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Attuazione della delega conferita dall'art. 3, comma 27 della legge 8-8-1995, n. 335, in materia di dismissioni del patrimonio immobiliare degli enti providenziali pubblici e di investimenti degli stessi in campo immobiliare.

Decreto Legislativo 16/02/1996 n. 104
Attuazione della delega
conferita dall’art. 3, comma 27 della legge 8-8-1995, n. 335, in
materia di dismissioni del patrimonio immobiliare degli enti
providenziali pubblici e di investimenti degli stessi in campo
immobiliare.

TESTO

Art.1 AMBITO DI APPLICAZIONE E FINALITÀ 1. Il
presente decreto legislativo, in attuazione delle norme di cui
all’art.3, comma 27, della legge 8 agosto 1995, n.335, disciplina
l’attività in campo immobiliare degli enti previdenziali di natura
pubblica elencati al numero 1 della tabella allegata alla legge 20
marzo 1975, n.70, ed altresì di quelli di cui al decreto legislativo
30 giugno 1994, n.479, e di enti previdenziali pubblici
successivamente istituiti, per quanto attiene alla gestione dei beni,
alle forme del trasferimento della proprietà degli stessi e alle forme
di realizzazione di nuovi investimenti immobiliari secondo principi di
trasparenza, economicità e congruità di valutazione economica.
2. Le
norme del presente decreto, relative al trasferimento della proprietà,
non trovano applicazione riguardo ai beni di proprietà degli enti che
gli stessi utilizzano quali sede di uffici propri o di enti o soggetti
con i quali gli enti proprietari sono stabilmente collegati o ai quali
partecipano in vista del raggiungimento delle proprie finalità
istituzionali. Nell’individuazione dei predetti immobili si tiene
conto dei piani di riorganizzazione e decentramento degli enti,
definiti anche in collaborazione fra gli stessi al fine di una
possibile unificazione di sedi e sportelli aperti al pubblico in modo
da migliorale il servizio all’utenza.
3. In presenza di disposizioni
legislative che vincolano gli enti a costituire riserve a garanzia
degli obblighi di prestazione a favore dei beneficiari, della tutela
previdenziale e ad investire quote delle riserve in immobili a
copertura di tali quote si pongono i beni individuati dagli enti,
previo parere dell’Osservatorio sul, patrimonio immobiliare degli enti
previdenziali di cui all’articolo 10 relativi in particolare alle
seguenti tipologie:
a) immobili la cui alienazione determinerebbe
gravi ripercussioni di carattere sociale in relazione alle specifiche
caratteristiche del mercato immobiliare e delle zone di ubicazione
degli immobili, anche con riferimento alla tipologia reddituale e alle
caratteristiche medie di composizione del nucleo familiare, proprie
dei relativi conduttori;
b) immobili di particolare pregio
storico-monumentale per i quali possono essere previsti specifici
programmi di valorizzazione;
c) immobili di cui al comma 2, d)
immobili ad uso non abitativo interessati da specifici progetti che
assicurino, nel periodo massimo di tre anni una redditività in linea
con quella di mercato; i progetti sono sottoposti a preventiva
verifica dell’Osservatorio di cui all’art.10 che accerta anche i
presupposti della effettiva redditività. In caso di mancato
raggiungimento degli obbiettivi di redditività ipotizzati, gli enti
sono tenuti ad inserire gli immobili nei piani di cessione.
4. La
copertura delle riserve tecniche può in ogni caso essere realizzata
anche attraverso la sottoscrizione di titoli rappresentativi di beni
immobili.
Art.2. AVVIO DEL NUOVO PROCESSO GESTIONALE E PROGRAMMI DI
CESSIONE 1. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale
fissa i criteri e parametri omogenei a cui gli enti si attengono per
un organica ricognizione del loro patrimonio immobiliare, da
completare nei successivi sei mesi. Detta ricognizione, finalizzata
alla rilevazione e sistemazione di tutti i dati necessari per la
definizione dei programmi di cessione di cui alle successive
disposizioni anche per quanto riguarda le effettive destinazioni d uso
e delle utenze e le esigenze di adeguamento de}le classificazioni
catastali, può essere realizzata dagli enti tramite le società già
costituite e le collaborazioni già acquisite contrattualmente dai
medesimi enti alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per
le predette finalità e per quelle di cui al comma 2, gli enti possono
avvalersi di un apposito centro unitario di servizi.
2. Sulla base
della ricognizione di cui al comma 1, i medesimi enti, nei successivi
tre mesi, nell’ambito della programmazione e degli indirizzi definiti
dai rispettivi consigli di indirizzo e vigilanza e, negli altri casi,
dai consigli di amministrazione, determinano programmi di cessioni del
patrimonio immobiliare, previa valutazione, unitamente agli enti
locali aventi competenza in materia degli effetti di dette cessioni
sui diversi mercati immobiliari anche tenendo conto delle
caratteristiche socio-economiche delle diverse aree. I programmi vanno
formulati, attraverso un confronto preventivo fra i competenti organi
degli enti, in modo da: massimizzare le opportunità di integrazioni
operative e dei sistemi informatici; realizzare l’omogeneità dei
criteri di comportamento e delle procedure; ricercare sinergie
nell’impiego del patrimonio immobiliare, anche attraverso permute, fra
gli enti e altri soggetti pubblici; definire strategie contrattuali
comuni nella esternalizzazione della gestione e nelle dismissioni.
3.
I suddetti programmi devono inderogabilmente prevedere:
a)
l’affidamento della gestione degli immobili a società specializzate
secondo i criteri di cui all’art.3, anche in funzione della
valorizzazione degli immobili in relazione ad ipotesi progettuali di
trasformazione, recupero e riqualificazione dei beni articolate sul
piano della fattibilità economica. amministrativa e tecnica;
b)
l’alienazione dei beni, con riferimento ai conduttori degli stessi e
in applicazione dei criteri di cui all’art.6;
c) il conferimento degli
immobili a fondi comuni di investimento immobiliare secondo i criteri
e le procedure di cui alla legge 25 gennaio 1994, n.86, e successive
integrazioni e modificazioni;
d) il conferimento degli immobili a
società immobiliari delle quali i fondi pensione di cui al decreto
legislativo 21 aprile 1993, n.124, e successive modificazioni e
integrazioni, detengano azioni o quote ai sensi della lettera d)
dell’art.6, comma 1, del medesimo decreto.
4. Con successive
integrazioni dei piani, definite in base agli indirizzi forniti dai
consigli di indirizzo e vigilanza degli enti e, negli altri casi, dai
consigli di amministrazione, vengono indicate le percentuali di
cessione da realizzare negli anni successivi, in misure tali che
assicurino una regolarità nelle cessioni medesime anche per evitare,
con riferimento, fra l’altro, alle condizioni del mercato immobiliare
e alle necessità di bilancio dagli stessi enti, una loro
concentrazione temporale, e che nel complesso prevedano la conclusione
dei procedimenti relativi alla cessione totale degli immobili nel
termine massimo di 5 anni, eccezione fatta per gli immobili di cui
l’ente conserva la titolarità ai sensi del presente decreto.
5. I
programmi generali di cessione, le integrazioni agli stessi e i
progetti specifici di cui alle precedenti disposizioni sono inviali al
Ministero del lavoro e della previdenza sociale che, nei successivi
quaranta giorni, tenendo conto delle considerazioni espresse con
motivato parere dall’Osservatorio di cui all’art.10 anche in relazione
alle esigenze di coordinamento delle attività immobiliari degli enti
con riguardo agli effetti sul mercato immobiliare complessivo, formula
eventuali rilievi e osservazioni in merito ai predetti programmi e
successive integrazioni. Sulla base dei predetti rilievi e
osservazioni i competenti organi degli enti, nei successivi 30 giorni,
approvano definitivamente i programmi generali, le integrazioni e i
progetti specifici provvedendo a farne tempestiva esecuzione.
Art.3.
AFFIDAMENTO DELLA GESTIONE A SOGGETTI SPECIALIZZATI 1. Attraverso
deliberazioni dei competenti organi, gli enti affidano alle società di
gestione, individuate previa gara pubblica, mandati con rappresentanza
inerenti la gestione di tutti i beni immobili, ivi compresi quelli
posti a copertura delle riserve tecniche, e comunque evitando di
assumere impegni contrattuali che possano ostacolare l’attuazione dei
piani di trasferimento definiti.
2. Por l’istruttoria e la definizione
tecnica delle gare di appalto, ivi compresa 1a redazione dei bandi di
gara e dei capitolati, gli enti si avvalgono della collaborazione
dell’Osservatorio di cui all’art.10.
3. La selezione e
l’individuazione delle società di gestione avverrà mediante apposite
gare pubblicizzate secondo le normative vigenti. L’aggiudicazione
dell’appalto è effettuata secondo il criterio dell’offerta
economicamente più vantaggiosa e delle migliori garanzie di efficacia
e qualità dell’azione tecnico-ammininistrativa da porre in essere.
4.
Gli enti stipulano i contralti con le società di gestione in termini
coerenti con gli indirizzi emanali dal Ministro del lavoro e della
previdenza sociale. L’affidamento in gestione, ai fini della
complessiva amministrazione attiva del patrimonio, può comprendere la
manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili, la gestione dei
servizi condominiali, la riscossione dei canoni, l’attivazione delle
procedure previste in caso di morosità, la stipula e il rinnovo dei
contratti di locazione. Eventuali nuove attività, relative al
patrimonio affidato in gestione e non comprese nei contratti
precedentemente stipulati, vanno comunque affidate in gestione secondo
le procedure di cui al comma 1.
5. Al fine di favorire l’accesso alle
gare anche ad operatori piccoli e medi può prevedersi un
dimensionamento dei lotti che tenga conto dell’articolazione
dimensionale del sistema di imprese che operano nel settore.
Art.4.
CONTENUTI DEI CONTRATTI DI GESTIONE 1. I contratti di gestione, che
possono riguardare anche quote parti del complesso della proprietà
immobiliare dell’ente previdenziale, si…

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