INAIL: torna alla ribalta il problema della silice cristallina | Edilone.it

INAIL: torna alla ribalta il problema della silice cristallina

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Per lungo tempo la silice è stata considerata un fattore di notevole pericolo per l’incolumità e la salute dei lavoratori. Poi il rischio è stato ridimensionato, anche grazie agli svariati interventi preventivi operati negli ultimi decenni, ed oggi torna all’attenzione della comunità scientifica e degli operatori della prevenzione. È l’esposizione professionale a silice libera cristallina (SLC), questa mattina al centro di un seminario formativo organizzato dall’INAIL con la partecipazione di esperti nazionali e internazionali e intitolato: “Assicurazione di qualità nelle analisi di silice cristallina da fonti occupazionali: attività di normazione in Italia e all’estero”.
“La silice rappresenta ancora oggi un agente di notevole rilievo”, afferma Uberto Verdel, coordinatore generale Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione (CONTARP) dell’INAIL, che questa mattina ha aperto i lavori del seminario. “Anche perché”, spiega Verdel, “la silice presenta una tossicità intrinseca elevata. Nell’ultimo decennio è stata individuata dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come agente cancerogeno e questo rischio ha riportato l’attenzione su una questione che si riteneva ormai quasi del tutto superata”.“Oggi”, continua Verdel, “le aziende italiane per le quali è ufficialmente riconosciuto il rischio di silicosi sono appena 7mila, mentre i casi di malattia registrati ogni anno tra i lavoratori sono ormai molto limitati. I settori più interessati sono il lavoro in roccia e soprattutto gli scavi in sotterraneo, l’industria marmifera, l’industria ceramica, le fornaci da laterizi, le fonderie di prima fusione e alcune fasi dell’industria delle costruzioni e della produzione del cemento”.
Così se attualmente il rischio da esposizione a silice libera cristallina è molto più ridotto di un tempo, è proprio il basso grado di inquinamento a richiedere strumenti e sistemi di analisi più sofisticati che permettano di rilevare anche piccolissime quantità di SLC. “Questa esigenza ha fatto nascere una serie di iniziative inter-enti e inter-Stati”, conclude Verdel, “e nel 2003 sono partiti i lavori del NIS, il Network Italiano della Silice, formato da INAIL, ISPESL (Istituto Superiore per la Prevenzione la Sicurezza sul Lavoro), Istituto di Sanità, varie Asl, università, Agenzie Regionali per l’Ambiente, ecc. L’INAIL ha partecipato alla redazione delle linee guida per la valutazione del rischio da silice e oggi, attraverso la CONTARP, come ‘laboratorio di riferimento’ sta lanciando una campagna di ‘intercalibrazione’ tra i vari laboratori per cercare di armonizzare le procedure di rilevazione adottate dai diversi operatori e raggiungere una quantificazione sempre più precisa della presenza di SLC anche a livelli ridottissimi”.

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