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DECRETO MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI 11 MARZO 1988: (G.U. 1-6-1988, n...

DECRETO MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI 11 MARZO 1988: (G.U. 1-6-1988, n. 127 suppl.) Norme tecniche riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilità dei pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e le prescrizioni per la progettazione, l'esecuzione e il collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle opere di fondazione. Istruzioni per l'applicazione

Decreto Ministero Lavori Pubblici, 11 Marzo 1988

Circolare Ministero Lavori Pubblici, 24 settembre1988
TESTO
COORDINATO

D.M. LL. PP. 11-03-1988
ART. 1
ART. 2
ART. 3
A.
DISPOSIZIONI GENERALI
A.1 OGGETTO E SCOPO DELLE NORME
A.2
PRESCRIZIONI GENERALI
A.3 ELABORATORI GEOTECNICI E GEOLOGICI
A.4
COLLAUDO.
B. INDAGINI GEOTECNICHE
B.1 OGGETTO DELLE NORME
B.2
INDAGINI NELLE FASI DI PROGETTO DI COSTRUZIONE.
B.3 AMPIEZZA
DELL’INDAGINE
B.4 MEZZI DI INDAGINE.
B.5 RELAZIONI SULLE INDAGINI

C. OPERE DI FONDAZIONE.
C.1 OGGETTO DELLE NORME
C.2. CRITERI DI
PROGETTO
C.3 PRESCRIZIONI PER LE INDAGINI
C.4 FONDAZIONI
DIRETTE
C.4.1 CRITERI DI PROGETTO
C.4.2 CARICO LIMITE E CARICO
AMMISSIBILE DEL COMPLESSO FONDAZIONE-TERRENO
C.4.3 CEDIMENTI
C.4.4
ELEMENTO STRUTTURALE DI FONDAZIONE
C.4.5 SCAVI DI FONDAZIONE
C.5
FONDAZIONI SU PALI
C.5.1 CRITERI DI PROGETTO
C.5.2 INDAGINI
SPECIFICHE
C.5.3 CARICO LIMITE E CARICO AMMISSIBILE DEL PALO SINGOLO

C.5.4 CARICO AMMISSIBILE DELLA PALIFICATA
C.5.5 PROVE DI CARICO

C.5.6 ELEMENTO STRUTTURALE DI COLLEGAMENTO
C.6 RELAZIONE SULLA
FONDAZIONE
D. OPERE SOSTEGNO
D.1 OGGETTO DELLE NORME
D.2 CRITERI DI
PROGETTO
D.3 INDAGINI SPECIFICHE
D.4 VERIFICHE DEI MURI DI SOSTEGNO
CON FONDAZIONI SUPERFICIALI
D.4.1 AZIONI SUL MURO DI SOSTEGNO
D.4.2
VERIFICA ALLA TRASLAZIONE SUL PIANO DI POSA
D.4.3 VERIFICA AL
RIBALTAMENTO DEL MURO.
D.4.4 VERIFICA AL CARICO LIMITE DELL’INSIEME
FONDAZIONE-TERRENO
D.4.5 VERIFICA DI STABILITÀ GLOBALE
D.6
DISPOSITIVI DI DRENAGGIO PER LA RIDUZIONE DELLE PRESSIONI NEUTRE E
MODALITÀ COSTRUTTIVE
D.7 VERIFICA DELLE PARATIE
D.7.1 AZIONI SULLA
PARETE
D.7.2 VERIFICHE
D.8 ARMATURE PER IL SOSTEGNO DEGLI SCAVI
D.9
RELAZIONE SULLE OPERE DI SOSTEGNO
E. MANUFATTI DI MATERIALI
SCIOLTI
E.1 OGGETTO DELLE NORME
E.2 INDAGINI SUI TERRENI E SUI
MATERIALI DA COSTRUZIONE
E.3 CRITERI DI PROGETTO
E.4 POSA IN OPERA
DEI MATERIALI
E.5 RELAZIONE
F. GALLERIE E MANUFATTI SOTTERRANEI
F.1
OGGETTO DELLE NORME
F.2 INDAGINI SPECIFICHE
F.3 PROGETTO
F.3.1
CRITERI DI PROGETTO
F.4 METODI DI SCAVO
F.5 VERIFICA DEL
RIVESTIMENTO
F.6 CONTROLLO DEL MANUFATTO
G. STABILITÀ DEI PENDII
NATURALI E DEI FRONTI DI SCAVO
G.1 OGGETTO DELLE NORME
G.2 PENDII
NATURALI
G.2.1 ACCERTAMENTI DI CARATTERE GENERALE
G.2.2 INDAGINI
SPECIFICHE
G.2.3 CALCOLI DI STABILITÀ
G.2.4 INTERVENTI
G.3 FRONTI
DI SCAVO
G.3.1 INDAGINI SPECIFICHE
G.3.2 CRITERI DI PROGETTO E
CALCOLI DI STABILITÀ
H. FATTIBILITÀ GEOTECNICA DI OPERE SU GRANDI
AREE
H.1 OGGETTO DELLE NORME
H.2 INDAGINI SPECIFICHE
H.3 VERIFICHE
DI FATTIBILITÀ
I. DISCARICHE E COLMATE
L. EMUNGIMENTI DI FALDE
IDRICHE
M. CONSOLIDAMENTO DEI TERRENI
N. DRENAGGI E FILTRI
O.
ANCORAGGI
O.1 OGGETTO DELLE NORME
O.2 INDAGINI SPECIFICHE
O.3
CRITERI DI PROGETTO
O.3.1 VERIFICA AL CARICO LIMITE
O.3.2 VERIFICA AL
CREEP
O.3.3 PROVE DI CARICO

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D.M.
LL. PP. 11-03-1988
DECRETO MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI 11 MARZO 1988
(G.U. 1-6-1988, n. 127 suppl.)
Norme tecniche riguardanti le indagini
sui terreni e sulle rocce, la stabilità dei pendii naturali e delle
scarpate, i criteri generali e le prescrizioni per la progettazione,
l’esecuzione e il collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle
opere di fondazione. Istruzioni per l’applicazione

CIRC. LL.PP.
24-09-1988
Circolare Ministero Lavori Pubblici, 24 settembre1988, n.
30483
(Pres. Cons. Superiore – Servizio Tecnico Centrale)
Legge 2
febbraio 1974 n.64, art.1 – D.M. 11 marzo 1988.
Norme tecniche
riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilità dei
pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e le prescrizioni
per la progettazione, l’esecuzione e il collaudo delle opere di
sostegno delle terre e delle opere di fondazione. Istruzioni per
l’applicazione

ART. 1
Sono approvate le norme tecniche
riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilità dei
pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e le prescrizioni
per la progettazione, l’esecuzione ed il collaudo delle opere di
sostegno delle terre e delle opere di fondazione, di cui alla legge
2-2-1974, n. 64, predisposte dal servizio tecnico centrale ed allegate
al presente decreto.

ART. 2
Le anzidette norme entrano in vigore sei
mesi dopo la pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana.

ART. 3
In via transitoria
continuano ad applicarsi le norme di cui al decreto ministeriale
21-1-1981 per le opere in corso, per le opere per le quali sia stato
stipulato regolare contratto, per le opere per le quali sia stato
pubblicato il bando di gara per l’appalto, per le opere comprendenti
strutture disciplinate dalla legge n. 1086/71 per le quali è stata già
presentata la denuncia a sensi dell’art. 4 della stessa legge.
Norme
tecniche riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la
stabilità dei pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e
le prescrizioni per la progettazione, l’esecuzione e il collaudo delle
opere di sostegno delle terre e delle opere di fondazione. Istruzioni
per
l’applicazione

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A.
DISPOSIZIONI GENERALI

A.1 OGGETTO E SCOPO DELLE NORME
Con le presenti
norme si stabiliscono i principali criteri da seguire:
– per il
progetto e per l’esecuzione di indagini sui terreni, intesi quali
terre o rocce nella loro sede;
– per il progetto, per la costruzione e
per il collaudo di opere di fondazione, opere di sostegno, manufatti
di materiali sciolti, manufatti sotterranei;
– per lo studio della
stabilità dei pendii naturali;
– il progetto di stabilizzazione dei
pendii naturali e per il progetto di scavi; per il progetto delle
discariche e delle colmate;
per il progetto degli interventi di
consolidamento di ammassi di terreni e rocce; per il progetto degli
interventi di ristrutturazione e consolidamento di esistenti strutture
di fondazione e di sostegno;
per lo studio di fattibilità di opere e
di insiemi di opere e relativi interventi nel sottosuolo che
interessano grandi aree o grandi volumi di terreno, nonché per lo
studio e la valutazione degli effetti di emungimenti di fluidi dal
sottosuolo e di perturbazione del regime delle pressioni
interstiziali.
I principi ed i criteri hanno lo scopo di garantire la
sicurezza e la funzionalità del complesso opere-terreni e di
assicurare in generale la stabilità del territorio sul quale si
inducono sollecitazioni e deformazioni.
Le presenti norme si applicano
a tutte le opere pubbliche e private da realizzare nel territorio
della Repubblica, come disposto dall’art. 1 della legge 2-2-1974, n.
64, ivi comprese le zone dichiarate sismiche ai sensi dell’art. 3,
titolo II, della citata legge. Le presenti norme valgono anche per le
opere speciali di cui al punto D dell’art. 1 della sopra richiamata
legge, salvo quanto disposto dalle norme tecniche relative alle
singole categorie di opere speciali.
Per quanto attiene al calcolo ed
al dimensionamento delle strutture e dei manufatti considerati nelle
presenti norme, ai relativi materiali ai procedimenti e metodi
costruttivi si rimanda alle vigenti norme specifiche e in particolare
alle norme emanate in applicazione della legge 5-11-1971, n. 1086,
salvo quanto diversamente prescritto nelle sezioni seguenti.

A.2
PRESCRIZIONI GENERALI
Le scelte di progetto, i calcoli e le verifiche
devono essere sempre basati sulla caratterizzazione geotecnica del
sottosuolo ottenuta per mezzo di rilievi, indagini e prove.
I calcoli
di progetto devono comprendere le verifiche di stabilità e le
valutazioni del margine di sicurezza nei riguardi delle situazioni
ultime che possono manifestarsi sia nelle fasi transitorie di
costruzione sia nella fase definitiva per l’insieme manufatto-terreno.
Le situazioni di esercizio tenendo conto delle possibili variazioni di
sollecitazione e deformazione, devono ugualmente essere verificate con
la dovuta sicurezza. La scelta dei coefficienti di sicurezza deve
essere motivata in rapporto al grado di approfondimento delle indagini
sui terreni, all’affidabilità dalla valutazione delle azioni esterne,
tenuto conto del previsto processo costruttivo e dei fattori
ambientali.
L’assunzione di valori inferiori a quelli prescritti nei
capitoli successivi deve essere giustificata con una analisi
documentata. Il progetto deve comprendere anche una valutazione dei
prevedibili spostamenti dell’insieme opera-terreno, nonché un giudizio
sull’ammissibilità di tali spostamenti in rapporto alla sicurezza e
funzionalità del manufatto e di quelli ad esso adiacenti.
L’intensità
e la direzione delle azioni statiche e dinamiche da considerare nei
calcoli geotecnici deve essere stabilita sulla base di una analisi che
tenga conto della probabilità e della frequenza di applicazione, del
tempo di permanenza, della natura dei terreni presenti nel sottosuolo
e del tipo di opera.
In presenza di azioni indotte da sismi si
adotteranno i criteri di valutazione del carico limite e del relativo
coefficiente di sicurezza prescritti dalle norme tecniche per le
costruzioni in zone sismiche (D.M. 19-6-1984).
Nel progetto devono
essere considerate le fasi e le modalità costruttive.
In corso d’opera
si deve controllare la rispondenza tra la caratterizzazione geotecnica
assunta in progetto e la situazione effettiva, differendo di
conseguenza il progetto esecutivo. Nel caso di costruzioni di modesto
rilievo in rapporto alla stabilità globale dell’insieme opera-terreno,
che ricadano in zone già note, la caratterizzazione geotecnica del
sottosuolo può essere ottenuta per mezzo della raccolta di notizie e
dati sui quali possa responsabilmente essere basata la progettazione.
In questo caso i calcoli geotecnici di stabilità e la valutazione
degli spostamenti possono essere omessi, ma la idoneità delle
soluzioni progettuali adottate deve essere motivata con apposita
relazione.

A.2. Prescrizioni generali.
Nella scelta dei lavori dei
coefficienti di sicurezza si terrà conto dei seguenti
fattori:
-requisiti e importanza dell’opera con particolare riguardo
alla sicurezza delle persone;
-grado di conoscenza sulla costituzione
del sottosuolo e sulle proprietà dei terreni;
-caratteristiche ed
intensità delle azioni considerate e loro probabilità di verificarsi
(secondo i criteri esposti dalle norme tecniche sui carichi e
sovraccarichi approvate con D.M. 3-10-1978) (Ora sostituito dal D.M.
12-2-1982)
-grado di approssimazione dei metodi di calcolo;
-influenza
delle variazioni dei parametri caratteristici dei terreni sui valori
dei coefficienti di sicurezza;
-verifica della rispondenza tra la
caratterizzazione geotecnica assunta in progetto e l’effettiva
situazione dei luoghi;
-esperienza locale.
Per le opere di rilevante
importanza, in rapporto anche alla sicurezza dell’opera stessa e a
tutela della pubblica incolumità, la richiesta valutazione dei
prevedibili spostamenti potrà essere controllata durante e dopo la
costruzione dell’opera, secondo un programma di misure e di
osservazioni da definire in progetto.
Particolare attenzione sarà
dedicata alle opere provvisionali quali scavi con o senza armatura,
opere di sostegno, procedimenti per abbassamenti della falda,
ancoraggi, consolidamenti, ecc.
Le opere provvisionali vanno
progettate con criteri analoghi a quelli delle opere a carattere
permanente.

A.3 ELABORATORI GEOTECNICI E GEOLOGICI
I risultati delle
indagini, degli studi e dei calcoli geotecnici devono essere esposti
in una relazione geotecnica, parte integrante degli atti
progettuali.
Nei casi in cui le presenti norme prescrivano uno studio
geologico, deve essere redatta anche una relazione geologica che farà
parte integrante degli atti progettuali.

A.3. Elaborati geotecnici e
geologici.
La relazione geotecnica conterrà:
a) illustrazione del
programma di indagini con motivato giudizio sulla affidabilità dei
risultati ottenuti; caratterizzazione geotecnica del sottosuolo in
relazione alle finalità da raggiungere con il progetto effettuato
sulla base dei dati raccolti con le indagini eseguite.
La relazione
deve essere corredata da una planimetria con le ubicazioni delle
indagini sia quelle appositamente effettuate, che quelle di carattere
storico e di esperienza locale, dalla documentazione sulle indagini in
sito ed in laboratorio, dal profilo litologico e stratigrafico del
sottosuolo con la localizzazione delle falde idriche;
b) scelta e
dimensionamento del manufatto o dell’intervento; risultati dei calcoli
geotecnici, conclusioni tecniche; procedimenti costruttivi e
controlli. La relazione deve essere completa in tutti gli elaborati
grafici ed analitici necessari per la precisa comprensione del
progetto.
La relazione geologica definirà con preciso riferimento al
progetto i lineamenti geomorfologici della zona nonché gli eventuali
processi morfogenici e i dissesti in atto o potenziali e la loro
tendenza evolutiva, la successione litostratigrafica locale con
definizione della genesi e distribuzione spaziale dei litotipi, del
loro stato di alterazione e fessurazione e della loro degradabilità;
preciserà inoltre i caratteri geostrutturali generali, la geometria e
le caratteristiche delle superfici di discontinuità in genere e degli
ammassi rocciosi in particolare, e fornirà lo schema della
circolazione idrica superficiale e sotterranea.
La relazione sarà
corredata dagli elaborati grafici, carte e sezioni geologiche, ecc. e
dalla documentazione delle indagini in sito ed in laboratorio, sia
quelle appositamente effettuate, che quelle di carattere storico e di
esperienza locale.
La caratterizzazione geotecnica del sottosuolo e la
ricostruzione geologica debbono essere reciprocamente coerenti.
A tale
riguardo la relazione geotecnica deve fare esplicito riferimento alla
relazione geologica e viceversa.

A.4 COLLAUDO.
Il collaudo dovrà
accertare la rispondenza delle opere eseguite alle previsioni
progettuali e la rispondenza della esecuzione alla presente normativa,
tenendo conto di tutti i dati rilevati prima e durante la costruzione.
Ulteriori indagini e prove saranno effettuate nel corso del collaudo,
se ritenute necessarie al fine di accertare l’idoneità dell’opera
all’uso cui è
destinata.

——————————————————————————–

B.
INDAGINI GEOTECNICHE

B.1 OGGETTO DELLE NORME
Le presenti norme
riguardano il progetto e l’esecuzione delle indagini
geotecniche.
Queste indagini hanno lo scopo di raccogliere tutti i
dati qualitativi e quantitativi occorrenti per il progetto e per il
controllo del comportamento dell’opera nel suo insieme ed in rapporto
al terreno.

B. Indagini geotecniche

B.1. Oggetto delle norme.
Tra
i dati geotecnici necessari per il progetto dell’opera saranno in
particolare presi in considerazione la stratigrafia, le
caratteristiche delle falde idriche, le proprietà geotecniche dei
terreni e tutti gli altri elementi significativi del sottosuolo,
nonché le proprietà dei materiali da impiegare per la costruzione dei
manufatti di materiali sciolti.

B.2 INDAGINI NELLE FASI DI PROGETTO
DI COSTRUZIONE.
Nelle fasi preliminari della progettazione si potrà
far riferimento a informazioni di carattere geologico e a dati
geotecnici deducibili dalla letteratura oppure noti attraverso
indagini eseguite precedentemente sulla medesima area.
Per il progetto
di massima dovranno essere effettuate indagini geologiche e
geotecniche per valutare la stabilità di insieme della zona prima ed a
seguito della costruzione dell’opera in progetto, e per individuare i
problemi che la natura e le caratteristiche geotecniche dei terreni
pongono nelle scelte delle soluzioni progettuali e dei corrispondenti
procedimenti costruttivi anche per confrontare le soluzioni
possibili.
Nella fase di progetto esecutivo le indagini devono essere
dirette ad approfondire la caratterizzazione geotecnica qualitativa e
quantitativa del sottosuolo per consentire la scelta della soluzione
progettuale, di eseguire i calcoli di verifica e definire i
procedimenti costruttivi.
Per i manufatti di materiali sciolti,
l’indagine deve comprendere anche la ricerca e lo studio dei materiali
da impiegare nella costruzione.
Le indagini, gli studi ed i rilievi
devono essere portati a termine nei tempi utili alla compilazione del
progetto, salvo successivi sviluppi in relazione alle esigenze della
fase costruttiva.
La validità delle ipotesi di progetto dovrà essere
controllata durante la costruzione considerando, oltre ai dati
raccolti in fase di progetto, anche quelli ottenuti con misure ed
osservazioni nel corso dei lavori per adeguare, eventualmente, l’opera
alle situazioni riscontrate.

B.2. Indagini nelle fasi di progetto e
di costruzione.
Le indagini saranno sviluppate secondo gradi di
approfondimento e di ampiezza commisurati nelle varie fasi, del
progetto alla costruzione, attraverso le quali si giunge alla
realizzazione dell’opera.
Per definire il profilo geotecnico, le
proprietà fisico-meccaniche dei terreni, la posizione delle falde
idriche e le loro caratteristiche, si raccomanda di eseguire
specifiche indagini, in sito ed in laboratorio, secondo un programma
definito in base alle caratteristiche del sottosuolo e dell’opera in
progetto.
Opere che incidano grandi aree e che incidano profondamente
sul territorio, richiedono un progetto di fattibilità secondo i
criteri di cui alla sez. H della norma.
Nel caso di opere di notevole
mole e di importanza dal punto di vista della sicurezza o che
interessino terreni con caratteristiche meccaniche scadenti, si
consiglia di effettuare il controllo del comportamento dell’opera
durante e dopo la costruzione.
A tale fine sarà predisposto un
programma di osservazioni e misure (spostamenti di punti
significativi, pressioni neutre, ecc.) di ampiezza commisurata
all’importanza dell’opera e alla complessità della situazione
geotecnica.
Ai fini del progetto e della esecuzione delle indagini,
possono essere utilmente consultate le raccomandazioni sulla
programmazione ed esecuzione delle indagini geotecniche pubblicate a
cura dell’Associazione Geotecnica Italiana (A.G.I.).

B.3 AMPIEZZA
DELL’INDAGINE
Lo studio geotecnico deve essere esteso alla parte del
sottosuolo influenzata, direttamente o indirettamente, dalla
costruzione del manufatto e che influenza il comportamento del
manufatto stesso (volume significativo).
L’ampiezza dell’indagine deve
perciò essere proporzionata alle dimensioni, al tipo, alle
caratteristiche strutturali, all’importanza dell’opera, alla
complessità del sottosuolo ed allo stato delle conoscenze sulla zona
in esame.

B.3. Ampiezza dell’indagine.
Il volume significativo ha
forma ed estensione diverse a seconda del problema in esame e va
individuato caso per caso, in base alle dimensioni dell’opera ed alla
natura e caratteristiche dei terreni del sottosuolo.

B.4 MEZZI DI
INDAGINE.
Il programma delle indagini deve essere formulato in base
alla prevedibile costituzione del sottosuolo, tenuto conto dei
problemi in esame. I mezzi di indagine devono essere scelti caso per
caso in relazione alla natura ed alla successione dei terreni nel
sottosuolo alle finalità ed alle caratteristiche dell’opera.
Le
indagini geotecniche comprendono tra l’altro perforazioni di sondaggi
o scavi, o prelievo di campioni, rilievo delle falde acquifere, prove
in sito, prove in laboratorio, prospezioni geofisiche.
Il programma
deve essere sufficientemente flessibile per consentire eventuali
modifiche conseguenti alle conoscenze che si otterranno nel corso
delle indagini.

B.4. Mezzi d’indagine. Tecniche d’indagine.
A titolo
indicativo nella tabella 1 sono elencati i mezzi di indagine di più
frequente uso.
Il tipo e la tecnica esecutiva delle perforazioni di
sondaggio saranno scelti in funzione della natura dei terreni e delle
operazioni da compiere nel corso del sondaggio (prelievo di campioni
rimaneggiati o indisturbati, rilievi sulle falde idriche, prove di
carattere meccanico, ecc.).
I dati forniti dalle prospezioni
geofisiche (con metodi elettrici, sismici, ecc.) saranno in ogni caso
tarati e controllati con quelli forniti dalle altre indagini. Di
regola, salvo casi particolari, essi non possono essere impiegati
direttamente nei calcoli statici.
La scelta dei mezzi di indagine sarà
effettuata in fase di progetto dell’indagine e verificata durante lo
svolgimento dell’indagine stessa. Svolgimento delle indagini in
sito.
La posizione dei punti di indagine sarà rilevata
topograficamente e riportata su una planimetria.
Pozzi cunicoli e
trincee saranno eseguiti nel rispetto delle norme di sicurezza per gli
scavi all’aperto e in sotterraneo, badando in particolare a garantire
l’accessibilità per tutto il tempo di durata delle indagini.
Gli scavi
saranno realizzati in modo tale da non causare apprezzabili modifiche
alla situazione esistente, sia dal punto di vista statico che da
quello idraulico. Dopo la loro utilizzazione, salvo il caso che
vengano direttamente inglobati nell’opera, essi vanno accuratamente
riempiti ed intasati con materiale idoneo in modo da ripristinare, per
quanto possibile, la situazione iniziale.
Nel corso dell’esecuzione di
perforazione di sondaggio, particolare cura deve essere posta per
evitare di provocare mescolanze tra terreni diversi e di porre in
comunicazione falde idriche.
I fori di sondaggio, salvo il caso che
vengano utilizzati per l’installazione di strumenti di misura (ad es.:
inclinometri piezometri, ecc.), devono essere accuratamente richiusi,
procedendo al sistematico intasamento a partire dal fondo con
materiali idonei (ad es.: malte cementizie, miscele cemento-argilla,
sabbia fine, ecc.). Il prelievo di campioni rimaneggiati può essere
effettuato con le normali attrezzature di scavo o di perforazione. I
campioni rimaneggiati devono essere granulometricamente completi,
avere dimensioni tali da consentire il riconoscimento dei terreni
attraversati e devono essere in numero sufficiente per costruire i
profili geologico e geotecnico.
I campioni rimaneggiati devono essere
conservati in cassette o barattoli con chiare e durevoli indicazioni
sul numero del sondaggio o del pozzo e sulle quote di prelievo; non
devono essere esposti all’azione degli agenti atmosferici e devono
essere conservati per lo meno per tutta la durata dell’indagine.
Il
prelievo di campioni indisturbati da scavi o perforazioni di sondaggio
deve essere eseguito da personale specializzato, sotto il controllo di
tecnici qualificati, con utensili ed attrezzature particolari
(campionatori). Il tipo di campionatore sarà scelto in relazione al
tipo di terreno ed alle finalità dell’indagine. Le dimensioni dei
campioni indisturbati e la tecnologia di prelievo saranno stabilite in
base alle prove da eseguire in laboratorio ed alle caratteristiche del
terreno.
I campioni indisturbati devono essere sigillati e conservati
in modo che mantengano invariati il contenuto in acqua e la struttura
fino al momento della utilizzazione.
Su ciascun campione indisturbato
saranno riportati i dati necessari per stabilire la posizione del
campione e le caratteristiche del campionatore adoperato.
I risultati
delle indagini, condotte da personale tecnico specializzato, saranno
documentati con:
– una planimetria generale della zona con riportati
tutti i punti di indagine direttamente rilevati sul terreno;
– i
profili litostratigrafici di eventuali scavi e fori di sondaggio;
– i
particolari esecutivi delle prove o misure eseguite;
– dati sulla
posizione e tipo di eventuali falde idriche;
– notizie degli
avvenimenti particolari verificatisi durante l’esecuzione dei lavori
ed ogni altro eventuale dato utile per la caratterizzazione geotecnica
e geologica del sottosuolo.
Si indicheranno, altresì, i tipi e le
caratteristiche di tutte le attrezzature impiegate.
Indagini di
laboratorio.
Le indagini di laboratorio hanno lo scopo di
determinare:
– le proprietà indici per l’identificazione e la
classifica geotecnica dei terreni;
– le proprietà fisico-meccaniche
(peso dell’unità di volume, resistenza a rottura, deformabilità,
permeabilità, ecc.).
La determinazione delle proprietà indici può
essere effettuata sia su campioni rimaneggiati che su campioni
indisturbati; le proprietà fisico-meccaniche devono essere determinate
con prove eseguite su campioni indisturbati.
Le prove sui materiali da
costruzione devono essere effettuate su campioni significativi dei
materiali disponibili preparati in laboratorio secondo modalità da
stabilire in relazione alle condizioni di posa in opera previste ed
alla destinazione del manufatto.
I risultati delle prove di
laboratorio devono essere accompagnati da chiare indicazioni sulle
modalità sperimentali adottate.

B.5 RELAZIONI SULLE INDAGINI
I
risultati delle indagini devono essere oggetto di apposite relazioni,
parte integrante del progetto. Queste devono comprendere ed illustrare
tutti i dati obiettivi e sviluppare le elaborazioni ed i calcoli
necessari al fine di giungere alle scelte progettuali ed alle
verifiche prescritte al punto A 2 e nelle sezioni seguenti. La
relazione geologica è prescritta per le opere a cui fanno riferimento
le sezioni E, F, G, H, I, L, M e O, della presente normativa e per le
aree dichiarate sismiche o soggette a vincoli particolari.
Essa deve
comprendere ed illustrare la situazione litostratigrafica locale, con
definizione dell’origine e natura dei litotipi, del loro stato di
alterazione e fratturazione e della loro degradabilità, i lineamenti
morfologici della zona, nonché gli eventuali processi morfologici ed i
dissesti in atto o potenziali; deve precisare inoltre i caratteri
geostrutturali generali, la geometria e le caratteristiche delle
superfici di discontinuità e fornire lo schema della circolazione
idrica superficiale e sotterranea.
La relazione geotecnica sulle
indagini è prescritta per tutte le opere oggetto delle presenti norme.
Essa deve comprendere ed illustrare la localizzazione della area
interessata, i criteri di programmazione ed i risultati delle indagini
in sito e di laboratorio e le tecniche adottate, nonché la scelta dei
parametri geotecnici di progetto, riferiti alle caratteristiche della
costruenda opera, ed il programma di eventuali ulteriori indagini, che
si raccomandano per la successiva fase esecutiva. Le relazioni devono
essere corredate degli elaborati grafici e della documentazione delle
indagini in sito ed in laboratorio necessari per la chiara
comprensione dei risultati.
La caratterizzazione geotecnica e la
ricostruzione geologica devono essere reciprocamente coerenti. A tale
riguardo la relazione geotecnica deve fare esplicito riferimento alla
relazione geologica e viceversa.

TABELLA 1

Finalità
Principali
mezzi di indagine

Profili geologico e geotecnico
sondaggi
pozzi
trincee
cunicoli
prospezioni geofisiche con prelievo di
campioni rimaneggiati ed indisturbati

Proprietà isico meccaniche
Terreni a grana fine prove di laboratorio su campioni
prove
penetrometriche
prove scissometriche
prove di carico su piastra

prove speciali in sito (prove di taglio prove pressiometriche, ecc.)

Terreni a grana grossa prove penetrometriche
prove di carico su
piastra

Rocce prove di laboratorio su campioni
prove di carico su
piastra
prove speciali in sito (prove di taglio prove
pressiometriche, ecc.)

Rilievi sulle falde idriche Terreni di
qualsiasi tipo piezometri
sondaggi
pozzi
trincee
cunicoli

prospezioni geofisiche

Permeabilità Terreni a grana grossa o
rocce porose molto fratturate prove idrauliche in fori di sondaggio

prove di emungimento da pozzi

Terreni a grana fine prove di
laboratorio su campioni indisturbati
prove piezometriche

Verifica
di procedimenti tecnologici Palificate Prove di carico su pali
singoli o gruppi di pali

Impermeabilizzazioni prove di
impermeabilità in sito e misura di quote piezometriche prima e dopo
l’intervento

Consolidamenti (terreni o rocce) prove di laboratorio

determinazione delle proprietà meccaniche in sito eventualmente con
l’ausilio di indagini geofisiche prima e dopo l’intervento

——————————————————————————–

C.
OPERE DI FONDAZIONE

C.1 OGGETTO DELLE NORME
Le presenti norme
riguardano le fondazioni di manufatti di qualsiasi tipo.
Per quanto
attiene al calcolo delle strutture costituenti la fondazione, ai
materiali impiegati, ai procedimenti e metodi costruttivi, valgono le
vigenti norme specifiche.
Per le fondazioni di manufatti ricadenti in
zone sismiche devono essere rispettate le prescrizioni di cui al
titolo II della legge 2-2-1974, n. 64. Per le fondazioni di opere
speciali, le presenti norme devono essere integrate con quanto
prescritto nelle norme specifiche.

C. Opere di fondazione

C.1.
Oggetto delle norme.
Le fondazioni sono distinte in fondazioni dirette
(ad es.: plinti, travi, platee) e fondazioni profonde (ad es.: pali,
pozzi, cassoni, paratie).

C.2. CRITERI DI PROGETTO
Il progetto
delle fondazioni di un’opera deve essere sviluppato congiuntamente al
progetto dell’opera in elevazione tenendo conto delle modalità
costruttive.
L’opera di fondazione deve avere i seguenti requisiti:

lo stato di tensione indotto nel terreno deve essere compatibile con
le caratteristiche di resistenza del terreno stesso nella situazione
iniziale ed in quelle che potranno presumibilmente verificarsi nel
tempo; – gli spostamenti delle strutture di fondazione devono essere
compatibili con i prefissati livelli di sicurezza e con la
funzionalità delle strutture in elevazione.
Deve essere tenuta in
debito conto l’influenza che l’opera in progetto può avere su
fondazioni e su costruzioni esistenti nelle vicinanze.
Il progetto
deve comprendere i risultati delle indagini, rilievi, studi atti ad
individuare e valutare i fattori che possono influire sul
comportamento della fondazione; la scelta del tipo di fondazione;
la
verifica di stabilità del complesso terreno-fondazione; la previsione
dei cedimenti e del loro andamento nel tempo; la scelta dei
procedimenti costruttivi; le verifiche delle strutture e delle opere
di fondazione.

C.2. Criteri di progetto.
Il comportamento delle
fondazioni è condizionato da numerosi fattori, dei quali si elencano
quelli che generalmente occorre considerare:
a) Terreni di
fondazione:
– litostratigrafia;
– proprietà fisiche e meccaniche;

presenza e caratteristiche delle acque sotterranee.
Tutti questi
elementi devono essere definiti con le indagini specifiche.
b) Opere
in progetto:
– dimensioni d’insieme dell’opera;
– caratteristiche
della struttura in elevazione, con particolare riferimento alla sua
attitudine ad indurre o a subire cedimenti differenziali;
– sequenza
cronologica con la quale vengono costruite le varie parti
dell’opera;
– distribuzione, intensità o variazione nel tempo dei
carichi trasmessi alla fondazione, distinguendo i carichi permanenti
da quelli accidentali, e questi, a loro volta, in statici e dinamici.
c) Fattori ambientali:
– caratteri morfologici e lineamenti geologici
della zona;
– deflusso delle acque superficiali;
– presenza o
caratteristiche di altri manufatti (edifici, canali, acquedotti,
fogne, strade, muri di sostegno, gallerie, ponti, ecc.) esistenti
nelle vicinanze o dei quali è prevista la costruzione.
Le fasi del
progetto assumeranno ampiezza e grado di approssimazione diversi
secondo l’importanza del manufatto e dei fattori sopra elencati, e in
relazione al grado di sviluppo previsto per il progetto (preliminare,
di massima, esecutivo).
Qualora non si adotti un unico tipo di
fondazione per tutto il manufatto, si terrà conto dei diversi
comportamenti dei tipi di fondazione adottati, in particolare per
quanto concerne i cedimenti.
Nel caso di ponti, opere marittime e
simili è necessario in particolare considerare la configurazione e la
mobilità dell’alveo fluviale o del fondo marino, la erodibilità di
questi in dipendenza del regime delle acque e delle caratteristiche
dei terreni e del manufatto.
La costruzione di manufatti in zone
franose, per i quali non è possibile una diversa localizzazione,
richiede la valutazione delle azioni trasmesse dai terreni in
movimento al manufatto ed alla sua fondazione. A tale fine è
necessario definire le caratteristiche geometriche e cinematiche dei
dissesti in conformità a quanto indicato dalla sezione G della norma.

C.3 PRESCRIZIONI PER LE INDAGINI
I rilievi e le indagini da
effettuare in conformità alle direttive riportate alla sezione B hanno
lo scopo di accertare la costituzione del sottosuolo e la presenza di
acque sotterranee a pelo libero ed in pressione e di misurare e
consentire la valutazione delle proprietà fisico-meccaniche dei
terreni.
La profondità da raggiungere con le indagini va computata
dalla quota più bassa dell’opera di fondazione. Essa va stabilita e
giustificata caso per caso in base alla forma, alle dimensioni,
alle
caratteristiche strutturali del manufatto, al valore dei carichi da
trasmettere in fondazione, alle caratteristiche degli stessi terreni
di fondazione ed alla morfologia di un’area di adeguata estensione
intorno all’opera, nonché alla profondità ed al regime della falda
idrica.
Indagini di carattere speciale devono essere eseguite nelle
aree dove per motivate ragioni geologiche o relative al precedente uso
del territorio possono essere presenti cavità sotterranee, possono
manifestarsi fenomeni di subsidenza ed altri fenomeni che condizionino
il comportamento statico dei manufatti.
Nel caso di modesti manufatti
che ricadono in zone già note, le indagini in sito ed in laboratorio
sui terreni di fondazione possono essere ridotte od omesse, semprechè
sia possibile procedere alla caratterizzazione dei terreni sulla base
di dati e di notizie raccolti mediante indagini precedenti, eseguite
su terreni simili ed in aree adiacenti. In tal caso, dovranno essere
specificate le fonti dalle quali si è pervenuti alla caratterizzazione
fisico-meccanica del sottosuolo.

C.3. Prescrizioni per le
indagini.
Nel caso di fabbricati di civile abitazione la profondità da
raggiungere con le indagini può essere dell’ordine di b ö 2b, ove b è
la lunghezza del lato minore del rettangolo che meglio approssima la
forma in pianta del manufatto. Nel caso di fondazioni su pali, la
profondità, computata dall’estremità inferiore dei pali, può essere
dell’ordine di 0,5 b ö b.
Delle indagini in sito si ricordano in
particolare prove penetrometriche, statiche e dinamiche, e quelle
scissometriche.
A seconda del tipo di terreno, queste prove possono
efficacemente integrare le indagini di laboratorio per la
determinazione delle proprietà meccaniche dei terreni.
Le indagini
geotecniche di laboratorio, da effettuare presso laboratori
qualificati nel settore della meccanica delle terre e delle rocce,
saranno commisurate al tipo ed alle caratteristiche dell’opera e
saranno programmate sulla base della natura dei terreni. Esse
consentono di determinare le caratteristiche fisiche generali e le
proprietà indici al fine di classificare i terreni, ed inoltre i
parametri di resistenza necessari per la verifica a rottura del
complesso fondazione-terreno.
Nel caso di terreni a grana fine,
specifiche prove di laboratorio possono fornire i parametri che
definiscono la comprimibilità e, ove necessario, le caratteristiche di
consolidazione per valutare i cedimenti e il loro decorso nel
tempo.
Nella programmazione delle prove di laboratorio si terrà conto
che la resistenza e la deformabilità dei terreni dipendono dal valore
delle tensioni nel sottosuolo (dovute al peso proprio del terreno ed
ai sovraccarichi trasmessi dalla fondazione) e dalle modalità di
applicazione nel tempo dei sovraccarichi stessi.

C.4 FONDAZIONI
DIRETTE

C.4.1 CRITERI DI PROGETTO
Il piano di posa deve essere
situato al di sotto della coltre di terreno vegetale, nonché al di
sotto dello strato interessato dal gelo e da significative variazioni
di umidità stagionali. Una scelta diversa deve essere adeguatamente
giustificata.
Le fondazioni devono essere direttamente difese o poste
a profondità tale da risultare protette dai fenomeni di erosione del
terreno superficiale. Nel progetto di una fondazione diretta si deve
verificare che il comportamento della fondazione, tanto nei suoi
elementi quanto nel suo complesso, sia compatibile con la sicurezza e
con la funzionalità dell’opera.
A tal fine si devono determinare il
carico limite del complesso di fondazione-terreno ed i cedimenti
totali e differenziali. Limitatamente alle zone non sismiche, nei casi
in cui una lunga e soddisfacente pratica locale indirizzi il
progettista nella scelta del tipo di fondazioni, i calcoli di
stabilità e la valutazione dei cedimenti possono essere omessi, ma le
scelte devono essere documentate e giustificate in base ad un giudizio
globale con esplicito riferimento alla situazione geotecnica del
sottosuolo.

C.4. Fondazioni dirette.

C.4.1. Criteri di
progetto.
Nel progetto si terrà conto della presenza di sottoservizi e
dell’influenza di questi sul comportamento del manufatto.
Nel caso di
reti idriche e fognarie occorre porre particolare attenzione ai
possibili inconvenienti derivanti da immissioni o perdite di liquidi
nel sottosuolo.
E’ opportuno che il piano di posa di una fondazione
sia tutto sullo stesso livello.
Ove ciò non sia possibile, le
fondazioni adiacenti, appartenenti o non ad un unico manufatto,
saranno verificate tenendo conto della reciproca influenza e della
configurazione dei piani di posa.
Le fondazioni situate nell’alveo o
nelle golene di corsi d’acqua possono essere soggette allo scalzamento
e perciò vanno adeguatamente difese e approfondite. Analoga
precauzione sarà presa nel caso delle opere marittime.

C.4.2 CARICO
LIMITE E CARICO AMMISSIBILE DEL COMPLESSO FONDAZIONE-TERRENO
Il carico
limite del complesso fondazione-terreno, deve essere calcolato sulla
base delle caratteristiche geotecniche del sottosuolo e delle
caratteristiche geometriche della fondazione.
Nel calcolo devono
essere considerate anche le eventuali modifiche che l’esecuzione
dell’opera può apportare alle caratteristiche del terreno ed allo
stato dei luoghi.
Nel caso di manufatti situati su pendii od in
prossimità di pendii naturali ed artificiali deve essere verificata
anche la stabilità globale del pendio stesso, secondo quanto disposto
alla sezione G, considerando nelle verifiche le forze trasmesse dalla
fondazione.
Il carico ammissibile deve essere fissato come un’aliquota
del carico limite. Il coefficiente di sicurezza non deve essere
inferiore a 3.
Valori più bassi, da giustificare esplicitamente,
potranno essere adottati nei casi in cui siano state eseguite indagini
particolarmente accurate ed approfondite per la caratterizzazione
geotecnica dei terreni con riguardo anche alla importanza e funzione
dell’opera, tenuto conto del grado di affidabilità della valutazione
delle azioni esterne, nonché dell’ampiezza del piano dei controlli da
sviluppare durante la costruzione.
Per le verifiche in presenza di
azioni indotte da sismi si adotteranno i criteri delle citate Norme
Sismiche.

C.4.3 CEDIMENTI
I cedimenti assoluti e differenziali ed il
loro decorso nel tempo devono essere compatibili con lo stato di
sollecitazione ammissibile per la struttura e con la funzionalità del
manufatto. La previsione dei cedimenti deve essere basata sul calcolo
riferito alle caratteristiche di deformabilità dei terreni e delle
strutture, tenendo in conto i valori dei carichi permanenti, il tipo e
la durata di applicazione dei sovraccarichi.
Tale previsione può
essere limitata ad un giudizio qualitativo se una lunga, documentata e
soddisfacente esperienza locale consente di valutare il comportamento
del complesso terreno-strutture.

C.4.3. Cedimenti.
Per effetto dei
carichi trasmessi dalle opere di fondazione, i terreni subiscono
deformazioni che provocano spostamenti del piano di posa. Le
componenti verticali degli spostamenti (cedimenti) assumono in genere
valori diversi sul piano di pesa di un manufatto. Si definisce
cedimento differenziale la differenza dei cedimenti tra punti di una
stessa fondazione, di fondazioni distinte con sovrastrutture comuni e
di fondazioni distinte con sovrastrutture staticamente
indipendenti.
In base alla evoluzione nel tempo si distinguono:
cedimenti immediati e cedimenti differiti. I cedimenti differiti sono
caratteristici dei terreni a grana fine poco permeabili e dei terreni
organici.
La previsione dei cedimenti sarà basata su calcoli svolti
con i procedimenti e coni metodi della geotecnica, tenuto conto delle
caratteristiche meccaniche dei terreni.
Nel caso di terreni a grana
fine, i parametri che caratterizzano la deformabilità saranno di
regola ottenuti con indagini di laboratorio. Nel caso di terreni a
grana media o grossa, i parametri anzidetti, possono essere valutati
sulla base dei risultati di indagini in sito.
Sulla base della
previsione dei cedimenti sarà espresso un giudizio sulla loro
ammissibilità con riferimento ai limiti imposti dal comportamento
statico e dalla funzionalità del manufatto.
Qualora il manufatto in
progetto possa influire sul comportamento statico e sulla funzionalità
di manufatti adiacenti, il giudizio di ammissibilità sarà esteso a
questi ultimi.

C.4.4 ELEMENTO STRUTTURALE DI FONDAZIONE
Per le
verifiche di resistenza delle singole membrature o elementi di una
fondazione si deve tenere conto delle reazioni del terreno, delle
spinte dovute all’acqua e dell’influenza di sovraccarichi direttamente
applicati al terreno.
I carichi e le azioni sopracitati vanno
combinati in modo tale da dar luogo, in ciascun elemento strutturale
della fondazione, al più sfavorevole stato di sollecitazione.
Nella
valutazione degli stati di sollecitazione degli elementi strutturali
di fondazione si deve tener conto della interazione terreno-struttura
di fondazione-struttura in elevazione.

C.4.5 SCAVI DI
FONDAZIONE
Nell’esecuzione degli scavi per raggiungere il piano di
posa della fondazione si deve tener conto di quanto specificato al
punto A 2, al punto D.2 ed alla sezione G.
Il terreno di fondazione
non deve subire rimaneggiamenti e deterioramenti prima della
costruzione dell’opera. Eventuali acque ruscellanti o stagnanti devono
essere allontanate dagli scavi. Il piano di posa degli elementi
strutturali di fondazione deve essere regolarizzato e protetto con
conglomerato magro o altro materiale idoneo.
Nel caso che per eseguire
gli scavi si renda necessario deprimere il livello della falda idrica
si dovranno valutare i cedimenti del terreno circostante; ove questi
non risultino compatibili con la stabilità e la funzionalità delle
opere esistenti, si dovranno opportunamente modificare le modalità
esecutive. Si dovrà, nel caso in esame, eseguire la verifica al
sifonamento. Per scavi profondi, si dovrà eseguire la verifica di
stabilità nei riguardi delle rotture del fondo.

C.5 FONDAZIONI SU
PALI

C.5.1 CRITERI DI PROGETTO
Il progetto di una fondazione su pali
comporta il dimensionamento della palificata e delle relative
strutture di collegamento; esso comprende la scelta del tipo di palo e
delle relative modalità di esecuzione e lo studio del comportamento
del complesso palificata-terreno.
Deve essere determinato il carico
limite del singolo palo e quello della palificata e verificata
l’ammissibilità dei cedimenti della palificata in relazione alle
caratteristiche delle strutture elevazione. In presenza di azioni
indotte da sismi si adotteranno i criteri di verifica prescritti dalle
norme sismiche.
Devono essere valutate le eventuali variazioni delle
caratteristiche del terreno e le conseguenze che l’esecuzione della
palificata può provocare su manufatti esistenti in zone
vicine.
Qualora sussistano le condizioni geotecniche per cui possa
manifestarsi il fenomeno dell’attrito negativo, si deve tener conto
del corrispondente effetto nella scelta del tipo di palo, nel
dimensionamento e nelle verifiche.

C.5. Fondazioni su pali

C.5.1.
Criteri di progetto
A seconda delle modalità esecutive i tipi più
comuni di pali di fondazione possono essere classificati in:
– pali
prefabbricati ed infissi (es.: pali infissi a percussione, vibrazione,
pressione, ecc.);
– pali gettati in opera senza asportazione di
terreno;
– pali gettati in opera con asportazione di
terreno.
L’interasse tra i pali va stabilito tenuto conto della
funzione della palificata e del procedimento costruttivo. Di regola, e
salvo condizioni particolari, l’interasse minimo deve essere pari a 3
volte il diametro del palo.
Per le palificate soggette anche a forze
orizzontali di intensità non trascurabile si deve valutare lo stato di
sollecitazione nel palo e nel terreno e verificarne l’ammissibilità
sviluppando calcoli geotecnici specifici in presenza di tali forze.

C.5.2 INDAGINI SPECIFICHE
Le indagini devono essere eseguite in
conformità con quanto precisato nella sezione B e devono essere
dirette anche ad accertare la fattibilità e l’idoneità del tipo di
palo in la fattibilità e l’idoneità del tipo di palo in relazione alle
caratteristiche dei terreni e delle acque del sottosuolo.
Con le
indagini si debbono accertare le caratteristiche del terreno di
fondazione fino alla profondità interessata da significative
variazioni tensionali.

C.5.2. Indagini specifiche.
L’indagine sul
terreno si intende estesa dal piano di campagna fino alla profondità
significativa al di sotto della punta dei pali.

C.5.3 CARICO LIMITE
E CARICO AMMISSIBILE DEL PALO SINGOLO
La determinazione del carico
limite del complesso palo-terreno deve essere effettuata con uno o più
dei seguenti procedimenti: a) metodi analitici per la valutazione
della resistenza alla base e lungo il fusto;
b) correlazioni basate
sui risultati di prove in sito;
c) sperimentazione diretta su pali di
prova (vedi punto C.S5.); analisi del comportamento dei pali durante
la battitura. Nel progetto si deve giustificare la scelta dei
procedimenti di calcolo adottati.
La valutazione del carico assiale
sul palo singolo deve essere effettuata prescindendo dal contributo
delle strutture di collegamento direttamente appoggiate sul
terreno.
La sperimentazione diretta con prove di carico su pali
singoli o gruppi di pali, deve essere in ogni caso eseguita per opere
di notevole importanza e quando, per le caratteristiche dei terreni, i
risultati delle indagini non consentono di esprimere giudizi
affidabili sul comportamento del palo.
Il valore del carico
ammissibile del palo singolo rispetto al carico assiale limite deve
essere fissato dividendo il corrispondente carico limite per un
coefficiente di sicurezza da stabilire in relazione alle
caratteristiche del terreno, al tipo ed alle modalità costruttive del
palo.
Il valore del coefficiente di sicurezza non deve essere
inferiore a 2,5 nel caso che il carico limite sia valutato con i
metodi teorici. Nei casi nei quali vengano anche eseguite prove di
carico fino a rottura di cui al punto C.5.5. può essere accettato un
coefficiente di sicurezza inferiore ma non minore di 2, sempre che
siano state eseguite approfondite e dettagliate indagini per la
caratterizzazione fisico-meccanica dei terreni. Nel caso di pali di
diametro uguale o maggiore di 80 centimetri, la scelta del valore del
coefficiente di sicurezza deve essere adeguatamente motivata e deve
tener conto di cedimenti ammissibili.
Il palo dovrà essere verificato
anche nei riguardi di eventuali forze orizzontali.

C.5.3. Carico
limite e carico ammissibile del palo singolo.
Per la determinazione
del carico assiale limite del complesso palo-terreno, si farà ricorso
a:
a) formule statiche che consentono di valutare la resistenza alla
base del palo e quella lungo il fusto;
b) formule dinamiche, basate su
osservazioni acquisite durante la esecuzione dei pali infissi e
battuti;
c) correlazioni empiriche basate sui risultati di prove
penetrometriche;
d) sperimentazione diretta su pali di prova (vedi
paragr. C.5.5. “Norme”).
L’approssimazione del calcolo del carico
limite, svolta con i procedimenti di cui ai precedenti punti a), b),
c) dipende dalle schematizzazioni insite in detti procedimenti e da
fattori variabili caso per caso. Pertanto deve essere giustificata la
scelta del procedimento impiegato ed espresso un giudizio sulla
attendibilità delle previsioni.
Nei casi in cui siano notevoli le
incertezze sull’applicazione dei procedimenti o sui valori dei
parametri da introdurre nei calcoli o sull’influenza della tecnica di
esecuzione del palo sulle proprietà dei terreni, il carico assiale
limite sarà stabilito in base ai risultati di prove di carico di
progetto.

C.5.4 CARICO AMMISSIBILE DELLA PALIFICATA
Il carico
ammissibile della palificata deve essere determinato tenendo conto del
carico ammissibile del singolo palo e della influenza della
configurazione geometrica della palificata, del tipo costruttivo di
palo, della costituzione del sottosuolo e del tipo di struttura di
collegamento orizzontale delle teste dei pali. Il carico ammissibile
della palificata deve essere stabilito anche in relazione al valore
dei cedimenti assoluti e differenziali compatibili con la sicurezza e
la funzionalità dell’opera e di quelle adiacenti.
Quando i pali sono
disposti ad interasse minore di tre diametri, sarà effettuata una
ulteriore verifica nella quale la palificata sarà considerata una
fondazione diretta di profondità pari alla lunghezza dei pali salvo
più accurate analisi.

C.5.4. Carico ammissibile della palificata.

Il progetto della fondazione su pali deve comprendere considerazioni
riguardanti i cedimenti della palificata e l’influenza di questi sulla
sovrastruttura.
Il calcolo dei cedimenti può essere svolto sulla base
di una opportuna schematizzazione delle sollecitazioni trasmesse dalla
palificata al sottosuolo.
Le dimensioni degli elementi strutturali di
collegamento tra i pali devono essere fissate in coerenza con le
ipotesi adottate per la ripartizione dei carichi tra i pali
stessi.
Questi elementi vanno verificati per la condizione di carico
costituita dalle azioni ad essi trasmesse dalla sovrastruttura e dalle
reazioni dei singoli pali.

C.5.5 PROVE DI CARICO
Le prove per la
determinazione del carico limite del palo singolo di cui al punto
C.5.3. devono essere spinte fino a valori del carico assiale tali da
portare a rottura il complesso paloterreno o comunque tali da essere
adeguatamente superiori al massimo carico di esercizio e comunque tali
da consentire di ricavare significativi diagrammi dei cedimenti della
testa del palo in funzione dei carichi e dei tempi.
Le prove di carico
dei pali di diametro inferiore a 80 centimetri devono essere spinte ad
almeno 1,5 volte il previsto carico assiale massimo di esercizio.
Il
numero e l’ubicazione dei pali da sottoporre alla prova di carico
devono essere stabiliti in base all’importanza dell’opera ed al grado
di omogeneità del sottosuolo. Per opere di notevole importanza tale
numero deve essere pari ad almeno l’1 per cento del numero totale dei
pali, con un minimo di due.

C.5.5. Prove di carico. Prove di
progetto.
Queste prove vengono effettuate su pali appositamente
costruiti.
Esse hanno la finalità di determinare il carico limite del
complesso palo-terreno, perciò vanno spinte fino a quel valore del
carico per il quale si raggiunge la condizione di rottura del terreno.
Ove ciò non sia possibile la prova deve essere eseguita fino ad un
carico pari ad almeno 2,5 volte il carico di esercizio.
Prove di
collaudo. – Queste prove vengono effettuate su pali della palificata
durante ed al termine della sua costruzione, al fine di verificare se
il comportamento dei pali corrisponde a quello previsto in
progetto.
Esecuzione delle prove. – L’applicazione del carico sul palo
sarà graduale e le modalità e durata della prova saranno fissate sulla
base delle caratteristiche meccaniche dei terreni.
La misura degli
spostamenti della testa del palo deve essere riferita a punti fissi
non influenzati dalle operazioni di prova.
Gli strumenti impiegati per
le prove (flessimetri, manometri, martinetti, ecc.) devono essere
tarati e controllati.

C.5.6 ELEMENTO STRUTTURALE DI COLLEGAMENTO
Per
le verifiche di resistenza delle membrature o elementi strutturali di
collegamento tra i pali si deve tener conto delle reazioni dei singoli
pali, delle spinte dovute all’acqua e dell’influenza di sovraccarichi
direttamente applicati al terreno. I carichi e le azioni sopracitati
vanno combinati in modo tale da dar luogo in ciascun elemento
strutturale della fondazione, al più sfavorevole stato di
sollecitazione.

C.6 RELAZIONE SULLA FONDAZIONE
I risultati delle
indagini e delle verifiche devono essere illustrati in una relazione
apposita, facente parte integrante degli atti
progettuali.

——————————————————————————–

D.
OPERE SOSTEGNO

D.1 OGGETTO DELLE NORME
Le norme contenute nella
presente sezione si applicano ai muri di sostegno, alle paratie, alle
palancolate ed alle armature per il sostegno di scavi e ad opere di
sostegno costituite da terra mista ad altri materiali.

D.2 CRITERI DI
PROGETTO
Il comportamento dell’opera di sostegno, intesa come
complesso struttura-terreno, deve essere esaminato tenendo conto della
successione e delle caratteristiche fisico-meccaniche dei terreni di
fondazione e di eventuali materiali di riporto, interessati
dall’opera; dalle falde idriche, del profilo della superficie
topografica del terreno prima e dopo l’inserimento dell’opera; dei
manufatti circostanti; delle caratteristiche di resistenza e di
deformabilità dell’opera; dei drenaggi e dispositivi per lo
smaltimento delle acque superficiali e sotterranee e delle modalità di
esecuzione dell’opera e del rinterro.
Deve essere verificata la
stabilità dell’opera di sostegno e del complesso opera-terreno.
Le
verifiche debbono essere effettuate nelle condizioni corrispondenti
alle diverse fasi costruttive ed al termine della costruzione, tenendo
conto delle possibili oscillazioni di livello dell’acqua nel
sottosuolo.
Quando il terreno sia sede di moti di filtrazione l’opera
deve essere verificata nei riguardi del sifonamento. Nel caso di opere
su pendio o prossime a pendii si deve esaminare anche la stabilità di
questi secondo quanto indicato alla sezione G.
Il progetto deve
comprendere inoltre il dimensionamento delle opere di drenaggio e di
raccolta delle acque superficiali, tenuto conto anche di quanto
indicato alla sezione H e con le limitazioni prescritte alla sezione
L.
Nel caso di scavi armati o delimitati da pareti, deve essere
verificata anche la stabilità del fondo nei riguardi della rottura per
sollevamento.

D.3 INDAGINI SPECIFICHE
Per i criteri generali di
indagine si fa riferimento alla sezione B ed alla sezione C.
Nel caso
di modesti manufatti che ricadano in zone già note le indagini in sito
ed in laboratorio sui terreni di fondazione possono essere ridotte od
omesse, semprechè sia possibile procedere alla caratterizzazione dei
terreni sulla base di dati e notizie raccolti mediante indagini
precedenti, eseguite su terreni simili ed in aree adiacenti. In tal
caso devono essere specificate le fonti dalle quali si è pervenuti
alla caratterizzazione fisicomeccanica del sottosuolo.
Il volume
significativo di cui al punto B.3 deve contenere le superfici di
scorrimento possibili relative alla stabilità globale dell’opera, del
terreno di fondazione e del terrapieno. In particolare, nei terreni
sede di moti di filtrazione tale volume deve comprendere le zone dove
possono aver luogo fenomeni di sifonamento.

D.4 VERIFICHE DEI MURI DI
SOSTEGNO CON FONDAZIONI SUPERFICIALI

D.4.1 AZIONI SUL MURO DI
SOSTEGNO
Le azioni dovute al terreno, all’acqua, ai sovraccarichi ed
al peso proprio del muro devono essere calcolate e composte in modo da
pervenire, di volta in volta, alla condizione più sfavorevole nei
confronti delle verifiche di cui ai punti seguenti.
Le ipotesi di
calcolo delle spinte sui muri devono essere giustificate con
considerazioni sui prevedibili spostamenti relativi del muro rispetto
al terreno. In particolare la spinta attiva può essere adottata nei
casi in cui questo valore della spinta sia compatibile con i possibili
spostamenti del muro.
Ai fini della verifica di cui al successivo
punto D.4.2, non si tiene conto, nel calcolo, del contributo di
resistenza del terreno antistante il muro; in casi particolari, da
giustificare con considerazioni relative alle caratteristiche
meccaniche dei terreni ed ai criteri costruttivi del muro, se ne può
tener conto con dei valori non superiori al 50 per cento della
resistenza passiva.

D.4. Verifiche dei muri di sostegno con
fondazioni superficiali.

D.4.1. Azioni sul muro di sostegno.
I più
comuni tipi di muri di sostegno possono essere suddivisi dal punto di
vista costruttivo in muri di pietrame a secco eventualmente sistemato
a gabbioni; muri di muratura ordinaria o di conglomerato cementizio;
muri di conglomerato cementizio armato, formati generalmente da una
soletta di fondazione e da una parete con o senza contrafforti;
speciali muri in terra costituiti da associazione di materiale
granulare e armature metalliche ad alta aderenza e da un paramento
articolato di pannelli prefabbricati in calcestruzzo.
Il coefficiente
di spinta attiva assume valori che dipendono dalla geometria del
paramento del muro e dei terreni retrostanti, nonché dalle
caratteristiche dei terreni e del contatto terra-muro.
Nel caso di
muri i cui spostamenti orizzontali siano impediti, la spinta può
raggiungere valori maggiori di quelli relativi alla condizione di
spinta attiva.
Per la distribuzione delle pressioni neutre occorre far
riferimento alle differenti condizioni che possono verificarsi nel
tempo in dipendenza, ad esempio, dell’intensità e durata delle
precipitazioni, della capacità drenante del terreno, delle
caratteristiche e della efficienza del sistema di drenaggio.
Le azioni
sull’opera devono essere valutate con riferimento all’intero paramento
di monte, compreso il basamento di fondazione. La verifica strutturale
del muro sarà eseguita con i metodi della tecnica delle costruzioni.

D.4.2 VERIFICA ALLA TRASLAZIONE SUL PIANO DI POSA
Per la sicurezza
lungo il piano di posa del muro, il rapporto fra la somma delle forze
resistenti nella direzione dello slittamento e la somma delle
componenti nella stessa direzione delle azioni sul muro deve risultare
non inferiore a 1,3.

D.4.3 VERIFICA AL RIBALTAMENTO DEL MURO.
Il
rapporto tra il momento delle forze stabilizzanti e quello delle forze
ribaltanti rispetto al lembo anteriore della base non deve risultare
minore di 1,5.

D.4.4 VERIFICA AL CARICO LIMITE DELL’INSIEME
FONDAZIONE-TERRENO
Questa verifica deve essere eseguita secondo
quanto prescritto alla sezione C, tenendo conto dell’inclinazione ed
eccentricità della risultante delle forze trasmesse dal muro al
terreno di fondazione.
Il coefficiente di sicurezza non deve risultare
minore di 2.

D.4.5 VERIFICA DI STABILITÀ GLOBALE
Questa verifica
riguarda la stabilità del terreno nel quale è inserito il muro, nei
confronti di fenomeni di scorrimento profondo.
Il coefficiente di
sicurezza non deve risultare inferiore ad 1,3.

D.5 VERIFICHE DI MURI
DI SOSTEGNO FONDATI SU PALI
Le verifiche devono essere condotte come
prescritto al paragrafo C.5.

D.6 DISPOSITIVI DI DRENAGGIO PER LA
RIDUZIONE DELLE PRESSIONI NEUTRE E MODALITÀ COSTRUTTIVE
A tergo dei
muri di sostegno deve essere realizzato un drenaggio in grado di
garantire anche nel tempo un adeguato smaltimento delle acque piovane
e di falda.
Il progetto del dreno deve comprendere la scelta dei
materiali (naturali od artificiali) tenendo conto dei requisiti
richiesti per la funzionalità e delle caratteristiche del terreno con
il quale il dreno è a contatto, secondo i criteri per il
dimensionamento dei filtri, di cui alla sezione N.
Il muro deve essere
interrotto da giunti trasversali, estesi alla fondazione, quando lo
richiedano la lunghezza del manufatto e la natura del terreno. Nel
caso in cui alle spalle del muro debba essere eseguito un rinterro,
sono da eseguire le norme del punto E.3.
Il costipamento del rinterro,
quando previsto, deve essere eseguito secondo quanto prescritto alla
sezione E.

D.7 VERIFICA DELLE PARATIE

D.7.1 AZIONI SULLA PARETE
Le
azioni dovute al terreno, all’acqua ed ai sovraccarichi anche
transitori devono essere calcolate e composte in modo da pervenire di
volta in volta alle condizioni più favorevoli nei confronti delle
verifiche di cui al punto D.7.2.
Le ipotesi per il calcolo delle
spinte e delle resistenze del terreno devono essere giustificate sulla
base di considerazioni sui prevedibili spostamenti relativi
parete-terreno, in relazione alla deformabilità dell’opera, alle sue
condizioni di vincolo, alle modalità esecutive dell’opera e dello
scavo ed alle caratteristiche del terreno.
Nel caso di paratie che
debbano essere incorporate nella costruzione con funzione statica, le
azioni sulle paratie dovranno essere calcolate con riferimento alle
condizioni che si prevedono nelle diverse fasi di costruzione e in
quella di esercizio ad opera finita.

D.7.2 VERIFICHE
I calcoli di
progetto devono comprendere la verifica della profondità di infissione
e quella degli eventuali ancoraggi,
puntoni o strutture di
controventamento.
Deve essere verificata la stabilità del fondo dello
scavo, nei riguardi anche di possibili fenomeni di sifonamento.
Per
opere che ricadano in prossimità di altri manufatti devono essere
valutati gli spostamenti del terreno ed i loro effetti sulla stabilità
e funzionalità dei manufatti. Tale valutazione è prescritta anche nei
casi nei quali sia necessario deprimere il livello della falda per
poter eseguire gli scavi.
I valori dei coefficienti di sicurezza
saranno assunti dal progettista e giustificati sulla base del grado di
affidabilità dei dati disponibili e del modello di calcolo
adottato.

D.8 ARMATURE PER IL SOSTEGNO DEGLI SCAVI
La verifica deve
essere eseguita per scavi in trincea di profondità superiore ai due
metri, nei quali sia prevista la permanenza di operai e per scavi che
ricadano in prossimità di manufatti esistenti.
Le azioni dovute al
terreno, all’acqua ed ai sovraccarichi anche transitori devono essere
calcolate in modo da pervenire di volta in volta alle condizioni più
sfavorevoli.
Le ipotesi per il calcolo delle azioni del terreno
sull’armatura devono essere giustificate con considerazioni sulla
deformabilità relativa del terreno e dell’armatura sulla modalità
esecutiva dell’armatura e dello scavo e sulle caratteristiche
meccaniche del terreno e sul tempo di permanenza dello scavo.

D.9
RELAZIONE SULLE OPERE DI SOSTEGNO
I risultati delle indagini sui
terreni, degli studi e delle verifiche devono essere raccolti nella
relazione geotecnica facente parte integrante degli atti
progettuali.

——————————————————————————–

E.
MANUFATTI DI MATERIALI SCIOLTI

E.1 OGGETTO DELLE NORME
Le presenti
norme si applicano ai manufatti di materiali sciolti ed ai
reinterri.
Le colmate e le discariche sono trattate alla sezione I.
Le
dighe di ritenuta di materiali sciolti sono oggetto di norme tecniche
specifiche.

E.1. Oggetto delle norme.
I manufatti di materiali
sciolti sono ad esempio: rilevati per strade, ferrovie, aeroporti e
piazzali, riempimenti a tergo di strutture di sostegno, argini e moli.

E.2 INDAGINI SUI TERRENI E SUI MATERIALI DA COSTRUZIONE
Le indagini
devono essere programmate e svolte secondo quanto prescritto alla
sezione B e alla sezione C.3.
Nel caso di modesti manufatti che
ricadano in zone già note le indagini in sito ed in laboratorio sui
terreni di fondazione possono essere ridotte od omesse, semprechè sia
possibile procedere alla caratterizzazione dei terreni sulla base di
dati e notizie raccolti mediante indagini precedenti, eseguite su ed
in aree adiacenti. In tal caso devono essere specificate le fondi
dalle quali si è pervenuti alla caratterizzazione fisico-meccanica del
sottosuolo.
Nel progetto occorre considerare globalmente l’insieme
manufatto-sottosuolo.
A tal fine devono essere definite la
stratigrafia, le proprietà fisico-meccaniche dei terreni di fondazione
e le caratteristiche di eventuali falde idriche.
Il progetto deve
prevedere la scelta dei materiali; questa deve essere effettuata
tenendo presenti le risorse naturali della zona, nel rispetto dei
vincoli imposti dalla vigente legislazione. A tal fine dove si prevede
l’apertura di cave di prestito devono essere effettuate indagini
geologiche e geotecniche per accertare la disponibilità di materiali
idonei e la possibilità di eseguire i lavori. Sui materiali prescelti
devono essere eseguite indagini di laboratorio per definire la
classificazione geotecnica e le
caratteristiche di costipamento e
quando necessario, le proprietà meccaniche e la permeabilità.

E.3
CRITERI DI PROGETTO
Il manufatto deve essere progettato tenendo conto
dei requisiti richiesti per la sua funzione, nonché’ delle
caratteristiche dei terreni di fondazione. Devono altresì essere
indicate le fonti di approvvigionamento e le disponibilità dei
materiali.
La stabilità dell’insieme manufatto-terreno di fondazione
deve essere studiata nelle condizioni corrispondenti alle diverse fasi
costruttive, al termine della costruzione e all’esercizio,
adottando i
valori delle caratteristiche fisico-meccaniche determinate con le
indagini di cui al punto E.2.
Per i rilevati il coefficiente di
sicurezza riferito alla stabilità del sistema manufatto-terreno di
fondazione non deve risultare inferiore a 1,3. Per gli argini vale
quanto previsto dalle norme tecniche per le dighe di ritenuta di
materiali sciolti. Per le opere costituite da terra mista ad altri
materiali si dovranno eseguire anche le verifiche alla traslazione, al
ribaltamento, al carico limite, come indicato ai punti D.4.2. –
D.4.3.
– D.4.4. Il progetto dovrà essere integrato con le verifiche
strutturali delle eventuali armature di rinforzo del rilevato.
Si deve
verificare che i cedimenti, dovuti alle deformazioni dei terreni di
fondazione e dei materiali costituenti il manufatto, siano compatibili
con la funzionalità e la sicurezza del manufatto stesso. Si deve
inoltre valutare l’influenza del manufatto in progetto sui manufatti
esistenti ed indicare gli interventi occorrenti per limitare gli
effetti sfavorevoli.
Nel caso di manufatti su pendii si deve esaminare
anche l’influenza che la reazione dei manufatti può avere sulle
condizioni di stabilità generali del pendio.
L’analisi deve essere
sviluppata come indicato dal punto G.2. Il progetto di opere modeste
per dimensioni e funzione, può essere basato su stime cautelative
delle caratteristiche fisico-meccaniche del materiale impiegato e del
terreno di fondazione. Il progetto deve considerare anche tutti gli
interventi per proteggere il manufatto dagli agenti esterni.

E.3.
Criteri di progetto.
Per i rilevati ed i rinterri a tergo di opere di
sostegno sono da preferire le terre a grana media o grossa. Terre a
grana fine possono essere impiegate per opere di modesta importanza e
quando non sia possibile reperire materiali migliori.
Si possono
adoperare anche materiali ottenuti dalla frantumazione di rocce.
Sono
da escludere materiali con forti percentuali di sostanze organiche di
qualsiasi tipo e materiali fortemente rigonfiati.
I materiali per gli
argini saranno scelti tenendo presenti i possibili motivi di
filtrazione.
Per i dreni saranno adoperati materiali di elevata
permeabilità; la loro granulometria sarà scelta in relazione alle
caratteristiche dei materiali a contatto con i dreni stessi, secondo
quanto disposto alla sezione N.
Per i moli saranno adoperati blocchi
di rocce durevoli, in particolare nei confronti dell’acqua marina, e
di dimensioni e caratteristiche idonee a resistere alle azioni
esercitate dal moto ondoso. Limitatamente alla zona interna del
manufatto possono essere adoperati materiali naturali o di
frantumazione purché, privi di frazione fine e opportunamente protetti
da filtri.
Per gli speciali muri in terra mista di cui al punto D.4.
1. i materiali da preferire saranno costituiti da terre con passante
ai 15 micron non superiore al 20% e dovranno comunque obbedire, per le
caratteristiche meccaniche e chimico-fisiche, ai requisiti richiesti
comunemente per tali tipi di opere.
Per la progettazione delle opere
stradali e per l’impiego delle terre nei manufatti stradali, si rinvia
alle apposite norme C.N.R. relative alla campionatura, alle prove sui
materiali stradali ed alla tecnica di impiego delle terre.
Si rinvia
anche alle “istruzioni per la redazione di progetti stradali”
pubblicate dal C.N.R.
Per i manufatti di materiali sciolti nei quali
trovano impiego anche elementi di rinforzo costituiti da altri
materiali (noti in commercio con diversi tipi brevettati, come ad
esempio “terra armata”, ecc.) si richiama l’attenzione sulla necessità
di effettuare verifiche anche relativamente al comportamento nei
riguardi dell’azione aggressiva dell’ambiente ed in particolare delle
acque.

E.4 POSA IN OPERA DEI MATERIALI
I materiali costituenti i
manufatti devono essere posti in opera a strati e costipati per
ottenere caratteristiche fisico-meccaniche in accordo con i requisiti
progettuali. Al riguardo devono essere indicate in progetto le
prescrizioni relative alla posa in opera precisando i controlli da
eseguire durante la costruzione ed i limiti di accettabilità dei
materiali.
La posa in opera senza costipamento i consentita, oltre che
per manufatti di pietrame e nel caso di opere subacquee quale che sia
il materiale impiegato, avuto riguardo all’importanza del manufatto.
Le modalità della posa in opera e del costipamento devono essere
considerate in progetto, sia nella definizione della sezione tipo
dell’opera, sia nella valutazione delle proprietà fisico-meccaniche
dei materiali.

E.5 RELAZIONE
La relazione geotecnica deve
comprendere la caratterizzazione fisico-meccanica dei terreni di
fondazione e dei materiali da costruzione, la descrizione delle
modalità di coltivazione delle cave di prestito e delle modalità di
posa in opera dei materiali, le verifiche di stabilità della
fondazione e del corpo del manufatto la previsione dei cedimenti e del
loro andamento nel tempo, le verifiche del manufatto nei riguardi
degli eventuali moti di rifiltrazione e la giustificazione degli
eventuali accorgimenti costruttivi che da esse scaturiscono.
In
particolare, per i drenaggi ed i filtri deve essere motivata, la
scelta dei materiali naturali o artificiali, tenendo conto dei
requisiti di funzionalità e delle caratteristiche granulometriche e di
permeabilità del terreno con il quale essi si trovano a
contatto.

——————————————————————————–

F.
GALLERIE E MANUFATTI SOTTERRANEI

F.1 OGGETTO DELLE NORME
Le presenti
norme si applicano alle gallerie ed ai manufatti completamente immersi
o nel terreno che si realizzano mediante scavo in sotterraneo.

F.1.
Oggetto delle norme.
I manufatti indicati nella relativa norma sono,
ad esempio, gallerie idrauliche, stradali, ferroviarie con relativi
imbocchi di estremità o intermedi (pozzi, finestre, discenderie),
caverne per centrali idroelettriche, depositi o parcheggi
sotterranei.
Lo scavo in sotterraneo può svilupparsi in differenti
posizioni rispetto alla superficie topografica:
– con piccolo
ricoprimento di terreno (ad es.: gallerie metropolitane, subacquee,
parietali);
– con grande ricoprimento di terreno (ad es.: gallerie di
valico, depositi sotterranei).
Per le gallerie minerarie si rimanda
alla normativa specifica. F.2. Indagini specifiche.
Il programma di
ricerche e di indagini sui terreni deve essere predisposto ed attuato
sulla base della ricostruzione dei lineamenti geologici della zona ed
in dipendenza dell’entità del ricoprimento. Nel caso di rocce
fratturate le ricerche devono comprendere la descrizione qualitativa e
quantitativa dello stato di fratturazione ed in genere delle
discontinuità strutturali presenti nella formazione. F.3. Progetto.

F.2 INDAGINI SPECIFICHE
Le indagini per la scelta del tracciato del
manufatto e per la raccolta dei dati da porre a base del progetto
devono essere programmate e sviluppate secondo i criteri indicati
nella sezione B tenendo in debito conto la complessità della
situazione geologica, geotecnica, morfologica ed idrogeologica, la
profondità e la lunghezza del manufatto ed il livello di progettazione
(studio di fattibilità progetto di massima, progetto esecutivo).
I
risultati delle indagini geologiche devono essere esaurientemente
esposti e commentati in una relazione geologica. Qualora durante la
realizzazione di un manufatto si riscontrano situazioni non
evidenziate durante le indagini precedentemente eseguite, i risultati
progettuali degli interventi si devono basare anche sui dati acquisiti
in corso d’opera.
Gli elaborati dei dati osservati ed il loro
monitoraggio, nei predetti casi, devono essere parte integrante degli
atti progettuali.

F.3 PROGETTO

F.3.1 CRITERI DI PROGETTO
Nel
progetto di manufatti sotterranei devono essere specificati ed
adeguatamente giustificati:
– la scelta dell’ubicazione o del
tracciato dell’opera in dipendenza dei risultati e delle indagini
geologiche e delle indagini geotecniche;
– la previsione dei metodi di
scavo, delle opere provvisionali e dei mezzi occorrenti per
l’aggottamento eventuale o per la intercettazione dell’acqua
sotterranea e degli eventuali procedimenti speciali per il
consolidamento temporaneo o permanente del terreno;
– la previsione
degli effetti che gli scavi e l’eventuale aggottamento d’acqua avranno
sulla stabilità dei manufatti ricadenti nella zona di influenza dello
scavo e degli eventuali provvedimenti da adottare;
– la previsione
sull’eventuale presenza di gas tossici od esplosivi, sulle acque
drenate dal sottosuolo e sulla ventilazione occorrente nel corso dei
lavori ed in fase di esercizio;
– la definizione delle caratteristiche
geometriche e strutturali del manufatto;
– il piano degli strumenti
per il controllo del comportamento delle strutture e terreno durante
il corso dei lavori ed eventualmente in fase di esercizio.
Nel
progetto devono essere chiaramente indicate le ipotesi assunte per la
valutazione delle componenti di sollecitazione che si destano nel
sottosuolo nell’interno del manufatto ed il significato delle
approssimazioni che ne conseguono.

F.3.1. Criteri di progetto.
Nella
previsione progettuale dei metodi di scavo, particolare considerazione
dovrà aversi per la sicurezza in avanzamento, per la stabilità di
eventuali manufatti circostanti e per la sistemazione del materiale di
risulta.
La costruzione di un’opera in sotterraneo determina una
modifica dello stato tensionale del sottosuolo rispetto alla
situazione preesistente. Il nuovo stato di sollecitazione dipende
dallo stato tensionale preesistente, dalla forma e dalle dimensioni
dell’opera, dalla posizione di questa rispetto alla superficie
esterna, dal metodo seguito nella costruzione e dalla successione
delle varie fasi della lavorazione, nonché dal tipo di rivestimento,
provvisorio o definitivo, adottati.
Ulteriori variazioni dello stato
tensionale possono essere indotte nel sottosuolo durante l’esercizio
dell’opera per effetto della spinta di fluidi convogliati dalla
galleria o di sollecitazioni statiche e dinamiche dovute al
traffico.
La grandezza delle deformazioni indotte nel terreno dalla
costruzione di un’opera in sotterraneo dipende dallo stato tensionale
del terreno, dall’azione dell’acqua eventualmente presente, nonché dal
metodo di scavo adottato.
Gli spostamenti della superficie esterna per
effetto dello scavo in sotterraneo, devono essere sempre valutati con
prudenza, tenendo conto anche dell’effetto dell’eventuale abbassamento
della falda provocato dalla costruzione dell’opera.

F.4 METODI DI
SCAVO
La scelta dei metodi di scavo deve effettuarsi tenendo conto
delle proprietà geotecniche dei terreni che si prevede di attraversare
e dell’eventuale presenza di falde idriche e di altri manufatti
indicati in prossimità del tracciato.
Il materiale di risulta deve
essere sistemato in aree da indicare in progetto, tenendo conto delle
prescrizioni della sezione I.

F.4. Metodi di scavo.
La stabilità del
fronte di avanzamento dipende dallo stato dei terreni che si
attraversano o di quelli immediatamente circostanti, dalla grandezza
del ricoprimento in rapporto al diametro della galleria, dalla
velocità di avanzamento, dalle caratteristiche della eventuale
macchina di scavo, dai procedimenti che si seguono nella posa in opera
dei sostegni e del prerivestimento. In particolari terreni (ad es.:
sabbie fini di bassa porosità, argille dure fessurate, rocce
fratturate) le condizioni di stabilità possono essere notevolmente
modificate dagli effetti meccanici dei fenomeni di filtrazione o di
percolazione dal fronte di scavo.
Eventuali metodi speciali di
trattamento preventivo, previsti in progetto per migliorare
temporaneamente o permanentemente le proprietà meccaniche dei terreni
devono essere adeguatamente illustrati e giustificati, secondo quanto
disposto alla sezione N.
Le previsioni di progetto devono essere
sufficientemente ampie per tener conto di eventuali variazioni delle
proprietà meccaniche dei terreni lungo l’asse della galleria.

F.5
VERIFICA DEL RIVESTIMENTO
Le ipotesi per la verifica del rivestimento
devono essere compatibili con il metodo e con i tempi di
costruzione.
Nel progetto si deve tener conto della presenza di altri
manufatti superficiali o sotterranei e si devono indicare gli
eventuali vincoli da imporre per nuove costruzioni.

F.5. Verifica
del rivestimento.
Il comportamento del rivestimento dipende dalle
dimensioni e dalla profondità della galleria, dallo stato tensionale
del sottosuolo, dalla rigidità della struttura, dal metodo, dalla
sequenza e dai tempi delle operazioni di costruzione dell’eventuale
prerivestimento.
Il comportamento del prerivestimento dipende
principalmente dalle modalità e dall’accuratezza con le quali viene
realizzato. Pertanto l’adeguatezza del rivestimento e dell’eventuale
prerivestimento sarà controllata in fase costruttiva per mezzo di
misure.

F.6 CONTROLLO DEL MANUFATTO
Le ipotesi assunte in progetto
relativamente alla caratterizzazione meccanica dei terreni e delle
rocce devono essere controllate sulla base delle osservazioni e dei
dati sperimentali che si raccolgono nel corso dei lavori. Le
osservazioni e le misure devono essere proseguite durante l’esercizio
per un congruo periodo di tempo, che sarà indicato in progetto.

F.6.
Controllo del manufatto.
Il programma dei controlli previsti in
progetto indicherà la strumentazione da impiegare, nonché la
ubicazione degli strumenti e la sequenza delle misure.

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G.
STABILITÀ DEI PENDII NATURALI E DEI FRONTI DI SCAVO

G.1 OGGETTO DELLE
NORME
Le presenti norme si applicano allo studio della stabilità dei
pendii naturali, al progetto delle opere di stabilizzazione di pendii
e frane, nonché al progetto di scavi non armati che per le loro
dimensioni (ampiezza e profondità), per le caratteristiche meccaniche
dei terreni, rappresentino pericolo per la sicurezza.

G.1. Oggetto
delle norme.
Le fronti di scavo indicate nella norma cui si
riferiscono le presenti istruzioni, attengono ad esempio a scavi di
fondazioni, trincee stradali, canali, ecc. Per le fronti di scavo in
miniere e cave, si rimanda invece, alla normativa specifica.

G.2
PENDII NATURALI

G.2.1 ACCERTAMENTI DI CARATTERE GENERALE

L’accertamento della stabilità richiede osservazioni e rilievi di
superficie, raccolta di notizie storiche sull’evoluzione dello stato
del pendio e su eventuali danni subiti dalle strutture esistenti, la
costruzione dei movimenti eventualmente in atto e dei loro caratteri
geometrici e cinematici, la raccolta dei dati sulle precipitazioni
meteoriche, sui caratteri idrogeologici della zona, su sismi e su
precedenti interventi di consolidamento. Le verifiche di stabilità,
anche in relazione alle opere da eseguire, devono essere basate su
dati acquisiti con indagini specifiche.

G.2.1. Verifiche di
stabilità
La stabilità dei pendii è influenzata da numerosi fattori
tra i quali è generalmente necessario prendere in considerazione:
a)
caratteristiche morfologiche;
b) caratteristiche geologiche, e
proprietà fisico-meccaniche dei terreni costituenti il pendio;
c)
caratteristiche e circolazione delle acque sotterranee:
pressioni
interstiziali e nelle discontinuità dei terreni costituenti il
pendio;
d) peso proprio ed azioni esterne applicate alle opere
insistenti sul pendio;
e) carattere sismico della zona;
f) fattori
ambientali.

G.2.2 INDAGINI SPECIFICHE
I rilievi e le indagini
devono effettuarsi secondo le prescrizioni della sezione B e secondo i
criteri particolari seguenti:
– la superficie del pendio deve essere
definita attraverso un rilievo plano-altimetrico in scala adeguata ed
esteso ad una zona sufficientemente ampia a monte e a valle del pendio
stesso;
– lo studio geologico, anche con l’ausilio della fotogeologia,
deve precisare l’origine e la natura dei terreni, il loro assetto
tettonico-strutturale, i caratteri ed i fenomeni geomorfologici e la
loro prevedibile evoluzione nel tempo e lo schema della circolazione
idrica nel sottosuolo;
– lo studio geotecnico deve definire
caratteristiche fisico-
meccaniche dei terreni, l’entità e la
distribuzione delle pressioni dell’acqua nel terreno e nelle
discontinuità, degli eventuali spostamenti planoaltimetrici di punti
in superficie ed in profondità. La profondità e l’estensione delle
indagini devono essere fissate in relazione alle caratteristiche
geometriche del pendio, al risultati dei rilievi indicati ai punti
precedenti, nonché alla più probabile posizione della eventuale
superficie di scorrimento. Nel caso di pendii in frana le indagini
devono consentire di accertare la forma e la posizione della
superficie o delle superfici di scorrimento, in quanto possibile, e di
definire le caratteristiche cinematiche della frana.

G.2.2. Indagini
specifiche.
Lo studio geologico comprenderà il rilevamento diretto
delle discontinuità del terreno (giunti di stratificazione, faglie,
diaclasi e fratture) delle quali saranno determinate la distribuzione
spaziale, la frequenza e le caratteristiche. Attraverso una analisi
geomorfologica quantitativa del pendio e delle aree adiacenti,
inoltre, si ricercheranno le indicazioni sulla franosità della zona e
su natura, caratteristiche e grandezza dei movimenti verificatisi in
passato. La determinazione delle pressioni neutre va effettuata
ponendo i piezometri in posizioni opportunamente scelte in relazione
alle caratteristiche geometriche e stratigrafiche del pendio.
Le
indagini di laboratorio saranno particolarmente dirette alla
determinazione della resistenza al taglio, massima e residua.
Se la
verifica di stabilità riguarda pendii naturali in frana, le indagini
saranno dirette a definire la posizione e la forma delle eventuali
superfici di scorrimento. Si prevederà a tal fine la posa in opera di
basi e di picchetti ed il rilevamento periodico della loro posizione
rispetto a capisaldi esterni all’area interessata dal movimento.
Queste operazioni saranno volte a determinare la grandezza degli
spostamenti e il loro andamento nel tempo, in relazione anche ai
fattori meteorologici ed idraulici.
Quando risulti necessario rilevare
gli spostamenti in profondità si metteranno in opera inclinometri o
apparecchi rilevatori di scorrimenti profondi. Gli spostamenti in
profondità saranno riferiti a quelli misurati in superficie.

G.2.3
CALCOLI DI STABILITÀ
Il metodo di calcolo per la verifica della
stabilità deve essere scelto tenendo conto della posizione e della
forma delle possibili superfici di scorrimento, dell’assetto
strutturale, delle caratteristiche meccaniche del terreno, nonché
della distribuzione delle pressioni neutre. Nel caso di pendii in
frana si devono adottare quei metodi – in quanto applicabili – che
permettono di eseguire la verifica lungo le superfici di scorrimento
che meglio approssimano quella riconosciuta con le indagini.
Negli
altri casi si esamineranno superfici di scorrimento cinematicamente
possibili in numero sufficiente per ricercare la superficie alla quale
corrisponda, nel caso considerato, il coefficiente di sicurezza più
basso.
Quando sussistano condizioni tali da non consentire una agevole
valutazione delle pressioni neutre i calcoli di verifica devono essere
effettuati assumendo le più sfavorevoli condizioni che ragionevolmente
si possono prevedere.
Per i pendii ricadenti in zona sismica, la
verifica di stabilità deve essere eseguita tenendo conto delle azioni
sismiche, come prescritto dalle norme sismiche.
Il valore del
coefficiente di sicurezza sarà assunto dal progettista e giustificato
sulla base delle considerazioni relative al livello di conoscenze
raggiunto ed al grado di affidabilità dei dati disponibili, alla
complessità della situazione geologica e geotecnica, alla esperienza
locale su pendii naturali in situazioni simili, nonché alle
conseguenze di un’eventuale frana.

G.2.4 INTERVENTI
Il progetto
degli interventi di consolidamento di un pendio deve essere
giustificato dai calcoli di stabilità sviluppati secondo quanto
indicato al punto precedente.
Il piano dei controlli sulla efficacia
dei provvedimenti deve essere parte integrante degli elaborati
progettuali.

G.3 FRONTI DI SCAVO

G.3.1 INDAGINI SPECIFICHE
Le
indagini specifiche sono quelle indicate al punto G.2.2. Esse possono
essere eseguite anche parzialmente sviluppate a seconda delle
condizioni locali, della profondità, dell’ampiezza, della destinazione
e della durata dello scavo.

G.3.1. Indagini specifiche.
In merito
alle indagini specifiche da svolgere si precisa che: a) i rilievi
topografici e lo studio geologico saranno estesi ad un’area più ampia
di quella direttamente interessata ai lavori;
b) le indagini
geotecniche in sito saranno volte a riconoscere la costituzione del
sottosuolo ed a determinare i valori della pressione dell’acqua
interstiziale e nelle discontinuità. La profondità delle esplorazioni
sarà stabilita in relazione a quella dello scavo, avendo cura di
estendere l’indagine a monte del previsto ciglio ed al di sotto della
quota di fondo scavo;
c) le indagini geotecniche di laboratorio si
svolgeranno secondo quanto indicato al punto G.2.2.

G.3.2 CRITERI DI
PROGETTO E CALCOLI DI STABILITÀ
Il progetto deve definire un profilo
di scavo tale che il terreno sia stabile con adeguato margine di
sicurezza, da valutarsi con i metodi di calcolo indicati al punto
G.2.3.
Nel caso di terreni omogenei e nei quali le pressioni neutre
siano note con sufficiente attendibilità, il coefficiente di sicurezza
non deve essere minore di 1,3.
Nelle altre situazioni il valore del
coefficiente di sicurezza da adottare deve essere scelto caso per
caso, tenuto conto principalmente della complessità strutturale del
sottosuolo, delle conoscenze del regime delle pressioni neutre e delle
conseguenze di un eventuale fenomeno di rottura. Si deve tener conto
dell’esistenza di manufatti e sovraccarichi in prossimità del ciglio
di scavo.
Nel progetto deve essere esaminata l’eventuale influenza
dello scavo sul regime delle acque superficiali e sotterranee
dell’area
interessata.

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H.
FATTIBILITÀ GEOTECNICA DI OPERE SU GRANDI AREE

H.1 OGGETTO DELLE
NORME
Le presenti norme comprendono i criteri di carattere geotecnico
da adottare nell’elaborazione di piani urbanistici e nel progetto di
insiemi di manufatti che interessano ampie superfici e che possono
comportare variazioni significative nelle condizioni del sottosuolo,
quali:
a) nuovi insediamenti urbani o civili o industriali;
b)
ristrutturazione di insediamenti già esistenti, compresi quelli da
consolidare e trasferire ai sensi della legge 9-7-1980 n. 445, e
successive modificazioni ed integrazioni; c) reti idriche e fognarie
urbane e reti di sottoservizi di qualsiasi tipo;
d) strade, ferrovie
ed idrovie;
e) opere marittime e difese costiere;
f) aeroporti;
g)
bacini artificiali e sistemi di derivazione da corsi d’acqua;
h)
sistemi di impianti per l’estrazione di liquidi o di gas dal
sottosuolo;
i) bonifiche e sistemazione del territorio;
l) attività
estrattive di materiali da costruzione.

H.2 INDAGINI SPECIFICHE
Gli
studi geologici e la caratterizzazione geotecnica devono essere estesi
a tutta la zona di possibile influenza degli interventi previsti.
Le
indagini devono in particolare accertare le condizioni di stabilità
dei pendii, tenuto conto anche di eventuali effetti derivanti dalla
realizzazione delle opere.
Saranno inoltre considerati i fenomeni di
subsidenza prodotti da modifiche del regime delle acque superficiali e
profonde, nonché da asportazioni o riporti di materiali terrosi.
Per
l’elaborazione di piani urbanistici in zone sismiche le indagini
devono essere finalizzate alla caratterizzazione del territorio per la
ricerca dei parametri di progetto in accordo con quanto previsto dalle
norme sismiche.

H.2. Indagini specifiche.
Al fine dell’accertamento
della fattibilità dell’opera saranno raccolte informazioni atte a
definire:
– le caratteristiche topografiche e geomorfologiche della
zona; – i caratteri delle acque superficiali e sotterranee;
– le
caratteristiche ed il comportamento di manufatti esistenti nei
dintorni.
Lo studio geologico definirà i lineamenti geomorfologici e
la loro tendenza evolutiva, i caratteri stratigrafici e strutturali,
il grado di alterazione, la degradabilità e la fessurazione degli
ammassi rocciosi, nonché lo schema idrogeologico.
Lo studio geotecnico
sarà atto a definire le proprietà
fisico-meccaniche dei principali
tipi di terreni, la posizione e le caratteristiche delle eventuali
falde idriche. Per questo saranno eseguite indagini in sito e in
laboratorio, secondo i criteri indicati nella sezione B, e
proporzionate alla prevista destinazione dell’area. Sarà accertata
l’eventuale esistenza di cavità naturali o artificiali nel sottosuolo,
di dimensioni significative ai fini del progetto.
Nel caso di aree,
che, in tutto o in parte, ricadano in specchi d’acqua marini, lacuali
o fluviali, i predetti studi saranno estesi ai fondali e devono essere
integrati dal rilievo della batimetria che comprenda anche le zone
adiacenti, significative ai fini della destinazione dell’area.

H.3
VERIFICHE DI FATTIBILITÀ
Prima della progettazione delle singole
opere per le quali valgono le norme specifiche, occorre verificare e
documentare con relazione tecnica la fattibilità dell’insieme dal
punto di vista geologico e geotecnico e, se necessario, individuare i
imposti al progetto dalle caratteristiche del sottosuolo.
Per le zone
sismiche si dovrà documentare il rispetto dei previsti vincoli.

H.3.
Verifiche di fattibilità.
La verifica di fattibilità geologica e
geotecnica comprende l’accertamento delle modifiche che il sistema di
opere in progetto può indurre nell’area e deve precisare se le
condizioni locali impongano l’adozione di soluzioni e procedimenti
costruttivi di particolare onerosità.
Nel caso di pendii sarà
accertata la stabilità di insieme con riferimento alla condizione
precedente la realizzazione delle opere in progetto ed a seguito della
costruzione di tali opere, secondo quanto prescritto nella sezione
G.
Nel caso di reti idriche o fognarie, ed in genere di sottoservizi
in zone già urbanizzate o da urbanizzare, sarà accertata l’influenza
di esse sui manufatti esistenti, sia in fase di costruzione che di
esercizio a seguito di guasti o rotture.
Per l’estrazione di liquidi o
gas dal sottosuolo saranno valutate le deformazioni provocate dalle
variazioni dello stato tensionale effettivo, i conseguenti spostamenti
della superficie topografica e la loro influenza sulla stabilità e
sulla funzionalità dei manufatti esistenti secondo quanto trattato
nella sezione
L.

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I.
DISCARICHE E COLMATE

La presente norma si applica agli accumuli di
materiali sciolti di qualsiasi natura.
Nel rispetto degli strumenti
urbanistici e delle norme vigenti sulla protezione delle acque, sulla
salvaguardia del paesaggio, e dell’igiene pubblica, la scelta delle
aree da destinare a discarica o colmata va eseguita sulla base di
studi geologici, geotecnici e idrogeologici.
Le discariche e le
colmate devono essere realizzate sulla base un progetto che ne
stabilisca le dimensioni e le modalità di posa opera, indichi i
provvedimenti necessari per la conservazione della stabilità nel
tempo, tenendo conto anche della futura destinazione dell’area,
esamini la stabilità dell’insieme terreno di fondazione- discarica con
particolare riguardo alla stabilità dei pendii e consideri l’influenza
sulle opere presenti nei dintorni.
Lo studio dell’area da destinare a
discarica o colmata deve prevedere tutte le opere di raccolta e
canalizzazione delle acque superficiali e profonde, nonché delle
eventuali acque drenate nel tempo dal corpo stesso della
discarica.

I. Discariche colmate.

In questa categoria rientrano gli
accumuli di materiali sciolti di qualsiasi natura, inclusi quelli
versati alla rinfusa (ad esempio, depositi di rifiuti urbani e
industriali, materiali di risulta di scavi e demolizioni, discariche
minerarie).
L’entità degli accertamenti e degli studi da svolgere va
commisurata all’esigenza di sicurezza, all’importanza della discarica,
alla morfologia della zona e alla presenza nel sottosuolo di terreni
di bassa resistenza ed alle possibili influenze sulla circolazione
idrica superficiale e sotterranea e sulla quantità delle acque.
In
merito ai “provvedimenti necessari per la stabilità nel tempo” si
richiama la necessità di far ricorso ad una idonea strumentazione di
controllo, laddove si presentino casi particolarmente importanti per
altezze, volumi ed ubicazione del territorio.
Il richiamo delle norme
all’aspetto idrogeologico riguarda principalmente possibili riflessi
negativi dell’intervento sulla circolazione idrica nel
sottosuolo.

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L.
EMUNGIMENTI DI FALDE IDRICHE

La presente norma si applica alle opere
ed agli interventi riguardanti l’estrazione di acqua dal sottosuolo.
Nel progetto delle opere di emungimento si deve accertare che queste
siano compatibili con le caratteristiche dell’acquifero e che
eventuali conseguenti cedimenti della superficie del suolo siano
compatibili con la stabilità e la funzionalità dei manufatti presenti
nella zona interessata dall’emungimento.
Il progetto deve stabilire
anche i mezzi e le modalità di estrazione, in modo da evitare che con
l’acqua venga anche estratto il terreno o la sua frazione più fina.

L. Emungimenti da falde idriche

Il modello fisico assunto a base
della progettazione delle opere e degli interventi sarà ottenuto da
specifici studi idrogeologici e
geotecnici.

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M.
CONSOLIDAMENTO DEI TERRENI

La presente norma si applica agli
interventi di consolidamento dei terreni e delle rocce aventi lo scopo
di modificare permanentemente o temporaneamente le caratteristiche
meccaniche per mezzo di procedimenti tecnologici di vario tipo.
Il
progetto degli interventi di consolidamento deve comprendere:
a)
caratterizzazione del sottosuolo con particolare riferimento
all’analisi delle condizioni che rendono necessario l’intervento;
b)
analisi del tipo di intervento prescelto in relazione alle opere da
realizzare e con riferimento a manufatti vicini;
c) dimensionamento
esecutivo degli interventi e descrizione di dettaglio dei procedimenti
costruttivi;
d) prescrizioni sulla verifica dell’esito dell’intervento
attraverso indagini e controlli in corso
d’opera.

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N.
DRENAGGI E FILTRI

Le presenti norme si applicano ai manufatti
formati da uno o più strati di materiale sabbioso-ghiaioso o di
materiali sintetici, costruiti allo scopo di controllare e regolare la
filtrazione e le pressioni neutre delle acque nel sottosuolo,
nell’interno dei manufatti di materiali sciolti ed al contatto fra
strutture e terreno.
Il progetto di drenaggi e filtri deve comprendere
la scelta dei materiali tenendo conto dei requisiti richiesti per la
funzionalità dei filtri stessi e delle caratteristiche del terreno con
il quale essi sono a contatto.

N. Drenaggi e filtri

I manufatti
indicati nella relativa norma hanno lo scopo di:
– abbassare il
livello della falda idrica o ridurre il valore delle pressioni neutre
nel sottosuolo o in manufatti di materiali sciolti;
– eliminare o
ridurre le pressioni neutre a tergo di strutture di sostegno;

consentire la filtrazione verso l’esterno di acque circolanti nel
sottosuolo o in manufatti di materiali sciolti senza causare il
sifonamento;
– interrompere l’eventuale risalita di acqua per
capillarità.
I drenaggi ed i filtri, in relazione alle finalità per
cui vengono realizzati, devono essere progettati in modo da soddisfare
i seguenti requisiti:
a) il materiale filtrante deve essere più
permeabile del terreno con il quale è a contatto;
b) la granulometria
del materiale filtrante deve essere tale da evitare che particelle di
terreno causino intasamento del filtro e del drenaggio;
c) lo spessore
dello strato filtrante deve essere sufficientemente elevato da
consentire una buona distribuzione delle frazioni granulometriche
nello strato stesso e deve essere definito tenendo conto anche dei
procedimenti costruttivi.
Se i criteri di progetto sopra elencati non
possono essere soddisfatti con un solo strato filtrante, sarà
impiegato un tipo a più strati. Ciascuno strato filtrante nei riguardi
di quelli adiacenti, sarà progettato alla stessa stregua di un filtro
monostrato.
I tubi disposti nei drenaggi allo scopo di convogliare
l’acqua raccolta devono essere dimensionati tenendo conto della
portata massima ed i fori di drenaggio dei tubi vanno dimensionati in
modo da evitare che granuli del materiale filtrante penetrino nelle
tubazioni stesse. I materiali naturali o artificiali da impiegare per
la confezione di drenaggi e filtri, saranno formati da granuli
resistenti e durevoli e non devono contenere sostanze organiche o
altre impurità.
Le acque ruscellanti in superficie non devono
penetrare entro i drenaggi e i filtri; esse devono essere regolate e
raccolte mediante canalizzazioni.
Il terreno formante il piano di posa
di drenaggio e filtri non deve subire rimaneggiamenti, deve essere
sufficientemente consistente e se necessario costipato.
Durante la
costruzione vanno eseguiti regolari controlli della granulometria del
materiale impiegato.
Il materiale del filtro e del drenaggio va posto
in opera evitando la separazione delle frazioni granulometriche,
O.

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O.
ANCORAGGI

O.1 OGGETTO DELLE NORME
Le presenti norme si applicano a
tutti i tipi di armature (ancoraggi), attive o passive, inserite in
terreni od in rocce (tiranti, bulloni, chiodi) allo scopo di aumentare
la resistenza al taglio, specie lungo superfici di discontinuità.

O.1. Definizioni
Tiranti di ancoraggio: elementi strutturali
operanti in trazione atti a trasmettere forze al terreno. Sono
elementi costitutivi del tirante: il dispositivo di ancoraggio e la
piastra di ripartizione, l’armatura e la guaina; il dispositivo di
ancoraggio.
In base alla tensione nell’armatura si
definiscono:
pretesi: tiranti nella cui armatura viene indotta una
forza di tesatura, pari a quella di esercizio;
parzialmente pretesi:
tiranti nella cui armatura viene indotta una forza di tesatura
inferiore a quella di esercizio;
non pretesi: tiranti nella cui
armatura non viene indotta alcuna forza di tesatura.
Bulloni di
ancoraggio: tipi particolari di tiranti caratterizzati dall’armatura
costituita da barre, dall’assenza di guaina, dalla limitata lunghezza
e dall’impiego in ammassi rocciosi.
Chiodi di ancoraggio: sono
ancoraggi non pretesi costituiti da elementi strutturali operanti in
un dominio di trazione e taglio. I chiodi sono formati da una barra (o
da un profilato) di acciaio connessa per tutta la sua lunghezza con il
terreno e priva di dispositivi di bloccaggio esterni.

O.2 INDAGINI
SPECIFICHE
Le indagini da eseguire in conformità alle direttive
riportate nella sezione B, devono raccogliere i dati occorrenti per il
progetto degli ancoraggi, per la verifica della stabilità globale e
per il controllo del comportamento dell’insieme costituito
dall’eventuale struttura ancorata, dagli ancoraggi e dal terreno
comunque interessato.
Le indagini devono definire la composizione, le
caratteristiche strutturali e le proprietà fisico-meccaniche dei
terreni del sottosuolo interessato dal complesso delle opere e
riconoscere se l’ambiente nel quale gli ancoraggi ricadono sia
aggressivo per i materiali che li costituiscono.

O.2. Indagini
specifiche
L’indagine va condotta sulle parti del suolo e del
sottosuolo che interagiscono con il sistema di ancoraggi e con
l’eventuale struttura ancorata.
L’indagine dovrà definire le
situazioni topografica, geologica e geotecnica. Dovranno essere
raccolti dati relativi ai caratteri geo-morfologici ed alle condizioni
di stabilità generali della zona interessata dai lavori; ai caratteri
litologici e strutturali dei terreni, al regime di circolazione ed
alle caratteristiche chimiche delle acque del sottosuolo. In
particolare l’indagine dovrà consentire di definire le proprietà
fisiche e meccaniche dei terreni e delle rocce in sede con riferimento
anche al loro comportamento nel tempo. Per il progetto e l’esecuzione
degli ancoraggi si potrà fare riferimento a: AICAP (1983). Ancoraggi
nei terreni e nelle rocce – Raccomandazioni – Edizione
provvisoria.

O.3 CRITERI DI PROGETTO
Nel progetto si deve tener
conto del tipo e delle finalità dell’intervento (provvisorio,
definitivo), delle sollecitazioni prevedibili, della natura e delle
caratteristiche del sottosuolo,
nonché dei problemi esecutivi per
l’installazione del cantiere. In dipendenza occorre fissare la
tecnologia esecuzione; l’orientazione, la lunghezza, il numero degli
ancoraggi; lo sforzo ammissibile.

O.3.1 VERIFICA AL CARICO LIMITE

Questa verifica deve essere eseguita per valutare la resistenza a
trazione dell’ancoraggio la quale dipende, a seconda dei casi, dalla
residenza alla sfilamento della connessione ancoraggio-
terreno, dalla
resistenza del terreno (sciolo o lapideo)
nell’immediato intorno della
connessione o dalla resistenza della barra.
Per la valutazione del
carico limite, si può procedere in prima approssimazione con formule
teoriche; è però necessaria la conferma sperimentale con prove di
trazione in sito in fase di progetto e di collaudo.

O.3.2 VERIFICA
AL CREEP
Per gli ancoraggi in terre coerenti o in terre incoerenti,
deve essere valutata la resistenza allo slittamento in funzione del
tempo, tenendo conto del comportamento viscoso del terreno e dei
materiali che costituiscono l’ancoraggio.

O.3.3 PROVE DI CARICO

Poiché la riuscita degli ancoraggi dipende in larga misura da
dettagli tecnologici, il comportamento dell’insieme ancoraggio terreno
deve essere determinato con prove di carico su ancoraggi di prova
realizzati nello stesso sito e con lo stesso sistema costruttivo.
Le
prove per la determinazione del carico limite del singolo ancoraggio
devono essere spinte a valori del carico tali da portare a rottura il
complesso ancoraggio-terreno.
Le prove di collaudo, al fine di
controllare gli ancoraggi eseguiti, devono essere in numero
sufficiente per accertare il buon funzionamento dell’opera.
La prova
consiste in un ciclo semplice di carico e scarico sottoponendo
l’ancoraggio ad una forza pari ad 1,2 volte la prevista forza di
esercizio.

Edilone.it