Edilone.it - Edilone.it | Edilone.it

Requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi delle strutture ch...

Requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi delle strutture che svolgono attività di riabilitazione sanitaria intensiva extraospedaliera ai sensi della Delib. G.R. n. 253/2000. Stralcio.

Delib. G.R. del 29/06/01 n.1699

TESTO

Il Vice Presidente – Assessore
alle Politiche Sanitarie Avv. Fabio Gava – riferisce quanto segue.
Il
D.P.R. 14.01.1997 (S.O. n. 37 G.U. n. 42 del 20.02.1997),
“Approvazione dell’atto di indirizzo e coordinamento in materia di
requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per
l’esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture
pubbliche e private” individua i centri ambulatoriali di
riabilitazione, i presidi di riabilitazione funzionale dei soggetti
portatori di disabilità fisiche, psichiche e sensoriali.
Anche il D.
Leg.vo n. 229 del 19.06.1999, art. 8 ter pone obblighi in materia di
autorizzazione alla realizzazione di strutture e all’esercizio di
attività sanitarie e socio-sanitarie.
Le “Linee guida per le attività
di riabilitazione”, approvate dalla Conferenza Stato-Regioni del
07.05.1998 (G.U. n. 124 del 30.05.1998), hanno apportato la
ridefinizione dell’intero impianto normativo, collocandosi all’interno
della linea tracciata con il Piano Sanitario Nazionale 1998-2000 “Un
patto di solidarietà per la salute” che sottolinea l’importanza della
salute su base comunitaria, ne evidenzia la natura solidaristica, di
bene pubblico da condividere e promuovere.
Con D.G.R. n. 253 del 1°
febbraio 2000 “Atto di indirizzo e coordinamento per l’organizzazione
dei servizi di riabilitazione, ospedalieri, residenziali, distrettuali
e domiciliari” la Giunta Regionale ha inteso caratterizzare la propria
attività programmatoria su presupposti condivisi in materia, anche
dalle Società scientifiche oltre che dalle diverse componenti
rappresentanti professionalità specialistiche di interesse,
condividendo sostanzialmente i principi informatori cui l’attività
riabilitativa deve ispirarsi, quali:
A. la continuità terapeutica;
B.
il recepimento dei principi dell’O.M.S. in materia di
riabilitazione;
C. la metodologia con cui l’intervento di assistenza
riabilitativa deve essere praticato.
A. Per continuità terapeutica si
intende sottolineare la presenza di due correlazioni fondamentali
quali:
1. l’integrazione ospedale, strutture
extraospedaliere-territorio, 2. l’integrazione socio-sanitaria-PSSR
96-98 Cap 2 Artt. 4 e 5; D. Leg.vo n. 229/99 Art. 3 Septies.
B. Il
recepimento dei principi dell’O.M.S., individuati nell’adozione della
Classificazione Internazionale ICIDH (International Classification of
Impairments, Disabilities and Handicap);
C. La metodologia
dell’intervento si fonda sui seguenti elementi:
– il progetto
riabilitativo individuale,
– i programmi riabilitativi individuali,

il progetto riabilitativo di struttura,
– le fasi dell’intervento
riabilitativo,
– la diversa intensità degli interventi,
– le strutture
preposte a compiti di riabilitazione.
Tra le fasi dell’intervento
riabilitativo, quali:
a) fase della prevenzione del danno secondario e
delle conseguenti menomazioni, b) fase della riabilitazione estensiva
o intermedia cioè di completamento del processo dì recupero e del
progetto riabilitativo, c) fase di mantenimento e/o di prevenzione
della progressione dell’Handicap, la fase della riabilitazione
intensiva, oggetto del presente provvedimento, è caratterizzata da
interventi valutativi e terapeutici intensivi ed è abitualmente
collocata nella cosiddetta fase dell’immediata post-acuzie della
malattia, quando l’intervento riabilitativo può positivamente
influenzare i processi biologici che sottendono il recupero,
contenendo o riducendo l’entità della menomazione e quando la
disabilità è maggiormente modificabile; tale fase può essere
necessaria anche in situazioni di riacutizzazioni e recidive
dell’intervento patologico.
Le strutture impegnate in questo livello
assistenziale, secondo quanto delineato dal citato D.P.R.
14.1.1997 e
dalle Linee guida 7 maggio 1998, sono presidi del sottosistema
sanitario che, distinti in relazione alle diverse minorazioni trattate
e alla diversa intensità dei trattamenti erogati, sono
specificatamente deputati al recupero funzionale e sociale tramite
prestazioni diagnostico-prognostiche e terapeutico-riabilitative che
si avvalgono, di norma e in maniera interdisciplinare, di apporti
clinici, psicologici. pedagogici e sociali. Tali strutture inoltre
operano eseguendo accertamenti diagnostici, anche in termini di
diagnosi funzionale, finalizzati alla presa in carico dei soggetti
affetti da patologie che non implicano una fase di acuzie tale da
richiedere una degenza ospedaliera.
Accedono a queste strutture di
riabilitazione soggetti in età evolutiva affetti da:
– disabilità
fisiche per esiti di paralisi cerebrale infantile e di traumi cranico
encefalici, per sindromi dismorfiche, per distrofie muscolari e
neuromuscolari;
– disabilità psicomentali per danni encefalici
stabilizzati o evolutivi (malattie dismetaboliche o cromosomiche), per
malattia epilettica, per disturbi intellettivi settoriali;
– disturbi
emozionali e di relazione, quando configurano rischio
psicopatologico;
– disturbi sensoriali e neurosensoriali, in
particolare visivi e complessi e disturbi della comunicazione di
origine centrale;
– disabilità congenite ed acquisite, senza durata
temporale per le forme a rilevanza psichica.
Sono altresì utenti in
età adulta che presentano le seguenti patologie:
– malattie del
sistema nervoso centrale e periferico (ad eziologia vascolare
demielinizzante, neoplastica, degenerativa, flogistica, metabolica);

patologia traumatologica e reumatologica;
– artroprotesi d’anca e di
ginocchio;
– amputazioni;
– patologia cardio-respiratoria e
viscerale;
– patologie congenite, compreso il ritardo mentale, con
cicli di monitoraggio da programmare al bisogno.
Le strutture di
riabilitazione effettuano il loro intervento attraverso le seguenti
modalità operative:
– visite di accertamento;
– diurnato
diagnostico;
– trattamento a ciclo continuo;
– trattamento a ciclo
diurno;
– trattamenti: ambulatoriale, domiciliare ed extramurale.
Le
visite di accertamento sono finalizzate sia alla valutazione della
necessità di “presa in carico” per trattamenti riabilitativi che al
“monitoraggio” dei soggetti già dimessi dalle strutture, per una
ripuntualizzazione dello stato di “disabilità”.
Il diurnato
diagnostico, previsto dalla D.G.R. n. 1046 del 2 maggio 2001,
consistente in un insieme coordinato e integrato di procedure
diagnostiche e valutative di norma erogabile nell’ambito di permanenza
diurna presso il Centro erogatore.
Il trattamento a ciclo continuo è
l’analogo al ricovero ospedaliero, ma in alcuni casi, specie in età
evolutiva, non trattandosi di ricoveri in fase acuta, si ritiene
opportuno che i soggetti in degenza rientrino ogni fine settimana in
famiglia.
Il trattamento a ciclo diurno si configura più come una
forma di “ricovero breve” o di “day hospital” prolungato e
continuativo nel tempo.
Tale modalità è proposta preferenzialmente a
strutture che assistono soggetti in età evolutiva, in quanto, ove la
situazione di disabilità lo consenta, è preferibile mantenere il più
possibile il soggetto in stretto collegamento con la famiglia.
I
trattamenti ambulatoriali, domiciliari ed extramurali necessitano
anch’essi di una presa in carico globale del soggetto, con interventi
plurimi e diversificati a seconda del bisogno riabilitativo e con
frequenza plurisettimanale.
Va rilevato, infine, che con D.G.R. n.
751/2000 è stata definita, tra l’altro, la programmazione delle
strutture residenziali a carattere intensivo tra cui quelle oggetto
del presente provvedimento (rif. Tab. 4 Colonne D e E).
In relazione a
quanto sopra si è ritenuto necessario provvedere a definire in maniera
dettagliata i requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi dei
Centri di riabilitazione in questione che formano il contenuto
dell’allegato documento e che si intende proporre all’approvazione,
tenuto conto anche della D.G.R. n. 447/2000, in cui sono state
dettate, in applicazione dell’art. 8 ter del D. Leg.vo n. 502/92, così
come modificato dal D. Leg.vo 229/99, disposizioni per
l’autorizzazione alla realizzazione di strutture e all’esercizio di
attività sanitarie e socio-sanitarie.
Il Vice Presidente – Assessore
alle Politiche Sanitarie Avv. Fabio Gava – conclude la propria
relazione e propone all’approvazione della Giunta Regionale il
seguente provvedimento.
La Giunta regionale
– Udito il relatore Vice
Presidente – Assessore alle Politiche Sanitarie – Avv. Fabio Gava –
incaricato dell’istruzione dell’argomento in questione ai sensi
dell’art. 33, 2 comma, dello Statuto, il quale dà atto che la
Struttura competente ha attestato l’avvenuta regolare istruttoria
della pratica, anche in ordine alla compatibilità con la legislazione
regionale e statale.
– Visto il D.P.R. 14.01.1997;
– Visto il
Provvedimento 7 maggio 1998;
– Vista la D.G.R. n. 253 del 1° febbraio
2000;
– Vista la D.G.R. n. 447 del 15 febbraio 2000;
– Vista la D.G.R.
n. 751 del 10 marzo 2000.
delibera 1. Di approvare l’allegato
documento relativo ai requisiti strutturali, tecnologici ed
organizzativi delle strutture che svolgono attività di riabilitazione
sanitaria intensiva extraospedaliera ai sensi della D.G.R.
n.
253/2000;
2. Di precisare che i requisiti di cui al punto 1 sono
quelli per gli effetti voluti dall’art. 3, comma 2 del D.P.R.
14.01.1997, nonché della D.G.R. n. 447/2000;
3. Di dare atto che le
disposizioni di cui al presente provvedimento hanno validità
temporanea, sino al perfezionamento degli specifici provvedimenti
previsti in DdI organico relativo a “Autorizzazione e accreditamento
delle strutture sanitarie, socio-sanitarie e sociali e di altri
erogatori” di prossima approvazione.
4. Di disporre che il presente
provvedimento sia pubblicato integralmente sul B.U.R. nei modi e
termini di rito.
Allegato – Requisiti minimi di funzionamento delle
strutture che svolgono attività di riabilitazione sanitaria intensiva
extraospedaliera ai sensi della D.G.R…

[Continua nel file zip allegato]

Edilone.it