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Il coordinatore della sicurezza deve avere un ruolo da protagonista

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No alla logica del massimo ribasso in edilizia, sì alle intese con le istituzioni, locali e nazionali, per restituire al coordinatore della sicurezza il ruolo che gli spetta. È questo il senso della Seconda Giornata Nazionale per la Sicurezza nei cantieri, la manifestazione organizzata da Federarchitetti, sindacato dei liberi professioni della progettazione, e celebrata venerdì 1° aprile alla Casa dell’Architettura.

Al centro della Giornata, il problema della sicurezza visto dalla particolare angolazione del professionista. Messo in difficoltà dalla crisi e costretto ad accettare onorari al di sotto delle tariffe professionali, il coordinatore della sicurezza in cantiere, a fronte delle numerose responsabilità sancite per legge, è indotto a ridimensionare l’onorario, ma soprattutto le attività che gli competono e le eventuali segnalazioni di inadempienze da parte dell’impresa esecutrice dei lavori o dal committente, perché le imprese vogliono guadagnare il massimo, e i committenti vogliono spendere il minimo.

“In questo senso – ha sottolineato Giancarlo Maussier, presidente di Federarchitetti Roma – il coordinatore della sicurezza, oggi, è un vaso di coccio, stretto da un lato dalle richieste delle imprese, dall’altro dagli obblighi di legge, sacrosanti ma difficili da conciliare con la crisi economica e la logica del costo stracciato. Eppure, se oggi gli infortuni in cantiere sono in calo, lo si deve al lavoro, spesso solitario e mal pagato, dei professionisti”.

Per raccontare le vicissitudini giudiziarie e umane di un coordinatore della sicurezza dopo la visita in cantiere di un ispettore del lavoro e le successive contestazioni legali, il sindacato dei liberi professionisti ha presentato “Non ne valeva la pena”, una breve fiction prodotta da Federarchitetti, che vuole essere una rappresentazione emblematica dei problemi della categoria, e che ha dato lo spunto per il dibattito, moderato dal presidente Maussier, tra rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni professionali e degli organismi di vigilanza.

Federarchitetti ha stigmatizzato, per i professionisti, l’incapacità di essere “categoria”, pur avendone i numeri e le caratteristiche. Soltanto così sarà possibile riconoscere al coordinatore della sicurezza il ruolo di protagonista che gli spetta in edilizia.

Contro la logica del massimo ribasso, sono possibili due strade. Una consiste nella terzietà del coordinatore della sicurezza, finora scelto direttamente dal committente, che, invece, potrebbe essere designato dalla Direzione Provinciale del Lavoro, sulla base di uno specifico albo dei coordinatori, previo sorteggio e rotazione degli incarichi. L’altra soluzione è quella di assimilare la parcella ai costi della sicurezza che, per legge, non possono essere soggetti a ribasso.

di O.O.

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