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Sicurezza e tutela vittime sul lavoro

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Il passaggio dalle dichiarazioni ai fatti è il correttivo indicato, in ultima analisi, dal 2° rapporto Anmil sugli incidenti sul Lavoro in Italia, illustrato al Quirinale lo scorso 4 febbraio. Una delegazione dell’Associazione nazionale Mutilati ed Invalidi del Lavoro guidata dal Presidente, Piero Mercandelli è stata ricevuta dal Presidente della Repubblica per la presentazione del secondo rapporto sulle vittime per incidenti sul lavoro in Italia. All’incontro, hanno partecipato il Presidente e il Direttore Generale dell’Inail, Vincenzo Mungari e Piero Giorgini, il Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale Cesare Damiano.

Secondo il Rapporto Amnil, a fronte del trend di riduzione degli incidenti sul lavoro registrati tra il 1995 ed il 2004 in Europa (pur con differenze anche ampie tra i vari paesi), l’Italia va controcorrente e resta il paese con il più alto numero di morti sul lavoro. In dieci anni gli infortuni mortali nell’Unione Europea sono diminuiti del 29,41%, mentre nel nostro Paese solo del 25,49%: un dato non esaltante rispetto a quello di paesi come la Germania (-48,30%) o la Spagna (-33,64%). Nelle cifre ufficiali va un poco meglio per gli incidenti non mortali, rispetto ai quali tuttavia si deve tenere conto dell’elevato numero di infortuni non denunciati (l’INAIL stima siano circa 200.000) nell’ambito del lavoro nero.

Tutto ciò, nonostante il grande impegno profuso nell’ultimo anno e mezzo rispetto alla lotta contro gli infortuni sul lavoro, che l’Anmil risconosce alle Istituzioni italiane.

Aldilà dell’esatto ammontare numerico degli incidenti, l’Anmil sottolinea come il fatto che gli infortuni sul lavoro siano una piccola percentuale in più o in meno rispetto all’anno precedente non è la cosa più importante. Non aiuta a cambiare, sono sempre tanti, troppi. Nell’era della tecnologia digitale, gli operai edili e metalmeccanici, come ieri e forse di più, muoiono o rimangono colpiti con gravi, invalidanti, esiti permanenti dagli infortuni sul lavoro. Altre cifre attestano che altrove gli incidenti sono stati ridotti, ed è quindi possibile farlo anche nel nostro Paese.
Anche oggi, dopo che l’attenzione al fenomeno è enormemente cresciuta, grazie ai continui appelli del Presidente della Repubblica ed a seguito, purtroppo, di ripetute tragedie sul lavoro, la sensazione è che le buone leggi che ci sono restino solo sulla carta e che sul fronte della cultura della sicurezza siano davvero pochi i passi in avanti. Grave anche il reale andamento degli indennizzi per le vittime.

Il Rapporto Anmil riporta alcuni fatti concreti:
– a cinque mesi dall’entrata in vigore della legge 123/07 (nuove norme in materia di sicurezza sul lavoro) i coordinamenti provinciali delle attività ispettive previsti all’art. 4, stanno appena muovendo, quando va bene, i primi passi;
– si stima che il personale impegnato nella prevenzione infortuni, se dovesse controllare tutte le aziende, ognuna di esse riceverebbe un controllo ogni 23 anni, ed infatti si interviene quasi sempre solo dopo l’infortunio;
– sul fronte penale i reati di omicidio colposo o lesioni conseguenti al mancato rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro sono sostanzialmente impuniti, vuoi per i tempi della giustizia vuoi per l’indulto intervenuto nel frattempo; nell’ordinamento giudiziario francese vi è un Pool di Pubblici Ministeri e di giudici istruttori i quali hanno una competenza per quasi tutto il territorio francese sugli affari e i reati di maggiore rilevanza sul piano nazionale che attengono la salute. In Spagna è stata introdotta la figura del procuratore speciale per gli incidenti sul lavoro. Nel nostro Paese per le vittime del lavoro ottenere giustizia è purtroppo una timida e quasi sempre disattesa speranza.

A fronte di una situazione di questo genere i rimedi sono ovvii – dice il rapporto Anmil – ed indicati da più parti, ma occorre avere la autentica volontà di porli in essere:
– investire sulle attività di prevenzione e controllo;
– introdurre sanzioni adeguate alla gravità ed alle conseguenze dei comportamenti;
– organizzare un apparato amministrativo e giudiziario che assicuri l’applicazione certa e rapida delle sanzioni;
– promuovere iniziative informative, formative e culturali che sviluppino nel medio-lungo periodo una maggiore attenzione alla prevenzione.
Il rapporto Anmil si esprime anche sulle imprese e le Società di Assicurazioni.

Cesare Damiano, a commento dei dati allarmanti che fanno dell’Italia “la maglia nera in Europa”, pur confermando la gravità del fenomeno, ha sottolineato il cambiamento di rotta rispetto al passato. “Si è registrata nell’ultimo periodo un’inversione di tendenza, ma gli oltre 1300 morti del 2006 segnalano che il fenomeno delle morti bianche è ancora vistoso. Le leggi in Italia ci sono, ha ribadito il ministro, ma vanno applicate. E, per farlo, serve una cultura della sicurezza ed un senso di responsabilità di tutte le parti in causa”.

Per altre informazioni, consultare il sito web:
http://www.anmil.it/

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