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La riconversione degli Ex Bagni a Tiene: un edificio e il suo contesto

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Un intervento commissionato dal Comune di Thiene ha portato al recupero come Urban Center dell’edificio degli Ex Bagni Pubblici, in prossimità del Duomo e della chiesa del Rosario nel centro storico della cittadina in provincia di Vicenza, eseguendo un progetto pilota bioclimatico.

Il nome dell’edificio deriva dall’uso a “bagni pubblici” che ha svolto dall’epoca della costruzione, risalente ai primi del Novecento, fino al dopoguerra, quando venne dismesso restando inutilizzato per parecchi anni. In origine l’edificio era rivolto esclusivamente su via Roma, sulla quale affacciava il prospetto principale in stile liberty, mentre il retro, caratterizzato da una serie di volumi e aggiunte successive, era rivolto verso l’interno. Negli anni Novanta i cortili privati che confinavano con l’edificio degli ex Bagni Pubblici sono stati trasformati nella attuale piazza Rossi mettendo in luce il retro dell’edificio.

Il progetto di cui è autrice Luisa Fontana, tenendo conto della storia dell’edificio e delle trasformazioni urbanistiche, ha previsto la conservazione della parte originale e la sostituzione delle superfetazioni aggiunte sul retro con un nuovo volume dalle forme contemporanee.

La conservazione

A sostegno del progetto è stato necessario effettuare una serie di studi stratigrafici e sondaggi murari che hanno rilevato che

l’edificio in questione era effettivamente costituito da una parte originale e da una serie di aggiunte, realizzate in tempi successivi. A seguito di tali studi e di quanto evidenziato dalle analisi chimiche di laboratorio eseguite, sono stati ammessi interventi di restauro conservativo per la parte vincolata, ed interventi di ristrutturazione più radicali, non esclusa la demolizione e sostituzione di parti, per la parte retrostante, priva di connotazione architettonica.

L’innovazione

Ed è proprio la possibilità di sostituire i corpi aggiunti con un nuovo volume a creare l’occasione per trasformare il retro dell’edificio in un fronte in grado di relazionarsi con la città.

Il progetto opta per un volume dalle forme contemporanee che non entra in competizione con l’edificio storico: un “guscio” che rinuncia a qualunque elemento linguistico tradizionale. Favorito dall’orientamento, il guscio si chiude a nord verso i palazzi vicini, e si apre a sud-est verso la piazza con un ampia vetrata. In questo modo si riesce a creare contemporaneamente uno spazio interno intimo e aperto verso la città.

La soluzione planimetrica “a punta” verso la piazza consente di coinvolgere l’intero edificio nelle relazioni urbane, senza dare priorità ad alcuna delle due facciate. In questo modo, il prospetto principale sulla piazza coincide con il volume stesso del guscio.

La connessione tra l’edificio storico e la parte nuova è realizzata da un volume rettangolare che contiene oltre al cavedio impiantistico anche i passaggi che collegano le due parti dell’edificio.

Il risultato è un edificio unitario e integrato nelle sue parti, pur dichiarando, ciascuna parte, l’appartenenza ad epoche diverse.

Il guscio

Data la complessità costruttiva del guscio che non è riconducibile ad alcuna forma geometrica semplice, si è dovuto ricorrere ad un modello digitale per lo sviluppo del progetto. Definiti la forma e il volume attraverso il modello, è stata imposta una regola di tipo radiale, che ha consentito di sezionare il volume in settori omogenei.

Si è potuto così individuare un sistema portante principale costituito dalla serie dei costoloni in acciaio curvato e un sistema secondario costituito da elementi fissi di aggancio tra struttura principale e secondaria, la forma del guscio è stata costruita grazie alle variabili di movimento spaziale dello snodo.

Ed è grazie a tale snodo, messo a punto dagli ingegneri Arup, che è stato possibile ottimizzare costi e tempi di realizzazione della struttura.

Il Progetto Pilota

L’intervento è tra i progetti Pilota finanziati dall’Unità Complessa Energia della Regione Veneto, in base all’art. 4 della Legge Regionale 25/2000, per l’uso di fonti di energia rinnovabili, con la clausola di essere indipendente dalla rete di distribuzione energetica cittadina.

Questo vincolo importante è stato sfruttato dal team (FONTANAtelier: Antonio Simonato, Andrea

Lebosi, Massimo Lanni, Andrea Giglio) in modo creativo per ottenere un edificio pubblico in cui le tematiche della sostenibilità e del risparmio energetico siano incorporate a tutti i livelli.

L’edificio bioclimatico è stato pensato e progettato al fine di ridurre il consumo energetico e limitare le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, in linea con le direttive europee e nazionali a supporto del Trattato di Kyoto sottoscritto dall’Italia. Per capire come la forma e gli affacci dell’edificio influiscano sul comportamento termico, gli ingegneri Arup Associates hanno messo a punto un “modello termico dinamico” che tiene conto della posizione del fabbricato rispetto alle condizioni al contorno e della posizione assoluta rispetto a latitudine e longitudine in modo da avere una simulazione realistica.

L’opera è certificata in classe A, con il sistema Eco Domus elaborato da VI.energia.

I parametri di progetto

Il design adottato ottimizza il contributo solare passivo ai carichi di riscaldamento attraverso la grande vetrata del Guscio e introduce elementi ad alta inerzia termica all’interno degli ambienti che fungono da stabilizzatori dei carichi termici. Anche il fabbricato storico vincolato è stato adeguato ai nuovi standard di contenimento dei consumi energetici. Per preservarne integri i fregi e gli elementi esterni, si è scelto di rivestire internamente le pareti con un materassino isolante racchiuso da una controparete in materiale ìdensoî a base cementizia. Tale soluzione oltre a

garantire la necessaria inerzia termica della struttura, mitiga le temperature interne durante la stagione estiva, riducendo la dipendenza da sistemi di raffreddamento meccanici.

Lo stesso risultato si è ottenuto con la realizzazione del soppalco interno che se inizialmente era previsto in struttura metallica a seguito dello studio termico è stato modificato in calcestruzzo. Al fine di garantire un notevole risparmio energetico, sono stati specificati target di performance termica minimi per tutti gli elementi costituenti l’involucro sia dell’edificio storico, sia del nuovo ampliamento.

Le soluzioni impiantistiche adottate

L’edificio è servito da una sorgente autonoma di energia elettrica costituita da un generatore di potenza massima 24 KW funzionante a biodiesel di origine vegetale.

L’energia prodotta aziona, oltre ai classici apparati elettrici, anche la pompa di calore che viene impiegata per la produzione del freddo e del caldo necessari al riscaldamento e al raffrescamento dei locali, congiuntamente alle sonde geotermiche inserite nel sottosuolo sino alla profondità di 150 metri.

Per massimizzare i risparmi è stato inoltre previsto un labirinto sotterraneo in cui l’aria esterna viene fatta circolare prima dell’immissione nella macchina di trattamento aria, in tal modo il carico termico viene pre-trattato mediante contatto col terreno. Il sistema è provvisto di by-pass per adattare i percorsi alle effettive con- dizioni climatiche esterne. Il trattamento termico interno dell’edificio storico viene effettuato mediante sistemi radianti, a parete per il riscaldamento e a soffitto (travi fredde) per il raffrescamento estivo.

Il locale principale, che risulta essere in connessione diretta con il nuovo padiglione, presenta un sistema di trattamento dell’aria. Il trattamento termico del nuovo padiglione viene effettuato con sistemi radianti a pavimento congiuntamente al trattamento dell’aria primaria.

La destinazione d’uso

La destinazione d’uso dell’edificio è quella di Urban Center, centro di informazione e orientamento rivolto soprattutto, ma non solo, ai giovani. La missione è quella di fare da ponte tra le opportunità che offre la città, il mondo della scuola, il mondo del lavoro, l’Europa e il cittadino. O.A.S.I. Europa il nome dell’Urban Center, inaugurato a maggio del 2008: Opportunità, Ambiente, Sapere, Idee sono gli ingredienti di questo nuovo progetto, fiore all’occhiello della nuova Amministrazione.

La particolare configurazione dell’edificio composto da una parte storica e da una parte nuova è l’occasione per definire un uso dello spazio interno compatibile alla nuova destinazione. La parte nuova, caratterizzata da grande trasparenza verso la città ospita, oltre alla zona servizi, l’ingresso e l’informa-giovani. La parte storica invece, più riservata, accoglie l’eurodesk nella sala centrale, mentre nelle due ali laterali sono ricavate una saletta per riunioni e un ufficio istituzionale.

Il soppalco al primo livello si apre sia sulla parte storica che sulla parte nuova ed è uno spazio polifunzionale per laboratori, proiezioni video e piccole esposizioni.

Il piano interrato, completamente accessibile, contiene la centrale tecnologica, vero e proprio motore dell’edificio ed esempio pilota di edificio “in isola”.

E’ importante sottolineare come tale progetto, di dimensioni ridotte ma di grande complessità, sia stato possibile grazie alla sinergia creatasi tra progettisti, committente pubblico, enti e imprese.

Luisa Fontana, nata a Zurigo (Svizzera), si laurea in architettura a Venezia, avviando nel ’90 il proprio Atelier a Schio (VI). Concepisce l’architettura come ricerca, sperimentando una progettazione d’avanguardia che rifiuta qualunque pattern predeterminato. Dal 2000 affida l’ingegnerizzazione dei suoi lavori allo studio internazionale di ingegneria ARUP, con il quale sviluppa tra l’altro progetti pilota nel campo della sostenibilità. Sensibile alle tematiche dell’accessibilità, è membro del C.E.R.P.A. Ha collaborato alla didattica per l’Università IUAV di Venezia, per l’Università di Manitoba e Montreal (Canada). Ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti con servizi su riviste e
pubblicazioni internazionali.
I suoi progetti sono presenti alla III Biennal Europea de Paisatge di Barcellona (Spagna, 2003), al Museo di Nanjing in Cina nel 2006; alla 5a Biennale di architettura di Brasilia Ecologie contemporanee (Brasile, 2006). Nel 2005 riceve una menzione speciale al Premio Internazionale Architetture Innovative: design e sostenibilità con il progetto di case bioclimatiche avanzate Central Park.

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