Sui mancati pagamenti dalle P.A. Aniem scende in campo | Edilone.it

Sui mancati pagamenti dalle P.A. Aniem scende in campo

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Le imprese edili passano alla ribellione contro i mancati pagamenti da parte delle Pubbliche Amministrazioni. L’Aniem (Associazione Nazionale Imprese Edili e Manifatturiere) parteciperà al D-Day, la manifestazione di protesta del settore edile, prevista il 15 maggio, per tutelare le imprese. I crediti vanno ormai, secondo l’Aniem, da uno a tre/quattro anni, una situazione che impone come “unica e purtroppo onerosa cautela”, secondo l’associazione, l’interruzione delle opere, per non vedere calpestati i principi fondamentali del diritto all’esercizio della libera attività economica.

“Non potrà esserci nessuna ripresa economica né misura valida di sostegno al sistema produttivo nazionale senza la garanzia di avere il corrispettivo nella quantità e nei tempi pattuiti ” afferma il Presidente di Aniem Dino Piacentini. E aggiunge: “Non siamo più di fronte ad un ritardo dei pagamenti, che sarebbe già di per sé grave ed inammissibile: siamo alle prese con un sistema economico inefficace e squilibrato non fondato su reciproche obbligazioni”.

Aniem chiede il recepimento immediato della direttiva europea che prevede espressamente, a differenza della precedente, il settore delle opere pubbliche tra i suoi ambiti di applicazione (il Parlamento Europeo ha imposto il limite per il pagamento di una fattura per beni e servizi, sia nel settore pubblico sia in quello privato, di 30 giorni).

Il settore edile è caratterizzato da piccole e medie imprese, le quali fondano la loro capacità di essere competitivi sulla rimuneratività dei lavori eseguiti. La già drammatica situazione congiunturale degli ultimi anni sta vivendo, negli ultimi mesi, una fase vicina al collasso, per uno dei settori maggiormente trainanti per l’economia nazionale.

“La spesa pubblica per investimenti sia centrale che locale – conclude Piacentini – non può rinunciare all’edilizia e alle infrastrutture. Prima ne prendiamo atto e prima ci rimbocchiamo le maniche. L’apparato statale deve spendere meno e arrivare a tagliare i costi superflui. Possiamo uscire da questa disastrosa situazione solo con un patto di solidarietà nazionale facendo insieme le riforme strutturali”.

 

V.R.

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