione sul mercato e messa in servizio
dei componenti di sicurezza
1. Fatto salvo l’articolo 9, i componenti di sicurezza destinati
agli impianti di cui al presente decreto sono immessi sul mercato se
rispondono ai requisiti essenziali di cui all’articolo 5, comma 1.
2. I componenti di sicurezza di cui al comma 1 non possono essere
immessi sul mercato se non consentono di realizzare impianti
rispondenti ai requisiti essenziali di cui all’articolo 5, comma 1.
3. I componenti di sicurezza di cui al comma 1 sono messi in
servizio solo se consentono di realizzare impianti che, in caso di
corretta installazione e manutenzione, nonche’ di esercizio conforme
alla loro destinazione, non mettono a rischio la salute e la
sicurezza delle persone e dei beni.

Art. 9.
Dichiarazione di conformita’ e marcatura «CE»
dei componenti di sicurezza
1. I componenti di sicurezza indicati nell’elenco di cui
all’articolo 6, comma 2, sono considerati conformi ai requisiti
essenziali di cui all’articolo 5, comma 1, se sono muniti della
marcatura «CE» di conformita’ di cui all’articolo 20 e della
dichiarazione «CE» di conformita’ di cui all’allegato IV.
2. Prima di essere immesso sul mercato, il costruttore o il suo
rappresentante deve sottoporre il componente di sicurezza ad una
procedura di valutazione della conformita’ ai sensi dell’allegato V,
apporre sul componente di sicurezza la marcatura «CE» di conformita’
di cui all’articolo 20 e redigere la dichiarazione «CE» di
conformita’ ai sensi dell’allegato IV, utilizzando la modulistica
indicata nella decisione 93/465/CEE.
3. La procedura di valutazione della conformita’ di un componente
di sicurezza e’ svolta su richiesta del costruttore o del suo
rappresentante dall’organismo notificato di cui all’articolo 15.
4. Se disposizioni comunitarie o nazionali di recepimento di
direttive comunitarie prevedono l’apposizione al componente di
sicurezza della marcatura «CE» di conformita’ per aspetti diversi da
quelli previsti dal presente decreto, l’apposizione della medesima al
componente di sicurezza ai sensi del presente decreto indica che lo
stesso e’ anche conforme alle suddette disposizioni.
5. Qualora il costruttore o il suo rappresentante non vi abbiano
provveduto, agli obblighi previsti dai commi 2 e 3 e’ tenuto chiunque
immette sul mercato i componenti di sicurezza. Ai medesimi obblighi
e’ tenuto chiunque costruisce i componenti di sicurezza non destinati
ad essere immessi sul mercato.

Note all’art. 9:
– La decisione 93/465/CEE e’ pubblicata in GUCE n. L.
220 del 30 agosto 1993.

Art. 10.
Immissione sul mercato dei sottosistemi
1. Fatto salvo l’articolo 11, i sottosistemi di cui all’allegato I
sono immessi sul mercato se rispondono ai requisiti essenziali di cui
all’articolo 5, comma 1.
2. I sottosistemi di cui all’allegato I non possono essere immessi
sul mercato se non consentono di realizzare impianti rispondenti ai
requisiti essenziali di cui all’articolo 5, comma 1.

Art. 11.
Dichiarazione di conformita’ dei sottosistemi
1. I sottosistemi indicati all’allegato I sono considerati conformi
ai requisiti essenziali corrispondenti di cui all’articolo 5, comma
1, se muniti della dichiarazione «CE» di conformita’ prevista
all’allegato VI e della documentazione tecnica prevista al comma 3.
2. Su richiesta del costruttore o del suo rappresentante o, in
mancanza di questi, di chi immette sul mercato il sottosistema,
l’organismo notificato di cui all’articolo 15 effettua la procedura
di esame «CE» del sottosistema di cui all’allegato VII.
3. L’organismo notificato rilascia l’attestato di esame «CE» ai
sensi dell’allegato VII ed elabora la relativa documentazione
tecnica. La documentazione tecnica contiene i documenti relativi alle
caratteristiche del sottosistema ed eventuali documenti che attestino
la conformita’ dei componenti di sicurezza, nonche’ gli elementi
relativi alle condizioni, ai limiti di esercizio e alle istruzioni di
manutenzione.
4. Il costruttore o il suo rappresentante o chi immette sul mercato
il sottosistema redige la dichiarazione «CE» di conformita’ di cui
all’allegato VI sulla base dell’attestato dell’esame «CE» rilasciato
dall’organismo notificato ai sensi del comma 3.

Art. 12.
Impianti
1. Ferme restando le disposizioni del presente decreto, le
procedure di rilascio del nulla osta tecnico ai fini della sicurezza
e di approvazione dei progetti, nonche’ le procedure di
autorizzazione alla costruzione, al rilascio del nulla osta tecnico
ai fini della sicurezza per l’apertura all’esercizio ed al
mantenimento in servizio degli impianti sono quelle stabilite dalle
disposizioni vigenti.
2. L’amministrazione competente, se ritiene che il componente di
sicurezza o il sottosistema presenta caratteristiche innovative in
termini di progettazione o di costruzione, stabilisce, sentita la
Commissione per le funicolari aeree e terrestri, istituita presso il
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di cui al regio
decreto del 17 gennaio 1926, n. 177, particolari condizioni agli
effetti del presente decreto per la costruzione, l’esercizio e il
mantenimento in servizio dell’impianto nel quale il componente di
sicurezza o il sottosistema innovativo deve essere impiegato; tali
particolari condizioni con le relative motivazioni sono comunicate
dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti alla Commissione
europea.
3. Ai fini di cui al comma 2, le regioni a statuto speciale e le
province autonome effettuano conformi comunicazioni al Ministero
delle infrastrutture e dei trasporti concernenti le particolari
condizioni e le relative motivazioni da esse stabilite.
4. Il committente o il suo rappresentante consegna
all’amministrazione competente, oltre all’analisi di sicurezza e alla
relativa relazione di cui all’articolo 6, comma 2, le dichiarazioni
«CE» di conformita’ e la relativa documentazione tecnica dei
componenti di sicurezza e dei sottosistemi di cui all’allegato I;
copia di detti documenti e’ altresi’ consegnata dal committente o dal
suo rappresentante all’esercente dell’impianto che la conserva presso
l’impianto medesimo.
5. Il committente o il suo rappresentante o l’esercente
dell’impianto rende disponibile, a richiesta dell’organo di vigilanza
dell’amministrazione competente, la seguente documentazione:
a) l’analisi di sicurezza, la relazione sulla sicurezza e la
documentazione tecnica ed i documenti relativi alle caratteristiche
dell’impianto;
b) eventuali documenti che attestano la conformita’ dei
componenti di sicurezza e dei sottosistemi di cui all’allegato I;
c) gli atti che stabiliscono le condizioni e le limitazioni di
esercizio, nonche’ le istruzioni per la riparazione, la sorveglianza,
la regolazione e la manutenzione dell’impianto.
6. Restano ferme le disposizioni vigenti in materia di conduzione e
manutenzione periodica degli impianti ai fitti della sicurezza,
nonche’ di tenuta delle prescritte registrazioni, fatte salve le
disposizioni previste dal presente decreto.

Note all’art. 12:
– Per il regio decreto del 17 gennaio 1926, n. 177,
vedi note alle premesse.

Art. 13.
Misure di salvaguardia
1. L’amministrazione competente adotta provvedimenti provvisori per
limitare le condizioni di impiego di un componente di sicurezza o di
un sottosistema o per vietarne l’utilizzazione se constata che tale
componente di sicurezza pur recante la marcatura «CE» di conformita’
di cui all’articolo 20, immesso sul mercato e utilizzato
conformemente alla sua destinazione, o che tale sottosistema pur
corredato della dichiarazione «CE» di conformita’ di cui
all’articolo 11 e utilizzato conformemente alla sua destinazione,
mette a rischio la salute e la sicurezza delle persone e la sicurezza
dei beni.
2. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti informa
immediatamente la Commissione europea ed il Ministero delle attivita’
produttive dei provvedimenti adottati ai sensi del comma 1,
direttamente o dalle altre amministrazioni competenti, indicando
altresi’ se la mancata conformita’ deriva, in particolare:
a) dall’inosservanza dei requisiti essenziali di cui
all’articolo 5, comma 1;
b) da una non corretta applicazione delle specifiche europee di
cui all’articolo 4, comma 1, lettera g), qualora ne sia invocata
l’applicazione;
c) da una lacuna delle specifiche europee di cui all’articolo 4,
comma 1, lettera g).
3. Ai fini di cui al comma 2, le regioni a statuto speciale e le
province autonome effettuano conformi comunicazioni al Ministero
delle infrastrutture e dei trasporti sui provvedimenti di cui al
comma 1 da essi adottati.
4. L’amministrazione competente adotta nei casi di cui al comma 1
provvedimenti definitivi conformemente alle conclusioni comunicate
dalla Commissione europea dopo l’esame dei casi e le consultazioni
comunitarie da parte della stessa. A tale fine, per i provvedimenti
di cui al comma 3, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti
effettua conformi comunicazioni ricevute dalla Commissione europea
alle altre amministrazioni competenti.
5. Fatti salvi gli articoli 1, 2 e 18, se un componente di
sicurezza corredato della marcatura «CE» di conformita’ o un
sottosistema corredato della dichiarazione «CE» di conformita’
risulta non conforme, il Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti, sentito il Ministero delle attivita’ produttive, adotta i
provvedimenti necessari per il ritiro dal mercato del componente di
sicurezza o del sottosistema a cura e spese del costruttore o del suo
rappresentante o del responsabile dell’immissione sul mercato o della
messa in servizio dei componenti e dei sottosistemi, informandone la
Commissione europea e gli altri Stati membri.

Art. 14.
Misure cautelative
1. Se l’amministrazione competente constata che un impianto
autorizzato e utilizzato conformemente alla sua destinazione per gli
aspetti previsti dal presente decreto mette a rischio la salute e la
sicurezza delle persone o dei beni, adotta i provvedimenti necessari
per limitarne o vietarne l’esercizio.

Art. 15.
Organismi notificati
1. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti,
di concerto con il Ministro delle attivita’ produttive, sono fissati
i requisiti che devono rispettare gli organismi per essere
autorizzati ad espletare le procedure di valutazione di conformita’
di cui all’articolo 9 e di esame «CE» di cui all’articolo 11; fra
tali requisiti sono compresi quelli indicati nell’allegato VIII. Con
lo stesso decreto e’ disciplinato il procedimento di autorizzazione.
Fino alla data di entrata in vigore del citato decreto, i requisiti e
le prescrizioni procedurali sono fissati rispettivamente negli
allegati VIII e X.
2. Ai fini dell’autorizzazione, gli organismi che rispettano i
requisiti di cui al comma 1 inoltrano domanda al Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti che provvede alla relativa istruttoria
e, sentito il Ministero delle attivita’ produttive, al rilascio
dell’autorizzazione; si considerano rispettati i requisiti di cui al
comma 1 se gli organismi soddisfano i criteri di valutazione previsti
nelle pertinenti norme europee armonizzate.
3. L’autorizzazione di cui al comma 2 e’ rilasciata entro
centoventi giorni dal ricevimento della domanda: decorso tale termine
l’autorizzazione si intende rifiutata.
4. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti comunica alla
Commissione europea e agli altri Stati membri gli organismi
autorizzati e i compiti specifici per i quali sono stati autorizzati
nell’ambito delle procedure di cui agli articoli 9 e 11, nonche’ ogni
successiva variazione.
5. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti comunica agli
organismi autorizzati il numero di identificazione loro attribuito
dalla Commissione europea e cura la pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale dell’elenco degli organismi notificati pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale delle Comunita’ europee, completi del numero di
identificazione loro attribuito dalla Commissione europea, e degli
aggiornamenti relativi.

Art. 16.
Attivita’ di vigilanza sugli organismi notificati
1. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti vigila sul
rispetto dei requisiti di cui all’articolo 15, comma 1, e
sull’attivita’ degli organismi notificati, adottando idonei
provvedimenti ispettivi di propria iniziativa, su segnalazione delle
altre amministrazioni competenti di cui all’articolo 4, comma 1,
lettera h), su richiesta dei soggetti esercenti gli impianti o
utilizzatori dei componenti o dei sottosistemi, o mediante verifiche
a campione delle certificazioni rilasciate, informandone il Ministero
delle attivita’ produttive.
2. L’organismo notificato fornisce al Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti, su richiesta dello stesso, tutte le
informazioni e i documenti pertinenti, necessari per verificare il
rispetto dei requisiti di cui all’articolo 15, comma 1.

Art. 17.
Compiti dell’organismo notificato
1. Se un organismo notificato constata che i requisiti pertinenti
previsti dal presente decreto non sono stati o non sono piu’
soddisfatti dal fabbricante oppure che un certificato non avrebbe
dovuto essere rilasciato, esso sospende, ritira o sottopone a
limitazioni il certificato rilasciato, tenendo conto del principio
della proporzionalita’, a meno che la conformita’ a tali requisiti
non sia assicurata mediante l’applicazione di appropriate misure
correttive da parte del costruttore o del suo rappresentante.
2. L’organismo notificato comunica al Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti e alle altre amministrazioni
competenti di cui all’articolo 4, comma 1, lettera h), tutte le
informazioni sui certificati sospesi, ritirati o sottoposti a
limitazioni e sui certificati rilasciati o rifiutati; esso mette
inoltre a disposizione, su richiesta, tutte le informazioni
supplementari pertinenti.

Art. 18.
Revoca e sospensione dell’autorizzazione
1. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il
Ministero delle attivita’ produttive, revoca l’autorizzazione di cui
all’articolo 15, comma 2, se constata, anche a seguito delle
verifiche ed accertamenti di cui all’articolo 16, comma 1, che un
organismo notificato non rispetta piu’ i requisiti di cui
all’articolo 15, comma 1. L’autorizzazione e’, inoltre, revocata nel
caso in cui si constata che l’organismo notificato abbia piu’ volte
rilasciato nel periodo di vigenza dell’autorizzazione certificazioni
a componenti di sicurezza o sottosistemi che non soddisfano i
requisiti essenziali di cui all’articolo 5, comma 1.
2. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il
Ministero delle attivita’ produttive, sospende l’autorizzazione di
cui all’articolo 15, comma 2, previa contestazione all’organismo
notificato dei relativi motivi, se constata che l’organismo
notificato non svolge efficacemente o in modo soddisfacente i propri
compiti, e fissa un termine di trenta giorni per ricevere eventuali
elementi giustificativi e controdeduzioni. Si prescinde dalla
contestazione preliminare se la sospensione e’ giustificata da motivi
di grave rischio per la sicurezza e la salute.
3. Nel caso in cui l’organismo notificato non ottempera a quanto
stabilito nel provvedimento di sospensione di cui al comma 2, il
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il Ministero
delle attivita’ produttive, revoca l’autorizzazione di cui
all’articolo 15, comma 2.
4. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti comunica i
provvedimenti relativi alla sospensione e alla revoca
dell’autorizzazione di cui ai commi 1, 2 e 3 all’organismo notificato
interessato, alla Commissione europea e agli altri Stati membri,
indicandone le motivazioni.

Art. 19.
Rinnovo
1. L’autorizzazione di cui all’articolo 15, comma 2, ha durata
triennale e puo’ essere rinnovata.
2. Per ottenere il rinnovo di cui al comma 1, l’organismo
notificato presenta domanda al Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti con almeno sei mesi di anticipo rispetto alla data di
scadenza dell’autorizzazione.
3. La domanda di rinnovo segue la procedura prevista
all’articolo 15 perla prima autorizzazione.

Art. 20.
Marcatura «CE» di conformita’
1. La marcatura «CE» di conformita’ e’ costituita dalle iniziali
«CE», secondo il simbolo grafico indicato nell’allegato IX; essa a’
apposta in modo chiaro e visibile su ogni componente di sicurezza o,
se cio’ non e’ possibile, su una etichetta fissata al componente di
sicurezza in modo permanente, ed e’ corredata dalle ultime due cifre
dell’anno nel quale e’ stata apposta e dal numero di identificazione
dell’organismo notificato che interviene nell’ambito della procedura
di cui all’articolo 9, comma 3.
2. E’ vietato apporre sui componenti di sicurezza marcature o
iscrizioni che possano indurre in errore circa il significato o il
simbolo grafico della marcatura «CE» di conformita’. Ogni altra
marcatura apposta non deve limitare la visibilita’ della marcatura
«CE» di conformita’.

Art. 21.
lndebita apposizione della marcatura CE
1. Fatti salvi gli articoli 1, 2, 13 e 18, qualora
l’amministrazione competente accerta l’apposizione della marcatura
«CE» di conformita’ in violazione delle disposizioni di cui
all’articolo 20, ingiunge al costruttore o al suo rappresentante di
conformare il prodotto alle disposizioni stesse e di fare cessare
l’infrazione, fissando un congruo termine per l’adempimento. Nel caso
di persistenza dell’infrazione, il Ministero delle infrastrutture e
dei trasporti, sentito il Ministero delle attivita’ produttive,
adotta i provvedimenti necessari a vietare l’immissione sul mercato
di detto componente di sicurezza o a disporne il ritiro dal mercato a
cura e spese del costruttore o del suo rappresentante o del
responsabile dell’immissione sul mercato, informandone la Commissione
europea e gli altri Stati membri.

Art. 22.
Disposizioni finanziarie
1. Alla procedura di valutazione della conformita’ del componente
di sicurezza di cui all’articolo 9, a quella di esame «CE» dei
sottosistemi di cui all’articolo 11, alle procedure finalizzate
all’autorizzazione degli organismi notificati di cui all’articolo 15
ed al rinnovo della stessa ai sensi dell’art. 19, alla vigilanza
sugli organismi prevista dall’articolo 16, nonche’ all’effettuazione
dei controlli sui componenti di sicurezza e sui sottosistemi, si
applicano le disposizioni dell’articolo 47 della legge 6 febbraio
1996, n. 52.
2. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti,
di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il
Ministro delle attivita’ produttive, da adottare entro sessanta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono
determinate, ai sensi dell’articolo 47, comma 4, della legge
6 febbraio 1996, n. 52, le tariffe per le attivita’ di cui al comma 1
e le relative modalita’ di versamento. Le tariffe sono aggiornate
ogni due anni.

Note all’art. 22:
– La legge 6 febbraio 1996, n. 52, reca: «Disposizioni
per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza
dell’Italia alle Comunita’ europee – Legge comunitaria
1994». L’art. 47, cosi’ recita:
«Art. 47 (Procedure di certificazione e/o attestazione
finalizzate alla marcatura CE). – 1. Le spese relative alle
procedure di certificazione e/o attestazione per
l’apposizione della marcatura CE, previste dalla normativa
comunitaria, nonche’ quelle conseguenti alle procedure di
riesame delle istanze presentate per le stesse finalita’,
sono a carico del fabbricante o del suo rappresentante
stabilito nell’Unione europea.
2. Le spese relative alle procedure finalizzate
all’autorizzazione degli organismi ad effettuare le
procedure di cui al comma 1 sono a carico dei richiedenti.
Le spese relative ai successivi controlli sugli organismi
autorizzati sono a carico di tutti gli organismi
autorizzati per la medesima tipologia dei prodotti. I
controlli possono avvenire anche mediante l’esame a
campione dei prodotti certificati.
3. I proventi derivanti dalle attivita’ di cui al comma
1, se effettuate da organi dell’amministrazione centrale o
periferica dello Stato, e dall’attivita’ di cui al comma 2,
sono versati all’entrata del bilancio dello Stato per
essere successivamente riassegnati, con decreto del
Ministro del tesoro, agli stati di previsione dei Ministeri
interessati sui capitoli destinati al funzionamento dei
servizi preposti, per lo svolgimento delle attivita’ di cui
ai citati commi e per l’effettuazione dei controlli
successivi sul mercato che possono essere effettuati dalle
autorita’ competenti mediante l’acquisizione temporanea a
titolo gratuito dei prodotti presso i produttori, i
distributori ed i rivenditori.
4. Con uno o piu’ decreti dei Ministri competenti per
materia, di concerto con il Ministro del tesoro, sono
determinate ed aggiornate, almeno ogni due anni, le tariffe
per le attivita’ autorizzative di cui al comma 2 e per le
attivita’ di cui al comma 1 se effettuate da organi
dell’amministrazione centrale o periferica dello Stato,
sulla base dei costi effettivi dei servizi resi, nonche’ le
modalita’ di riscossione delle tariffe stesse e dei
proventi a copertura delle spese relative ai controlli di
cui al comma 2. Con gli stessi decreti sono altresi’
determinate le modalita’ di erogazione dei compensi dovuti,
in base alla vigente normativa, al personale
dell’amministrazione centrale o periferica dello Stato
addetto alle attivita’ di cui ai medesimi commi 1 e 2,
nonche’ le modalita’ per l’acquisizione a titolo gratuito e
la successiva eventuale restituzione dei prodotti i fini
dei controlli sul mercato effettuati dalle amministrazioni
vigilanti nell’ambito dei poteri attribuiti dalla normativa
vigente. L’effettuazione dei controlli dei prodotti sul
mercato, come disciplinati dal presente comma, non deve
comportare ulteriori oneri a carico del bilancio dello
Stato.
5. Con l’entrata in vigore dei decreti applicativi del
presente articolo, sono abrogate le disposizioni
incompatibili emanate in attuazione di direttive
comunitanie in materia di certificazione CE.
6. I decreti di cui al comma 4 sono emanati entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore dei
provvedimenti di recepimento delle direttive che prevedono
l’apposizione della marcatura CE; trascorso tale termine,
si provvede con decreto del Presidente del Consiglio dei
ministri, di concerto con il Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica; le
amministrazioni inadempienti sono tenute a fornire i dati
di rispettiva competenza».

Art. 23.
Disposizioni transitorie e finali
1. Qualsiasi decisione adottata in applicazione del presente
decreto che limiti l’impiego dei componenti di sicurezza o dei
sottosistemi in un impianto o la loro immissione sul mercato deve
essere motivata. Essa e’ notificata ai soggetti interessati con
l’indicazione delle procedure di ricorso ammesse dalla legislazione
vigente e dei termini entro i quali detti ricorsi devono essere
presentati.
2. Sino al 2 maggio 2004 sono ammesse la costruzione e la messa in
servizio degli impianti e l’immissione sul mercato dei sottosistemi e
dei componenti di sicurezza che osservano le disposizioni vigenti al
3 maggio 2000 nella materia regolata dal presente decreto.
3. In relazione a quanto disposto dall’articolo 117, comma 5, della
Costituzione, le disposizioni del presente decreto afferenti a
materie di competenza legislativa delle regioni e delle province
autonome di Trento e di Bolzano, che non abbiano ancora provveduto al
recepimento della direttiva n. 2000/9/CE, si applicano sino alla data
di entrata in vigore della normativa di attuazione di ciascuna
regione e provincia autonoma, nel rispetto dei vincoli derivanti
dall’ordinamento comunitario e dei principi fondamentali desumibili
dal presente decreto.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.

Dato a Roma, addi’ 12 giugno 2003

CIAMPI

Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Buttiglione, Ministro per le politiche
comunitarie
Lunardi, Ministro delle infrastrutture
e dei trasporti
Frattini, Ministro degli affari esteri
Castelli, Ministro della giustizia
Tremonti, Ministro dell’economia e
delle finanze
Marzano, Ministro delle attivita’
produttive
La Loggia, Ministro per gli affari
regionali

Visto, il Guardasigilli: Castelli

Note all’art. 23:
– L’art. 117, comma 5, della Costituzione cosi recita:
«Le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
decisioni dirette alla formazione degli atti normativi
comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione
degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita’ di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza».
– Per la direttiva 200/9/CE vedi note alle premesse.

Allegati

—-> vedere allegati da pag. 12 a pag. 33 del S.O. in formato zip/pdf

Edilone.it