Un ponte volante | Edilone.it

Un ponte volante

wpid-19861_Cimolaibordeaux.jpg
image_pdf

In questo articolo vorremmo fermarci a riflettere, senza indulgere in luoghi comuni, sul concetto di internazionalizzazione e su quello di competitività delle aziende italiane, anche quelle del comparto delle costruzioni, sui mercati internazionali.

Proprio per evitare i luoghi comuni, i facili vittimismi e le altrettanto pericolose sirene del “si può fare tutto senza problemi”, vorremmo parlare di internazionalizzazione attraverso un esempio concreto, tangibile, di cantiere appunto.

Per trovarlo non siamo dovuti andare lontano, è bastato valicare le Alpi e spostarsi verso l’Oceano Atlantico, per arrivare alla città portuale di Bordeaux che ospita, tra l’altro, uno dei più grandi porti al mondo per il traffico merci e persone.

Qui, abbiamo potuto ammirare all’opera la tecnologia e l’estro italiani, incarnati nell’opera di un’azienda friulana specializzata in carpenteria in acciaio per il settore delle costruzioni; a Bordeaux, infatti, la Cimolai di Pordenone ha contribuito a realizzare in ATI con GTM Sud Ouest, GTM Sud e Vinci Construction Grand Projects, un maestoso attraversamento fluviale sulla Garonna.

L’obiettivo della Comunità Urbana di Bordeaux era quello di creare un collegamento attivo e vitale fra le due aree della città attraversate dal fiume, in modo da incrementare lo sviluppo dell’area est, senza per questo limitare il traffico fluviale sulla Garonna, caratterizzato anche dal passaggio di navi di grande tonnellaggio, come quelle da crociera.

I progettisti hanno quindi immaginato, in stretta collaborazione con i consulenti di ingegneria strutturale e impiantistica, un ponte a tre campate indipendenti, con quella centrale che si solleva, traslando verticalmente, su quattro grandi piloni di sostegno, in struttura mista calcestruzzo-acciaio, che contengono un sistema di pulegge e contrappesi azionato da imponenti argani elettromeccanici che trovano posto alla loro base.

Il risultato è decisamente impressionante, la campata centrale (che non dimentichiamo ha una luce di 117,4 metri) sembra “lievitare”, e si solleva ad una notevole altezza, consentendo il passaggio anche alle enormi navi da crociera.


:: Ecco il ponte con la campata centrale completamente sollevata ::

Il ponte ha una lunghezza complessiva di 432,9 metri, con una struttura a impalcati metallici, tutti realizzati dalla Cimolai negli stabilimenti italiani, composta da una spina longitudinale sulla quale si innestano trasversalmente le travi a mensola che alle loro estremità esterne sorreggono i cassoni sui quali passano le piste ciclopedonali, ben separate dal traffico veicolare che scorre lungo l’asse centrale.

La struttura della grande campata centrale è composta da un cassone in acciaio alto 3,7 metri con una serie di mensole laterali a sbalzo che sostengono, anche in questo caso, le passerelle ciclopedonali (piastra più lamiera di fondo a calotta semicilindrica).

La lunga marcia (via nave)

La direzione lavori e i progettisti, consultandosi con i tecnici Cimolai, hanno deciso che il montaggio delle travate non sarebbe stato eseguito in maniera tradizionale a terra, anche perché lo spazio disponibile non era sufficiente, dato che il ponte si inseriva in un tessuto urbano fittamente costruito.

La decisione è stata, quindi, quella di trasportare via mare tutta la carpenteria metallica, limitando al massimo il montaggio in situ. Le due campate laterali di accesso sono state suddivise in due macroconci, da saldare in cantiere durante la posa. Entrambi questi elementi sono stati quindi caricati su una chiatta speciale al porto di Mestre e hanno affrontato il lungo viaggio (oltre 5000 km) dall’Italia a Bordeaux, passando per lo stretto di Gibilterra e lungo la costa del Portogallo.

In questo modo, l’intero impalcato metallico del ponte è stato portato sul cantiere con soli tre viaggi (uno per ogni campata laterale e uno per quella centrale). Una volta arrivati, i macroconci sono stati ruotati di 90° sulla chiatta in modo che questa potesse disporsi sull’asse del ponte perpendicolarmente allo stesso (essendo lunga 100 metri non avrebbe altrimenti avuto spazio di manovra) per consentire il montaggio delle campate laterali.

Ancora più suggestivo il montaggio della campata centrale, lunga lo ricordiamo 117,4 metri, che è stata portata in posizione con la chiatta, rispettando tolleranze laterali davvero risicate: pochi centimetri, con la consapevolezza che, una volta iniziata l’operazione, sarebbe stato impossibile tornare indietro. Come se non bastasse, la quota di posa della trave di levante era molto più alta di quella raggiungibile dalla chiatta, anche con il picco di marea, quindi, per consentire alla struttura di passere sopra alle zone di appoggio definitive, la struttura ha dovuto essere sollevata sulla chiatta con una serie di martinetti ad alta capacità.


:: Coordinamento, qualità costruttiva e innovazione: la vera internazionalizzazione ::

Tutto è andato bene, il ponte ora è in opera ed è attivo, ma i rigidi vincoli di tolleranza per il montaggio (centimetri su centinaia di metri), sono state rispettati solo grazie ad un’eccezionale coordinamento tra progettisti, incaricati del rilevamento e della gestione del cantiere e i tecnici di Cimolai che hanno realizzato le strutture metalliche.

Questa è l’internazionalizzazione, quella buona.

Copyright © - Riproduzione riservata
Un ponte volante Edilone.it