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Sempre meno morti sul lavoro: 51mila denunce in meno nel 2011

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Presentato a Montecitorio dal presidente dell’Inail, Massimo De Felice, il Rapporto annuale ha rivelato un bilancio positivo.

Rispetto al 2010, infatti, sono pervenute 51mila denunce in meno e da due anni il numero dei decessi è ben al di sotto dei mille casi. La flessione è generalizzata in tutti i settori di attività e solo l’1,6% è legato agli effetti della crisi economica.

L’andamento decrescente degli infortuni sul lavoro in Italia prosegue e, secondo le rilevazioni effettuate dall’Istituto al 31 marzo 2012, lo scorso anno sono stati 725.174 gli infortuni denunciati all’Istituto, per un calo del 6,6% rispetto ai 776.099 del 2010. In flessione del 5,4% anche i casi mortali, passati da 973  a 920. In generale, dunque, rispetto al 2010 si sono verificati 51mila infortuni in meno e da due anni il numero dei decessi rimane ben al di sotto dei mille casi. 

La diminuzione del 6,6% del totale degli infortuni è una media del calo che ha riguardato sia gli infortuni in occasione di lavoro (i casi che avvengono nell’esercizio effettivo dell’attività) sia quelli in itinere (che accadono al di fuori del luogo di lavoro, durante il percorso casa/lavoro/casa). Nel primo caso, da 687.970 del 2010  si è passati a 643.313 nel 2011, con un calo del 6,5%.

Nel secondo caso, cioè gli infortuni in itinere, si è registrata una contrazione del 7,1%, scesi da 88.129 nel 2010 a 81.861 nel 2011. Tra gli infortuni in occasione di lavoro vanno segnalati quelli occorsi ai lavoratori che operano sulla strada (autotrasportatori merci e persone, rappresentanti di commercio, addetti alla manutenzione stradale, ecc.), che dopo alcuni anni di costante aumento, segnano una flessione dell’8,4% (da 54.601 a 50.028 casi).

Per quanto riguarda i casi mortali la differenza tra le due modalità di evento è più forte: il calo del 5,4% è influenzato esclusivamente dagli infortuni in occasione di lavoro (-8,6%), che scendono da 744 a 680. Gli infortuni mortali in itinere, al contrario, con 240 casi (erano 229 nel 2010) hanno visto un sensibile aumento in termini percentuali (+4,8%).

Nel 2011, sulla base di elaborazioni effettuate sui dati Istat disponibili (andamento occupazionale, unità di lavoro anno, ore lavorate per dipendente) e su informazioni rilevate dagli archivi delle Comunicazioni obbligatorie, dell’Agenzia delle entrate e della platea degli assicurati Inail, si è stimato che il calo “reale” degli infortuni sul lavoro è stato del 5%, da attribuire all’effettivo miglioramento dei livelli di rischio in atto ormai da molti anni nel nostro Paese.

Per quanto riguarda i settori di attività, il 90% degli infortuni del 2011 si concentra nella gestione assicurativa Industria e servizi, il 6% in Agricoltura e il restante 4% tra i Dipendenti del conto Stato. La riduzione degli infortuni ha caratterizzato tutte le gestioni. Il calo più sostenuto è quello dell’Industria e servizi (-6,6%), seguito subito dopo dall’Agricoltura (-6,5%). Anche per i Dipendenti del conto Stato si registra una flessione del 5,8%, che si contrappone ai continui aumenti registrati negli ultimi anni. Per i casi mortali il maggior decremento percentuale si registra nella gestione Dipendenti conto Stato (-18,8, da 16 a 13 casi), seguita dall’Industria e Servizi (-6,3%, da 845 a 792 casi), mentre l’Agricoltura segna un +2,7% (da 112 a 115 casi).

In questi dati non rientrano gli infortuni di cui l’INAIL non viene a conoscenza in quanto occorsi ai cosiddetti lavoratori “in nero”, per i quali – a parte quelli più gravi o mortali (che rappresentano, comunque, la minoranza) – la mancata notifica è quasi scontata a causa dell’irregolarità del rapporto di lavoro.

Nel 2011 il calo infortunistico ha interessato, in complesso, sia i lavoratori (-7,0%) che le lavoratrici (-5,6%). Il calo complessivo degli infortuni mortali  (- 5,4%) è, invece, influenzato esclusivamente dai lavoratori uomini (-7,3% rispetto al 2010). Le lavoratrici, viceversa, hanno conosciuto un sensibile aumento dei decessi (+15,4%, passando dai 78 casi del 2010 ai 90 del 2011).

Gli infortuni che hanno interessato i lavoratori stranieri sono passati dai 119.396 del 2010 ai 115.661 del 2011, per un calo del -3,1%. I casi mortali sono in lieve flessione (138 casi contro 141) e confermano il trend decrescente del fenomeno.  Nel 2011 sono stati circa 3 milioni i lavoratori stranieri assicurati all’Inail, l’1,3% in più dell’anno precedente e ben il 17,8% in più del 2007: una crescita dovuta non solo a un numero maggiore di assunzioni, ma soprattutto alla regolarizzazione dei contratti di badanti e colf. Gli infortuni degli stranieri rappresentano il 15,9% degli infortuni complessivi, quelli dei soli extracomunitari, invece, l’11,7%. Se si considerano i casi mortali le percentuali sono rispettivamente del 15% e dell’ 8,8%.

Relativamente all’età degli infortunati, tutte le fasce di età hanno registrato nel 2011 un decremento infortunistico. La fascia d’età 35/49 risulta la più colpita in valore assoluto con il 44% di tutti gli infortuni. A distinguersi per la contrazione dei casi mortali risulta la fascia di età sotto i 35 anni (-23,2%), a fronte di un calo degli occupati (-3,2%). A seguire la fascia di età degli ultra 65enni (-8,3%) e quella dei 35-49 (-6,2%), mentre si rileva un discreto aumento per la classe 50-64 anni (+6,7%).

Il calo registrato a livello nazionale (-6,6% tra il 2010 e il 2011) ha interessato tutte le aree del Paese, in maniera crescente dal Nord al Sud (dal -6,1% del Nord-Ovest al -8,1% del Mezzogiorno, passando per il -6,2% del Nord-Est e il -6,4% del Centro). Nel Nord, territorio a maggiore densità occupazionale (52% degli occupati nazionali nel 2011), continua a concentrarsi oltre il 60% degli infortuni. La diminuzione del 5,4% delle morti sul lavoro è il risultato del forte calo nel Mezzogiorno (-14,9%, 48 vittime in meno), nel Nord-Ovest (-2,2%) e nel Centro (-0,5%), mentre il Nord-Est è praticamente stazionario (226 morti).

I risultati più significativi in termini di contrazione degli infortuni si sono registrati in Molise (-12,5%), Campania (-11,1%), Umbria (-10,4%) e Basilicata (-10,2). Le regioni con maggior numero di denunce di infortunio si confermano Lombardia (127.007 casi), Emilia Romagna (99.713) e Veneto (81.217): tre aree che, da sole, concentrano il 42% dell’intero fenomeno.

Nel 2011 si sono viste aumentare le denunce di malattie professionali, passando dalle 42.465 del 2010 a 46.558: 4mila in più in un anno (+9,6%) e oltre 17mila in più rispetto al 2007.

C.C.

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