Incidenti e vittime del lavoro: 58° Giornata Anmil | Edilone.it

Incidenti e vittime del lavoro: 58° Giornata Anmil

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Un ennesimo urlo d’allarme per l’alto numero di morti sul lavoro si è levato a più voci lo scorso 12 ottobre, in occasione della 58° Giornata nazionale per le vittime degli infortuni, da parte del Capo dello Stato Napolitano e dei presidenti di Senato e Camera, Schifani e Fini.

”E’ doveroso tenere viva l’attenzione al fenomeno, non demordere nell’allarme sulla sua gravità sociale, applicare e migliorare le norme legislative”, afferma il presidente della Repubblica in un messaggio inviato all’Anmil. La sicurezza dei lavoratori, dice Schifani è una ”priorità assoluta” e per Fini è un’emergenza che ”offende le coscienze”.

La Giornata nazionale per le vittime degli infortuni viene organizzata dall’Anmil, dedita da più di 60 anni alla tutela delle vittime del lavoro. Oggi raccoglie oltre 470.000 iscritti e promuove l’iniziativa in discussione per richiamare l’attenzione sulla gravità dei dati. Ogni giorno, in Italia, si verificano sul lavoro 2.500 incidenti, muoiono 3 persone e 27 rimangono permanentemente invalide. Per il 2007, i dati Inail confermano infatti che le morti bianche sono state circa 1.200. Cifre che testimoniano la gravità di un fenomeno che resta una delle principali cause di morte e provoca quasi il doppio dei decessi rispetto agli omicidi.

”I dati sugli infortuni sul lavoro – ha detto il presidente dell’Anmil, Pietro Mercandelli – sembrano segnare un leggero andamento positivo, ma ciò non toglie che il numero delle morti bianche, con 3-4 vittime al giorno, sia comunque impressionante, come impressionanti sono gli altri numeri del fenomeno: ogni giorno 2500 incidenti e 27 invalidi”.

La ”cautela” secondo il presidente dell’Anmil «resta ancora d’obbligo”, ha detto. ”Non vorremmo infatti – ha continuato – che questa tendenza al ribasso si traducesse in minore attenzione, perché è proprio quando l’attenzione si allenta che esplode la tragedia”. Per Mercandelli ”servono maggiori controlli e ispezioni ma anche un intervento più forte sulla formazione dei lavoratori e questo – ha detto – a partire dal mondo della scuola”. Ma soprattutto ”serve un maggior senso di responsabilità da parte dei datori di lavoro nei confronti di un fenomeno che rappresenta un’emergenza sociale”, ha aggiunto.

Mercandelli ha denunciato poi ”il progressivo deterioramento dei livelli di tutela indennitaria prevista per le vittime del lavoro” e la ”deriva assistenzialistica verso la quale il sistema si sta spingendo negli ultimi anni”. ”L’obiettivo quindi è di restituire al lavoratore la garanzia assicurativa – ha aggiunto – perché la sorte di chi si infortuna non debba dipendere da spontaneismi o elargizione di volta in volta disposte dal legislatore”.

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