Ecobox di Madrid: mix di bioclimatica antica e moderna | Edilone.it

Ecobox di Madrid: mix di bioclimatica antica e moderna

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E’ sede della Fondazione Metropoli a Madrid. La costruzione sperimentale, realizzata nel 2002/03, integra l’utilizzo di energia tradizionale con più tipi di rinnovabili e costituisce tutt’oggi un valido modello di architettura bioclimatica, in cui moderne tecniche costruttive sono state applicate in abbinamento a sistemi antichi, ma egualmente efficaci per la riduzione energetica, e per di più, economici.

Utilizzando dei materiali sostanzialmente poveri – pietra, ghiaia, cemento prefabbricato, metallo e legno di betulla – ed applicando vecchi sistemi attivi (esposizione solare, isolamento, ventilazione naturale) si è ottenuta una costruzione dall’aspetto gradevole, a basso costo (1.200 euro a metro quadro) ed altissimo risparmio. In particolare, l’Ecobox risparmia il 70% cento dell’energia rispetto ad una palazzina da uffici tradizionale, costata ugualmente o di più.

Per questo motivo la costruzione sperimentale di Madrid rappresenta uno degli esempi migliori di architettura bioclimatica.

Alcune delle tecniche utilizzate non si sono rifatte alla rivoluzione scientifica o tecnologica. Il parcheggio della fondazione ha le tettoie rivolte a sud, inclinate di 30 gradi per schermare i raggi del sole, cui è stata dedicata un’attenzione particolare. Le finestre verticali sul tetto, che fungono da lucernario, sono schermate da tettoie: d’inverno, quando il sole è più basso, i raggi entrano direttamente; non così d’estate, quando è più alto. Le finestre sulle pareti sono schermate all’esterno da lunghe lame metalliche orientabili, che mantenendo il vetro all’ombra, quando necessario, evita che il calore si diffonda all’interno. In parte, semplificando, è quello che facevano i nostri nonni con le persiane. Lo stesso principio è stato applicato, su larga scala, ai muri esterni costruiti con lastre di pietra avvitate su un isolante e fissate ad una parte di cemento, poi, la tradizionale intercapedine e un’altra parete di cemento. L’intercapedine, a sua volta, invece d’essere vuota, è riempita di materiale ad alta inerzia termica, che trasmette, cioè lentamente, il calore dall’esterno all’interno (o viceversa). L’intera palazzina è circondata dalla ghiaia, perché l’alta inerzia termica è importante anche sopra e sotto.

All’interno della palazzina, in cui si alternano i materiali precedentemente citati – cemento, profilature di metallo, betulla – non c’è il condizionamento d’aria, ma vicino al pavimento, ci sono delle prese d’aria che consentono un conveniente scambio di temperatura tra l’esterno e l’interno, tra la notte ed il giorno; un funzionamento che va bene con il clima secco di Madrid. Quando d’estate la temperatura esterna è almeno cinque gradi inferiore a quella interna, entrano in funzione degli aspiratori. L’aria fresca viene convogliata attraverso la ghiaia sotto l’edificio, dove si raffredda ulteriormente e poi, attraverso le griglie sui pannelli, risale dentro la palazzina, consentendo un abbassamento della temperatura all’interno.

Nel 70% di risparmio energetico presentato dall’Ecobox, orientamento, isolamento e ventilazione, contribuiscono all’incirca nella misura del 20-25% rispetto ad una palazzina tradizionale. Un altro 10% è dato dall’automazione dei vari sistemi di controllo delle schermature, della ventilazione, del riscaldamento e del raffreddamento.
Sono quindi gli impianti di riscaldamento e di raffreddamento a consentire quel 40% circa di risparmio rispetto ad un edificio con i condizionatori elettrici. Qui intervengono le nuove tecnologie, con 72 metri quadri di pannelli solari messi a copertura del tetto. I pannelli fotovoltaici, che alimentano il sistema elettrico, sono integrati nella facciata, mentre i pannelli importanti, quelli sul tetto, sono quelli del solare termico, una tecnologia meno sofisticata e più sperimentata, oltre che più economica.
I pannelli solari scaldano l’acqua, che viene raccolta in due serbatoi da 3 mila litri, da cui, d’inverno, l’acqua, a 45 gradi viene pompata nelle serpentine che corrono dentro i pavimenti di cemento e, da lì, risale a riscaldare l’ambiente. D’estate l’impianto funziona al contrario: l’acqua riscaldata dai pannelli passa in quella che si chiama una macchina ad assorbimento, dove, con un processo chimico si raffredda fino a dieci gradi. Dalle serpentine sui pavimenti (che, adesso, valgono come soffitti), infine, scende a rinfrescare la palazzina.

L’orientamento dell’edificio in direzione nord-sud, gli elementi di protezione e gradazione della luce solare nella facciata e sul terrazzo disposti in modo da captare le radiazioni invernali, costituiscono una strategia di approvvigionamento e di protezione della luce e dalla luce dell’edificio.

Lo spazio interno è stato progettato per permettere la massima trasparenza in un contenitore di grande massa. Questa è una caratteristica fondamentale per l’accumulo di energia termica utile per il confort interno tramite le istallazioni bioclimatiche passive.

L’obiettivo fondamentale della costruzione, nelle intenzioni degli architetti Ángel de Diego e Vicente Olmedilla, in collaborazione con Alfonso Vegara, presidente della Fondazione Metropoli, è stato quello di creare un edificio efficiente, a basso consumo energetico, climatizzato. Come energia complementare l’Ecobox utilizza il gas naturale, poiché il sistema solare riesce a coprire meno di un terzo della domanda di caldo, rispettivamente, e di freddo, non costituendo quindi una risposta totale. Resta significativa la produzione, calcolata, di 104 mila kilowatt di energia prodotti senza ricorrere ai combustibili fossili, di 457 tonnellate di anidride carbonica in meno nell’aria, oltre al già citato 70% di risparmio energetico.

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