Lavoro meno caro per le aziende virtuose | Edilone.it

Lavoro meno caro per le aziende virtuose

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ROMA – Per combattere il lavoro nero nell’edilizia sono necessarie misure premiali e “sconti” sul costo del lavoro: lo ha chiesto oggi l’Ance, l’associazione dei costruttori, in occasione di una sua audizione alla Camera sui fenomeni distorsivi del mercato del lavoro. Nell’edilizia, osserva l’Ance, l’introduzione del Durc, il documento unico di regolarità contributiva, ha fatto fare un primo passo “importantissimo” nella lotta al lavoro nero e irregolare, stabilizzando quella tendenza all’emersione del lavoro già iniziata nei primi anni del 2000.

Nei primi due anni di vigenza del Documento, tra il 2005 e il 2007 sono infatti emerse, come iscrizione alle Casse Edili, 30mila imprese (+22%) e 160mila lavoratori (+20%). Altro dato rilevante: i Durc emessi nel 2006 erano poco meno di 900mila mentre quelli comunicati nel 2009 sono, ad oggi, già 2,4 milioni. In attesa della migliore definizione di questo strumento con il Documento di congruità, che attesta l’equilibrio del rapporto tra il costo della manodopera rispetto al valore dell’opera negli appalti, l’Ance propone l’adozione di sistemi “premiali” che riconoscano la riduzione dei costi alle imprese che dimostrino di essere più meritevoli sulla sicurezza, sulla formazione e sulla regolarità contributiva.

Per l’Ance resta, comunque, “innegabile” che la causa principale del lavoro nero risieda nell’elevato costo del lavoro nell’edilizia e nella forbice tra quanto percepito dal lavoratore al netto e quanto pagato dall’azienda: il rapporto, secondo l’Ance, è di quasi 1 a 3. Prendendo in considerazione l’impresa manifatturiera, osserva ancora l’associazione, l’edilizia contribuisce agli oneri sociali Inps per 4 punti percentuali in più e, se si tiene conto dei premi INAIL, la maggiorazione arriva a 11 punti. Da tempo l’Ance chiede anche una riduzione del contributo delle imprese per la Cig ordinaria che, nell’edilizia, è tre volte quello dell’industria, con un sensibile appesantimento del costo del lavoro (edilizia 5,2%, industria 1,9%) e con una durata inferiore della cassa che rischia di aumentare le fila del lavoro sommerso.

Allo stesso modo, per l’associazione risulta “necessaria” una parificazione dei costi tra lavoro autonomo e subordinato: il solo contributo Inps a carico dell’impresa, per esempio, è del 34,98% per un lavoratore subordinato e del 17,15% per un autonomo. Infine, a giudizio dell’Ance, risulta improcrastinabile anche l’equiparazione effettiva (esiste una normativa ad hoc che assoggetta però contributi e premi al Paese d’origine) del trattamento dei lavoratori stranieri e quelli italiani, per evitare i fenomeni di ‘dumping’ messi in atto da quelle imprese che, grazie a forme di ‘distacco’, inviano intere squadre di lavoratori stranieri a lavorare nel territorio nazionale. 

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