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Come ti difendo il nodo

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A chiunque sia abituato a gestire interventi di ristrutturazione o riqualificazione di strutture (civili, terziarie e industriali) il problema è immediatamente evidente. Un percentuale preoccupante del patrimonio costruito non è stato realizzato per garantire (a volte nemmeno lontanamente) una risposta sismica adeguata al terremoto.

E questo fattore di vulnerabilità appare ovvio per edifici storici e monumentali, ma è anche, purtroppo, riscontrabile nella gran parte dell’edilizia moderna. In certe aree geografiche il dato raggiunge addirittura la quasi totalità del campione, soprattutto per abitazioni costruite prima della nuova rimappatura sismica del 2009.

Queste problematiche sono “silenti”: non si manifestano cioè in maniera evidente fino a quando non avviene un evento sismico. In alcuni casi tale evento non deve neanche essere di una magnitudo molto elevata per arrecare gravi danni alle strutture (apertura dei nodi e scivolamento di tegoli o travi) e mettere a rischio la vita delle persone che le strutture utilizzano.

Un’approfondita analisi del patrimonio costruito, almeno di quello nelle aree sismiche più rilevanti, dovrebbe passare quindi attraverso una serie di monitoraggi, anche distruttivi, che consentano di generare un quadro della Vulnerabilità dei vari edifici analizzati.

Le problematiche sono di diverso ordine e coinvolgono sia i materiali impiegati nella costruzione (di non sufficiente qualità) sia i dettagli costruttivi, in particolare i nodi strutturali che dovrebbero garantire la sopravvivenza della struttura (o il suo danneggiamento controllato in caso di terremoti).

Le principali problematiche riscontrate dalle analisi delle strutture in cemento armato (ampiamente diffuse sul territorio) sono: l’assenza di staffature corrette sul nodo e la gestione scorretta dell’interazione fra pilastri e travi (nelle strutture prefabbricate spesso si lavorava in solo appoggio).

Per mettere in sicurezza gli edifici in questi casi occorre intervenire con un accurato progetto di riqualificazione statica mirante a riqualificare i punti deboli e a ripristinare una corretta gerarchia delle resistenze tra i diversi elementi strutturali, cosicché un eventuale cedimento di questi preceda quello degli elementi più importanti, evitando il collasso completo della struttura.

Una tipica gerarchia è quella che consente, quando non si possa evitarlo, la rottura delle travi, poi quella dei pilastri e dei nodi.

Come intervenire?

Segnaliamo un interessante kit di rinforzo statico che la Tecnologie Antisismiche srl ha messo a punto nel 2010, chiamandolo kit Gordiano (brevettandolo): il kit consente di migliorare in modo semplice e sicuro, la resistenza statica dei nodi dal 30% al 60% nelle performance in caso di terremoto.

Il kit è composto da un inserto in acciaio, appositamente dimensionato in relazione all’elemento da rafforzare grazie a un programma di calcolo sviluppato in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Bergamo, da una serie di tiranti e, ovviamente, dalla malta per il ripristino del copriferro. I tiranti vengono anch’essi definiti per diametro e lunghezza con il programma di calcolo e vengono inseriti nell’elemento da rinforzare dopo aver rimosso il vecchio copriferro; l’angolo di infissione dei tiranti viene anch’esso definito in fase di progetto.

Ancorato con i tiranti l’elemento di acciaio di rinforzo, si procede a realizzare un nuovo copriferro del corretto spessore (in base alle possibili aggressioni ambientali e al posizionamento del nodo). Il kit, oltreché per i nodi, ha impieghi interessanti anche per la riqualificazione statica di travi e pilastri: cambia la geometria degli elementi di rinforzo ovviamente, dato che il pilastro, ad esempio, viene confinato con due inserti a U che lo “abbracciano” e sono resi solidali (si effettua in sostanza una cerchiatura).

Il consolidamento statico può  essere realizzato anche in concomitanza con altri interventi di miglioramento, come ad esempio la qualificazione della risposta energetica o interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria o di restauro.

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