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Studiare i ghiacci antichi per capire il clima

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Gli scienziati italiani si distinguono nello studio del clima di antiche ere geologiche per capire i mutamenti climatici di oggi. Angelo Camerlenghi, ricercatore del dipartimento di Stratigrafia, paleontologia e geoscienze marine dell’Università di Barcellona, e Michele Rebesco, dell’Istituto nazionale di Oceanografia e Geofisica di Trieste sono infatti due degli autori di un interessante studio sui fiumi di ghiaccio del passato pubblicato dal giornale “International Innovation”.

L’indagine, che ha coinvolto anche ricercatori spagnoli e norvegesi, ha esaminato oltre 30 mila chilometri quadrati di fondo marino nel Nord Europa per individuare i segni lasciati sulle rocce dallo scorrere di antichi fiumi di ghiaccio. In tutto sono state raccolte immagini ad alta risoluzione della batimetria di 2.000 chilometri quadrati. I fiumi di ghiaccio si sviluppano ai margini di grandi masse ghiacciate e sono la via preferenziale seguita dal ghiaccio per defluire dalle porzioni interne delle terre polari verso il mare. Lo studio delle tracce lasciate da questi flussi può aiutare a capire le dinamiche dei cambiamenti climatici anche in tempi antichissimi, in cui l’uomo ancora non esisteva e in cui non si verificava quindi il suo impatto sull’atmosfera terrestre.

Secondo Camerlenghi «la ricostruzione geologica dei cambiamenti naturali del passato mostra chiaramente che il nostro clima sta cambiando molto più rapidamente di quanto sia mai successo prima. I modelli predittivi che ricaviamo dai nostri studi tendono a essere contraddetti dalle osservazioni, che hanno mostrato in anni recenti che la risposta è molto più veloce a quanto suggeriscono le nostre simulazioni. I nostri studi sul recente passato ci forniranno sperabilmente i dati ideali per migliorare i nostri modelli».

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