L'avveniristico capanno sul Monte Rosa posto a modello internazionale | Edilone.it

L’avveniristico capanno sul Monte Rosa posto a modello internazionale

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Sta per essere costruito a 2810 metri sopra il livello del mare, ma non avrà nulla a che vedere con i canonici rifugi di montagna ai quali siamo abituati. Rappresenterà piuttosto un gioiello tecnologico nel cuore delle Alpi nato da un progetto molto ambizioso che abbina un’estetica unica ad una tecnologia di altissimo livello, frutto del lavoro integrato di architetti, ingegneri ed esperti dell’ambiente.

La struttura
Il progetto di costruzione della capanna tra i ghiacciai del Monte Bianco, del Monte Rosa e del Cervino, promosso dal Politecnico federale di Zurigo (ETHZ) e dal club alpino svizzero (CAS), passa quindi alla fase operativa dopo una lunga fase di studi e di ricerca dei fondi. Ad inizio estate 2008 sarà dato il via ai lavori in alta quota che prevedono di rendere operativa la nuova capanna nel luglio 2009.

Composta da una cinquantina di celle modulari in legno incastrate tra di loro, la capanna sarà suddivisa in 6 piani. Un piano sarà adibito a ristorante e 3 al reparto notte. L’interrato e il sottotetto saranno usati come depositi e riservati alle apparecchiature tecniche. Munita di servizi e docce con acqua calda, la nuova struttura sarà in grado di ospitare 120 persone. I costi previsti per la costruzione ammontano a un totale di 5,7 milioni di franchi, di cui 3,55 sono garanti da mecenati e sponsor trovati dal Politecnico di Zurigo, gli altri 2,15 sono coperti dal CAS.

L’obiettivo che si sono prefissi l’ETHZ e il club alpino svizzero (CAS) è quello di realizzare a costi contenuti una costruzione esemplare, avveniristica sotto ogni punto di vista, ma capace di integrarsi nel delicato ecosistema circostante con il minimo impatto. Autarchica al 90% e dotata di un sistema informatico che intende incorporare e sfruttare incognite come il tempo atmosferico e l’occupazione.

Rispondendo all’esigenza di soddisfare le più attuali tecniche architettoniche e di costruzione unite ad un’avanzatissima tecnologia, la nuova capanna verrà costruita a circa 80 metri a nord est del vecchio rifugio e avrà una struttura di poligono irregolare.
Le pareti esterne, ricoperte da uno strato di alluminio o da vetrate, si congiungeranno senza interruzione di continuità al tetto, creando una forma che ricorda quella dei cristalli. Completamente di legno, l’interno sarà fornito di un sofisticato sistema energetico capace di sfruttare al massimo le possibilità messe a disposizione dall’ambiente, producendo il minimo scarto.

Punterà al 90% di autarchia, il che significa che questa capanna dovrebbe funzionare all’insegna del risparmio utilizzando quasi esclusivamente le risorse esistenti in natura, ovvero il sole e l’acqua di cui c’è ampia disponibilità ad alta quota.

Il sole rappresenterà la principale fonte energetica usata dalla capanna. Raccolta durante il giorno da pannelli solari posizionati sulla parete sud dell’edificio, l’energia solare verrà poi stoccata in batteria per essere adoperata all’occorrenza.
Il resto del fabbisogno energetico verrà poi coperto da un impianto di cogenerazione di calore ed energia elettrica: il gas non sarà bruciato per produrre calore ma per alimentare un motore a combustione che fornirà energia meccanica. Attraverso un generatore, quest’ultima si trasformerà in energia elettrica. Gli scarti di questo processo – cioè il calore – saranno utilizzati per scaldare la capanna.

Anche per l’acqua si è studiato un sistema di caverne sotterranee che permetterà di mantenerla allo stato liquido pure d’inverno. Inoltre le acque grigie – quelle usate per fare la doccia, ad esempio – verranno filtrate e riciclate per gli sciacquoni.

Ma la grande novità, quella che permette al progetto di essere assunto a modello dal mondo scientifico svizzero e internazionale, non è solo la combinazione tra estetica e nuova tecnologia quanto la presenza di un sistema informatico che intende incorporare e sfruttare incognite come il tempo atmosferico e l’occupazione, ovvero le variabili calcolabili sulla base dalle variazioni climatiche o dalla presenza umana per ottimizzare un sistema usando meno energia.

Laboratorio di ricerca e sperimentazione
Una volta terminati i lavori di costruzione, per l’ETH avrà inizio una seconda fase di studi nella quale i ricercatori saranno impegnati ad ottimizzare la gestione elettronica della capanna. Si pensa di consentire a chiunque osservare via internet ciò che succede lassù attraverso un sistema di sensori, per poi visualizzare i flussi di energia e rendere così noto ciò che si può fare, motivatando a lavorare in questa direzione. Sarà una sperimentazione accessibile a tutti dell’applicabilità di certe idee alla realtà: idee che se praticabili in condizioni rigide d’alta quota, sono ritenute tali ancor più in condizioni migliori.

Per altre informazioni, consultare il sito web:
http://www.deplazes.arch.ethz.ch/

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