Bim in Italia, a che punto siamo? Intervista ad Alberto Pavan | Edilone.it

Bim in Italia, a che punto siamo? Intervista ad Alberto Pavan

Uno dei maggiori esperti sul tema ci parla di normativa Bim, in vista del master Executive Bim Manager organizzato da Amc3, a Milano dal prossimo 2 ottobre

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Amc3 ha intervistato il Prof. Alberto Pavan, docente al Politecnico di Milano, partner di BAEC e Innovance, riconosciuto come il maggior esperto italiano di normativa Bim, tema che affronterà durante il Master Executive Bim Manager che si terrà a Milano a partire dal prossimo 2 ottobre presso la sede di Amc3 srl in via Conca del Naviglio 18.
Nell’intervista che segue emerge una panoramica interessante sul mondo Bim in Italia. Il Prof. Pavan conferma due aspetti fondamentali, ovvero l’importanza di acculturare la filiera, in modo particolare sul tema dei processi collaborativi e del cambiamento organizzativo legato al Bim e la rilevanza del tema manageriale. In particolare, dall’intervista emerge come sia di grande importanza il project management, argomento che in prima battuta può sembrare lontano dal quotidiano di alcuni nostri corsisti, ma che in realtà è strategico soprattutto per gli utilizzi più avanzati e completi del modello.

 

Dal punto di vista del suo osservatorio privilegiato chi attualmente sta utilizzando il Bim in Italia? Imprese? Studi di Progettazione?
Lo stato di applicazione è agli albori ma non assente, con una sempre più vasta platea di Bim user intermedi che usano cioè il software Bim come strumento di progettazione e ne colgono i benefici tecnici, andando oltre la sola rappresentazione grafica 3D. Al momento bisogna tenere conto che il 3D visuale, senza ingegnerizzazione dei processi sottesi, è però ancora dominante, soprattutto negli studi di architettura. Gli utenti intermedi più evoluti sono soprattutto nella meccanica (grandi impiantisti) e nell’ingegneria strutturale, gli strutturisti infatti ne fanno difatti un uso più ingegneristico già per formazione. Non è una caso che il mondo Bim stia adottando molti software che provengono dal settore della meccanica.
Il Bim è invece pochissimo diffuso come modello collaborativo con la produzione, le imprese adottano i processi Bim solo se imposti dalle committenze. Le commesse note con alla base un EIR (Employer Information Requirements – “Capitolato” Bim) in Italia negli ultimi anni sono state meno di 10 nel pubblico o para-statale. Poi ci sono stati casi privati di utilizzo del Bim e casi ibridi che non vengono generalmente pubblicizzati da committenti e fornitori, per cui è difficile censirli. Mancano, a rapporto, per il momento, la grande committenza e i gestori oltre a credito e assicurazioni.

 

Quale sarà lo scenario futuro, diciamo tra due o tre anni?
La tecnologia informatica di settore è già completamente Bim, il Cad non esiste più come possibilità di sviluppo quindi tutti, in qualche modo, si dovranno adeguare. In particolare un settore vitale come quello delle costruzioni non potrà dettare una sua linea alternativa, non ha al momento altra strada rispetto al Bim. A questo punto il settore delle costruzioni deve decidere se subire questo cambiamento o se integrarsi in modo proattivo. Cambiamento che, probabilmente, come già altri sviluppi in era digitale sarà piuttosto rapido, ed avverrà in al massimo 5 anni. Il rischio è che l’Italia arrivi buon ultima con un’imposizione normativa, coercitiva, che però non favorisce lo sviluppo produttivo.
In sostanza si rischia che esca fra qualche tempo una norma molto ben fatta perché capitalizza le esperienze di altri paesi e prende il meglio dei diversi schemi ma che risulti molto rigida dal punto di vista applicativo perché rivolta ad un mercato che non è pronto e non ha seguito un parallelo percorso evolutivo. Gli altri stati stanno investendo nell’acculturamento del sistema con obblighi normativi lunghi, da noi rischia di arrivare prima l’obbligo normativo dell’informazione, con la conseguenza di “punire” oggi i più bravi e innovativi, lasciandoli soli, senza leggi di riferimento (anche soft) che no li espongano anche a rischi di cause e vertenze.

 

Si parla di diverse figure professionali che concorrono alla gestione del sistema Bim di cui sinteticamente ne estrapoliamo due , il Bim Manager e il Bim Specialist: ci può illustrare quali competenze deve avere un Bim Manager e il Bim Specialist?
Anche se il processo del Bim è nuovo, il nostro paese rappresenta una economia matura. Dobbiamo quindi ragionare sul fatto che in Italia ci dovranno essere figure “alte” legate al Bim, quelle solo operative, di puri user, saranno prese nei paesi emergenti. Da questo punto di vista anche il Bim “Specialist” deve puntare a diventare almeno un coordinatore, una figura che controlla concettualmente l’intera metodologia anche se non è un top manager. Per i nostri architetti e ingegneri giovani ma con qualifiche “alte” ci sarà mercato in tutti i paesi (come Bim manager e coordinator). Queste figure dovranno essere trasversali. Al momento, invece, essendo da noi tutto molto legato alla sola progettazione grafica queste figure vengono, appunto, unicamente dal mondo della progettazione. In prospettiva dovranno conoscere soprattutto il flusso informativo per poter gestire anche la parte contrattuale, la manutenzione, etc. Attualmente le nostre università non preparano queste figure con cicli completi.
Ci sono solo corsi post-laurea ed i primi (quasi) Master. Nel modello organizzativo che si va delineando avranno un ruolo importante anche i Project Manager, sempre meno figure di coordinamento operativo e sempre più figure di business che utilizzeranno il Bim senza essere degli specialisti, di fatto gestendo sempre più informazioni del proprio team Bim (manager e coordinators). In generale e soprattutto per quanto riguarda i giovani in Italia abbiamo un problema culturale nel riconoscere professionalmente queste figure. Spesso persone che altrove sarebbero riconosciute come aventi cultura e capacità tipicamente manageriali da noi, nella pratica, vengono ridimensionate su ruoli operativi. La matrice manageriale del Bim, comunque, è importante perché servono figure di problem solving. Sviluppando queste abilità i giovani, anche in Italia e seppure con più difficoltà che altrove, potranno costruire la propria crescita professionale con ottime prospettive.

 

Parliamo degli aspetti normativi che sono quelli per i quali lei è riconosciuto il maggior esperto in Italia, quali sono le criticità e i rischi che occorre normare?
In Italia stiamo radicalmente cambiando una norma di settore preesistente: la UNI 11337 del 2009. Oggi viene trasformata nella famiglia di testi normativi che vanno sotto il titolo di: Gestione digitale dei processi informativi nelle costruzioni (senza nemmeno più citare esplicitamente il Bim). La famiglia entrerà nel merito della gestione dei processi informativi, di terminologia – denominazione – classificazione, della gestione dell’informazione, dei livelli di dettaglio, dei modelli di raccolta delle informazioni, ecc. Di fatto è una norma completa, non essendo arrivata per prima a livello internazionale. La parte 3 sulle schede informative di prodotto è già norma, le parti 1,4,5 sono in fase di scrittura, saranno pronte entro il 2016. La parte 2 sulla denominazione univoca avrà uno sviluppo successivo.

 

Quali attività porta avanti Innovance?
E’ uno dei progetti vincitori del bando Industria 2015 sull’efficienza energetica, nato per occuparsi del tema in termini di processo e di filiera e non di prodotto. I partner sono 16 (tra cui Politecnico di Milano, CNR, Sap, Autodesk, Confindustria…). Fondamentalmente è una piattaforma digitale Bim che contempla sia una Bim-library, con oggetti scaricabili ed utilizzabili e catalogo dei prodotti, sia un Bim-server, dove si possono condividere i progetti e collaborare con tutti gli attori di un intervento (dal committente ai professionisti le imprese). Al momento non è online perché ancora sotto il vaglio del Ministero per le approvazioni, lo sviluppo del prototipo finanziato è comunque concluso.
Per maggiori informazioni riguardo al Master Bim Management, contattare Amc3 srl, sede di Milano in via Conca del Naviglio 18, al numero telefonico 0236564922  o al 3248022405.

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