Lavoro (in) solitario: le 8 regole per lavorare in sicurezza | Edilone.it

Lavoro (in) solitario: le 8 regole per lavorare in sicurezza

In assenza di una normativa specifica e di un progressivo aumento di questa tipologia di lavoro, si pone la questione di come garantire la sicurezza sul posto di lavoro

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Il lavoro (in) solitario si definisce come ogni lavoro che debba essere svolto da un addetto in totale autonomia, non soggetto a sovrintendenza di un preposto, isolato da altri lavoratori e, in generale ma non necessariamente, all’esterno del sito dell’azienda cui appartiene.

Il lavoro solitario pur non essendo oggetto di particolari obblighi o restrizioni, è però vietato per legge nelle situazioni nelle quali esporrebbe il lavoratore a un rischio inaccettabile (lavoro su scale – obbligo di assistente a terra – lavoro in spazi confinati – soggetto a normativa specifica.

La solitudine è un situazione particolare, che deve essere considerata come potenziale fattore di rischio, e pertanto i rischi associati che fossero individuati devono essere valutati e gestiti alla pari di ogni altro rischio lavorativo.

Fra le conseguenze del progresso tecnologico appare vistosa la minor presenza di personale sui luoghi di lavoro; la possibilità di affidare a macchine anziché a uomini molte operazioni, (in particolare se ripetitive) ha permesso di sopprimere mansioni e quindi posti sostituendo spesso operatori (uno per macchina) con controllori del funzionamento.

Accanto ai lavoratori solitari che operano sempre in uno stesso ambiente di lavoro (che è sotto il loro controllo, e che conoscono) vi sono i lavoratori solitari che prestano la loro opera in ambienti estranei, nei quali possono essere presenti rischi che non conoscono (tecnici di aziende inviati presso altre aziende per manutenzione o riparazione di attrezzature, energia elettrica, gas, addetti alla pulizia uffici in orario extra lavoro, vigilantes notturni, autotrasportatori, gli addetti all’esercizio di impianti diffusi sul territorio e non presidiati (cabine elettriche, impianti di depurazione acque, ponti radio) ispettori di linee di trasporto energia (elettrodotti, gasdotti).

Possono infine esistere occasioni di lavoro in solitudine anche all’interno di luoghi di lavoro con numerosi addetti, all’interno di uno stabilimento (operatori che lavorino solo per lunghi periodi in sale quadri di impianti chimici, di raffinerie, di centrali termiche, in magazzini, depositi, scantinati, vani tecnici) o in un ufficio (in archivio, in un ufficio decentrato, periferico).

La solitudine è un pericolo, che deve essere preso in considerazione, in quanto può introdurre un rischio aggiuntivo ai rischi che quel lavoro comunque comporterebbe, anche qualora svolto in presenza di altre persone.

Il lavoro in solitudine in quanto pericolo è sostanzialmente ignorato nel D.Lgs. n. 81/2008: esso è infatti esplicitamente vietato soltanto in casi eclatanti di ambiente o di lavorazione altamente pericolosi; sembra implicitamente considerato, al di fuori di detti casi, rischio residuo o accettabile.
Ma già il fatto che in caso di imprevisti, di malori o di emergenze il lavoratore solitario possa contare soltanto su se stesso, lo mette in condizione di inferiorità rispetto a quei lavoratori che possono invece contare, in caso di emergenza o infortunio, sulla presenza di colleghi e su un soccorso tempestivo e professionalmente qualificato (addetti all’emergenza e al primo soccorso aziendali).

Definendo, per semplicità, soltanto nel contesto presente la “solitudine” come pericolo (o, se preferite, fattore di rischio) nella valutazione del rischio (o dei rischi) associati è opportuno procedere come segue:

1. La VdR “solitudine” deve essere eseguita dopo aver valutato tutti gli altri rischi lavorativi i propri della mansione (o del lavoro) in esame;

2. Valutare i rischi ambientali propri dei luoghi e del contesto nei quali il lavoratore solitario deve operare;

3. Tenere presente che lo stato di solitudine (in particolare in assenza di luce) può aggravare la percezione del rischio;

4. Verificare che le strutture e le attrezzature di detti luoghi siano a norma (eventuali manuali di uso e manutenzione devono essere disponibili in loco o fare parte del corredo del lavoratore solitario);

5. Verificare che in loco esista almeno un pacchetto di medicazione (o che faccia parte della dotazione personale del lavoratore);

6. Acquisire il parere del medico competente sull’idoneità del lavoratore al lavoro in solitudine (giudizio fondato sulla salute e sulla emotività);

7. Il lavoratore deve essere affidabile sotto il profilo della sicurezza (cioè formato e conscio sul fatto che le procedure operative debbano essere sempre rispettate, anche in assenza di un controllo diretto). In particolare che abbia ed usi i DPI necessari.

8. Fornire al lavoratore informazione e formazione specifica (documentata!).

A valle della VdR dovranno essere individuati i mezzi idonei ad assicurare il controllo a distanza dello stato del lavoratore e l’immediata segnalazione in caso di incidente o infortunio per un intervento il più rapido possibile.

Allo scopo è consigliabile stabilire una procedura che preveda:

• cellulare in dotazione, programmato sul numero di emergenza aziendale (per richiesta di soccorso a voce);

• GPS (per lavoratori operanti su vaste aree esterne, specialmente se poco praticabili);

• chiamata telefonica o invio di segnale convenzionale a intervalli stabiliti dal lavoratore alla sede (una telefonata dalla sede potrebbe costringere il lavoratore a rispondere mentre è in posizione critica);

• dispositivi di uomo presente o analoghi dispositivi di allarme automatico, in dotazione personale al lavoratore, qualora questi non fosse in grado di provvedere personalmente;

• richiesta di intervento del 118 competente per territorio, che probabilmente è anche in grado di raggiungere il luogo prima dell’ambulanza aziendale, supposto che questa esista;

• una formazione “personale” alla gestione di un’emergenza.

Ciò in quanto il lavoratore, se non fa parte della squadra antincendio aziendale, in caso di emergenza non deve prendere iniziativa alcuna, ma semplicemente comportarsi come previsto nel piano di emergenza aziendale.

In situazioni di emergenza, durante un lavoro solitario, il lavoratore dovrebbe invece agire come addetto all’emergenza per la sua stessa sicurezza (togliendo tensione, chiudendo una valvola, manovrando un estintore …). Pertanto deve, ad esempio, sapere dove sono installati gli organi di sezionamento o intercettazione delle energie pericolose e dei fluidi pericolosi del sito ove lavora in solitudine.

Oltre che nei casi di lavoro solitario all’esterno della sede aziendale, detta procedura è raccomandata anche in quei di luoghi di lavoro con numerosi addetti già sopra individuati, all’interno di uno stabilimento, di un deposito (operatori che lavorino soli per lunghi periodi in sale quadri di impianti chimici, di raffinerie, di centrali termiche, in magazzini, depositi, scantinati, vani tecnici …) o di un ufficio (in archivio, in un ufficio decentrato, periferico).

In generale, tutti coloro che abbandonano il proprio posto di lavoro, anche occasionalmente, per recarsi i un ambiente non presidiato dovrebbero informare un collega dicendo dove vanno e per quanto tempo prevedono di essere assenti: è facile inciampare o scivolare sulle scale in ambiente deserto o poco frequentato, o scarsamente illuminato, e rimanere a lungo senza soccorso.

Il fatto che soltanto alcuni lavori in solitario siano esplicitamente proibiti per legge non significa che qualsiasi altro lavoro possa essere eseguito in solitario.

Ad esempio in Gran Bretagna sono esplicitamente vietati in solitario il lavoro sottomarino del palombaro e la disinfestazione con gas tossici.

Come per ogni altro rischio, il riferimento deve sempre e comunque essere il Documento Di Sicurezza Aziendale: se la VdR ha individuato un rischio che a valle delle misure migliorative possibili non risulta rischio residuo (cioè accettabile) il lavoro previsto non può essere eseguito in solitario, ma deve essere effettuato con modalità diverse.

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