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…e a Nola sorse il VulcanoBuono di Renzo Piano

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Inaugurata lo scorso 6 dicembre la megastruttura di Nola (Napoli) carica di valenze simboliche nell’architettura creata da Renzo Piano, giudicato in questo caso il realizzatore di un’opera unica, anche dal punto di vista ambientale e paesaggistico. Inaugurata lo scorso 6 dicembre la megastruttura di Nola (Napoli) carica di valenze simboliche nell’architettura creata da Renzo Piano, giudicato in questo caso il realizzatore un’opera unica, anche dal punto di vista ambientale e paesaggistico.

Il VulcanoBuono (è questo il nome del progetto) è scavato dentro una collina artificiale, che estendendosi su una superficie di 147mila mq, presenta un’agorà centrale a cielo aperto grande quanto Piazza del Plebiscito di Napoli: 160 metri di diametro per oltre 20.000 mq di superficie per manifestazioni fieristiche, mercati ed altre attività. La presenza di anelli esterni pavimentati, ed attrezzati, inoltre, consente l’espansione all’aperto delle stesse.

La struttura comprenderà 160 negozi organizzati secondo un sistema di percorsi caratterizzato da gallerie e da piazzette eterogenee per tipologia, colori e dimensione; un ipermercato Auchan da 13.500 metri quadri, una multisala Warner in grado di accogliere 2100 spettatori, un albergo Holiday Inn, bar, ristoranti, sale congressi e un parcheggio da 8 mila posti.

La piazza, al centro dell’opera, è considerata dal progettista il fulcro della stessa, il luogo del ‘vuoto’ che si riempie, dell’incontro delle persone; il luogo della trasformazione della potenza naturale del Vesuvio in potenza commerciale. Una montagna economica controllata dal gruppo Interporto Campano e dalla società tra la francese Auchan e l’americana Simon Property.
A promuovere e realizzare la struttura del VulcanoBuono sono stati Interporto Campano spa e Gallerie Commerciali Italia spa, che detengono rispettivamente il 55% ed il 45% del capitale sociale. L’investimento complessivo è stato di 210 milioni di euro.

Nel luogo predominerà il colore verde, sia per la tinta scelta per la struttura, sia per la vegetazione che lo ricopre: 2000 pini ed altre piante capaci di raggiungere anche i 40 metri di altezza, mirano a renderlo somigliante, piuttosto che a un edificio, a qualcosa che ”scaturisce dalla terra, un esempio di land art”.

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