Azzonamento acustico improprio? Risponde il Consiglio di Stato | Edilone.it

Azzonamento acustico improprio? Risponde il Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato si pronuncia sull'uso improprio dell'azzonamento acustico di un impianto di depurazione utilizzato come rimedio ad un errore urbanistico

zonizzazione acustica diversa
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Con la sentenza n. 4405 del 2015, il Consiglio di Stato si è pronunciato in merito al tema dell’azzonamento acustico per dirimere una questione relativa a classi acustiche diverse adottate nel medesimo piano di zonizzazione.

Nel caso sottoposto all’attenzione dei giudici, la questione riguardava la convivenza conflittuale tra un insediamento produttivo e uno residenziale. L’impianto industriale di trattamento depurazione e distribuzione dell’acqua, è stato ampliato nel 1985 sino ad occupare una superficie di circa 20.000 mq. con presenza di numerose vasche, depositi, magazzini, impianti di pompaggio, di depurazione, autorimesse e strutture di servizio, in area urbanisticamente classificata F2.

In epoca successiva, così come si legge nella sentenza, l’amministrazione ha autorizzato la riconversione degli edifici a destinazione produttiva a distanza di poche decine di metri, consentendone l’uso residenziale. Si è quindi innescato un inevitabile conflitto fra la funzione produttiva e quella residenziale, per risolvere il quale l’amministrazione non solo ha imposto misure di contenimento dell’inquinamento acustico ma ha classificato parte del compendio produttivo, più vicino alle residenze, in classe acustica III (zona mista) che ai sensi del DPCM 14/11/1997 si caratterizza quale “area urbana con media densità di popolazione, con attività commerciali e con limitate attività artigianali con assenza di attività industriali”.
Per i giudici, questa classificazione appare immediatamente non corretta, poiché tale impianto di trattamento dell’acqua, dovendo assicurare – tramite ciclo continuo – la permanenza dei servizi doveva necessariamente fare ricorso ai potenti e rumorosi macchinari. Pertanto, la compatibilità con una classe propria di un territorio mediamente urbanizzato in cui non esistono o non dovrebbero esistere attività industriali è evidentemente frutto di un errore dettato da una non lungimirante programmazione urbanistica locale.
Per il Consiglio di Stato, il nodo problematico della vicinanza di una zona residenziale di nuovo insediamento non può pertanto essere affrontato a livello acustico imponendo all’attività industriale, già esistente, limiti di rumorosità propri delle zone residenziali, tali da determinarne la sostanziale impossibilità di esercizio, ma attraverso prescrizioni puntuali finalizzate all’adozione delle migliori tecnologie di isolamento acustico.

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