“Borghi attivi”: la ricostruzione partecipata dell'Aquila | Edilone.it

“Borghi attivi”: la ricostruzione partecipata dell'Aquila

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Il futuro dei piccoli borghi aquilani è nella ricostruzione partecipata. È questo l’obiettivo del progetto “Borghi attivi”, che prevede la collaborazione tra cittadini, tecnici, amministratori e imprese, chiamati a lavorare insieme per far rinascere dalle macerie del sisma i paesi dell’Aquila. Ad avviare questa prima fase pilota del progetto sono cinque piccoli territori del cratere – Fontecchio, Pescomaggiore, Santa Maria del Ponte, Fano Adriano, Civitella Casanova –.

L’iniziativa è stata presentata nelle sue specifiche tecnico-operative da Gaetano Fontana, coordinatore della Struttura Tecnica di Missione, nel corso di una conferenza stampa tenutasi all’Aquila lo scorso giovedì. Ispirandosi ai metodi del “Village Design Statement” inglese e dello “Statuto dei Luoghi” italiano, il progetto mira ad includere i soggetti protagonisti della ricostruzione in un processo partecipativo virtuoso.

Attraverso assemblee, interviste e incontri, i cittadini vengono chiamati a esprimersi su diversi argomenti inerenti la ricostruzione per elaborare una sorta di descrizione della propria identità locale. Dall’incrocio con i dati forniti dagli altri soggetti coinvolti, nasceranno gli Statuti partecipati, che dovranno poi essere approvati dal consiglio comunale e diventeranno parte del Piano di ricostruzione e del nuovo piano regolatore, dove necessario.

“Il documento non sarà soltanto una semplice testimonianza culturale – puntualizza Fontana -, ma uno strumento di coesione sociale, un documento operativo che contribuirà alla pianificazione urbanistica. Quella dei cinque Comuni è comunque una sperimentazione, ci auguriamo che possa essere estesa anche a tutti gli altri Comuni dell’Aquila”.

A Pescomaggiore, per esempio, la varie fasi del progetto “Borghi attivi” sono già a buon punto. Sono stati ascoltati i cittadini ed è stato chiesto loro di raccontare la storia del paese, come ci vivono e cosa vorrebbero migliorare, i problemi e i servizi che mancano. Ne è emerso un aspetto importante: i paesi dell’Aquilano non devono soltanto rinascere dalle macerie del terremoto, devono essere salvati dallo spopolamento, dall’incuria, dalla carenza di risorse.

O.O.

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