La citta' metropolitana: da astrazione a realta' politica | Edilone.it

La citta’ metropolitana: da astrazione a realta’ politica

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Si è parlato di città metropolitana e del ruolo dell’urbanistica nel graduale passaggio dalle province alla città metropolitana, nella tavola rotonda promossa il 16 luglio scorso dall’Ordine degli architetti di Napoli e dall’Istituto nazionale di urbanistica. Già da tempo professionisti, politici ed esperti si interrogano sulle caratteristiche e sulle funzioni della città metropolitana, che, da mera astrazione giuridica presente solo in codici e norme, si appresta a diventare realtà politica, istituzionale e programmatica per i nostri territori. L’incontro si è tenuto nella sede dell’Ordine nel capoluogo campano e ha coinvolto rappresentanti delle istituzioni, politici e professori universitari. In qualità di padrone di casa, il professore e architetto Salvatore Visone (presidente dell’Ordine degli architetti di Napoli) ha insistito sulla necessità che “politici, professionisti ed associazioni collaborino perché la pianificazione metropolitana sia un’occasione per migliorare, e non rallentare, la tutela e l’ammodernamento del patrimonio urbanistico ed edilizio locale”.

I relatori accademici hanno analizzato il concetto di città metropolitana, ponderandone non soltanto le caratteristiche culturali ed identitarie, ma soprattutto le coordinate operative. Il professor Francesco Domenico Moccia, ordinario di urbanistica all’ateneo fridericiano e presidente della sezione campana dell’Istituto nazionale di Urbanistica, da parte sua ha individuato due grandi obiettivi prioritari nella pianificazione metropolitana: il policentrismo e la creazione di un sistema di grandi reti di connessione. Il piano metropolitano, dunque, dovrà essere strategico, concentrato, autorevole, partecipato, con proiezione temporale a medio termine, soggetto a Valutazione ambientale strategica e rivolto al risultato. E’, questo, un orizzonte ambizioso in una regione che, come la Campania, da tempi lontani combatte con lo stallo dell’evoluzione normativa, la complessità dell’assetto territoriale e la difficoltà di una tutela rigorosa che allontani la minaccia degli abusi: la città metropolitana migliorerà di fatto, la perfomance nella pianificazione urbanistica?

Introdotti dalla moderatrice del dibattito, l’architetto Marichela Sepe, vicepresidente Inu Campania, Francesco Sbetti, dell’Università di Ferrara, Paolo La Greca, dell’Università di Catania ed Antonio Acierno dell’Università Federico II hanno esaminato alcuni case studies metropolitani relativi a Venezia (interessata da una proposta di fusione con Padova e Treviso), Firenze, Catania e al modello catalano. Riportando l’attenzione sulla situazione specifica campana, Roberto Gerundo dell’Università di Salerno, ha evidenziato come la regione “tramite le amministrazioni territoriali, sta tentando di proporre soluzioni organizzative nelle aree geograficamente vaste. Ma è ancora poco, perché la sensibilità rispetto ai temi della pianificazione, tra criticità ed opportunità, deve essere incrementata soprattutto nelle nuove generazioni”. E’ arrivata dall’architetto Silvia Viviani, presidente nazionale Inu, la proposta suggestiva di organizzare un festival italiano della città metropolitana, mentre dal vicepresidente dell’Ordine degli architetti di Napoli, il professor Vincenzo Meo è stata lanciata una provocazione: “si parla da oltre un ventennio di pianificazione, ammodernamento e semplificazione delle aree metropolitane. Ma la vera scommessa resta che le città metropolitane del futuro siano accoglienti per le nuove generazioni e, proprio grazie al territorio, diano occasioni di sviluppo e lavoro”.

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