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L’appello di Legambiente al Governo sul consumo del suolo

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Monitoraggio del suolo, limiti all’occupazione di suoli agricoli, riutilizzo del patrimonio degradato: sono alcune delle proposte per cui è tornata a far sentire la sua voce Legambiente, attraverso un documento inviato al premier Enrico Letta in cui si chiede di prendere misure concrete al più presto sul tema del consumo del suolo, avviandoquella strada del cambiamento che si chiama rigenerazione urbana, un nuovo modo di concepire e tutelare il territorio e gli spazi urbani in chiave sostenibile”.

L’associazione chiede a Governo e Parlamento di tornare a ridiscutere presto il disegno di legge approvato il 15 Giugno scorso (“Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato”), eventualmente con integrazioni e modifiche normative per rafforzare l’efficacia dei controlli e spostare l’attenzione sulla rigenerazione urbana. In particolare, il documento proposto da Legambiente dal titolo “Fermare il consumo di suolo, rigenerare le città” pone l’attenzione sulla necessità di un efficace monitoraggio del consumo di suolo, di limiti e controlli nei confronti dell’occupazione di suoli agricoli, di riuso del patrimonio non utilizzato e degradato, al fine di creare condizioni di vantaggio per una diffusa riqualificazione con obiettivi ambientali, energetici e antisismici e chiudere così il ciclo dell’espansione edilizia.

“Occorre sviluppare un nuovo equilibrio tra fiscalità e incentivi che renda attraente, efficace e più semplice l’investimento nella città, impedendo che i capitali in fuga dalla città producono anonime urbanizzazioni e piastre commerciali ai danni di campagne, coste e spazi aperti”, ha dichiarato Damiano Di Simine, responsabile suolo di Legambiente.

Tra le proposte avanzate, l’introduzione di un contributo per il consumo di suolo e lo spostamento delle risorse sulla rigenerazione urbana, secondo il modello tedesco. Per garantire lo stop alla speculazione sulla proprietà ed edificabilità dei suoli, Legambiente propone che i piani urbanistici abbiano un ruolo di solo indirizzo, spostando ai piani attuativi la definizione dei diritti edificatori. “Ma per cambiare le nostre città spostando l’attenzione degli imprenditori edili verso la rigenerazione urbana”, conclude Legambiente, “occorre semplificare e incentivare gli interventi nelle periferie per trasformarle in quartieri con parchi e spazi pubblici degni di questo nome, abitazioni a prezzi accessibili”.

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