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Arriva il misuratore obbligatorio di stress

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Esaminare le fonti di rischio da stress presenti nell’ambiente di lavoro e poi inserirle in un apposito Documento di valutazione del rischio (Dvr), contenente la programmazione delle varie fasi. Sono questi, in sintesi, gli obblighi in arrivo per le aziende a partire dal 2011. Il ministero del Lavoro ha infatti redatto le linee guida necessarie per adempiere a quanto prescritto dal Testo unico sulla sicurezza, tramite una circolare che recepisce le indicazioni della Commissione consultiva.

La valutazione dello stress lavoro-correlato va articolate in due fasi: una preliminare, necessaria, e una approfondita, da attivare soltanto nel caso in cui dalla prima valutazione emerga la presenza elementi di rischio e le misure correttive adottate si rivelino inefficaci.

Per valutare oggettivamente i rischi da stress, il documento della Commissione indica quali sono gli indicatori da considerare. Un primo gruppo è quello degli eventi sentinella, quali ad esempio: indici infortunistici; assenze per malattia; turnover; procedimenti e sanzioni e segnalazioni del medico competente; specifiche e frequenti lamentele formalizzate da parte dei lavoratori.

Poi ci sono i fattori di contenuto del lavoro: ambiente di lavoro e attrezzature; carichi e ritmi di lavoro; orario di lavoro e turni; corrispondenza tra le competenze dei lavoratori e i requisiti professionali richiesti. Infine, i fattori di contesto del lavoro: ruolo nell’ambito dell’organizzazione, autonomia decisionale e controllo; conflitti interpersonali al lavoro; evoluzione e sviluppo di carriera; comunicazione.

Le attività di valutazione del rischio stress lavoro-correlato devono essere compiute facendo riferimento a tutti i lavoratori, compresi dirigenti e preposti, e prendendo in esame non singoli, ma gruppi omogenei di lavoratori esposti a rischi dello stesso tipo.

Se dalla valutazione preliminare non emergono elementi di rischio da stress lavoro-correlato da richiedere il ricorso ad azioni correttive, il datore di lavoro è solo tenuto a riportare la situazione nel Documento di valutazione del rischio e a prevedere un piano di monitoraggio. Se invece dall’analisi emergono elementi di rischio, è necessario pianificare e poi adottare opportuni interventi correttivi – organizzativi, tecnici, procedurali, comunicativi, formativi, ecc. -. Se questi risultano inefficaci, si procede a alla valutazione approfondita, nei tempi definiti dalla stessa impresa in sede di pianificazione degli interventi. In questa fase viene monitorata ed esaminata la percezione soggettiva dei lavoratori, attraverso questionari, focus group o interviste.

di O.O.

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