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Determinazione dei requisiti tecnici sulle case di cura private....

Determinazione dei requisiti tecnici sulle case di cura private.

Decreto Ministeriale 05/08/1977

TESTO
IL MINISTRO PER LA SANITA’

Visto l’art. 51 della legge 12 febbraio 1969, n. 132, concernente la
determinazione dei requisiti sulle case di cura private;
Visto l’art.
6 del decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1972, n. 4,
che riserva allo Stato la normativa tecnica relativa alle case di cura
private;
Udito il parere del Consiglio superiore di sanità;
Udito il
parere del Consiglio di Stato, sezione II, 8 marzo 1977, n. 1707/75;

Ritenuto di approvare le norme relative alla determinazione dei
requisiti tecnici sulle case di cura private;
Decreta:

Art. 1
E’
approvato l’allegato provvedimento, relativo alla determinazione dei
requisiti tecnici sulle case di cura private, composto di
quarantaquattro articoli.

Art. 2
Il presente decreto sarà
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica ed entrerà in
vigore lo stesso giorno della pubblicazione.
Determinazione dei
requisiti sulle case di cura private, ai sensi dell’art. 51 della
L.
12 febbraio 1968, n. 132 e dell’art. 6 del D.P.R. 14 gennaio 1972, n.
4

Capitolo I
GENERALITA’

Art. 1
(Definizione)
Agli effetti
delle presenti norme sono case di cura private gli stabilimenti
sanitari gestiti da privati, persone fisiche o giuridiche, che
provvedono al ricovero di cittadini italiani o stranieri ai fini
diagnostici, curativi o riabilitativi.

Art. 2
(Autorizzazione
all’apertura)
L’autorizzazione all’apertura di case di cura private
ed all’ampliamento o trasformazione delle medesime viene rilasciata
dai competenti organi regionali, ai sensi dell’art. 1 del decreto del
Presidente della Repubblica 14 gennaio 1972, n. 4, secondo le modalità
di cui all’art. 52 della legge 12 febbraio 1968, n. 132, e nel
rispetto delle norme stabilite dal presente decreto.
In caso di
inadempienze alle disposizioni di legge e alle condizioni inserite
nell’atto di autorizzazione, i competenti organi regionali possono
diffidare il titolare della casa di cura ad eliminarle, entro un
congruo termine tassativo. Trascorso detto termine viene ordinata la
chiusura della casa stessa, fino a quando non vengono rimosse le cause
che hanno determinato il provvedimento.
Nel caso di reiterate
infrazioni gli organi regionali possono revocare l’autorizzazione
all’apertura.

Art. 3
(Tipologia delle case di cura)
Le case di
cura si distinguono in:
a) case di cura medico-chirurgiche generali
(che ricoverano ammalati di forme morbose pertinenti alla medicina
generale, alla chirurgia generale ed a specialità mediche e
chirurgiche);
b) case di cura mediche (che ricoverano ammalati di
forme morbose pertinenti alla medicina generale ed a specialità
mediche);
c) case di cura chirurgiche (che ricoverano ammalati di
forme morbose pertinenti alla chirurgia generale ed a specialità
chirurgiche);
d) case di cura polispecialistiche (che ricoverano
ammalati di forme morbose pertinenti a due o più specialità, tutte
rientranti nell’ambito della medicina generale oppure della chirurgia
generale);
e) case di cura monospecialistiche (che ricoverano
ammalati di forme morbose pertinenti ad una sola specialità, medica o
chirurgica);
f) case di cura ad indirizzo particolare
(neuropsichiatriche, sanatoriali, preventoriali, per la riabilitazione
funzionale, ecc.).
Le norme stabilite dal presente decreto si
applicano a tutte le case di cura private, salvo quanto previsto
specificamente da singoli articoli per determinati tipi di esse.
La
capacità ricettiva minima delle case di cura private è fissata come
segue:
per le case di cura medico-chirurgiche generali: 150
posti-letto;
per le altre case di cura: 50 posti-letto.

Capitolo II

NORME COSTRUTTIVE

Art. 4
(Progettazione)
Ogni progetto per la
costruzione l’ampliamento e la trasformazione di case di cura private,
redatto da un ingegnere o architetto, deve essere approvato dai
competenti organi regionali, fatta salva l’osservanza delle norme
edilizie comunali, e deve essere corredato dagli elaborati grafici
comprendenti tutti gli elementi orografici, architettonici,
costruttivi, impiantistici e strutturali esecutivi.
Il progetto deve,
inoltre, essere corredato da una relazione tecnico-sanitaria, redatta
dal progettista e da un medico esperto in igiene e tecnica
ospedaliera, in cui deve essere dettagliatamente specificato quanto
segue:
a) la località prescelta, l’area disponibile, i criteri di
scelta dell’area stessa e le sue caratteristiche;
b) le modalità di
utilizzazione dell’area;
c) il tipo di attività a cui la casa di cura
privata è destinata;
d) il numero e la aggregazione degli edifici, i
criteri di distribuzione e di destinazione dei locali e le loro
caratteristiche;
e) la capacità ricettiva complessiva e delle singole
unità di degenza;
f) le caratteristiche degli impianti sanitari e
tecnologici.

Art. 5
(Area)
La scelta dell’area deve avvenire nel
rispetto delle norme urbanistiche emanate dalle competenti autorità.

La casa di cura deve essere ubicata in zona salubre, esente da
inquinamenti atmosferici, da rumorosità moleste e da ogni altra causa
di malsania ambientale.
La superficie totale dell’area, fatte salve
le prescrizioni per alcuni tipi di case di cura di cui agli articoli
35, 36, 37 del presente decreto, non deve essere inferiore a 100 metri
quadrati per posto-letto. La superficie coperta del piano terreno non
deve essere superiore ad un quinto dell’area totale.
Almeno 15 metri
quadrati per posto-letto devono essere destinati a parco e giardino, e
comunque devono essere previste aree riservate al parcheggio delle
autovetture in misura non inferiore a 1 metro quadrato ogni 15 metri
cubi costruiti fuori terra.

Art. 6
(Approvvigionamento idrico)
La
dotazione idrica delle case di cura non deve essere inferiore a 300
litri di acqua potabile al giorno per posto-letto; da tale dotazione è
escluso il fabbisogno non destinato alle dirette esigenze umane
(impianto di riscaldamento, giardinaggio ecc.).
La casa di cura deve
essere dotata di una riserva di acqua potabile non inferiore a 500
litri per posto-letto, realizzata mediante serbatoi nei quali sia
assicurato un sufficiente ricambio giornaliero.

Art. 7
(Smaltimento
dei rifiuti solidi)
Il direttore sanitario provvede a che i rifiuti
solidi che costituiscono pericolo d’infezione (bevande, piccoli pezzi
anatomici, ecc.) siano inceneriti nell’ambito della casa di cura.
I
rifiuti solidi che non costituiscono pericolo di infezione sono
smaltiti a cura del competente servizio comunale.
La raccolta dei
rifiuti deve essere effettuata a mezzo di contenitori a perdere. Per
quanto riguarda le caratteristiche dei camini, ed in genere dei forni
di incenerimento, gli impianti devono essere conformi alle
prescrizioni della legge 13 luglio 1966, n. 615 e del suo regolamento
di esecuzione, approvato con decreto del Presidente della Repubblica
22 dicembre 1970, n. 1391.

Art. 8
(Smaltimento dei rifiuti
liquidati)
I liquami devono essere convogliati in una fognatura
razionale che può essere collegata con la fognatura cittadina.
In
difetto di questa, o quando essa non dia garanzia per un appropriato
smaltimento, i liquami devono essere convogliati in apposito impianto
di depurazione biologica, approvato dalla competente autorità
sanitaria, la quale, può disporre che i liquami stessi siano
sottoposti a procedimenti di disinfezione prima di essere immessi
nella rete urbana o in un corso d’acqua.

Art. 9
(Smaltimento dei
rifiuti radioattivi)
I metodi di smaltimento dei rifiuti radioattivi
devono essere preventivamente approvati dai competenti organi
regionali, ai sensi dell’art. 13 del decreto del Presidente della
Repubblica 14 gennaio 1972, n. 4, ed in conformità del decreto del
Presidente della Repubblica 13 febbraio 1964, n. 185.

Art. 10

(Caratteristiche costruttive e requisiti delle camere di degenza)
Lo
sviluppo in altezza e i distacchi dei fabbricati devono essere
conformi alle norme stabilite dagli strumenti urbanistici e dai
regolamenti locali.
In tutti gli ambienti destinati alla degenza ed
al soggiorno dei ricoverati deve esser assicurata l’illuminazione
naturale, mediante finestre apribili all’esterno, e una adeguata
aerazione.
Negli edifici a più di un piano devono essere previsti
elevatori in numero adeguato ai flussi di traffico e comunque separati
per lettighe ed ammalati, per personale e visitatori, per materiale
pulito e vitto, per materiale sporco.
I corridoi destinati al
transito dei ricoverati devono essere larghi almeno m. 2,30; quelli
destinati ad altri servizi almeno m. 2.
Devono essere previste scale
a tenuta di fumo per la evacuazione rapida dei malati e del personale.
Tali scale devono essere raggiungibili da qualunque settore della casa
di cura in caso di emergenza.
In tutte le scale le alzate non devono
essere superiori a cm. 16 con pedate in relazione; le rampe devono
essere rettilinee e i pianerottoli rettangolari, di larghezza non
inferiore a m. 1,60, per consentire il transito con barelle.
Le
camere di degenza devono essere munite di dispositivi atti a
consentire l’oscuramento.
Devono essere adottati provvedimenti
adeguati per la protezione acustica dai rumori provenienti
dall’esterno, dall’interno e dal funzionamento degli impianti
tecnologici.
Le pareti di tutti i locali devono essere rivestite di
materiale e vernici resistenti al lavaggio, alla disinfezione e
all’azione meccanica.
Salvo quanto previsto nel successivo art. 33
per le unità di pediatria, nelle camere di degenza la superficie del
pavimento non deve essere inferiore a 7 metri quadrati per letto nelle
camere a più letti e a 12 metri quadrati nelle camere ad un letto.
In
ogni camera di degenza non devono comunque essere collocati più di 4
letti.
I locali del piano seminterrato e del piano rialzato devono
avere un’altezza minima di m. 3,20.
Le camere di degenza non possono…

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