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Cadute dall’alto? Problema risolto

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Il settore della sicurezza e in particolare quello della protezione dai rischi di caduta dall’alto è stato oggetto recentemente di una profonda revisione da parte del legislatore; il Decreto Legge 81 del 9 aprile 2008 (chiamato anche Testo Unico sulla sicurezza), aggiornato al decreto legislativo 3 agosto 2009, ha infatti riorganizzato l’intero segmento, introducendo una serie di principi inderogabili con lo scopo di ridurre il più possibile gli incidenti sui luoghi di lavoro.

Il legislatore, nel promulgare il testo, aveva ben presente le problematiche dei cantieri edili e ha affrontato il problema con un approccio particolarmente rigoroso. Tra i principi fondamentali, la considerazione che l’adozione dei dispositivi di protezione collettiva (DPC) è prioritaria rispetto all’impiego dei dispositivi di protezione individuale (DPI).

L’indicazione viene ribadita in tre articolo del DL81, il 15, il 75 e il 111: l’articolo 15 stabilisce che ” i) la priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale“, l’articolo 75 afferma “I DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro.“, mentre il 111, infine, ribadisce “gli Obblighi del datore di lavoro nell’uso di attrezzature per lavori in quota: Il datore di lavoro, nei casi in cui i lavori temporanei in quota non possono essere eseguiti in condizioni di sicurezza e in condizioni ergonomiche adeguate a partire da un luogo adatto allo scopo, sceglie le attrezzature di lavoro più idonee a garantire e mantenere condizioni di lavoro sicure, in conformità ai seguenti criteri:
a) priorità alle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale; (…)“.

Ma come sono fatti i DPC?


:: Per il legislatore, I DPC sono da preferirsi ai DPI ::

DPC, questi sconosciuti

Intanto partiamo dai principi base: il Testo Unico sulla sicurezza stabilisce che tutti i luoghi soggetti a rischio di caduta dall’alto debbano essere messi in sicurezza in maniera tale da tutelare il più possibile l’incolumità dei lavoratori.

Entrando nel dettaglio dei manufatti tecnologici da utilizzare, il legislatore individua tre classi di appartenenza (nella norma UNI EN 13374 del giugno 2004) per i parapetti provvisori: classe A per strutture piane (resistenza ai soli carichi statici), classe B per strutture debolmente inclinate (carichi statici e dinamici), classe C, adatta a strutture fortemente inclinate (carichi statici e dinamici più intensi).

Nei cantieri di nuova costruzione, sia in edifici civili sia infrastrutturali, i parapetti della classe A rispondono alla maggior parte degli impieghi, mettendo in assoluta sicurezza i lavoratori addetti alla costruzione e lasciandoli completamente liberi di operare senza i vincoli tipici dei DPI (dispositivi di protezione individuale).  Fin qui la teoria. Per toccare con mano la pratica siamo stati in un cantiere nel milanese per seguire l’applicazione del sistema di protezione laterale Doka XP.

Nel pratico, un caso esemplare

Abbiamo visitato un intervento di terziario direzionale di alto pregio, caratterizzato la certificazione energetica di classe A secondo la normativa regionale, oltre alla classificazione di sostenibilità ambientale di alto standard internazionale.

Ovviamente sul cantiere tutte le prescrizioni di sicurezza vengono applicate al massimo livello e proprio per questo, l’impresa impegnata nella costruzione, la Nuovo Modulo Spa di Nembro, ha selezionato (analizzando l’offerta presente sul mercato) il sistema di protezione laterale collettiva XP di Doka. Motivi della scelta? Semplicità di montaggio, ma anche una varietà di sistemi di fissaggio delle aste di sostegno che consente al sistema di adattarsi a qualsiasi tipo di supporto.

Semplice da montare certo, ma anche veloce: i moduli (2,70×1,20) di protezione s’innestano (con semplice sistema ad incastro) sulle aste di sostegno senza bisogno di essere avvitati, rendendo le operazioni di messa in sicurezza estremamente veloci. Tutti gli elementi sono stati studiati per la semplice movimentazione manuale e possono essere spostati senza sforzo da un singolo operatore.

La classe A del sistema XP è garantita su tutti i supporti dato che Doka ha messo a punto diverse tipologie di fissaggio (sia su struttura in cls sia su cassaforma), specifiche per ogni situazione di cantiere.

Si parte dal supporto a morsa per spessori fino a 85 cm (che Doka chiama scarpetta a morsa XP), per passare al supporto con tassello meccanico orizzontale (Doka lo chiama scarpetta per parapetto) o verticale (adatta per scale in costruzione o pareti), fino al supporto da avvitare nei fori realizzati nel calcestruzzo (in opera come nel cantiere che abbiamo visitato o predisposti attraverso guaine in plastica).


:: Per solette di ridotto spessore, sistema di fissaggio a morsa ::

Le varie tipologie, unite anche alla possibilità di creare barriere alte fino a 180 cm (con una griglia aggiuntiva di 2,70×0,60), consentono di utilizzare i parapetti XP nella maggior parte delle applicazioni di cantiere, dalla messa in sicurezza dei solai, agli interventi di completamento e ripristino di ponti e viadotti, per la realizzazione e la ristrutturazione di edifici commerciali e residenziali e, infine, per la delimitazione di aree di lavoro in cantieri, anche stradali.

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